Muin Bsiso
martedì, 21 ottobre 2008 01:22:59
Edito por Asociación Civil "LPG"
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Muin Bsiso
La tragedia di Guevara

Aljazira.it presenta la traduzione inedita di un'opera teatrale dell'autore palestinese Muin Bsiso (Gaza, 1927- Londra, 1984) dal titolo "La tragedia di Guevara".

Subito dopo la morte di Muin Bsiso, un compositore egiziano cantava: “Muin, voce delle vittime / riempi la mia con la tua voce”. E’ stato sepolto al Cairo: non poté mai tornare nella città dove era nato e nella cui storia la famiglia affonda le sue radici. Muin Bsiso fa paura anche da morto. Fin da giovanissimo milita nel Partito Comunista Palestinese. Conosce la prigione, la guerra, l’occupazione, gli assedi e i massacri, ma continua instancabile la sua lirica combattiva e insieme delicata. Per Bsiso la poesia è impegno sociale e politico al fianco delle vittime.

Fuente: aljazira.it, Traduzione in italiano di Wasim Dahmash
LPG, 16/07/2006

Subito dopo la morte di Muin Bsiso, un compositore egiziano cantava: “Muin, voce delle vittime / riempi la mia con la tua voce”. E’ stato sepolto al Cairo: non poté mai tornare nella città dove era nato e nella cui storia la famiglia affonda le sue radici. Muin Bsiso fa paura anche da morto.

Fin da giovanissimo milita nel Partito Comunista Palestinese. Conosce la prigione, la guerra, l’occupazione, gli assedi e i massacri, ma continua instancabile la sua lirica combattiva e insieme delicata. Per Bsiso la poesia è impegno sociale e politico al fianco delle vittime. Quando nel 1982 le truppe israeliane assediano Beirut, un gruppo di scrittori pubblica un foglio letterario “al-Ma‘raka” (La battaglia) e sceglie due versi di Bsiso come motto della nuova pubblicazione: “Aqbalu fa-la musawama / al-majd lil-muqawama” (Sono venuti, che nessuno contratti / gloria alla resistenza).

Tra il 1952 e il 1983 ha pubblicato 29 volumi di poesia e di teatro in versi. Il testo che qui viene presentato, La tragedia di Guevara, è una sintesi dell’opera teatrale in versi “Ma’sat Guevara” (Il Cairo, ed. Dar al-Hilal, 1969).

La versione italiana, curata da Wasim Dahmash, è pubblicata per la prima volta su aljazira.it

(W.D.)


La tragedia di Guevara

Personaggi:

- L’ufficiale

- Reálo

- Il vecchio contadino F. A.

- Altro contadino F.C.

- Ramón

- Marianna

- Il poliziotto

- Fernando

- Amádo

- Il coro

Atto I

Scena I

Lo stupro 

L’ufficiale:        Guevara … Guevara… Guevara…

     Che cosa ti fa piangere?

     Ti spaventa l’abito nero?

     Ti spaventa la mia maschera?

     Guarda!... Adesso cambio questo vestito…

     Getto via la maschera..

     Comparirò sotto altre sembianze… Guarda!

     Ho cambiato il vestito…

     Guarda! Adesso sono Babbo Natale!

     Non mi riconosci ancora?

     Sono Babbo Natale… Babbo Natale… Babbo Natale!

     L’abbiamo mummificato e profumato!

     Non temere il suo odore!

     Non temere che apra gli occhi…

     Che parli!

     Abbiamo esaminato tutte le sue ferite.

     E scoperto, in una cripta nella sua carne,

     Armi, francobolli, una bottiglia di vino e carte.

     E sotto le unghie abbiamo trovato parole cifrate,

     Scritte con inchiostro bianco!

     E sotto il berretto piccioni viaggiatori!

     Adesso esaminiamo le gambe!

     Prendi questa bambola!

     Prendila… Prendila!

     Un dollaro soltanto!

     Ci è costata una montagna d’oro darti la caccia!

     Guevara … Guevara… Guevara…

Reálo:                          Che cosa è successo?

F. A.:               È successo quello che hai visto!

     Di questi tempi nessuno sa che cosa succede!

     Ho due figli.

     Il primo nell’inferno della miniera.

     Il secondo nel paradiso della polizia.

     Scrive con le orecchie, con gli occhi e con i piedi!

     Mio figlio è un informatore!

Reálo:              E Guevara… Chi è?

F.A.:                Non lo so.

     Noi viviamo senza sapere…

     E moriamo senza sapere…

Reálo:              Ma io devo sapere chi è quell’uomo, chi è Guevara!

F.A.:                Reálo, chiedi e pagherai un paniere di uova,

     E l’unico gallo rimasto sul tetto!

