Gennaro Carotenuto,
Brecha,
LPG,
04/10/2006
Entrevista
en español
Non c'è soluzione ai problemi
latinoamericani che non passi per l'itegrazione latinoamericana. Gennaro Carotenuto intervista Hugo
Chávez Frías
da Caracas
La costruzione dell'unità
latinoamericana è il sogno frustrato del continente fin dalla sconfitta
politica del libertador Simón Bolívar, quasi due secoli fa. Per
liquidare un progetto politico già sconfitto in varie circostanze in
nessun luogo come l'America Latina l'impero statunitense ha utilizzado
lo strumento del divide et impera dell'antico impero romano. Eppure,
oltre le sconfitte il progetto, il sogno, rinasce. Perché è l'unico
cammino possibile.
Gennaro Carotenuto : Presidente, lei
afferma come elemento chiave del suo programma politico, la necessità
ineluttabile di un processo d’integrazione, della costruzione di una
grande patria latino-americana dal Rio Grande alla Terra di Fuoco.
Hugo Chávez Frias : C'è ancora molto
del sogno quando parliamo dell’integrazione latino-americana. Ma, noi,
crediamo che sia un sogno possibile. Un’utopia realizzabile. Io credo
che questo sia un buon momento per realizzare sogni. Andiamo avanti
verso questo obiettivo scegliendo di prendere varie direzioni, aprendo
diversi fronti. E credo che nessun altro sogno possa realizzarsi se non
si comincia da un processo unitario latinoamericano.
Gennaro Carotenuto : Eppure, alcune
sigle sono già entrate nella Storia, in particolare ALALC, ALCAN e
Mercosur. Adesso al Cuzco avete appena creato la Comunità Sudamericana
di Nazioni alla quale è necessario dare un contenuto.
Hugo Chávez Frias : La Comunità
Sudamericana delle Nazioni è un passo importante: non importa se
avanziamo solo di un millimetro su questa strada, l’importante è che sia
nella direzione giusta. Perché al contrario potremmo andare come un
treno, ma nella direzione sbagliata. Teniamo chiara la meta, bussola e
mappa alla mano, e avanziamo contro vento e tempesta. A volte il vento è
molto forte e non possiamo andare avanti e a volte dobbiamo anche fare
un passo indietro, ma questa è la nostra rotta. Non importa quanto tempo
ci voglia. Abbiamo fatto un passo in questa direzione e questa direzione
è giusta.
Ma fai caso a come è cambiato almeno
il discorso in questi vertici. Prima, quando io arrivavo, la gente
diceva: “Ecco che arriva quel matto di Chávez”. Mi ricordo che durante
uno di questi primi vertici nei quali eravamo presenti, intervenni io,
poi Fidel interviene. Subito dopo Fidel mi manda un bigliettino che
dice: “Chávez, mi pare che non sono più l’unico diavolo in queste
riunioni”. E' che noi abbiamo un progetto d’integrazione, per i popoli e
per i lavoratori. E non potranno nulla contro di noi, uniti come siamo.
Abbiamo un progetto, una strategia e mille tattiche, mille reggimenti
all’offensiva. Non c'è nessuno che può fermare questo movimento
rivoluzionario in queste terre. Adesso bisogna dare forma a questo
movimento internazionale, ed è urgente perché l’aggressione alla quale
Cuba ha resistito per più di 40 anni, e continua a resistere, con le
minacce che ancora crescono, e l'aggressione alla quale il Venezuela sta
resistendo saranno ugualmente lanciate contro ogni governo o paese che
cerca di distaccarsi dall’Impero.
Gennaro Carotenuto : Epperò la
costruzione della patria grande latinoamericana che lei ha di nuovo
portato sulla scena politica è un sogno così grande che molti
latinoamericani, particolarmente quelli del sud del continente, non
osano neanche sognarlo. Ci sono alcuni governi progressisti che vi fanno
solo riferimenti pallidi e rituali. Sarebbe interessante per lettori di
Brecha di iscrivere il suo sogno bolivariano nell’ambito di un’agenda
politico concreto.
Hugo Chávez Frias : Noi stiamo
imparando tante cose. Il popolo impara queste cose. E abbiamo capito che
la tecnica deve servire la politica. La politica deve essere la regina,
al di sopra della tecnica e dell’economia. È da qui che nasce l’idea di
Petrosur, Petroamérica, o Petrocaribe, non importa il nome. Immagina il
poter sommare il potenziale petrolifero che possiede il Messico con
quello dell’Argentina, del Venezuela, della Bolivia e della Colombia. In
tutti questi paesi c’è del petrolio, dove di più, dove di meno. E il gas
naturale. Cuba possiede molto petrolio. Fidel dice che vuole entrare
direttamente nell’OPEC.
Gennaro Carotenuto : Si intende che
per lei il cammino passa per l’integrazione economica secondo un modello
simile a quello dell’Unione Europea.
Hugo Chávez Frias : Noi abbiamo
proposto la creazione di una Banca centrale latinoamericana. Dove sono
le riserve del Venezuela? Nelle banche del Nord. Oro, dollari, euro. E
più in là: un Fondo monetario latinoamericano. Noi vogliamo uscire dal
Fondo monetario internazionale. Però in tutto il continente, ci sono
solo Cuba e il Venezuela che accettano questa proposta. E visto che Cuba
non è nel Fondo monetario internazionale, restiamo solo noi.
Ma non si tratta solo di questo. Abbiamo anche delle proposte concrete
per frenare il dominio imperialista sul piano culturale, difatti,
proponiamo una televisione del Sud. È un progetto concreto sul quale
lavoriamo da tre anni e che è sul punto di vedere la luce. E infine,
l’ALBA (Alternativa bolivariana per l’America), un’integrazione basata
sulla cooperazione e non sulla concorrenza, che tiene conto delle frange
di popolazione meno privilegiate e che si appoggerà sulle basi dello
sviluppo endogeno, già sancito dalla nostra Costituzione Bolivariana.
Tutti questi sono sogni possibili. E’ necessario osare.