Sono appena ripartite dall’Avana le delegazioni dei 118 Paesi che formano parte
del movimento delle nazioni Non Allineate (NOAL), e tra gli addetti ai lavori
della comunicazione, convenuti in gran numero, affiora chiaramente che hanno
presenziato a un evento rilevante.
Ben al di là dell’interesse meramente spettacolare legato all’assenza
fisica del Presidente Fidel Castro –motivo per cui erano stati inviati a Cuba
molti di loro- il vertice dei NOAL ha cancellato definitivamente il clichet di
organismo residuale, senza identità, sopravvissuto alla bell’e meglio alla morte
del mondo bipolare.
L’importanza dell’appuntamento a Cuba dei due terzi delle nazioni del mondo è
stata espressa dalla presenza di una trentina di capi di Stato, tra cui
spiccavano quello indiano, del Pakistan, Kofi Anan, Chavez, Evo Morales e il
Presidente dell’Iran Mahmud Ahmad Nejad.
I titoli della stampa mondiale sono stati in gran parte dedicati alla "scandalosa"
risoluzione finale, con cui i NOAL difendono il diritto di qualsiasi Paese a
sviluppare la tecnologia nucleare per uso pacifico. Si oppongono alle minacce di
quelli che vogliono conservare il monopolio dell’energia atomica, soprattutto il
suo uso militare. Le bombe atomiche, è stato segnalato, dovrebbero essere
distrutte.
I rappresentanti dell’80% della popolazione mondiale, nonostante le differenze
di tipo di regime politico e di modello delle loro economie, hanno messo in
risalto e valorizzato il denominatore comune dell’appartenenza al Sud del mondo,
e la favorevole congiuntura mondiale che consente loro di fare passi concreti
per presentarsi con una sola voce davanti agli organismi multilaterali.
Kofi Annan ha dovuto ascoltare critiche aspre contro la struttura obsoleta e
discriminatoria dell’ONU, dove una cupola di 5 Paesi fa il bello e cattivo
tempo, abusa del privilegio feudale del diritto di veto, e si impone ai restanti
191 Paesi, lasciati alle discussioni, il più delle volte senza conseguenze
pratiche, dell’Assemblea generale. La cupola -formata da Stati Uniti, Gran
Bretagna, Francia, Russia e Cina- funziona concretamente come un comitato ancor
più ristretto in cui i primi tre decidono i temi da trattare, quelli da
escludere o da tergiversare, e mettono i cinesi e i russi di fronte al fatto
compiuto.
Kofi Annan ha ammesso il "deficit di democrazia" esistente, ma ha glissato sulla
benevolenza del Consiglio di sicurezza con le sistematiche violazioni della
legalità in cui incorrono Israele e Stati Uniti.
E’ stato in questi frangenti che si è percepito con nitidezza la potenzialità e
il nuovo ruolo che i Non-Allineati stanno assumendo. Di fronte agli ostacoli
crescenti che incontra l’unipolarismo e al suo declino morale, cominciano ad
agire come l’ONU del Sud.
Il Presidente iraniano Mahmud Ahmad Nejad, che parlava a nome dei Paesi asiatici,
lo ha espresso chiaramente quando ha chiesto per i NOAL un posto nel Consiglio
di sicurezza.
Lukashenko, presidente della Bielorrusia –unico Paese europeo presente all’Avana-
ha detto "…al nostro interno c’è chi ha abbondanza di materie prime, chi ha
sviluppato tecnologie e saperi, c’è chi ha ricchezze agroalimentari, e ci sono
anche quelli che hanno notevoli di risorse finanziarie. Dobbiamo scambiarcele
direttamente e cooperare senza intermediazioni di terzi".
Il Presidente venezuelano Chavez, cha parlava a nome degli altri capi di Stato
latinoamericani e dei Caraibi, ha proposto di prendere l’iniziativa sul terreno
finanziario, indicando l’importanza di "ritirare parte delle nostre riserve
monetarie, che ora si trovano nelle banche del nord, e formare una poderosa
Banca per finanziare il nostro sviluppo, alla nostra maniera, non quella che ci
vuole imporre il Fondo Monetario o la Banca mondiale".
