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5)
La Guerra di Secessione
Era ormai del tutto evidente che gli Stati Uniti d'America inglobavano nel loro
assetto due mondi del tutto dissimili, estranei fra loro: i Territori Yankees
del Nord e la Dixie-Land del Sud. La differenziazione fra il Nord ed il Sud
aveva avute origini remote e motivazioni alquanto complesse, riconducibili
tuttavia a tre fattori fondamentali: a) il clima dei territori colonizzati, b)
l'estrazione sociale e religiosa dei coloni, e) la cultura e la rispettiva
scelta di vita.
Sono temi che occorre approfondire: facciamo dunque un passo a ritroso e, per
un'esigenza di semplificazione espositiva, consideriamo separatamente il modo di
formazione delle colonie inglesi d'America, distinguendo appunto quelle del Nord
da quelle del Sud.
I
primi coloni sbarcati sulle coste settentrionali del Continente Americano, Più o
meno all'altezza dell'attuale città di Boston, trovarono ad attenderli un cielo
lugubre ed un clima aspro: rigido d'inverno, pesante d'estate. Essi tuttavia non
si sgomentarono più di tanto per quelle poco accoglienti condizioni ambientali
che, tutto sommato, richiamavano da presso quelle della natia Inghilterra. Da
Puritani, si sentivano legati al cielo da un patto che garantiva loro di
riuscire sulla terra: in cambio di un'esistenza rigorosamente osservante dei
precetti contenuti nelle Sacre Scritture, consideravano come dovuto
corrispettivo che il Signore favorisse i loro traffici.
Per predisposizione religiosa, essi erano dunque lavoratori e speculatori
accaniti, senza pietà né scrupoli, interamente protesi a fare fortuna, incapaci
di frivolezza, dall'aspetto austeramente dignitoso e compassato. Nei territori
da loro colonizzati avevano introdotta la peggiore tirannia delle sette
religiose, la persecuzione dei dissidenti, la condanna a morte - il rogo o la
forca - per i seguaci del Maligno. Celebre,l'episodio delle " streghe " di Salem.
L'economia era interamente basata sui traffici, sul commercio, sulla
speculazione, sulla manifattura e sulla tratta dei negri: quest'ultima consentì
il sorgere nel Nord
delle prime grandi fortune. Per praticare il traffico degli schiavi i negrieri
puritani non esitarono ad accantonare i principi di uguaglianza universale e di
libero lavoro, in nome dei quali avevano abbandonata l'Europa e preso possesso
del Nuovo Mondo. La giustificazione, tipica della mentalità capitalistica, fu
data dal seguente sillogismo: "Il Signore benedice la ricchezza e, poiché la
tratta dei negri è il mezzo più rapido per conseguire la ricchezza,il Signore
benedice la tratta ". Per ciò i porti delle colonie del Nord presero a pullulare
di navi negriere, che partivano cariche di rhum da Newport, Providence, New
Bedford, Boston. In Guinea veniva realizzata la permuta con schiavi e questi poi
erano rivenduti in tutte le colonie, specialmente in quelle del Sud e nelle
Antille.
E' da tenere presente, per ciò, che la schiavitù non fu affatto fenomeno
esclusivo del Sud ma fu comune anche al Nord e ad altri territori. Se al Nord
essa si sviluppò meno che altrove, ciò fu dovuto unicamente al fatto che il
clima rigido, l'economia e, soprattutto, le coltivazioni ivi praticate non si
prestavano, se non assai scarsamente, all'utilizzazione degli schiavi come
redditizia forza di lavoro. Come ha scritto Leo Huberman: " ... gli abitanti
della Nuova Inghilterra non avevano alcuna obiezione a servirsi degli schiavi,
ma non sapevano cosa farsene " (19/31). Né va ignorata la circostanza che, al
momento di redigere la Dichiarazione d'Indipendenza, fu proprio un eminente uomo
del Sud, quale Thomas Jefferson, a caldeggiare l'abolizione della tratta dei
negri: mentre fu proprio il Nord, per volontà dei suoi mercanti, a fare
rigettare quella proposta (23/145).
Del tutto diversa era l'estrazione sociale e religiosa dei coloni installatisi
al Sud: se i settari protestanti del Nord appartenevano al ceto mercantile ed
alle libere professioni, questi erano invece in gran parte gentiluomini
spiantati, rampolli della piccola nobiltà campagnola, avventurieri ed ex
galeotti, piccoli artigiani, in grandissima prevalenza di religione anglicana
(44/VIII/578). Di conformazione mentale piuttosto " tradizionale ", essi non
consideravano affatto la ricchezza ed il successo economico quali valori etico-religiosi:
al contrario, il mondo dei traffici e dell'usura, della speculazione e del
maneggio del denaro aveva per loro - come per tutto il mondo " tradizionale "
europeo - una connotazione in qualche modo "peccaminosa". Anche l'ambiente
geografico contribuiva a differenziare questa gente schietta e sanguigna, aperta
alle passioni ed ai moti del sentimento, dai tetri e rigidi coloni del Nord: al
Sud il clima era dolce, simile a quello mediterraneo, o addirittura tropicale.
In un tale quadro ambientale, la vita appariva un invito alla gioia ed alla
serenità e predisponeva alla più naturale delle attività lavorative:
l'agricoltura.
1
primi tempi, a dire il vero, erano stati difficili, poiché i semi dei cereali
europei, che i coloni avevano portati con sé, si erano rivelati inadatti alla
grassa terra della Virginia, ove il capitano John Smith con centotre compagni
aveva fondato nel 1607 il primo centro abitato e fortificato, denominandolo
Jamestown. Decimati dalla fame, dalle malattie e dalle risse, una quarantina di
sopravvissuti erano stati infine salvati dal capo pellerossa Powhatan, che aveva
offerta loro la sua amicizia ed insegnata la coltivazione del mais.
La
seconda coltivazione introdotta era stata quella del tabacco, un ottimo tabacco
dolce, che si era rivelato una buona fonte di reddito. Sorgeva però il problema
della mancanza di un adeguato numero di braccia lavorative, poiché i Pellirosse,
ai quali quei coloni guardavano con rispetto, consideravano degradante lavorare
la terra e perciò rifiutavano di prestarsi a tale incombenza. Fu così ch'ebbe
inizio, dapprima in sordina, l'utilizzazione di schiavi negri, procurati da
qualche trafficante olandese delle Antille. Non appena però i mercanti inglesi
ed i capitalisti del Nord ebbero percepita la reale portata di quella fonte di
guadagno, la tratta dei negri passò quasi completamente nelle loro mani e fu
intensificata al massimo.
