Vedasi anche: Obras del Gobierno Venezolano
di Attilio Folliero[1] Dal mese di ottobre stiamo analizzando l’andamento della crisi economica. La crisi odierna – dicevamo nei nostri precedenti articoli[2] - non è una delle solite crisi cicliche che colpisce il sistema capitalismo, ma è di quelle che avvengono ogni 60/80 anni. Nei circa duecento anni di storia del capitalismo, fino ad ora si sono avute due grandi crisi che hanno determinato cambiamenti strutturali importanti nell’ambito del capitale: la crisi del 1873, che decretò la caduta dell’Inghilterra come superpotenza e l’ascesa di altri attori, in primis gli USA; la grande crisi del 1929 che ebbe effetti devastanti per circa un quarto di secolo e condusse alla seconda guerra mondiale; tale crisi di fatto aprì la strada agli USA nel ruolo di superpotenza. La crisi odierna – pensiamo – sia molto simile a quella del 1929, riguardo le cause, la sua virulenza e gli effetti devastanti. Molti autori, come Krassimir Petrov[3] pensano che questa crisi possa essere addirittura peggiore di quella del 1929. Noi concordiamo e pensiamo che determinerà la caduta degli USA come superpotenza ed il suo ridimensionamento; inoltre accellererà il tramonto dell’occidente, già in atto. Gli indici di borsa sono, in un certo senso, il termometro del sistema economico, in particolare l’indice Dow Jones Industrial Average, che misura i 30 titoli industriali più importanti della borsa di New York (NYSE) è il punto di riferimento mondiale. Pertanto, analizzando l’andamento di tale indice, si analizza l’anadmento del sistema economico e della crisi. Nei nostri precedenti articoli (9 di ottobre 2008 e 22 novembre 2008) avevamo fatto la previsione di una possibile riduzione del Dow Jones fino al 90%. Oggi, a circa 5 mesi di distanza, continuiamo a pensare che il Dow Jones possa crollare del 90% ed oltre. I motivi delle nostre convinzioni Tutto è iniziato il 10 agosto del 1971, quando Richard Nixon, allora presidente degli Stati Uniti annuncia la fine della convertibilità in oro del dollaro. Sui motivi e su come si arriva a tale decisione invitiamo a leggere i nostri prcedenti articoli[4]. Motivo ufficiale di tale decisione: “evitare che le casse della Federal Reserve si svuotassero completamente delle riserve auree”. In realtà – pensiamo adesso, con l’analisi di come è venuta maturando la storia – la misura in oggetto venne dettata dal tentativo di sganciare l’economia dall’economia reale. Il sistema economico ha dei limiti oggettivi, oltre i quali non può andare, ossia la crescita, l’accumulazione capitalistica trova un limite nel numero definito della popolazione mondiale (che rappresenta la domanda massima di beni e servizi) e nel numero anch’esso definito e limitato dei lavoratori, utilizzando i quali è possibile il profitto e quindi l’accumulazione. Oggi pensiamo che la decisione di abolire la convertibilità in oro del dollaro, sia stata dettata dal tentativo di forzare la crescita economica svincolandola dal proprio limite naturale. Che significa? La massa di denaro circolante fino a quel momento era ancorata alla richezza realmente esistente (rapportata all’oro); con la decisione di inconvertibilità del dollaro in oro, il denaro circolante si libera da questo limite, creando l’illusione che il sistema possa andare oltre i limiti naturali e crescere all’infinito con l’espansione del credito. Infatti, da quel momento in poi inizia la corsa all’indebitamento statunitense[5] e mondiale. Ma, al contrario di quanto hanno cercato di farci credere circa la crescita illimitata, il sistema prima o poi si sarebbe inceppato. Ed è quello che è successo. Una volta che il denaro circolante non era più ancorato alla ricchezza reale, si è potuta creare una espansione artifíciale mediante l’indebitamento, il ricorso al credito. In particolare la causa dell’espansione spropositata di quest’ultimo ciclo economico trae origine dalle decisioni di Alan Greenspan (e delle lobby da lui rappresentate), che fra il 1987 ed il 2006 fu presidente della Federal Reserve, la Banca centrale statunitense. Alan Greenspan nel 2001, in meno di un anno ridusse il costo del denaro dal 6,50% al 2.50%, di conseguenza le banche che vivono prestando denaro a cambio di interessi, essendo gli interessi ormai bassissimi, al fine di aumentare i profitti