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Gennaro Carotenuto
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E’ morto
Pinochet, il sadico
che spense la
primavera.
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Che
l’inferno non gli
sia lieve.
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Articulo en español
Oggi è un giorno
triste per la storia
del Cile e
soprattutto per la
giustizia cilena. Il
più grande criminale
nella storia di quel
paese e forse
dell’intera America
Latina, Augusto
Pinochet Ugarte, è
morto nel suo letto.
Per i 3.500
desaparecidos, per
le decine di
migliaia di
torturati e
prigioniri politici,
per il mezzo milione
di esiliati non ci
sarà mai giustizia.
Gennaro Carotenuto,
LPG, 11/12/2006 |
Oggi è un giorno
triste per la storia
del Cile e
soprattutto per la
giustizia cilena. Il
più grande criminale
nella storia di quel
paese e forse
dell’intera America
Latina, Augusto
Pinochet Ugarte, è
morto nel suo letto.
Per i 3.500
desaparecidos, per
le decine di
migliaia di
torturati e
prigionieri politici,
per il mezzo milione
di esiliati non ci
sarà mai giustizia.
In un conato di
dignità il governo
concertazionista,
che pure ne ha
discusso per tempo
spaccandosi, ha
annunciato che non
ci sarà né lutto
nazionale né
funerale di stato.
Con quello che passa
il convento nel Cile
del 2006, tiriamo un
sospiro di sollievo
e restiamo quasi
stupiti per la buona
novella.
Pinochet il sadico,
quello che ordinava
di torturare
infilando topi nelle
vagine delle
prigioniere
politiche, è morto
nel suo letto senza
essere mai stato
neanche per un’ora
in carcere.
Pinochet il
traditore, che si
finse fedele al
Presidente Salvador
Allende fino
all’ultimo istante,
è morto con qualche
vescovone che gli
impartiva i
sacramenti.
Pinochet il ladro,
forse solo Francisco
Franco e Ferdinando
Marcos rubarono come
lui, che faceva
girare su oltre
cento conti correnti
statunitensi le
centinaia di milioni
che sottraeva
all’erario pubblico,
è morto nel lusso.
Pinochet il sepolcro
imbiancato, che
aveva riportato il
Cile al medioevo, è
morto con le sue tre
figlie al capezzale,
quelle che già madri
e nonne ottennero
ben sei annullamenti
dalla compiacente
Sacra rota.
Pinochet il
burattino, manovrato
da Henry Kissinger (degno
compare anche lui
morirà nel suo letto),
dalla CIA,
dall’Anaconda e
dall’ITT (oggi AT&T)
come un pupazzo, per
evitare la giustizia,
è morto facendosi
passare da demente.
Anche il più
ignobile dei
dittatori, anche
Adolf Hitler aveva
un progetto
propositivo, per
quanto aberrante
fosse. Pinochet no.
Pinochet solo voleva
spegnere la
primavera. Odiava il
fiorire del Cile
dell’Unidad Popular
e si considerava il
tutore dell’ordine
per conto di quelle
50 famiglie che
tutt’ora si
considerano e sono
padrone del paese
più classista del
mondo.
E la soffocò, la
primavera. Pinochet,
Pin8, muore da
trionfatore, nessuno
si illuda. Ha svolto
bene il suo compito
di burattino. Il
Cile è oggi un’isola
remota circondata
dalle Ande, il Polo
Sud, il Pacifico e
il deserto, l’unico
angolo del
continente
impermeabile alla
nuova primavera
latinoamericana. Un
esercito ipertrofico,
modernissimo,
aggressivo, continua
a fare da tutore
dell’ordine per le
stesse aristocrazie
di sempre, da
Portales a Manuel
Montt a Pinochet.
Nessun parlamentare
a sinistra della
Concertazione sarà
mai eletto con la
legge elettorale
fatta dal dittatore
per la democrazia
autoritaria che gli
successe e che il
governo si guarda
bene dal cambiare.
Il centrosinistra
più “moderno” al
mondo ha completato
in questi 17 anni e
reso eterna
l’imposizione del
modello per la quale
Pinochet aveva
chiamato all’opera i
Chicago Boys, i
tecnocrati
neoliberali. Questi,
come nel libro di
Primo Levi, hanno
scelto uno a uno “i
sommersi e i salvati”.
Da quel campo di
concentramento che
era il Cile di
Pinochet, la metà
della popolazione (quella
che credeva nella
primavera) fu
sommersa nella
precarietà perché
l’altra metà, quella
che oggi piange
Pinochet, potesse
continuare a vivere
nel lusso.
E’ morto Pinochet,
il sadico che spense
la primavera. Che
l’inferno non gli
sia lieve.
http://www.gennarocarotenuto.it
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