L'afflusso
degli schiavi nei mercati di Charleston, di Savannah, di Norfolk determinò la
graduale scomparsa della mano d'opera bianca. I bianchi divennero in buona parte
possidenti terrieri, assorbiti nella direzione delle proprie coltivazioni e
fattorie. Prese forma così al Sud una configurazione sociale aristocratica ed
agraria, in antitesi a quella borghese e mercantile del Nord. Queste differenze
si accentuarono nella seconda metà del 1600, con l'afflusso di nuovi coloni sia
al Sud che al Nord. Dall'Inghilterra infatti, dopo l'esecuzione di Carlo I
Stuart, avvenuta nel 1640 per volere di Oliver Cromwell, cercarono rifugio nelle
colonie del Sud un certo numero di nobili, di cavalieri, di baroni: tutti
seguaci del defunto Stuart.
Al
Nord invece trovarono accoglienza, appena pochi anni dopo, i seguaci di Oliver
Cromwell, costretti anch'essi ad allontanarsi precipitosamente dall'Inghilterra
in conseguenza del ritorno sul trono di uno Stuart. L'odio fra " stuartiani " e
" cromwelliani " divenne quindi odio fra coloni del Sud e coloni del Nord e si
aggiunse agli altri preesistenti e profondi fattori di attrito fra Nord e Sud.
Una Costituzione nazionale, congegnata in modo di consegnare la somma dei poteri
sociali nelle mani dei Manipolatori di Capitali settentrionali, non era certo in
grado - è del tutto ovvio - di sanare l'antagonismo latente fra il Sud ed il
Nord: ché anzi esso si venne approfondendo ed esteriorizzando anche sotto nuovi
aspetti. Un emergente motivo di contrasto fu, tra gli altri, quello culturale-esistenziale:
infatti, come già nei confronti dei Pellirosse, si delineò anche in questo caso
una vera e propria contrapposizione fra " concezioni del mondo " antitetiche.
Già a partire dal XVI secolo i manipolatori di capitali avevano avviata in
Europa una sistematica opera di sovvertimento intellettuale (3/31), perché
fungesse ovunque da " onda portante " di un radicale sovvertimento anche
politico.
Uno dei momenti salienti del processo, attraverso il quale si andava attuando
lo stravolgimento del modo di pensare " tradizionale ", era stato raggiunto con
la formulazione della " dottrina del liberalismo ". Per l'esattezza, la
sistematizzazione del "pensiero liberale" da parte di Adam Smith aveva
costituito il momento culminante di un incessante lavorio di aggiustamento dei
princìpi economici alle esigenze di dominio mondiale dei Capitalisti. Ebbene, le
colonie della Nuova Inghilterra e successivamente gli Stati del Nord avevano
rappresentato il riuscitissimo " esperimento " del Capitalismo Internazionale di
creare dal nulla, nel bel mezzo dell'età delle monarchie d'ispirazione
teocratica, una società integralmente basata sui princìpi del liberalismo in
economia, ossia sulla legge del mercato, del profitto, dell'utilità personale. "
Con il crescere di una classe borghese moderna, forte, sicura di sé ", conferma
Raimondo Luraghi (23/305), " era andata sviluppandosi nel Nord un'ideologia che
considerava il capitalismo liberale e la società liberale da esso generata come
il migliore dei mondi possibili ".
Una tale concezione di vita, già lo sappiamo, aveva trovato il suo ideale
supporto nel Puritanesimo di scuola calvinista: l'antica ideazione puritana del
duello perpetuo tra i " figli di Satana " e gli " eletti del Signore " trovava
piena corrispondenza nella contrapposizione fra " progresso " e " reazione ",
intendendosi per progresso il mondo della " libera impresa " (23/305). Dati tali
presupposti, non ci volle molto perché gli uomini del Nord si convincessero di
avere una vera e propria " crociata liberale " da compiere, onde imporre il
proprio sistema di vita a tutto il mondo e, tanto per cominciare, agli Stati del
Sud.
Il
Sud era di tutt'altro avviso. Sino dalla sua prima colonizzazione la sua cultura
era stata orientata verso un accentuato classicismo. "Le grandi ombre di Livio e
di Plauto ", dice con bella immagine Luraghi (23/173), " avevano vegliato sulla
culla della Virginia ". Se dunque l'ideologia puritana era stata la più adatta
al ceto mercantile della Nuova Inghilterra, del tutto differente era stato il
modello di cultura affermatosi al Sud.
La " casta di signori ", che aveva assunto il potere nella società agraria del
meridione, aveva sempre preferito riconoscersi nella Roma repubblicana: per
l'esattezza, nella classe agraria severa, frugale, priva di ostentazione, colta,
dotata di un profondo senso dello Stato, che aveva guidato il popolo dell'antica
Roma lungo la via della libertà, contro i re ed i tiranni. Lo stesso principio
della libera unione di comunità locali, tanto caro al Sud, era una
reinterpretazione in chiave moderna dei criteri, ai quali era stata informata
l'antica confederazione romano-italica. D'altra parte, le biblioteche delle più
illustri famiglie della élite agraria sudista erano prevalentemente dotate di
opere della letteratura classica.
E
ancora: nel 1776 Charles Lee, scrivendo ad un altro virginiano illustre, Patrick
Henry,rimpiangeva di non essere venuto al mondo nel glorioso terzo o quarto
secolo della Repubblica Romana: aggiungeva tuttavia di essersi riconciliato col
suo destino, essendogli toccato in sorte di vivere in tempi altrettanto gloriosi
quanto quelli di Roma e tanto simili ad essi: precisava inoltre di essersi
formato alla lettura di Plutarco (23/174).
L'ombra di Roma insomma si stendeva imponente su tutto il Sud, assumendo talora
forme teatralmente esteriori: Campidoglio era detto il luogo destinato ad
ospitare l'assemblea parlamentare: Roma, Atene, Alessandria erano i nomi di
alcune cittadine del Sud: motti latini e fasci littori apparivano in abbondanza
nella simbologia ufficiale: costruzioni simili a templi ellenico-romanici
sorgevano nelle zone più belle sia delle maggiori città che dei più minuscoli
paesi: la figura di George Washington, normalmente accostata a quella di
Cincinnato, veniva scolpita da Antonio Canova coperta dalla lorica ed assisa
sulla sella curale: mentre Horatio Greenough fissava il primo presidente degli
Stati Uniti d'America addirittura nella posa di Giove Ottimo Massimo (23/178).
