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La
previdenza integrativa supera in affanno il giro di boa del primo semestre. Da
gennaio a giugno i fondi pensione chiusi, aziendali o di categoria,
hanno perso in media lo - 0,2%,
mentre il Tfr ha fruttato
l’+1,5%. Si potrebbe commentare: “E’
il mercato, bellezza!”
"Un
segnale negativo che giunge in concomitanza con l’intenzione manifestata dal
governo di anticipare al 2007 la riforma che prevede il trasferimento del Tfr
alla previdenza integrativa. La perdita del primo semestre mette una pesante
ipoteca anche sulla seconda metà dell’anno. Con un’inflazione stabile al 2,3% il
Tfr si rivaluterebbe del - 2,9% netto. Per tenere il passo della liquidazione, i
fondi chiusi dovrebbero registrare d’ora in poi una performance superiore al
3%".
Questo
in sintesi il commento su “Il Corriere economia” di lunedì 10 luglio 2006 a
proposito dei rendimenti dei fondi pensione aperti e chiusi a cui il supplemento
dedica tre articoli.
I dati
pubblicati smentiscono, a poche settimane di distanza dalla loro pubblicazione,
i dati forniti dalla Covip su il Sole 24 ore del 21 giugno 2006. Una
ulteriore conferma a quanto da sempre sosteniamo e che fonda la nostra
contrarietà al trasferimento del TFR nei fondi pensione.
L’incertezza dei rendimenti dimostra
che la scelta di affidare alla borsa il proprio futuro pensionistico,
come sostenuto dai sindacati confederali e
autonomi, non è nell’interesse
delle lavoratrici e dei lavoratori ma semmai delle assicurazioni e dei gestori
dei fondi stessi. Il fatto che i sindacati che sostengono la bontà di questa
scelta abbiano “le mani in pasta” spiega molto.
Il “conflitto” di interessi tra il
mondo del lavoro e chi “per grazia ricevuta” continua ad esercitare il monopolio
“coatto” della sua rappresentanza è giunto ad un punto di non ritorno.
*responsabile SINCOBAS |