IIRSA (Iniziativa
per l'Integrazione
dell'Infrastructura
Regionale
Sudamericana) viene
proposta nel 2000 a
Brasilia dalla
riunione dei
presidenti
latinoamericani
dell'epoca (Bolivia,
Hugo Bánzer Suárez;
Brasile, Fernando
Henrique Cardoso;
Colombia, Andrés
Pastrana Arango;
Ecuador, Gustavo
Noboa; Perú, Alberto
Fujimori; Repubblica
del Suriname,
Runaldo Ronald
Venetiaan; e Enrique
Iglesias, Presidente
del Banco
Interamericano de
Desarrollo BID -
con il Presidente de
la Corporación
Andina de Fomento –
CAF - Enrique
García).
E' un megaprogetto
che prevede la
costruzione di
strutture di
comunicazione
terrestri, fluviali,
e marittime, inter-amazzoniche
e trans-andine.
Prevede di
sviluppare i
seguenti assi di
comunicazione:
MERCOSUR-Chile;
Brasil-Bolivia-Paraguay-Perú-Chile;
Venezuela-Brasile-Guayana-Surinam;
Orinoco-Amazonas-Plata;
asse Amazónico;
Neuquén-Concepción;
asse Andino;
PortoAlegre-Jujuy-Antofagasta;
Bolivia-Paraguay;
Perú-Brasile, nonchè
tutta la logistica
marittima
dell'Atlantico e del
Pacifico. Non si può
far a meno di dire
che il qualificativo
più apropriato è "faraonico".
Infatti, è il
progetto preferito
dalla Banca Mondiale,
quello che era
desposta a
finanziare. Una
ghiotta occasione di
business per il
neoliberismo
internazionale,
all'epoca delle sue
vacche grasse.
Basti vedere che tra
i presidenti-padrini
dell'impresa
spiccano Banzer,
Fujimori, Noboa,
della cui "statura
democratica" si è
potuto accertare in
questi anni. E'
importante ricordare
come IIRSA (http://www.selvas.org/DossIIRSA.html)
sia stata
identificata in
quell'epoca come il
"cantiere dell'ALCA",
l'Area di Libero
Mercato delle
Americhe, che vedeva
in quella rosa di
Presidenti dei
sicuri difensori
delle sue mete.
Ora l'ALCA è stata
archiviata e
relegata nel museo
delle chimere.
IIRSA è stato
definito il progetto
di infrastrutture
più grande del
mondo, per
l'ampiezza dei suoi
interventi, ma anche
per l'audacia
estrema degli stessi.
L'asse Interoceanico,
infatti, pretende
dragare e rendere
navigabili i fiumi
amazzonici per
permettere di far
risalire sino alle
Ande le grandi
chiatte per il
trasporto delle
merci. Attraverso un
valico nella dorsale
sudamericana,
sfociare nel
Pacifico, creando
così un passaggio
alternativo a Panama
tra i due oceani.
Fantascienza?
Sicuramente una
mazzata alla
biodiversità e agli
attuali equilibri
territoriali, che si
rifletterebbero
immediatamente sul
modo di vita delle
popolazioni ivi
ospitate.
Selvas,
l'Osservatorio sulla
Regione Andina,
rende noto che "nessun
parlamento nazionale
ha legiferato sugli
impatti economici,
sociali e ambientali
di tale progetto,
benchè lo stesso
coinvolga tuto il
continente". I
presidenti del 2000,
si sono limitati ad
auspicare questo
megaprogetto
affidandosi ad un un
unico "consorzio
transnazionale",
incaricato della
gestione ed
applicazione, e del
controllo degli
amministratori
nazionali e locali a
cui sub-appalterebbero
ben 335 progetti
diversi. Questa
centralizzazione
determina una
pericolosa "asimmetria
ed atomizzazione",
cioè la "mancanza di
un vertice di
responsabilità e di
un committente unico
al quale riferirsi
per la risoluzione
dei problemi
dell'impatto
ambientale,
governance,
trasparenza e
controllo degli
appalti" (Selvas).
Il megaprogetto
IIRSA è rimasto sino
ad oggi una materia
di deliberazione
confinata alle
elites tecnocratiche
e finanziarie
sudamericane,
sconosciuto
all'opinione
pubblica ed ai
movimenti sociali
dell'area. Nessun
governo, sino ad
oggi, si è
pronunciato
pubblicamente, nè ha
aperto una
discussione sul
faraonico progetto.
Nonostante sia
indispensabile il
consenso sociale
attorno a queste
335 opere, data la
mole delle risorse
economiche richieste
e la salvaguardia di
territori abitati da
popolazioni indigene,
che li hanno sempre
preservati.
Il quadro
sudamericano si è
profondamene
modificato rispetto
2000: Lula ha
annullato diversi
contratti firmati
dal suo predecessore
Cardoso che
prevedevano la
presenza degli Stati
Uniti nell'area. Le
elites politiche ed
economiche
difficilmente
rinunceranno o
sapranno fissare
condizioni alla
cascata di capitali
preventivati
dall'IIRSA.
L'inviluppo delle
reti di trasporto
tra le nazioni del
continente hanno
storicamente
favorito
l'importazione delle
merci, la dipendenza
estera ai manufatti,
l'isolamento
politico e sociale
che ha favorito le
dittature e le
soppressioni
democratiche.
"La convergenza dei
governi
latinoamericani
verso la creazione
di un mercato unico
regionale ha bisogno
di strutture viarie
che difficilmente
riceverebbero fondi
e investimenti
sicuri quanto ne
riceve la struttura
fondata nel 2000. Il
silenzio assenso dei
locali presidenti
sudamericani
dimostra la
necessità primaria
di non interrompere
queste linee di
finanziamento che
nascono per l'ALCA,
e concludono con uno
dei maggiori e
competitivi mercati
mondiali nascenti.
Questa emancipazione
continentale sarà
sicuramente a
discapito di masse
di popolazione,
quali gli abitanti
di zone rurali,
indigeni, indigeni
non contattati, e
andrà a discapito
dell'equilibrio
ecologico di
numerossissime aree
sensibili. Questo
porterà nel prossimo
futuro gravi
confronti tra Stati
e popolazioni locali,
tra Stati e enti e
associazioni per la
difesa dei diritti
sociali, ambientali
e dei diritti umani"
(Selvas).
Il Ministero degli
Esteri del governo
italiano in carica
sta promuovendo
energicamente
l'IIRSA, quasi si
trattase una
iniziativa di nuovo
conio e non di un
progetto risalente
al 2000, cioè in
pieno furore
neoliberista. Si
tratta di un campo
d'intervento
limitato
all'Impregilo,
Astaldi e poche
altre imprese. E'
necessario non
occultare o
minimizzare i rischi
e la complessità di
un'operazione a
rischio che –in un
imminente futuro- ha
molte probabilità di
ritrovarsi
nell'occhio di un
ciclone. Questo
cantiere
continentale può
ledere diritti
dell'ambiente e
dell'uomo. Lo Stato
non può posticipare
le analisi delle
conseguenze negative
ad opere terminate,
tantomeno prestarsi
a garantire linee di
credito o coperture
finanziarie a
progetti che non
sono passati al
vaglio
dell'approvazione
politica. E che non
contano sul consenso
sociale
sudamericano,
specificamente delle
popolazioni
originarie,
principali vittime.