Uno degli strumenti in cui gli statisti del mezzogiorno confidavano di più per
costruire una nuova generazione di "romani" era la diffusione della cultura
laica. Per ciò, mentre nella Nuova Inghilterra l'imperversante dispotismo delle
sette religiose ancora asserviva le scuole al pulpito, assimilando le stesse
università a scuole di teologia, nel Sud si era viceversa sviluppato un grande
movimento culturale per l'apertura di università di Stato, aventi
un'impostazione decisamente aconfessionale.
Nel 1785 venne
fondata ad Athens, in Georgia, la University of Georgia. Nel 1786 fu fondata
l'Università del Maryland. Nel 1790 fu la volta della University of North
Carolina, a Chapel Hill. Nel 1794 ebbe inizio, in Nashville, l'attività
dell'Università del Tennessee.
Toccò poi alla
Università della Carolina Meridionale, a Columbia. Nel 1816 nacque infine la
splendida University of Virginia, voluta da Thomas Jefferson. Le nuove
università offrirono corsi di studio in cui i tradizionali insegnamenti
teologici erano ridotti al minimo o eliminati del tutto. In compenso, esse
brillarono subito per la magnificenza degli studi classici e storici, tanto che
al Nord le si accusò di dedicare più tempo al greco ed al latino che non alla
lingua inglese.
La
polemica divampò violenta. Jefferson e Paine, unicamente ad altri esponenti
della élite culturale del Sud, apertamente accusarono le Chiese del Nord di
avere pervertito il Cristianesimo allo scopo di trarne denaro e potere. E tale
accusa, evidentemente ben centrata (anche se non del tutto sincera in bocca a
dei massoni), rese furibondi gli speculatori del Nord, i quali replicarono in
una duplice direzione: in primo luogo svillaneggiando Jefferson con l'epiteto di
" arciapostolo dell'irreligione ", in secondo luogo intimorendo il popolo minuto
col raggelante vaticinio che l'aconfessionalismo politico praticato al Sud
avrebbe finito, se non stroncato in tempo, col togliere a tutti la benevola
assistenza del Cielo.
Il
contrasto decisivo, che scatenò in armi Nord e Sud, l'uno ferocemente contro
l'altro, fu tuttavia di natura prettamente economica.
Sino da prima del 1787 i territori del Sud erano venuti a trovarsi in una
pesante situazione di sudditanza economica nei confronti delle colonie del Nord.
Nella Nuova Inghilterra infatti, come già si è visto, si era sviluppata una vera
e propria classe di capitalisti, che aveva creata un'industria di assoluto
rilievo, prosperante in buona parte a spese delle popolazioni del Sud, dalle
quali acquistava materie prime e prodotti agricoli, rivendendo ad esse invece
manufatti industriali.
Tale stato di cose si era protratto senza variazioni fino al 1800, quando un
certo Eliah Whitney, sceso al Sud dal Connecticut, era rimasto incantato dalla
visione delle immense piantagioni di cotone ivi esistenti ed aveva messo a punto
la prima sgranatrice meccanica, una prodigiosa macchina in grado di compiere in
un giorno il lavoro di cento uomini. Quell'invenzione aveva dischiuse al Sud
prospettive di autonomia economica prima impensabili. Infatti la coltivazione
del cotone era subitamente divenuta, da scarsamente remunerativa, altamente
redditizia: le 9.000 balle prodotte nel 1791 erano diventate 635.000 nel 1820,
1.350.000 nel 1830, 2.140.000 nel 185 e 3.850.000 nel 1860 (45/32).
Le piantagioni si
erano correlativamente estese oltre ogni dire, determinando il popolamento di
altri territori, che poi si levavano in nuovi Stati: il Mississippi nel 1817,
l'Alabama nel 1818, il Missouri nel 1821.
Il
formidabile sviluppo assunto dalla coltivazione del cotone rilanciò nel Sud
anche il fenomeno della schiavitù, che negli ultimi anni del 1700 era ormai
languente e pareva avviato a spontanea estinzione. Parve proprio insomma che per
il Sud si dischiudessero ammalianti prospettive di sganciamento dall'egemonia
economica del Nord, poiché, per l'entusiasmo e l'euforia cagionati dalla
prorompente attività cotoniera, anche altre industrie di diverso genere erano
incominciate a nascere con buon successo. Grandiosi altiforni erano stati
costruiti a Richmond, acciaierie ad Atlanta, industrie tessili nella Carolina
del Sud.
E
fu precisamente a questo punto che i capitalisti del Nord gettarono la maschera
dell'ipocrisia, dietro la quale si erano in qualche modo celati per oltre un
secolo, mostrandosi col loro vero volto. Essi decisero di spezzare le gambe al
Sud e di rigettarlo irrevocabilmente in quelle condizioni di duro vassallaggio
economico, dalle quali stava progressivamente uscendo. 1 capitalisti del Nord si
dettero perciò a praticare su tutti i mercati un sistematico e massiccio "
dumping ", ossia una metodica e protratta vendita sottocosto, alla quale il Sud
non fu assolutamente in grado di resistere (45/35).
Le
principali industrie della Georgia, della Carolina del Sud, della Virginia,
dell'Alabama furono tutte, una dopo l'altra, travolte dai fallimenti. Tuttavia i
gentiluomini del Sud non parvero fiaccati da quella congiuntura così rovinosa.
Essi tornarono, neanche malvolentieri, ad immergersi nella vita dei campi,
ch'era pur sempre in grado - grazie al cotone, al tabacco ed allo zucchero - di
assicurare loro prosperità e agiatezza. Ma il Nord, spinto dalla logica
implacabile del profitto, puntò ad appropriarsi anche del reddito delle
piantagioni, assumendo di fatto il monopolio commerciale del cotone del Sud ed
incassandone più della metà dei ricavi.
