La violazione dei
diritti umani in
Cile; una lettera
alla Corte Penale
internazionale per
denunciare la
violazione dei
diritti del Popolo
Indigeno dei
Mapuche, in Cile.
Mapuche. Lettera
aperta: Violazione
dei Diritti Umani in
Cile
VIOLAZIONE
DEI DIRITTI UMANI IN
CILE, IERI, OGGI E
DOMANI
Alla
Corte Penale
Internazionale
Alle
associazioni
solidali,
Alla
comunità
internazionale,
Agli
europarlamentari,
Signore e signori,
Le
immagini che ci
arrivano dal Cile
confermate e
documentate dagli
organismi
internazionali,
parlano da sé,
ancora una volta si
materializzava
l’ombra del
dittatore attraverso
la prepotenza e
l’abuso delle forze
di polizia che
reprimevano coloro
che manifestavano
con enorme sollievo
quanto stava a
significare per
l’umanità la
scomparsa del
dittatore più
terribile della
storia del Cile, il
genocida più
sanguinario mai
conosciuto dal
continente
latinoamericano e
dal mondo.
Il
bilancio
approssimativo che
si conosce quale
risultato degli
eterni anni della
dittatura:
3500
esecuzioni politiche,
fra essi bambini,
donne, anche incinte,
mapuche, giovani,
anziani, operai,
contadini, studenti,
intellettuali,
religiosi, cileni e
stranieri, tra cui
ci sono più di mille
desaparecidos di cui
ancora non sono
stati trovati i
resti, secondo il
"Proyecto
Internacional de
Derechos Humanos",
www.memoriaviva.com
Migliaia
e migliaia di
prigionieri politici,
Centinaia
de migliaia di
perseguitati e
torturati dalla DINA
e dal CNI, vero
Istituto della
Tortura, composto da
civili e membri
delle forze armate e
di polizia -
formatisi alla
“Scuola delle
Americhe” a Panama,
ribattezzata nel
gennaio 2001,
“Istituto di
Cooperazione per la
Sicurezza
dell’Emisfero”.
Oltre
mezzo milione di
esiliati politici.
Più di 300.000
emigranti che a
causa della politica
economica della
dittatura si videro
costretti a lasciare
il paese in cerca di
una migliore qualità
di vita.
Ma
in Cile, una delle "democrazie
più stabili del
continente" dove le
multinazionali hanno
trovato il
desiderato El Dorado
hanno comprato, e
continuano a farlo,
vasti territori in
Patagonia. Vendono
ciò che non gli
appartiene, le
multinazionali hanno
eserciti privati, si
è a conoscenza di
gruppi paramilitari,
come quello dei “Trizanos”.
Con
la morte del tiranno-genocida
è ancora più
evidente la forza e
il potere del denaro:
in Cile c’è una
corruzione sfrenata,
troppo il ritardo
nel giudicare un
genocida e ladro,
dall’altra parte una
esagerata rapidità
nel giudicare
sommariamente alcuni
casi e tra cui certi
senza nemmeno dare
seguito a processi
giudiziali,
ricorrendo anche
alla carcerazione
preventiva dei
mapuche (legge
antiterrorismo) che
difendono le loro
terre senza armi,
dall’uso distruttivo
e inquinante delle
multinazionali.
Tutto ciò non può
chiamarsi giustizia.
Il
genocida è morto
senza essere
giudicato e punito,
patti segreti lo
hanno protetto, il
suo sistema
repressivo,
dittatoriale e il
sistema economico
instaurato con la
sua tirannica
costituzione
continuano ad essere
vigenti, come
prosegue la
repressione del
popolo originario
mapuche allo stesso
modo se non peggio
dei tempi della
dittatura militare,
ai quali manifestano
la loro opposizione
alle ingiustizie
soprattutto sociali,
politiche ed
economiche, così
come agli studenti,
agli abitanti, ai
minatori ecc.
Per
l’impunità di cui ha
goduto il genocida
ed altri, i diretti
responsabili non
sono solo i politici
dei 17 anni di
pretesa democrazia.
