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Il
BOSCO ED IL MARE
L’immensità ha sempre
abbagliato l’uomo, lo spazio siderale, la maestosità di un bosco di Sequoie, la
profondità dei mari, il baratro di un burrone, sempre l’immensità ha abbagliato
l’uomo. Di certo, raramente l’uomo ha compreso la gradezza racchiusa nella
meraviglia che egli è, nella sua capacità di fare, nella sua necessità di
essere.
È per questo che la vita della maggioranza della specie trascorre nella
monotonia, come se ripetessimo la vita che appartenne ad altri che la
trascorsero allo stesso modo di milioni di antenati, un giorno dopo l’altro,
seguendo il ritmo di un tempo furtivo.
Però, ci sono momenti
luminosi, sono frequenti, sono molti, stanno lì, invitano a convertirci in
bosco, in mare, uragano, vulcano in eruzione, in montagna innevata. L’uomo
mediocre non lo avverte, vede solo le apparenze, per lui un uccello che migra è
solo un uccello che migra, non il presagio di freschi venti di pioggia. Un
liquore è promessa di ubriachezza, e non rara opportunità di contatto con gli
dei.
È nella politica che
luccicano le opportunità dell’essere umano di elevarsi al di sopra della propria
condizione animale e farsi realamente umano, conquistando l’immensità della sua
esistenza.
Il Venezuela di oggi
riluce, stiamo attraversando uno di quei momenti dove la vita smette di
ricercare il meschino, l’effimero, il transitorio, e l’orizzonte abbraccia
l’immensità della trascendenza storica. Viviamo un’epoca fondamentale. Ali per
volare sono spuntate ai venezuelani per attraversare gli abissi della schiavitù.
È ora di volare sulle
ande per andare in cerca di Bolivar. È tempo di tornare alla Quebrada del Yuro
per dire al Comandante Che che riprendiamo il volo uniti al suo esempio. Martì
non aspetta tra i Due Fiumi. La storia aprì le sue pagine e accolse la nostra
perorazione.
Possiamo scrivere pagine nobili, o possiamo sgorbiare quartine con argomenti
puerili, per giustificare l’angustia di scoprirci una mattina qualsiasi, con la
nostra vita ridotta in milioni di fatti frivoli e il fallimento di lasciare
intatte le catene della mediocrità.
Non è il momento di
astuzie millenarie, di mete meschine che trasformiamo nel carosello della
storia. Non è l’ora di passi corti, arrivò, per fortuna arrivò, il supremo
momento del grande, il furore del grande, di entrare nell’estasi libertaria, di
fondare mondi, di abbattere muri…
Non appartengono a
questo momento le sterili cifre, o la stoltezza di un governante qualsiasi. Non
serve il chiacchiericcio dell’opposizione, né tantomeno quello del governo.
L’unica cosa che importa è approfittare della rara opportunità di costruire il
Socialismo, di dare agli esseri umani la possibilità di farsi umani, di entrare
nell’eruzione creatrice, costruire un nuovo universo, di passare alla storia
insieme a Bolivar, Martì, Fabricio ed il Che.
Solo il Socialismo
salva il popolo!
Chavez è Socialismo! |