Anche la rimanente parte del reddito, spettante al Sud, finiva comunque nelle
casse del Nord, in cambio dei più svariati prodotti industriali: abiti, selle,
carrozze, liquori, carta, utensili, strumenti di vario genere. Ad una tale forma
di forzosa sudditanza economica si aggiunse per gli Stati del Sud una nuova,
grave contrarietà: al censimento del 1840 la loro popolazione risultò per la
prima volta meno numerosa di quella del Nord. Ciò comportava la prospettiva di
una sudditanza anche politica - cronicizzata ed irreversibile - verso il Nord,
poiché il Sud veniva a perdere nelle Camere parlamentari quella relativa
maggioranza numerica, della quale aveva sino ad allora goduto.
Gli Stati del Sud per ciò decisero di opporsi con fermezza estrema almeno a
quest'ultima iattura e, poiché il flusso d'immigrazione si era intanto
notevolmente affievolito, pensarono di accrescere la consistenza numerica della
propria complessiva popolazione per mezzo di un accresciuto acquisto di schiavi,
da destinare anche all'occupazione di nuovi territori ed alla conseguente loro
erezione in nuovi Stati amici.
Dal momento che la tratta dei negri era perfettamente lecita per la Costituzione
nazionale, gli Stati del Nord non potettero opporsi a quell'estremo espediente,
al quale il Sud affidava le proprie residue speranze di sopravvivenza. Allora
gli speculatori, gli industriali del Nord, cementati tutti assieme dal comune
interesse, scatenarono nel Continente Americano e nel mondo una tambureggiante
campagna di odio contro la schiavitù, imputando ai proprietari di schiavi ogni
sorta di efferata crudeltà. E la pubblica opinione, sprovveduta ed ingenua in
ogni luogo ed in ogni tempo, fu - anche allora - facile preda di quella ben
orchestrata campagna.
In
realtà, il più di ciò che veniva narrato era fondamentalmente falso. "I
proprietari di schiavi", scrive Dominique Venner (45/47), "avevano un interesse
economico a mantenerne unite le famiglie ed a vigilare sulla loro buona condotta
morale. Le
donne non erano affatto costrette a dividere il letto coi loro padroni.
In generale non
avevano rapporti sessuali prima del matrimonio. I negri non erano costretti a
lavorare fino all'esaurimento ma erano invece bene nutriti, bene alloggiati,
bene vestiti, senza dubbio più che per filantropia per via del loro ruolo
essenziale nella produzione ".
Argomentazioni analoghe si trovano in Carl Grimberg (46/ XI/11): "Nel Sud gli
abitanti non dimostravano alcuna repulsione verso la pelle nera ed i bimbi
bianchi venivano allattati da nutrici nere, mentre i più grandi giocavano
insieme a schiavetti della loro età... In tutto il Sud i piccoli proprietari
lavoravano fianco a fianco con i propri schiavi e li trattavano come figli". Vi
era insomma, fra i bianchi e negri, molto più che il nudo rapporto da schiavo a
padrone: spesso esisteva fra loro una consuetudine quasi di familiarità. Il
negro poteva, senza scandalo, prendere l'omnibus a fianco dei bianchi. Lo
schiavo anziano e fedele riceveva il titolo affettuoso di " zio ": egli veniva
assistito e curato durante la vecchiaia.
Certo,
sarebbe assurdo sostenere che la vita degli schiavi negli Stati del Sud fosse
tutta rose e fiori: tuttavia essa era complessivamente migliore di quella che,
nel medesimo periodo, conducevano gli operai bianchi nella fabbriche degli Stati
del Nord ed in quelle dei maggiori Stati europei. Non aveva torto dunque il
senatore J. H. Hammond, della Carolina del Sud, quando nel 1835 polemizzava nei
termini seguenti con i manipolatori di capitali del Nord: "In tutti i sistemi
sociali deve esserci una classe sociale che esegue i compiti inferiori, i lavori
pesanti ed ingrati... Noi li chiamiamo schiavi... Schiavitù è una parola che
orecchie bene educate non vogliono sentire. Non definirò dunque con questa
parola tale classe nel Nord: ma anche voi l'avete, essa c'è, esiste ovunque, è
eterna... La differenza tra noi e voi è che i nostri schiavi sono ingaggiati a
vita e bene compensati: non c'è fame, mendicità, mancanza di lavoro tra noi: e
neanche troppo lavoro. I vostri schiavi sono ingaggiati a giornata, nessuno si
prende cura di loro, il loro compenso è misero... Le vostre città sono piene di
mendicanti " (19/179).
D'altra parte, esiste una impressionante testimonianza di Friedrich Engels,
riportata da Friedrich Heer nel libro " Europa, madre delle rivoluzioni ", a
farci bene intendere l'infima qualità della vita della classe operaia nella
prima metà del XIX secolo. " I miseri ", riporta Heer (47/I/428), " vivono
seminudi, ammassati come bestie, in preda alla morte per fame ed allo
sfruttamento. Mucchi di sporcizia, di fango per le strade, bambini affamati: gli
operai vivono di carne marcia e di alimenti avariati. La schiavitù dei
lavoratori risulta meno costosa al capitalista dell'antica schiavitù, secondo
calcoli fatti da Adam Smith. L'età media dei lavoratori è di quindici anni. I
figli degli operai muoiono prima dei cinque anni. Bambini di quattro o cinque
anni lavorano nelle miniere di carbone e di ferro ".
Stando così le cose, è dunque evidente che la ragione vera ed unica
dell'incalzante e brutale aggressione ideologica, scatenata dai capitalisti e
dagli affaristi del Nord contro l'istituto della schiavitù, era tutt'altro che
di ordine morale e filantropico: in realtà, il capitalismo del Nord voleva
semplicemente il controllo pieno dell'economia del Sud. In verità, i
settentrionali non avevano alcuna simpatia per i negri: al contrario, li
consideravano " inferiori " e, come tali, li detestavano e disprezzavano.
"Quando
nel 1835 a Canaan. nel New Hampshire, si aprì una scuola per 'negri liberi' ",
narra Leo Huberman nella sua " Storia popolare degli Stati Uniti ", " Centinaia
di uomini apparvero con un tiro da 100 buoi e trascinarono la scuola fin dentro
una vicina palude " (19/179). Ma questo non è che uno soltanto dei molteplici
episodi consimili, che parimenti potrebbero essere narrati. Perfino Abramo
Lincoln, il " liberatore degli schiavi ", ebbe talvolta a pronunziarsi in modi
che giustificano più di una perplessità sulla genuinità delle sue iniziative a
favore dei negri. "
Esiste presso quasi tutti i bianchi ", egli scrisse nel 1857 (45/56), " una
naturale ripugnanza all'idea di una mescolanza senza discriminazioni fra la
razza bianca e quella negra. Mi ribello alla logica secondo cui, se non voglio
una donna negra per schiava, debbo volerla necessariamente per moglie.
