Il consolidato consenso
latinoamericano che si è proiettato internazionalmente a Santo
Domingo, nel vertice del Gruppo di Rio, è sorprendente...ma non troppo.
La comunità continentale ha dimostrato la capacità di saper affrontare
e risolvere i propri problemi più urgenti, in maniera diretta e senza
mediazioni di altre istanze, quando non c'è la presenza degli Stati
Uniti.
Il Gruppo di Río ha agito come un vero e proprio parlamento
latinoamericano, deliberante, con elevata capacità di elaborazione
politica consensuale. E' riuscito laddove la obsoleta Organizzazione
degli Stati Americani (OSA) non riesce ad andare oltre la stanca
elaborazione di risoluzioni in "politichese", prive di contenuti e di
effettività.
La OSA ha il piombo nella ali dalla guerra delle Malvine, quando gli
Stati Uniti si schierarono al lato dell'aggressione inglese, mostrando
il pollice verso all'Argentina.
Latinoamerica ha bisogno di una istanza propria, autonoma e
indipendente, vale a dire senza l'anglosfera canadese e USA. Il Gruppo
di Rio ha inferto una seria ferita alla OSA, ed ha gettato le basi per
cominciare ad agire già come un'incipiente Organizzazione degli Stati
Latinoamericani (OEL).
La mazzata di Santo Domingo è stata demolitrice, e lo dimostra la
reazione scomposta -ma prevedibile- del bushismo, che aumenta il
volume dello schiamazzo mediatico e punta il dito contro il Venezuela
e l'Ecuador "complici" del narcoterrorismo. Le prove starebbero nei
famosi computer (a-prova-di-bomba) di Raul Reyes.
Insomma, Bush vuole inserirli -entro novembre- nella sua lista di
Stati fiancheggiatori del terrorismo, perchè sta cercando in tutti i
modi di soffiare sul fuoco, per ravvivare artificialmente tensioni e
conflitti nell'area sudamericana.
Se fosse vero che la FARC ha ormai il monopolio mondiale della cocaina,
è credibile che il Venezuela la finanzi con 300 milioni di svalutati
dollari?
Bush cerca di rimestare nel torbido, però non ha nulla di positivo da
offrire alla regione sudamericana, salvo armamenti, secessioni,
separatismi e guerra. La retorica "antiterrorista" ha preso il
sopravvento su quella del "progresso inarrestabile". Ed è sempre più
evidente, invece, l'avidità sguaiata con cui guarda alle riserve
energetiche, minerali, idriche ed agroalimentari della regione.
La Colombia è isolata, suscita preoccupazione, e viene percepita
sempre più come un focolaio di instabilità che potrebbe degenerare in
"pericolo regionale".
Il Brasile ha annunciato la costruzione di una grande "fortaleza"
militare nell'Amazzonia, precisamente alla frontiera con la Colombia.
Si avvicina il 17 marzo, e i ministri degli Esteri della OSA dovranno
condannare esplicitamente l'aggressione militare della Colombia.
Altrimenti, dice il Presidente Correa, l'OSA dovrà essere gettata
nella "pattumiera della storia".
Tito Pulsinelli







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