Il punto critico è che il risparmio del sud non è mai stato al servizio dello
sviluppo di quelle regioni, perchè si evapora sotto forma di fuga di capitali, o
come trasferimenti delle Banche centrali nel circuito finanziario del G7. E
ritorna come "investimenti per lo sviluppo", però alla condizione di pagare
interessi ingiustificati alla banca internazionale.
La proposta di Chavez, che si abbina e coincide con una simile elaborata dall’Iran,
rilancia il progetto della Banca del sud per il blocco sudamericano: i risparmi
e le riserve monetarie devono finanziare lo sviluppo della regione.
La concretizzazione di questo progetto è attesa nei due vertici degli 11 Paesi
della Comunità Sudamericana di Nazioni, alla fine di settembre a Montevideo, e
in dicembre in Bolivia.
La prospettiva è quella di un mercato di capitali sudamericano in grado di
commerciare titoli propri –come sta avvenendo tra Venezuela ed Argentina- e un
sistema finanziario che possa proteggere il prezzo delle materie prime (alluminio,
stagno, caffè ecc), sottraendole al controllo dei monopoli transnazionali.
L’implosione dell’Unione sovietica e la fine del mondo bipolare non ha eliminato
la ragion d’essere e di esistere del polo di potere creato a Bandung mezzo
secolo fa. La breve stagione dell’illusione neocons su di un illimitato
egemonismo unipolare, rapidamente degradatosi a delirio unilateralista, ha
rinvigorito i NOAL. E' stata unanime la costatazione che il mondo -dall'inizio
della "guerra al terrorismo"- è diventato più insicuro e crudele, soprattuto per
i civili.
Parallelamente, le conseguenze draconiane del fondamentalismo di mercato del
FMI, hanno permesso di conoscere le vere sembianze del neoliberismo anche a
Paesi -ben rappresentati nel NOAL- che non hanno nulla di progressista, di
sinistra o di "populista".
La paralisi della Ronda di Doha esprime che le "aperture" dei mercati hanno
raggiunto il limite massimo; senza l’abbandono dei sussidi all’agricoltura da
parte dell’UE e degli Stati Uniti, la Banca Mondiale dovrà limitarsi all’amministrazione
dell’esistente. In altre parole, la spinta propulsiva del neoliberismo è
pressochè esaurita.
Il FMI sta in cattive condizioni di salute, attualmente ha le casse colme ma ha
perso clientela, e sta svanendo lo status di unico erogatore di crediti. Per una
banca è il colmo aver perso il 95% del portafoglio-clienti. C'è poca gente agli
sportelli, perchè non è un affare ricevere crediti a patto di dare in appalto al
FMI la sovranità sulle economie nazionali. E' un bizzarro liberismo quello di
pianificare dall'esterno le scelte economiche e monetarie degli altri.
Il fallimento della colonizzazione dell'Iraq, l'impossibile controllo
monopolistico delle riserve energetiche del pianeta, ha decuplicato il prezzo
del petrolio e del gas. Grandi flussi finanziari si sono spostati verso l'area
dell'OPEC, Russia, Iran e Venezuela, che stanno provvedendo al fabbisogno
energetico dell'India e della Cina.
E' aumentata l'importanza strategica dell'energia, per di più tende ad essere
commerciata direttamente da Stato a Stato, si vendono meglio le altre materie
prime, e la Russia, Brasile ed Argentina hanno azzerato o ridotto al minimo il
contenzioso con il FMI.
Esistono risorse crescenti ed un potenziale mercato fianziario alternativo,
dislocato all'interno o nelle adiacenze dell'area NOAL,che di fatto è
concorrenza o alternativa al FMI.
Ormai malfamato, per rimediare fa concessioni dell'ultima ora, ed offre una
maggiore rappresentatività alla Corea del sud, Messico, Costarica e Cina.
Con
questo scenario di fondo, si può apprezzare nella giusta luce il compattamento
dei non-allineati e il grande spazio di manovra possibile nei riguardi degli
organismi multilaterali come l’ONU, FMI e BM. Come dicono i cronisti del calcio,
ci sono vaste praterie disponibili davanti agli attaccanti NOAL, qualora
facessero un gioco più di squadra e più offensivo.