Non ho bisogno né
dell'una né dell'altra: sotto certi aspetti, essa non è certamente una mia pari.
La separazione
delle razze è la sola maniera efficace per prevenire l'amalgama ". Ed ancora,
nel 1858, davanti ad un pubblico plaudente (22/239): " Io non sono, né sono mai
stato in alcun modo, favorevole all'adozione dell'uguaglianza sociale e politica
tra coloro che appartengono alla razza bianca ed i membri della razza nera. Dal
momento che devono esistere una collocazione superiore ed una inferiore... io
tendo ad assegnare la superiorità alla razza bianca".
Al
dunque, ciò che unicamente interessava agli Stati del Nord - vale la pena di
ripeterlo - era la liquidazione economica degli Stati del Sud. E la liberazione
degli schiavi e la loro immissione nelle fabbriche del Settentrione avrebbe
appunto determinata la completa e definitiva eliminazione dì ogni autonoma
risorsa economica del Sud, in uno con l'espansione massima dell'apparato
industriale nordista sull'intero territorio degli Stati Uniti.
Una precisa avvisaglia di guerra fu data dalle truci ribalderie che John Brown,
un sanguinario appartenente ad una famiglia di pazzi, commise dal 1856 al 1859
in una vasta area della Virginia, del Kansas e del Missouri. Protetto e
finanziato da due ricchissimi capitalisti di Boston, Gerrit Smith e Stearns
Wendell Phillips, John Brown iniziò una sua personalissima lotta armata per
liberare gli schiavi del Sud. Per ben tre anni egli non fece altro che tagliare
gole e trucidare barbaramente quanti avevano la sventura d'incappare nella sua
banda di delinquenti. Ogni qual volta si trovava a malpartito, egli si rifugiava
prontamente nei confini di un qualsiasi Stato del Nord, ove godeva d'impunità
sulla base del principio che " uccidere un sudista non era reato " (48).
Finalmente catturato
dai Sudisti, fu impiccato a Charleston il 2 dicembre 1859.
Ma
i rapporti fra il Nord ed il Sud erano ormai complessivamente assai prossimi al
punto di rottura. Gli Stati del Sud si sentivano sempre più estranei rispetto
alla parte settentrionale dell'Unione: ed, invece, sempre più affini alle grandi
isole dei Caraibi ed al mondo latino-americano in genere (49/167).
Essi avevano ormai
una loro peculiare e raffinata cultura, una loro specifica forma sociale,
un'autonoma scala di valori. Né accettavano di essere considerati dalla
supponenza degli Stati mercantilisti del Nord come un puro e semplice oggetto di
sfruttamento.
Il
6 novembre 1860, con l'elezione di Abramo Lincoln a Presidente degli Stati Uniti
d'America, la situazione precipitò. Lincoln non apparteneva alla classe politica
degli Stati del Sud e questi, che già avevano dovuta accusare una serie
notevolissima di contrarietà in sede legislativa, considerarono quell'elezione
come la prova esplicita di una volontà persecutoria e discriminatoria nei loro
confronti. Ne trassero dunque le estreme conseguenze, invocando una norma della
Costituzione Nazionale mai applicata in precedenza: quella che attribuiva a
ciascuno degli Stati dell'Unione il "diritto di secessione ". Gli Stati Uniti
d'America infatti erano nati come "libera unione di liberi Stati " ed a tale
loro irrinunziabile condizione avevano voluto conferire dignifìcazione e
perpetuazione costituzionale, grazie appunto alla previsione di un vero e
proprio diritto unilaterale di recesso, detto di secessione.
.
La Carolina del Sud fu il primo Stato a compiere un passo tanto grave. Elesse
una Convenzione Popolare e questa il 20 dicembre 1860 decise: " L'Unione che
esiste fra la Carolina del Sud e gli altri Stati, sotto il nome di Stati Uniti
d'America, è disciolta ". L'esempio della Carolina del Sud fu imitato da altri
sei Stati: nel gennaio 1861, in rapidissima sequenza, il Mississippi, la
Florida, l'Alabama, la Georgia, la Luisiana ed il Texas proclamarono anche essi
la secessione. Si aggiunse nel febbraio successivo, a costituire parte
integrante della nuova entità politica che si andava così formando, la Nazione
dei Pellerossa Cherokees. Quel mese stesso a Montgomery, capitale dell'Alabama,
gli Stati secessionisti si riunirono fra loro in Confederazione. Jefferson Davis
fu designato Presidente.
La
neonata Confederazione, a dire il vero, non brillò affatto per amalgama delle
sue componenti, giacché, dopo le prepotenze e gli abusi patiti per tanto tempo
per mano degli Stati del Nord, le popolazioni secessioniste erano troppo gelose
della ritrovata libertà e piuttosto restie ad accettare direttive troppo rigide
dal loro Governo centrale.
Mentre la Confederazione stentava così a superare le proprie contraddizioni
interne, l'Unione del Nord, indifferente alle profferte di amichevoli relazioni
avanzate dagli Stati del Sud, freddamente preparava la guerra di aggressione. La
decisione di dare inizio al conflitto fu presa personalmente da Lincoln, contro
il parere di buona parte del suo Governo ma con l'appoggio di un'opinione
pubblica che, grazie al martellante imbonimento ideologico del quale era stata
fatta oggetto, era giunta al più cieco fanatismo.
La
protervia dell'aggressione fu come una frustata in pieno viso per gli Stati del
Sud che ancora facevano parte dell'Unione. Essi - Virginia, Arkansas, Tennessee,
Carolina del Nord - ebbero una subitanea reazione di orgoglio ed immediatamente,
a loro volta, proclamarono la secessione.
"
Gli Stati del Nord ", scrive Carl Grimberg (46/II/23), " si attendevano una
guerra di pochi mesi, coronata da una vittoria rapida e facile". Ed, in vero, la
Confederazione del Sud non era affatto preparata alla guerra e non disponeva
delle forze sufficienti per affrontarla con ragionevoli speranze di vittoria. Di
fronte alla schiacciante superiorità dell'Unione, dotata di ogni tipo di
equipaggiamento, delle armi più moderne, di munizioni in esuberanza, di ottime
ferrovie, di una buona flotta, di una notevolissima industria siderurgica, il
Sud aveva ben poco da opporre, se non l'orgoglio e la forza della disperazione.