Ci sono anche
militari e cittadini
appartenenti agli
alti livelli.
Tutto ciò ci porta a
vedere con chiarezza
il sistema
giudiziale obsoleto
ereditato dalla
sanguinaria
dittatura,
responsabile degli
assassini avvenuti
sotto questa
“democrazia” e di
coloro che oggi
continuano a morire,
come: Alex Lemun,
Victor Nahuelcheo
Curihual, Juan
Collihuin Catril,
Petronila Catrinao
Quintonahuel e tanti
altri, il che a
tutt’oggi non si è
potuto costituire
un’anagrafe con i
nomi delle tante
vittime dall’inizio
della dittatura.
Di
seguito si riporta
una lista di
prigionieri politici
mapuche reclusi:
Waikilaf Cadin
Calfunao (carcere
preventivo, recluso
nel CAS di Santiago,
da 70 giorni in
sciopero della fame
sospeso il
16/12/06).
Victor Ancalaf
Llaupe (38 anni),
Pascual Pichún
Paillalao (53 anni),
capo tradizionale,
Aniceto Norin
Catriman (44 anni),
capo tradizionale
Rafael Pichún
Collonao (22 anni),
José
Nain Curamil (32
anni),
Patricia Troncoso
Robles (37 anni),
Jaime Marileo
Saravia (28 anni),
Patricio Marileo
Saravia (32 anni),
Juan
Carlos Huenulao
Lienmil (39 anni),
Ociel Santi Paine
(26 anni),
José
Belisario Llanquileo
Antileo (27 anni),
Jorge Huenchullan,
carcere preventivo,
22/11/06,
Víctor Queipul,
carcere preventivo
22/11/06,
Antonio Cadin
Huentelao,
Jorge Landero
Calfunao,
Ernesto Lincopan,
Juana Calfunao
Paillalef, capo
tradizionale
Luisa Ana
CalfunaoPaillalef
Miguel Queipul
Marcelino Namoncura
“Oggigiorno si
reagisce con forza
nei confronti della
morte del tiranno,
ma non allo stesso
modo per la
violazione dei
diritti umani e per
la censura esistente
verso la situazione
del popolo mapuche”.
“Oggi è in atto una
terribile
repressione e
nessuno sa cosa sta
accadendo nel sud
del paese, a meno
che non abbia un
computer in casa. Ma
chi ha le risorse
economiche
sufficienti per
poter comprare un
bene considerato di
lusso?”
La
giustizia cilena e
il popolo
multietnico del Cile,
vivono sottomessi
all’eredità della
dittatura: LA
COSTITUZIONE,
braccio esecutore e
repressivo.
Paradossalmente la
presidente del Cile
governa e applica le
stesse leggi che
hanno ucciso suo
padre (fedele
difensore della
Costituzione cilena
del 1925) e non
della Costituzione
dittatoriale attuale
che ha fatto sparire
migliaia di persone
e torturato
centinaia di
migliaia di
perseguitati.
Egregi signori e
signore, alleghiamo
delle foto di feriti,
senza escludere
bambini e donne, a
seguito delle azioni
che si svolgono
continuamente nel
Cile del sud, e foto
di coloro che sono
stati torturati
durante la “famosa
democrazia cilena”.
Chiaramente queste
foto non si possono
trovare nei
quotidiani né nei
notiziari ufficiali
del paese.
“Il
Cile confina al nord
con il Perù e
con Capo Nord al sud si
eleva ad oriente la
cordigliera e ad
ovest risplende la
costa”
“in
mezzo al Giardino
delle Delizie, il
Cile confina al
centro con
l’ingiustizia”.
Nota: le persone che
sottoscrivono questa
lettera sono
consapevoli che per
il semplice fatto di
aver fatto tali
dichiarazioni,
corriamo il rischio
di essere accusati,
in base alla legge
n°18.314
antiterrorismo della
dittatura, e/o
secondo la legge
sulla Sicurezza
interna dello stato,
entrambi vigenti e
finora applicate.