si diressero alle famiglie più povere, con pochi ingressi e con grande probabilità di non poter pagare l’ipoteca. Tali prestiti assunsero il nome di “subprime”. I bassi tassi di interesse e la deregolarizzazione del settore immobiliario finirono per attirare gli speculatori, che incontrarono nell’immobiliario l’opportunità di facili guadagni. Ciò fece aumentare artificialmente i prezzi degli immobili fino a 10 volte ed anche più il suo valore reale. Era facilmente prevedibile che prima o poi il sistema sarebbe crollato. Ed è ciò che sta succedendo. Dunque, tutto ha inizio con la decisione, nel 1971, di svincolare l’economia dall’economia reale. Il capitale accumulatosi artificialmente, ben oltre i limiti, non permette una ulteriore accumulazione, ossia il capitale in circolazione è così tanto che non può più realizzare un adeguato profitto. Il capitale per poter nuovamente tornare ad essere proficuo, ossia riuscire a fare profitto, deve prima svalutarsi e liberarsi di tutto il capitale accumulato artificialmente. Fino a che punto deve svalutarsi per poter tornare a fare i profitti? Noi diciamo che deve tornare al punto in cui tutto è iniziato, ossia al 1971. Tradotto in termini di indici di borsa e di Dow Jones diciamo che questo tornerà indietro a quando tutto è cominciato, appunto nel 1971. Negli anni 70, a partire dal 1971 il Dow Jones sperimenta le prime crescite artificiali conseguenza dell’espansione del credito, ma le crisi di ristrutturazione del capitale che si ebbero in quel decennio lo ricondussero prontamente ad un ridimensionamento. Infatti, alla fine del 1979 l’indice Dow Jones era ai livelli del 1971 e addirittura inferiori. Successivamente, la crescita artificiale incontrerà pochi ostacoli, anzi gli organi competenti, come la Federal Reserve, adottano tutto quanto in loro potere per alimentare la crescita sfrenata. I dati della crescita artificiale La dimostrazione della crescita artifíciale dell’economia USA (e mondiale) è nell’analisi dei dati. Dopo la seconda guerra mondiale, tra il 1946 ed il 1970, che sono anni di crescita reale, l’economia USA si sviluppa ad un tasso medio del 6,4%; il Dow Jones ancorato all’economia reale cresce ad un tasso medio annuo del 6,7%, praticamente come l’economia reale (vedasi la Tabella 1).
* Fonte: BEA per i dati del PIL, URL: www.bea.gov; dati Dow Jones elaborazioni Attilio Folliero su dati di fonte Samuel H. Williamson, "Daily Closing Value of the Dow Jones Average, 1885 to Present," URL: www.measuringworth.org/DJA/. Per uno studio approfondito del Dow Jones URL: www.folliero.it/08_dati_economici/USA/dow_jones/dow_jones.htm. Dati del PIL in miliardi di dollari. Nei 37 anni intercorsi tra il 1971 ed il 2007, come si evince dalla Tabella 2, non c’è più corrispondenza tra crescita economica, rappresentata dal PIL, di per se viziata dalla crescita artificiale del Dow Jones e la crescita virtuale dello stesso Dow Jones.
* Fonte: dati PIL BEA, URL: www.bea.gov; dati Dow Jones elaborazioni Attilio Folliero su dati di fonte Samuel H. Williamson, "Daily Closing Value of the Dow Jones Average, 1885 to Present," MeasuringWorth, 2008, URL: www.measuringworth.org/DJA/. Per uno studio approfondito del Dow Jones URL: www.folliero.it/08_dati_economici/USA/dow_jones/dow_jones.htm. Dati del PIL in miliardi di dollari. Però - come accennato – negli anni settanta la crescita artificiale, di cui si intravedono i primi segni dovuta al credito “illimitato” viene prontamente azzerata dalle crisi di ristrutturazione del capitale ed il Dow Jones alla fine del decennio (1979) è quotato mediamente 838 punti, valore addirittura inferiore alla media del 1971, quando era stato 890 (vedasi in seguito Tabella n. 4). Negli anni successivi la crescita del Dow Jones non trova praticamente ostacoli e si vede chiaramente in quanto non c’è alcuna corrispondenza con la crescita del PIL. Tra il 1979 ed il 2007, mentre il PIL passa da 2.563 miliardi dollari a 13.807 miliardi, quindi si incrementa di circa 4 volte, il Dow Jones passa da una media giornaliera di 844 punti a 13.178 con un incremento di quasi 15 volte! Nella Tabella 3 riportiamo il confronto tra crescita del PIL e crescita del Dow Jones in vari periodi: si nota facilmente che a partire dal 1979 la crescita media annua del Dow Jones è doppia rispetto al PIL.
