Il bosco e il mare
martedì, 10 giugno 2008 17:28:39
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Antonio Aponte
Il Bosco e il mare

Lo scritto Il bosco e il mare di Antonio Aponte, e' apparso la prima  volta in spagnolo nel DiarioVea di Caracas del 19/06/2006; e' presente anche nel sito www.ungranodemaiz.blogspot.com ed e' stato tradotto in italiano per LPG da Il Lupetto

Antonio Aponte, LPG, 21/09/2006 - Traduzione italiana Il Lupetto

Il BOSCO ED IL MARE

L’immensità ha sempre abbagliato l’uomo, lo spazio siderale, la maestosità di un bosco di Sequoie, la profondità dei mari, il baratro di un burrone, sempre l’immensità ha abbagliato l’uomo. Di certo, raramente l’uomo ha compreso la gradezza racchiusa nella meraviglia che egli è, nella sua capacità di fare, nella sua necessità di essere.
È per questo che la vita della maggioranza della specie trascorre nella monotonia, come se ripetessimo la vita che appartenne ad altri che la trascorsero allo stesso modo di milioni di antenati, un giorno dopo l’altro, seguendo il ritmo di un tempo furtivo.

Però, ci sono momenti luminosi, sono frequenti, sono molti, stanno lì, invitano a convertirci in bosco, in mare, uragano, vulcano in eruzione, in montagna innevata. L’uomo mediocre non lo avverte, vede solo le apparenze, per lui un uccello che migra è solo un uccello che migra, non il presagio di freschi venti di pioggia. Un liquore è promessa di ubriachezza, e non rara opportunità di contatto con gli dei.

È nella politica che luccicano le opportunità dell’essere umano di elevarsi al di sopra della propria condizione animale e farsi realamente umano, conquistando l’immensità della sua esistenza.

Il Venezuela di oggi riluce, stiamo attraversando uno di quei momenti dove la vita smette di ricercare il meschino, l’effimero, il transitorio, e l’orizzonte abbraccia l’immensità della trascendenza storica. Viviamo un’epoca fondamentale. Ali per volare sono spuntate ai venezuelani per attraversare gli abissi della schiavitù.

È ora di volare sulle ande per andare in cerca di Bolivar. È tempo di tornare alla Quebrada del Yuro per dire al Comandante Che che riprendiamo il volo uniti al suo esempio. Martì non aspetta tra i Due Fiumi. La storia aprì le sue pagine e accolse la nostra perorazione.
Possiamo scrivere pagine nobili, o possiamo sgorbiare quartine con argomenti puerili, per giustificare l’angustia di scoprirci una mattina qualsiasi, con la nostra vita ridotta in milioni di fatti frivoli e il fallimento di lasciare intatte le catene della mediocrità.

Non è il momento di astuzie millenarie, di mete meschine che trasformiamo nel carosello della storia. Non è l’ora di passi corti, arrivò, per fortuna arrivò, il supremo momento del grande, il furore del grande, di entrare nell’estasi libertaria, di fondare mondi, di abbattere muri…

Non appartengono a questo momento le sterili cifre, o la stoltezza di un governante qualsiasi. Non serve il chiacchiericcio dell’opposizione, né tantomeno quello del governo. L’unica cosa che importa è approfittare della rara opportunità di costruire il Socialismo, di dare agli esseri umani la possibilità di farsi umani, di entrare nell’eruzione creatrice, costruire un nuovo universo, di passare alla storia insieme a Bolivar, Martì, Fabricio ed il Che.

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