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Nei giorni 6-7-8 di Giugno il Segretariato nazionale del Venezuela di
Amnesty International è riuscito a riunire per tre giorni membri del
governo, delle forze dell'ordine ed esperti internazionali di disarmo
per discutere di controllo delle armi e sicurezza, il tutto all'interno
della campagna internazionale Control Arms, che vede Amnesty
International in prima fila insieme ad altre Ong nel richiedere un
trattato internazionale sul commercio delle armi.
Il disarmo come elemento fondamentale per garantire il diritto del
cittadino alla sicurezza, è da questa premessa che parte l'iniziativa
ideata dall'organizzazione premio Nobel per la pace, che ha avuto tra
l'altro l'appoggio fondamentale del Governo bolivariano.
Negli ultimi anni la sicurezza ha superato disoccupazione e povertà tra
ciò che più spaventa i venezuelani, soprattutto nella città di Caracas
che da sola raccoglie il 25% della popolazione del paese. Di certo i
dati non fanno che dargli ragione: ogni anno avvengono nel paese circa
10.000 omicidi, e per ognuno di questi circa 13 rapine a mano armata.
L'apporto di esperti di vario tipo ha permesso di analizzare il problema
del disarmo del Venezuela nei suoi vari aspetti: dalla cultura
dell'autodifesa, ancora fortemente radicata in ampi strati della
popolazione, ad impietose analisi delle forze di polizia e della
giustizia da parte dei suoi stessi componenti, forse i più chiamati in
causa per via della corruzione, l'inefficienza e l'uso eccessivo della
forza. Certo è che la diffusa impunità e la mancanza di credibilità e
fiducia nella polizia contribuisce a un circolo vizioso che genera
insicurezza e immancabilmente altra violenza.
A questo proposito gli stessi funzionari di polizia hanno lamentato
l'enorme differenza tra i vari corpi, alcuni altamente
professionalizzati con percorsi formativi che durano più di un anno,
altri che ricevono un'arma dopo solo due mesi di preparazione.
Le giornate hanno comunque portato a un impegno preciso per il disarmo
da parte del Governo, sia con misure immediate che di lungo termine. Gli
esperti, giunti da Svezia, Brasile e Argentina, hanno tutti messo
l'accento sulla necessità di trovare l'appoggio delle comunità in cui la
proliferazione delle armi è più forte e sensibilizzarle al problema:
centri culturali, progetti che lavorino a livello educativo, uno studio
delle necessità delle aree più a rischio, consegna delle armi in cambio
di strutture sociali utili alla comunità, sono tutte misure che hanno
hanno già ottenuto un notevole successo nel caso dell'Albania e del
Brasile.
Sul lungo termine sembra che già inizi a prendere piede una nuova
missione del Governo bolivariano, chiamata Missione disarmo, che troverà
spazio affianco ai numerosi intervente già esistenti atti ad assicurare
assistenza sanitaria, alimentare e istruzione avanzata alle comunità più
bisognose del paese.
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