* Fonte: elaborazione Attilio Folliero su dati delle tabelle precedenti Dunque il Dow Jones deve liberarsi di tutta la sovraccumulazione di questi ultimi 30 anni e tornare praticamente al 1971, che in sostanza corrisponde al 1979, fatti salvi gli accrescimenti reali, in virtù del profitto. Quale dovrebbe essere il valore attuale del Dow Jones? Nella seguente Tabella 4, proponíamo il valore medio giornaliero del Dow Jones dal 1979 ad oggi e il valore che avrebbe dovuto avere in virtù di una crescita annua del 2% e del 3%, che rappresentano la crescita reale dell’economia; inoltre proponíamo il valore che avrebbe dovuto avere in virtù di una crescita annua del 5%, che rappresenta approssimativamente la crescita del PIL nell’ultimo ventennio e del 6,4%, la crescita annua del PIL USA tra il 1979 ed il 2007. Considerando che la crescita del PIL è influenzata dalla crescita artifíciale del Dow Jones, siamo propensi a scartare la crescita media annua al 5% ed al 6,4% e pensiamo che sia più realístico un Dow Jones che cresce del 2% o del 3% all’anno.
* Il valore medio giornaliero del Dow Jones per il 2009 è aggiornato al 31/03/2009. Quindi in base alle motivazioni sopra esposte, prevediamo che il Dow Jones scenderà di circa il 90% e forse anche oltre, rispetto al valore massimo raggiunto ad ottobre 2007, perchè pensiamo si possano innescare fenomeni, come il panico, che possono contribuire a farlo scendere ulteriormente, sia pure momentaneamente. Una volta che il Dow Jones e le imprese si saranno liberate di tutto il capitale sovraccumulato, torneranno a fare profitti, sia pure con un tasso medio inferiore a quello dei cicli anteriori. Può anche accadere che i grossi aiuti elargiti dai governi alle imprese in crisi, creando l’illusione di aver arginato la crisi, possono differire tale caduta. Con o senza aiuti la caduta sarà inevitabile; gli aiuti possono solo differirla perchè la ragione essenziale del capitale è il profitto e la sovraccumulazione non permette di continuare a fare profitti. L’unico modo per il capitale di tornare a fare profitto è – ripetiamo – svalutarsi, liberarsi di tutto il capitale in ecceso. Confronto matematico con la crisi del 1929 Dato che il Dow Jones, alla fne degli anni 70 sconta l’accrescimento fittizio che ottiene durante il periodo 1971 – 1979, in virtù del credito illimitato a partire dal 1971, per un confronto della crisi attuale con la crisi del 1929, partiamo dunque dal 1979. Prima dell’inizio di questa crisi, l’indice Dow Jones della borsa di New York aveva raggiunto un massimo a 14.164,53 punti il 9 di ottobre del 2007; nel 1979 era stato mediamente 844,40 punti. In questi 29 anni si è dunque accresciuto di quasi 16 volte, esattamente del 1.577,47%. Nello stessio periodo il PIL statunitense passando da 2.563,3 miliardi di dollari a 13.807,5 si è accresciuto solamente di 4 volte, esattamente del 438,66%. Nella crisi del 1929, anch’essa crisi di sovraccumulazione del capitale, il Dow Jones aveva raggiunto il livello massimo a 381.17 punti il 3 di settembre del 1929 e toccò il fondo a 41,22 punti l’8 luglio del 1932. Aver