     Io non voglio chiedere!

     I fogli 

Ramón:            Prendete questi fogli!

F. A.:               Che cosa c’è in questi fogli?

Ramón:            Non sai leggere?

F. A.:               Non ho mai letto una sola parola!

F. C.:               Prendili tu!

F. A.:               Al nostro villaggio ci è stato detto…

     Di non leggere!

     Di ascoltare ma non parlare!

F. C.:               Al nostro villaggio ascoltiamo e non parliamo!

     Il poliziotto parla!

     Sua moglie parla!

     Il cane suo, la gatta!

     Noi, invece, ascoltiamo!

Ramón:            Questi fogli dicono:

                        Guevara è stato ucciso…

     Per tutti i contadini!

     Evviva Guevara!

     Dite questo,

     Alla gente del villaggio!

Ramón:            È meglio che ve ne andiate adesso…

     Se arrivasse la polizia…

     Vi porterebbe in prigione.

Reálo:              In prigione?

F.A.:                E perché dovrebbero portarci in prigione?

     Non abbiamo fatto niente!

     Noi ascoltavamo!

Ramón:            Guevara ha dato la vita per voi!

     Per voi è morto Guevara!

F.A.:                Esiste forse un uomo che muore per i contadini?

     Solo il contadino muore!

F.C.:                E se Guevara fosse un contadino?

     Come me, come te?

F.A.:                E perché l’hanno ucciso allora?

     Perché è morto?

     Credimi, solo il contadino muore!

     Se nell’orecchio gli crescesse la lingua morirebbe!

     Se nella bocca gli crescesse un orecchio morirebbe!

     Se Guevara era un contadino,

     Dio abbia misericordia di lui!

Ramón:            Che cosa aspettate?

     Hanno rubato le campane della vostra chiesa!

     Hanno rubato le cosce delle vostre donne!

     Hanno affilato il coltello e vengono per evirarvi!

     Gli occhi dei vostri bambini,

     bottoni dei loro soprabiti!

     Hanno ucciso i vostri figli!

     Che cosa aspettate?

     Che cosa è successo al nostro villaggio?

Reálo:              La polizia è dappertutto!

     Tra il contadino e sua moglie!

Ramón:            Hanno arrestato un contadino che scriveva!

     E un altro che distribuiva questi fogli,

     Li attaccava ai muri.

Reálo:              Non ti ho mai visto prima al nostro villaggio!

Ramón:            Sono un contadino,

     Sono stato lontano per anni, ma adesso sono tornato.

F.A.:                Ramón! Sei tornato!

     Sei tornato per pagare!

Ramón:            Zio, non dobbiamo pagare più!

Reálo:              Se noi contadini non paghiamo, chi pagherà?

F.A.:                Che cosa succede al contadino se non paga?

     Chi lo protegge dalla polizia?

Ramón:            Se non paghiamo noi, non avrà lo stipendio il poliziotto,

     Nemmeno l’ufficiale!

F.A.:                Ci frusteranno fino a morire se non paghiamo!

     Staremo in prigione fino ad ammuffire!

Ramón:            Dobbiamo pur vedere!

F.A.:                Vedere che cosa?

Reálo:              Guarda, la polizia mette i contadini davanti al carro!

F.A.:                Un contadino era!

     Un contadino scalzo!

Reálo:              Adesso ha le scarpe!

F.A.:                E alla cintura è appesa una pistola!

     Guarda l’ufficiale davanti al carro!

L’occupazione 

L’ufficiale:        Non dirò una parola di più!

     La legge è legge!

     La legge dice testualmente:

     Chiunque scriva, stampi, legga, distribuisca

     Fogli senza il timbro della polizia sarà punito!

Chiunque dia rifugio a chi porta fogli, chiunque gli dia da mangiare,

     Chiunque lo nasconda alla polizia sarà punito!

     Loro non sono per niente di voi!

     Loro sono in carcere adesso!

Si sono messi i vestiti dei contadini e sono venuti al villaggio!

     Attenti, quindi, attenti!

     Non toccate il fuoco!

     Maledetto chi ha attaccato quei fogli!

     Maledetto chi li ha portati!

     Maledetto chi li legge!

     Maledetto chi li possiede!

     Se quei fogli dovessero apparire di nuovo sui muri,

     In questo villaggio le donne incinte partoriranno,

              topi e conigli!

Reálo:              Ho sei bambini

     La maledizione non colpirà il ventre di mia moglie!

     L’ho già chiuso!

F.A.:                Zitto!

L’ufficiale:        Se quei fogli dovessero di nuovo apparire,

     Tutte le galline del villaggio,

     Smetteranno di fare uova!

     Faranno sassi!

