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Prefazione in italiano di Tito
Pulsinelli
Prima della
colonizzazione spagnola, nel Perù era sconosciuta la fame e la
sottoalimentazione, grazie soprattutto alla straordinaria addomesticazione
di un gran numero di piante che – ancora ai nostri giorni – vede
l’assortimento più vasto e completo di tipi di patate. La farina di
coca ha fatto parte dell’alimentazione tradizionale fino al periodo degli
Incas.
Con
l’esportazione della patata, il Perù antico diede un contributo decisivo
all’Europa, salvandola dalla sottoalimentazione cronica delle sue
popolazioni contadine. La patata fu decisiva per superare le carestie che
sopraggiungevano puntualmente dopo le rovinose e frequenti guerre.
Oggi il
panorama si è completamente capovolto. La criminalizzazione della pianta
della coca – cominciato dai missionari e dai conquistadores – è cronaca
dell’ordinaria e feroce repressione contemporanea, patrocinata dagli Stati
Uniti. Tra le altre cose, ha fatto scomparire la farina di coca dalla
dieta tradizionale degli indigeni delle Ande.
Ciro Hurtado
Fuertes, Director del “Instituto de Cultura Alimentaria Andina”, membro
onorario del MIP-PERU, ci racconta che i popoli nativi dell’Amazzonia e
delle Ande stanno riscoprendo l’arricchimento del cibo, usando come
integratore le foglie di coca seccate e macinate.
E’ il caso dei
Makús, del río Negro de Brasil; i Witotos che vivono tra i fiumi Putumayo
y Caquetá; i Makunas, i Taiwanos,i Tukanos dell’Amazonía colombiana e le
comunità native della regione peruviana di Loreto, ecc.
Ciro Hurtado
fornisce anche le tabelle nutritive e raccomanda l’uso della farina, di
coca perchè è uno strumento di immediata efficacia per ridurre la
malnutrizione, troppo difusa nelle regioni Andine. |