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di Lorenzo Navarra
Per i media italiani la scoperta
degli indios mapuche, in Cile e Argentina, è datata 1998. Durante i
mondiali di calcio di Francia un minuscolo centravanti cileno con la
faccia da indio saltò verso il cielo e fece gol all'Italia. Si chiamava
Marcelo Salas, di Temuco. Quell'anno lo portò a giocare nella Lazio Sergio
Cragnotti. I tifosi lo chiamavano Matador; i giornali più semplicemente
con il nome della sua gente, "mapuche"; e narravano la storia di colore
del ragazzino povero salito agli onori del mondo battendosi in campo,
lontano dalla sua gente e dalla sua terra disperata.
Anche Alex Lemun era nato a Temuco
ed era un mapuche. Anche lui si batteva in campo. Ma non per fare gol, per
la sua terra. Per la terra dei suoi padri. Lo hanno ammazzato che non
aveva neanche 17 anni. Lo hanno ammazzato i carabineiros perché il 7
novembre scorso insieme ad altri della comunità Montuti Mapu aveva
occupato il fondo Santa Alicia, terra mapuche in mano alla multinazionale
Mininco. I militari - tutto il mondo è paese - gli hanno sparato perché,
secondo il loro rapporto di servizio, aveva il volto coperto ed era armato
di sassi. Gli hanno sparato e l'hanno lasciato agonizzante a terra.
Alex è morto dopo cinque giorni di agonia a Temuco, in ospedale. "Io
continuerò a lottare per la terra. Mio figlio è un eroe nella lotta per la
difesa del nostro sangue", ha detto il padre. Un'organizzazione di lotta
dei mapuche ha dichiarato: "Siamo convinti che il sangue sparso nella
lotta per il recupero del nostro territorio ancestrale sia la dignità che
emerge da questi spiriti generosi e ribelli." I mapuche si stanno
organizzando, dicono i giornali locali del sud del Cile. E le
multinazionali si preparano a difendersi...
Un'altra storia vede Benetton
contro una famiglia mapuche della Patagonia. I Benetton delle bellissime
pubblicità democratiche e mondialiste. I Benetton che possiedono un
milione di ettari nella regione australe della Patagonia. Si tratta di una
battaglia legale tra la multinazionale e la famiglia Curiñanco - Rúa
Nahuelquir per occupazione illegale di un terreno appartenente alla
suddetta multinazionale.
I fatti: in agosto Atilio
Curiñanco e sua moglie Rosa Rúa Nahuelquir vanno dalle autorità competenti
della città di Esquel e chiedono di poter occupare un terreno del demanio
pubblico, conosciuto come Santa Rosa, ubicato a Leleque sulla strada
nazionale argentina, numero 40. Le autorità autorizzano e la famiglia
inizia a lavorare la terra tirando su una piccola fattoria, dissodando la
zona e piantando patate, fagioli, grano, mais e diversi altri ortaggi.
In settembre il fulmine a ciel
sereno. L'uomo di Benetton, Ronald MacDonald, amministratore della
estancia Leleque di proprietà della famiglia Benetton, presenta una
denuncia e il procedimento finisce nelle mani del giudice José Luis
Colabelli del Tribunale di Esquel. E in attesa delle decisioni il terreno
viene sgomberato e i beni sequestrati.
Chi ha ragione? La Holding Benetton che solo in Patagonia possiede quasi
un milione di ettari di terreno o i Curiñanco che hanno un'auto, una casa
nel barrio Vepam e lo stipendio di un operaio.
E' all'interno di questo processo
che si legge lo scontro finale del sistema: da una parte un popolo
indigeno che difende la sua identità e non rinuncerà mai al diritto di
seguire a sviluppare la cultura della propria mapu (terra). Dall'altra il
lato oscuro della globalizzazione (con una evidente complicità tra gruppi
di imprenditori, politici di turno e forze di sicurezza).
Chi ha ragione? Chi vincerà?
Domande oziose, dice un mio amico in vena di profezie. Vince chi ha i
soldi, i giudici, la polizia e tutto il resto. E snocciola i casi che
conosce a memoria: vincono gli israeliani sui Palestinesi, Bush su tutto
il mondo, e per restare alle nostre cosucce, Previti, Berlusconi con tanto
di Cirami. Perché mai, in un mondo ordinato secondo i voleri della potenza
economica e militare, dovrebbe porsi il dubbio che non vinca Benetton?
Invece no. Può vincere Benetton o
il suo Ronald patagone con qualunque ciramità argentina, ma non ha ragione.
E altre famiglie mapuche e altri indios, o contadini o gente del mondo
alzeranno la testa e sfideranno la sconfitta sicura. Fino a quando la
sconfitta non sarà più tanto sicura.
- Fecha insercion/data inserimento:
29/05/2006
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