" Dalla sola vendita di scarpe e di pellami ", esemplifica Leo Huberman
(19/183), " il Nord ricavava più del guadagno che il Sud era in grado di trarre
dalla vendita dì tutto il suo cotone ".
Comunque i Sudisti, se avessero evitato lo scontro frontale in campo aperto ed
avessero invece adottato il metodo della guerriglia e dell'agguato reiterato
nelle parti più impervie e nelle grandi foreste del loro immenso paese,
avrebbero potuto certamente resistere anche all'infinito, causando ai loro
avversari difficoltà e problemi difficilmente superabili. Indubbiamente una
lotta per bande avrebbe consentito loro di restare sulla breccia assai a lungo "
... ma la cultura sudista", argomenta Luraghi (23/336), "si sarebbe essa stessa
logorata e sfilacciata: insomma sarebbe stata condannata ad una lenta morte
oscura, che ne avrebbe cancellato dalla Storia perfino il ricordo. Per ciò,
scegliendo di cadere in piena luce, sul centro della rìbalta, con le armi in
pugno, il Sud si preparò a "morire nel mondo per sopravvivere nella Storia': e
chiunque abbia studiato a fondo la "cultura' del mezzogiorno, le sue speranze, i
suoi miti, le sue realtà e le sue illusioni, può facilmente comprendere che
questo - e non l'oscura guerriglia - era il 'suo modo di morire' ".
Le
tribù pellirosse dei Creeks, dei Choctaws, dei Chichasawas, dei Seminoles si
schierarono al fianco della Confederazione.
La
guerra, iniziata nel 1861, durò cinque anni e fu letteralmente atroce, dilatata
a dimensioni apocalittiche. Milioni di uomini si affrontarono, lasciando alle
loro spalle la casa, la famiglia, il lavoro. Il fiore della gioventù americana
scese nella tomba. Centinaia di migliaia di esseri umani rimasero mutilati,
piagati psichicamente per il resto . dei loro giorni. Immense estensioni di
terreno, un tempo floride e ridenti, furono sconvolte, devastate, ridotte a
deserti. Decine e decine di fiorenti e belle città, di graziosi paesi, di
villaggi furono trasformati in cumuli di macerie. 1 soldati dell'Unione ebbero
il loro migliore condottiero nel generale Ulysses S. Grant, al quale fece da
contraltare in campo confederato il generale Robert E. Lee.
Mentre si produceva quell'immane ecatombe, e grazie ad essa, le forze della
rivoluzione capitalista, che avevano scatenata la guerra, si andavano
arricchendo formidabilmente, attuando le più ciniche manovre finanziarie
attraverso il controllo legale dell'inflazione, che consentiva loro di
estinguere i debiti con moneta svalutata e di procacciarsi i crediti a basso
tasso d'interesse.
Alla fine del 1864, malgrado il coraggio ed il valore dimostrato su ogni campo
di battaglia, la Confederazione non fu più in grado di proseguire la lotta: ed
il 9 aprile 1865, ad Appomattox, firmò la propria resa all'Unione. Il Sud
praticamente non esisteva più: esso era uno sterminato campo di rovine, dove la
popolazione moriva di fame. Circa 300.000 dei suoi uomini erano caduti, su una
popolazione di poco più che cinque milioni!
In
tanta rovina, qualche tenue motivo di speranza venne al Sud dall'atteggiamento
di Lincoln, intenzionato a non infierire sui vinti ma ad usare nei loro
confronti un trattamento d'indulgenza, come verso fratelli ritrovati. " Non
possiamo macchiare la vittoria con la durezza" (46/II/38), egli aveva più volte
proclamato. Non erano affatto queste però le intenzioni dei manipolatori di
capitali del Nord: essi volevano che gli Stati del Sud fossero letteralmente
schiacciati, onde poterli integrare nel proprio "sistema" di sfruttamento
economico, in modo mai più discutibile né contestabile.
I
banchieri ed i fornitori dell'esercito nordista erano inoltre fortemente
contrariati dall'intenzione del Presidente di pagare i debiti, contratti dal
Governo per fronteggiare le spese belliche, con i " greenbacks ", poiché questi
erano carta-moneta stampata direttamente dallo Stato, inconvertibili in oro,
basati unicamente sul credito del Governo Federale: e, se si fosse generalizzata
ed istituzionalizzata la prassi di Governi battenti moneta in proprio, i grandi
finanzieri avrebbero perduto quell'assoluto controllo della circolazione
monetaria, che costituiva la chiave di volta e la fonte prima della loro
onnipotenza economica. Per ciò, la sera del 14 aprile 1865, mentre assisteva ad
una rappresentazione teatrale, Lincoln fu assassinato a pistolettate da un certo
John Wilkes Booth (48/35), si dice su ordine di Judah P. Benjamin, dirigente
dell'Ordine di Sion (50/36), nonché mandatario della plutocrazia nordista.
Ad evitare che l'assassino potesse essere interrogato provvide la polizia
militare unionista, che pretestuosamente lo uccise. In questo modo, non solo non
si parlò più di comprensione e di tolleranza verso il Sud ma, al contrario, fu
scatenata una durissima campagna di linciaggio morale: Jefferson Davis, il
Presidente sudista, fu gettato in carcere, incatenato come un malfattore,
sottoposto ad ogni sorta di umiliazioni, torturato. Fu liberato un anno più
tardi perché nessuna accusa era apparsa sostenibile a suo carico. Quanto ai "
greenbacks ", ne fu bloccata l'emissione: ed i deputati corrotti - quelli cioè
che nella circostanza si erano piegati ai voleri dei potentati finanziari -
furono lautamente ricompensati con un gigantesco imbroglio, consumato ai danni
dei reduci. A costoro infatti il Governo aveva rilasciati dei certificati di
credito che, per effetto della svalutazione della moneta, si erano quasi
completamente deprezzati. Una volta che i deputati-speculatori ebbero incettati
questi certificati di credito ad un prezzo irrisorio, fu promulgato un
provvedimento legislativo, che li rivalutava al cento per cento, con garanzia
dello Stato.
