Chi osanna Chavez
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Pubblichiamo questo articolo di Piero Armenti perche' mette ben in evidenza la situazione del Venezuela: un capitalismo che sta facendo affari d'oro come in pochissimi paesi del mondo; un capitalismo che osanna ad un presidente socialista. Il chavismo lite, il chavismo che propugna una rivoluzione borghese, il chavismo sin chavez riuscira' ad avere la meglio su un presidente, Hugo Chavez, ed un popolo, o meglio una parte del popolo, cosciente della necessita' di un sistema economico alternativo? La rivoluzione è in pericolo?

Piero Armenti, LPG, 11/12/2006

Il presidente di Banesco, banca che controlla il 18 % del mercato venezuelano, ammette: "Siamo sempre più ricchi". La nuova strategia dei capitalisti prevede due mosse: parlare bene del governo e del socialismo, fare la carità nei barrios. Il Venezuela si dimostra impregnata di capitalismo fino al midollo.

“Abbiamo guadagnato più soldi che mai”. Sono le parole del presidente Banesco, Juan Carlos Escotet, banca che in Venezuela controlla il 18% del mercato .

Come dargli torto? Al di là dei proclami antimperialisti, i capitalisti in Venezuela stanno facendo affari d’oro, ma adesso cercano di perfezionare  la propria strategia attraverso due mosse: appoggiare in maniera sempre più aperta il presidente “rosso”, con interviste sui giornali (come quella da cui è tratta la dichiarazione d’apertura), e fare la carità nei barrios.

 Si sentono tranquilli, sanno che la radicalizzazione della rivoluzione non li tocca:  il partito di Chàvez, MVR, che alle elezioni ha superato il 40% di voti…una fortuna considerando che è  la parte più moderata del chavismo, quella che li garantisce contro le  espropriazioni (quella delle banche la più temuta) auspicate dai comunisti ortodossi e dai movimenti più estremi, ma alla resa dei conti solo solo flautus voci: la realtà è che in Venezuela il capitalismo ha impregnato il paese fino al midollo.

Le banche soprattutto sono molto riconoscenti al governo in carica. Sempre Escotet spiega il perchè: “Abbiamo guadagnato grazie al controllo del cambio. E’ uno strumento che lo stato ha preso per detenere la fuga di capitali, in crescita vertiginosa dopo lo sciopero del 2002/03, assolutamente giustificato nel momento in cui si venne statuito perché ha impedito a 9000 milioni di dollari, che ogni anno se ne fuoriescono, di continuare a farlo. Il controllo di cambio ha fatto crescere la base monetaria, e l’aumento della liquidità ha fatto crescere la materia prima delle banche, cioè il denaro. Questo ha fatto sì che i nostri affari crescessero in proporzioni sconosciute fino ad ora, anche perché parallelamente è cresciuta la variabile petrolifera, che è il locomotore dell’economia. Se a questo aggiungiamo una spesa fiscale alta, il risultato è la crescita degli affari per le banche”. Il socialismo non fa assolutamente paura : “Se il socialismo implica una miglior forma di distribuire le entrate, migliorare il benessere e far uscire la gente dalla povertà, io sarò il primo che si dirigerà verso il socialismo”.

La seconda parte della strategia filo-governativa implica assumere, come impresa, la responsabilità sociale. In pratica fare profitti, ma una parte investirla per il benessere degli “ultimi”. Ovviamente questo implica un aumento dei costi (le banche di certo non rinunciano ai propri profitti) che ricadono sul consumatore, che per le banche sono la classe media, il piccolo risparmiatore, il piccolo imprenditore. A spiegarne i meccanismi è il presidente: “Ci preoccupiamo di educazione e salute, settori in cui applichiamo iniziative di ridistribuzione della ricchezza. Ma abbiamo anche un progetto, Banca Comunitaria Banesco, per arrivare nelle zone più popolari del paese. Si tratta di far arrivare la banca ad una fetta della popolazione che attualmente è in mano agli usurai. Noi banchieri abbiamo deciso di andare nei Barrios e cercare lì i nostri clienti. Già abbiamo consegnato più di 5000 crediti. La cosa bella è che il 55% di questi nuovi clienti non aveva tenuto mai prima un credito”.

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