toccato il fondo a 41,22 ci dice che era retrocesso al valore che aveva nel 1898 ed esattamente quotava 41,25 l’8 di agosto del 1898. Tra l’08/08/1898 ed il 03/09/1927, valore massimo del Dow Jones prima della crisi, l’accrescimento era stato del 824,05%. Il PIL USA era passato dai 18,20 miliardi di dollari del 1898 ai 103,6 miliardi del 1929, con una crescita del 469,23%. Osserviamo, innanzitutto che l’accrescimento del PIL nei due periodi presi in considerazione (1979–2007 e 1898–1929) è stato praticamente identico (+400% circa), mentre l’indice Dow Jones è cresciuto in maniera differente: +1.577,47% nel periodo 1979-2007 e +824,05% nel periodo 1898-1929. Ne deduciamo che la crisi attuale sarà peggiore di quella del 1929, perchè l’enorme accrescimento registratosi, determinerà un crollo più violento. Considerando che le due crisi hanno molte analogie, determinate entrambe dalla forte sovraccumulazione, pensiamo di poter applicare lo schema della caduta del 1929 alla crisi odierna. Nella crisi del 1929, nel giro di 846 sedute borsistiche, il valore del Dow Jones si contrae praticamente del 90%. Noi, per le ragioni esposte anteriormente, pensiamo che il Dow Jones possa scendere dai 14.164,53 raggiunti ad ottobre 2007 a circa 1.500 punti, che in virtù del panico e delle conseguenti forti vendite possa addirittura andare oltre. Nei nostri precedenti articoli avevamo ipotizzato un crollo del 90%. Nel presente scritto formuliamo due ipotesi di discesa: una ipotesi ottimistica a 3.649,43 (crescita media annua del 5% dal 1979 e dunque una svalutazione del 75%) ed una ipotesi realistica a 1.529,51 (crescita media annua del 2% dal 1979 ed una svalutazione del 90%).
Nella Tabella n. 5, proponiamo l’andamento del Dow Jones ogni 30 sedute, durante la crisi del 1929; parallelamente proponiamo una stima dell’andamento del Dow Jones durante la crisi 2007/2011. Riteniamo che questa crisi durerà per tutto il 2010 e probabilmente arriverà fino al 2011. Nella parte sinistra della tabella, si riportano dunque i dati della crisi del 1929. La seduta numero 1 indica quella in cui l’indice Dow Jones raggiunse il massimo; in seguito i valori dell’indice ogni 30 sedute, e le rispettive date, fino alla seduta in cui tocca il fondo (nella seduta dell’8 luglio 1932, che corrisponde alla n. 849 dal raggiungimento del massimo il 3 di settembre del 1929). Nella parte destra della tabella, si riportano i dati della crisi odierana, a partire dalla seduta in cui il Dow Jones ha raggiunto il suo punto massimo (la n. 1) e successivamente ogni 30 sedute. I dati stimati sono stati calcolati sulla base degli indici reali raggiunti al 31 marzo. Alla data odierna, 31/03/2009, il Dow Jones ha perso il 46,28% dal suo valore massimo; i successivi dati rapprsentano le stime del Dow Jones mentre prosegue la sua discesa fino al valore minimo di circa 3.500 punti (ipotesi ottimistica) o 1.500 punti nell’ipotesi che noi consideriamo più realistica. Nel seguente Grafico n. 1 vediamo graficamente l’andamento della crisi del 1929 e l’andamento della crisi odierna, scondo le due ipotesi formulate.