Ad
evocare ed a celebrare la funzione di ostacolo che i " biglietti dal dorso verde
" avevano per qualche tempo dispiegata a fronte dell'avanzata dei manipolatori
di capitali verso la conquista della somma dei poteri nel mondo, spuntò fuori
una singolare canzoncina, riportata da Arthur Nussbaum nel suo libro " La storia
del dollaro " (51/148):
"Di te vogliamo cantare, o Greenback,
moneta della gente libera. E per tutti i tempi venturi i più grandi cantori di
ogni terra canteranno in rime giocose:
L'oro non è re.
Infrangi le catene
del vecchio Shylock
con tutti i suoi
buoni-oro
le
banche e gli anelli.
I monopoli
cadranno, in galera suderanno i ricconi.
Allora solo regnerà
la legge,
non i re del denaro
".
Col fallimento della "guerra d'indipendenza" del Sud, ossia con la sconfitta
della Confederazione, i capitalisti del Nord si affermarono dunque come il
potere egemone degli Stati Uniti: e nulla poté più opporsi alla trasformazione
di quel gigantesco paese nello strumento storico della Plutocrazia trionfante.
Al
Sud calò immediatamente una folla variopinta ed eterogenea di speculatori dal
Nord, che la vox populi definì con il termine di carpetbaggers, ossia di "
uomini con la valigia " (23/380). " Naturalmente non tutti costoro furono dei
disonesti ", spiega Luraghi (23/380), " né si trattava sempre di grandi
speculatori: i più grossi si tenevano nell'ombra. Sta di fatto che in questo
periodo fu facile al capitale nordista assicurarsi per pochi soldi il controllo
delle piantagioni meridionali dai proprietari rovinati. Alcuni centri
industriali cominciarono a sorgere qua e là, ma con capitale nordista, per avere
sul posto sia la materia prima a buon mercato che una mano d'opera sottopagata "
(23/380).
I
dati anzidetti trovano conferma ed ulteriore ampliamento in Eric J. Hobsbawm
(49/175): "Il capitalismo americano si sviluppò con rapidità vertiginosa dopo la
guerra civile: in essa numerosi grandi imprenditori del tutto privi di scrupoli,
noti con l'appellativo ben meritato di "robber barons', ossia di 'baroni della
rapina', avevano trovate le migliori opportunità d'illimitato arricchimento.
Diversamente dalla guerra civile e dal Wild West, l'era dei "robber barons" non
è entrata a fare parte del mito popolare americano ma rimane ancora un elemento
della realtà di quel popolo. I "baroni della rapina' continuano ad essere un
aspetto visibile della scena economico-finanziaria. Si è sostenuto che molti dei
grandi capitalisti americani furono in realtà degli innovatosi e dei creatori ma
anche la mente dell'apologeta rimane in forse davanti ad imbroglioni fatti e
finiti come i finanzieri Jim Fisk o Jay Gould ".
Raggelante appare la situazione dei vinti nelle parole di Dominique Venner
(45/267): " Il Sud è vinto, dissanguato, in rovina.
Ma questo non basta
ai radicali del Nord. Quello che vogliono è distruggerlo da cima a fondo. Questa
guerra non ha opposto solo due nazioni ma anche due società, due inconciliabili
concezioni del mondo. Ha preso di primo acchitto l'andamento di una guerra di
religione: si è alimentata col fanatismo degli estremisti.
Ed ora non cessa con
la fine delle operazioni militari. Il Sud subirà la sorte atroce che fu
riservata un tempo ai Catari.
Dietro la soldadesca
marceranno gli inquisitori ".
Anche il massacro dei Pellirosse, per qualche tempo rimasto in sottofondo, fu
ripreso con rinnovata ferocia. L'esercito americano - braccio armato della
Rivoluzione - consumò senza tentennamenti anche l'ulteriore vergogna, mentre i
nomi di Nuvola Rossa, di Giuseppe, di Cavallo Pazzo e di Toro Seduto entravano
nella leggenda con la grandezza di eroi omerici.
"
Cavallo Pazzo ", ha scritto R. Luraghi (23/417), " emerse come una tra le più
tragiche ed eroiche figure, torreggiante come un Achille o un Aiace Telamonio
vissuto fuori della sua era. Quanto a Toro Seduto, una paziente ricostruzione
critica della sua personalità ne fa una figura dalle proporzioni gigantesche,
uno tra i più grandi figli della terra d'America".
I
capitalisti nordamericani, la cui ricchezza personale fosse valutabile in
milioni di dollari, erano prima del conflitto col Sud appena tre in tutta
l'Unione. Le speculazioni fiorite sugli orrori della guerra portarono entro la
fine del secolo il numero dei milionari a tremilaottocento. Essi formarono una
élite sociale quanto mai arrogante, esibizionista e volgare. Le città
settentrionali della costa atlantica, specialmente New York e Boston, furono
invase da edifici di gusto pacchiano, nei quali le ricchezze erano boriosamente
ostentate.
Gli
altezzosi e sprezzanti trionfatori, vestiti con camicie dai bottoni di diamante,
trionfi delle loro grottesche dimore, eressero il denaro a misura unica di tutte
le cose. Essi, in uno Stato del quale erano i padroni, poterono insomma
applicare alla lettera la dottrina del Liberalcapitalismo, il cui principio
motore era soltanto quello del fare soldi attraverso lo sfruttamento del lavoro
altrui e sopraffacendo il più debole. La classe politica, mediocre e corrotta,
era completamente nelle loro mani ed al loro servizio. La concezione puritana
della ricchezza come segno terreno della benevolenza di Dio valeva a mondare
anche il più turpe dei comportamenti, purché fosse idoneo a procacciare denaro.
In
breve tempo i nomi di coloro ch'erano i veri padroni dell'America cominciarono a
diventare universalmente noti: Jay Gould, William V. Vanderbilt, Edward H.
Harriman John D. Rockefeller, Andrew Carnegie, John Pierpont Morgan, Jay Cocke e
poche altre decine, senza dimenticare la dinastia cosmopolita dei Rothschild.
Scrive W. C. Skousen (52/28): "La struttura creata tra il 1880 ed il 1933 da
questi magnati delle Big Banking e del Big Business per controllare il campo
finanziario era straordinariamente complessa. Ogni feudo economico poggiava su
un altro, entrambi a loro volta collegati con società semi-indipendenti, il
tutto a sostegno delle due guglie del potere economico e finanziario: una posta
nel cuore di New York, agli ordini di J. P. Morgan and Company, l'altra,
nell'Ohio, capeggiata dalla famiglia Rockefeller. L'influenza di questi business
"leaders" era così grande che i gruppi Morgan e Rockefeller riuniti, o anche
Morgan da solo, avrebbero potuto mettere a terra il sistema economico nazionale
".