Reálo:              Se questa maledizione dovesse cadere sul villaggio,

     Nemmeno tu potrai mangiare uova!

F.A.:                Reálo!

L’ufficiale:        Reálo! Reálo!

     Vi avverto!

     Maledetto chi ha attaccato quei fogli!

     Maledetto chi li porta!

     Maledetto chi li legge!

     Maledetto, maledetto, maledetto!

     Ora andate!

     L’isteria

Marianna:         Che cosa vi ha detto?

Reálo:              Ha maledetto tutti i contadini!

F.C.:                La maledizione ha colpito il villaggio!

Marianna:         Il seme suo è nel mio ventre. Perché dovrebbe maledire il mio ventre?

     Mi ha gettato per terra e mi ha arato.

     Ha gettato il suo seme nel mio ventre.

     Perché maledice il mio ventre?

     Maledetto lui e suo padre!

     Dov’è adesso?

Ramón:            Marianna!

Marianna:         Il suo seme è nel mio ventre!

     Maledetto lui e suo padre!

     Dov’è adesso?

Ramón:            Che cosa è successo a Marianna?

                        Marianna! Sono Ramón!

Marianna:         Quanti autunni sono passati?

Ramón:            Sono tornato!

Marianna:         Hai tardato!

Ramón:            Ho tardato, ma sono tornato, Marianna!

Marianna:         I suoi occhi brillavano.

     Le mani erano fredde.

Ramón:            Chi è?

Marianna:         Mi ha arato, mi ha sporcato!     

     Maledetto lui e suo padre!

Ramón:             Alzati, alzati Marianna! Sono tornato per suonare insieme le campane!

Marianna:         Guevara… Guevara… Guevara!

Ramón:            Alzati Marianna! Suoniamo le campane!

     Era luna crescente e quando l’hanno ucciso è diventata piena.

     È diventata luna piena.

     È diventato luna piena.

Marianna:         Era luna crescente e quando l’hanno ucciso è diventata piena.

     È diventata luna piena.

     È diventato luna piena.

 Scena II

La banana 

Il poliziotto: Che cos’è questo?

Marianna:         Che cos’è questo? È una banana!

Il poliziotto:       Una banana o un candelotto di dinamite?

Marianna:         Un candelotto di dinamite?

     Tu vaneggi!

Il poliziotto:       Che c’è dentro?

F.A.:                Un cannone e un carro armato!

Il poliziotto: Lo so io che cosa c’è dentro!

     Su, vieni con me!

Marianna:         Dove?

Il poliziotto: Questo è affare mio! Su!

L’ufficiale:        È più stupido di una pietra!

     Lasciala!

     Posso chiedere adesso,

     Che cosa succede?

Marianna:         Ha acciuffato un candelotto di banana nella mia mano!

L’ufficiale:        Mi dispiace. Che cosa può sapere un contadino a cui è stato chiesto,

                        Di fare il poliziotto?

     Impara in fretta però!

     Sbuccia questo candelotto!

     Mangialo!

     Sbuccialo e mangialo!

      Il carcere 

L’ufficiale:        Allora? Ancora non ha scritto nessuno?

     In dieci giorni, nessuno ha scritto una parola!

     A che cosa servono le mani e i piedi?

     E questo cane?

Il poliziotto:       Uno di loro ha sporcato questi fogli.

L’ufficiali:         Sporcato? Come?

Il poliziotto:       Sporcato!

L’ufficiale:        Sporcato!

Il poliziotto:       E Reálo…

L’ufficiale:        Reálo, ha scritto Reálo?

     Dove sono i fogli?

     Di corsa!

Il poliziotto:       Non ha scritto sui fogli!

L’ufficiale:        E dove ha scritto allora?

Il poliziotto:       Ha scritto sulle pareti della cella.

     All’alba, a mezzogiorno e ogni sera,

     Scrive.

     Io con le mani cancello.

     Il mio cane con la lingua cancella.

                        Reálo si rifiuta di cancellare,

     Quanto scrive.

     Mi sputa in faccia.

     Sputa sul muso al cane e si rifiuta di cancellare,

     Quel che scrive.

L’ufficiale:        Uno di loro ha sporcato quei fogli.

     L’altro scrive sui muri.

     La guardia cancella… E…

     Fernando?

Il poliziotto:       Fernando è impazzito!

L’ufficiale:        Impazzito?

     Impazzito Fernando?

     E Amádo? È impazzito anche Amádo?

     scrive sui muri della cella?

Il poliziotto:       Vomita tutto il tempo,

     E chiede del signor ufficiale.

L’ufficiale:        Portalo qui subito!

Il poliziotto:       L’ufficiale ti vuole.

     Muoviti!

Amádo:            Salvami!

Il poliziotto:       Alzati!