Fino ad ora, dopo 372 sedute dal raggiungimento dei rispettivi massimi, l’andamento dell’indice ha seguito uno schema simile, con una caduta progressiva, anche se durante la crisi del 1929 la caduta iniziale fu più brusca. Partendo da questa considerazione, riteniamo che lo schema del 1929 si possa contnuare ad applicare anche nel prosiego di questa crisi odierna (Tabella n. 5). Da notare che in queste 372 sedute, più volte nella crisi attuale il Dow Jones si è ritrovato ad avere perdite superiori a quelle che aveva alla corrispondente data durante la crisi del 1929; l’ultima volta il 9 marzo del 2009, quando il Dow Jones era a 6.547,05 punti e stava cadendo del 53,78% rispetto al suo massimo primo della crisi; alla corrispondente seduta della crisi del 1929, cedeva solamente (si fa per dire) del 50,79%. Ciò si apprezza anche nel grafico 1. Entrambi i periodi sono caratteriazzzati da grande volatilità, sia in senso negativo, che in senso positivo; a giornate di grandi ribassi si sono alternate giornate di grandi rimbalzi, tra i più alti della storia della borsa di New York[6]. Ad ogni grande rialzo, si grida alla fine della crisi, come successo ad esempio il 23/03/2009, quando il Dow Jones è aumentato in una sola seduta del 6,84%: il 21º aumento più alto nella storia del Dow Jones (dal 1895 ad oggi)! Niente affatto! Il Dow Jones contnuerà a scendere anche se alternerà giornate di grande crescita. Nella seguente Tabella n. 6 riportiamo i più alti rialzi giornalieri del Dow Jones dal 1895 ad oggi. Il 13/10/2008 ed il 28/10/2008 c’erano stati due dei più grandi rialzi di tutta la storia della borsa, rispettivamente 11,08% (il quinto rialzo più alto della storia del Dow Jones) e 10,88%. (il sesto più alto). Anche durante la crisi del 1929 c’erano state giornate di grandi rialzi[7], ad esempo il 6 ottobre 1931 l’inidice Dow Jones cresce del 14,87% (il secondo rialzo più alto della storia) ed il 30 ottobre del 1929 aumenta del 12,34% (il terzo più alto). Anche allora, esattamente come oggi, la borsa in piena crisi, quando mancava ancora molto per toccare il fondo, conobbe giornate di grande crescita. Se analizziamo i 25 più grandi rialzi della borsa d New York (Tabella n. 6), scopriamo che ben 12 si sono avuti durante la crisi del 1929 (03/09/1929-08/07/1932) e 4 durante la crisi odierna. Questo significa che nel prosiego di questa crisi ci saranno ancora numerose giornate di forte rialzo, senza che ciò significhi la fine della crisi stessa. In conclusione, applicando matematicamente e graficamente lo schema della crisi del 1929 alla crisi attuale, nel giro di un paio di anni l’indice Dow Jones della borsa di New York raggiungerà livelli attorno a 1.500 punti, ossia si sara ridotto di circa il 90%. Questa la nostra previsione sulla crisi odierna, con tutte le pesanti conseguenze che ne deriveranno.
I giorni della crisi 2007/2011 Noi pensiamo che questa crisi sarà lunga e che possa toccare il fondo solamente nel 2010 o addirittura nel 2011. Questo il tempo necessario al capitale di liberarsi di tutto il sovraccumulo artificiale. Il Dow Jones, dopo aver raggiunto il suo massimo storico, per quanto riguarda il dato della chiusura di una giornata borsistica il 09/10/2007, raggiunge il massimo assoluto durante la seduta dell’11/10/2007, quando tocca i 14.279,96 punti. Da allora, toccata la vetta, è inevitabilemente cominciata la discesa. I primi avvisagli veri della crisi si ebbero a marzo del 2008, quando varie sedute consecutiva si chiudono negativamente e portano l’inidice a -17,12% (il 10/03/2008). Solamente una decina di giorni prima, il 27 febbraio, era ancora a -10,38%. Dopo aver toccato gli 11.740,15 punti il 10 marzo, l’indice risale fino ai 13.058,20 punti il 2 maggio. Dopo le avvisaglie di marzo, a giugno si intuisce chiaramente che l’economia sta andando verso la crisi; infatti, il 6 giugno e poi nuovamente il 26 giugno il Dow Jones perde oltre il 3%. Il 15 luglio scende sotto gli 11.000 punti, esattamente a 10.962,54. Con l’estate, però anche la crisi sembra andare in vacanza e nei due mesi successivi l’indice si stabilizza sugli 11.000 punti. Il 15 settembre la crisi esplode in tutta la sua virulenza: l’indice perde oltre il 4%; si replica il 17 settembre con un altro 4% in meno. Il 29 settembre perde il 6.98% e scende definitivamente sotto gli 11.000 punti. Ad ottobre vi sono numerose sedute negative, in particolare quelle del 9 e del 15 con perdite giornaliere superiori al 7%. Come abbiamo visto non mancano le giornate di forti rialzi, ma non riecono ad impedire la progressiva discesa. Alla fine di ottobre l’indice è di poco al di sopra dei 9.000 punti. A novembre si hanno numerose sedute con l’indice fortemente negativo, tra il –3% ed il -5%, che lo portano sotto gli 8.000 punti (il 19 novembre), fino ai 7.552 punti del 20 novembre. Dopo questa forte caduta, le festività natalizie e di fine anno, l’elezione di Barack Obama a presidente degli USA ed i grossi finanziamenti concessi alle imp | |||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||