Essi, tutti insieme costituirono il nucleo iniziale del Potere Economico
Mondiale e furono i primi oligarchi dell'occulta struttura sovranazionale volta
allo sfruttamento dell'umanità intera.La testa pensante di questo " mostruoso
organismo " si affacciò dunque alla Storia con la nascita stessa degli Stati
Uniti d'America.
Brano tratto da "i quaderni di Avallon " numero 5 del 1984
BIBLIOGRAFIA DEI SOLI TESTI CONSULTATI
(Nelle
citazioni bibliografiche, il primo numero fra parentesi indica il titolo della
pubblicazione, conformemente all'elenco qui sotto riportato. L'ultimo numero fra
parentesi indica invece la pagina. L'eventuale numero intermedio indica, per le
opere in più volumi, di quale volume si tratta).
1)
L'America Latina, di C. Gibson-M. Carmagnani-J. Oddone, UTET, 1976.
2)
Visto da destra, di Alain De Benoist, Akropolis, 1981.
3)
Il sovvertimento intellettuale come premessa delle rivoluzioni politiche nel
mondo moderno, di Alfredo Bonatesta, su "L'Uomo Libero" n. 9 del Gennaio 1982.
4)
Storia del popolo ebraico, di Cecil Roth, Silva, MCMLXII.
5)
Ebraismo Sefardita, di Federico Steinhaus, Forni, 1969.
6)
Gli ebrei e la vita economica, di Werner Sombart, vol. 1, Ar, 1980.
7)
La cabala di Cristoforo Colombo, di Maria B. Rosati, su "Il giornale d'Italia"
del 26-10-1981.
8)
Il ghetto, di Louis Wirth, Comunità, 1968.
9)
Gli ebrei nella storia di tre millenni, di Lea Sestieri, Carucci, 1980.
10) L'uomo tra misteri, miti e menzogne, di don Luigi Cozzi, stampato in proprio,
1981.
11) La cara oculta de la historia moderna, di Jean Lombard (4 voll.), Fuerza
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12) Il mito del sangue, di Julius Evola, Ar, 1978.
13) Storia della filosofia occidentale, di Bertrand Russel, Club del Libro,
1982.
14) Il mito Ariano, di Leon Poliakov, Rizzoli, 1976.
15) Lo spirito della nuova Inghilterra: il Seicento, di Perry Miller, Il Mulino,
1967.
16) Storia dell'antisemistismo, di Leon Poliakov (3 voll.), La Nuova Italia,
1974.
17) Protestantesimo e trasformazione sociale, di Hugh R. Trevor-Roper, Laterza,
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18) Storia popolare del mondo moderno, di Leo Huberman, Savelli, 1978.
19) Storia popolare degli Stati Uniti, di Leo Huberman, Einaudi, 1980.
20) Storia degli Stati Uniti, di Allen Nevins ed Henry Steele Commager, Einaudi,
1980.
21) Gli Stati Uniti d'America, a cura di Willi Paul Adams, vol. XXX della Storia
Universale Feltrinelli, 1978.
22) Storia sociale degli Stati Uniti, di Peter N. Carrol e David W. Noble,
Editori Riuniti, 1981.
23) Gli Stati Uniti, di Raimondo Luraghi, vol. XVI della Nuova Storia dei Popoli
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24) Storia d'Inghilterra, di George Macaulay Trevelyan, 2 voll., Garzanti, 1979.
25) Le forze occulte che manovrano il mondo, di Umberto Greco, pseudonimo
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26) L'ebreo internazionale, di Henry Ford, Ar, 1971.
27) Più di 4 mila miliardi regalati dal Congresso USA ad Israele, di R.A. Segre,
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28) Storia degli
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29) La Franc-Maconnerie et la Revolution intellectuelle du XVIII siècle, di
Bernard Fay, La Librairie Frangaise, 1961.
30) Misteri e dottrine segrete, di Bruno Nardini, Centro Internazionale del
Libro, 1976.
31) L'essenza della massoneria italiana, di padre F. Giantulli, Pucci Ciprian
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32) La Franc-Maconnerie d'après ses documents secrets, di Leon De Poncin
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33) La Massoneria: storia ed iniziazione, di Christian Jacq, Mursia, 1978.
34) Attualità della Rivoluzione, di Guido Gili ed Orio Nardi, Saven, Lugan 1979.
35) Adam Weishaupt:
a human devil, di Gerald B. Winrod, Sons of Libert Louisiana, USA, s.d.
36) Le società segrete che dominano il mondo, di Pierre Mariel, Vallecchi, 197
37) Governi occulti e società segrete, di Serge Hutin, Mediterranee, 1973.
38) Il dio quattrino, di padre A. Arrighini, Libreria Editrice Religiosa Fr
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40) La grande nazione, di Jacques Godechot, Laterza, 1962.
41) Che cosa è la Massoneria, di Francesco Gaeta, Sansoni, 1939.
42) La simbologia del dollaro, di Andrea Di Nicola, Solfanelli, 1977.
43) I misteri esoterici, di Giuseppe Gangi, Mediterranee, 1978.
44) Storia del mondo moderno, di AA.VV., Cambridge University Press, Ga zanti,
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45) Il bianco sole dei vinti, di Dominique Venner, Akropolis, 1981.
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47) Europa, madre delle rivoluzioni, di Friedrich Heer (2 voll.), Il Saggi tore,
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48) The nameless
war, di A. H. M. Ramsay, Sons of Liberty, Metairie, Lo siana, USA, s.d.
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della borghesia, di Erie J. Hobsbawm, Club degli Editori, 197
50) Droga SPA: la
guerra dell'oppio, di K. Kalimtgis-D. Goldman-J. Stei berg, Logos, 1980.
51) Storia del dollaro, di Arthur Nussbaum, Sansoni, s.d.
52) Il capitalista nudo, di W.C. Skousen, Armando, 1978.
53) L'America coloniale, di Richard Hofstadter, Mondadori, 1983.
54) Gli indiani d'America, di Wilcomb E. Washburn, Club del Libro, 1982. |