L’ufficiale:        Nessuno ti salverà,

     Se non scrivi!

Amádo:            Come faccio a scrivere?

     Tu mi conosci.

     Chiedi a tutti i contadini del nostro villaggio.

     Se uno di loro dice che Amádo,

     Legge o scrive,

     Io leggerò e scriverò!

L’ufficiale:        Tu devi scrivere!

Amádo:            Che cosa devo scrivere?

     Come faccio a scrivere?

     Scrivi tu per me!

     Scrivi qualcosa per il povero Amádo!

Il poliziotto:       Alzati! Alzati!

L’ufficiale:        Non uscirai da questa cella,

     Finché non avrai scritto! E scriverai!

Amádo:            Scrivi qualcosa per me!

     Scrivi una parola per il povero Amádo!

     Scrivi qualcosa per me!

     Scrivi una parola per il povero Amádo!

      Scena III

     Casa del vecchio contadino 

F.A.:                Le mie palme sono scuoiate.

Il poliziotto:       Anch’io,

     Ho i piedi gonfi.

F.A.:                I tuoi piedi sono gonfi,

     A forza di inseguire i contadini.

     Stai sempre camminando dietro la gente.

     Pianti i tuoi occhi e le tue orecchie,

     nei piedi scalzi dei contadini.

Il poliziotto:        I miei piedi, i miei occhi, le mie orecchie mi danno da mangiare!

F.A.:                A tuo fratello, nel cuore della miniera,

     Le sue palme gli danno da mangiare!

     Da un mese non si sa niente di lui.

Il poliziotto:       La polizia tiene sotto assedio la miniera.

F.A.:                In quella miniera sono apparsi dei fogli?

Il poliziotto:       No, ma i minatori hanno scioperato.

F.A.:                E tuo fratello?

Il poliziotto:       Ha scioperato anche lui.

     Tu lo conosci!

     Lo conosco anch’io!

     Hanno ucciso due poliziotti e ne hanno feriti cinque.

     La polizia risponderà.

     I fucili della polizia risponderanno.

F.A.:                E tuo fratello?

     Fa’ qualcosa per tuo fratello!

     Tu sei della polizia.

     Il poliziotto ascolta il poliziotto!

     Va’ alla miniera!

Il poliziotto:       Persino il generale,

     Non può far niente!

     Adesso devo andare.

F.A.:                Dove?

     E tuo fratello?

Il poliziotto:       Non avrebbe dovuto fare il minatore!

     Doveva fare il contadino, oppure…

F.A.:                Oppure fare il poliziotto, come te!

     Davanti a te non posso nemmeno sognare!

Il poliziotto:       Perché dovresti sognare?

     Perché sognare?

     Il nostro villaggio non sognava.

     Dormiva l’intera notte senza sognare.

     Quando ha cominciato a sognare,

     Sono apparsi quei fogli sui muri.

     I minatori hanno scioperato!

F.A.:                Fa’ qualcosa per tuo fratello!

Il poliziotto:       Non avrebbe dovuto sognare!

F.A.:                Un figlio in paradiso.

     Un figlio all’inferno.

     Un figlio nel paradiso della polizia.

     Un figlio nell’inferno della miniera.

      Entra Ramón. 

F.A.:                Ramón! La miniera è circondata! Il villaggio affonda nel fango!

Ramón:            Il villaggio affonda nel fango!

F.A.:                Ramón, tu capisci questo villaggio?

     Il villaggio vuole acqua, non inchiostro.

     Semi, non parole.

     Vestiti, non fogli.

Ramón:            E tu lo capisci questo villaggio?

     Capisci che cosa hanno fatto a Marianna?

     Capisci tuo figlio?

F.A.:                Era qui poco fa.

Ramón:            Non sto parlando del poliziotto!

F.A.:                Parli di José,

     José, mio figlio, assediato nella miniera?

Ramón:            Non c’è più miniera!

F.A.:                Che cosa?

Ramón:            L’hanno distrutta con i carri armati!

F.A.:                E José?

                        Figlio mio, José!

Ramón:            José… Amico mio,

     Nove mesi,

     Nove mesi nel ventre di tua moglie,

     Ha aspettato per nascere,

     Per venire al mondo.

     È venuto. Che cosa ha trovato José?

     Ha trovato un villaggio come un gallo evirato.

     La forma è quella del gallo.

     La voce è di rospo.

     Le zampe affondano nel fango.

     La palude raggiunge il collo.

     In questo villaggio il cane abbaia.

     Il contadino non alza la voce, non parla.

F.A.:                Abbi pietà di me! Parla!

Ramón:            Non ha parlato lui?

F.A.:                Lui chi?

Ramón:            Tuo figlio, il poliziotto.

F.A.:      &nb