Città del Messico, 9 luglio. L' "assemblea informativa" convocata ieri
alle ore 17 nel zocalo di Città del Messico da Andrés Manuel López
Obrador si è rapidamente trasformata in una grandiosa manifestazione
di protesta. Animo battagliero, puro pueblo, 500.000 persone, forse
più, hanno tuonato contro il golpe cibernetico.
Io sono arrivato un po' scettico perché non escludevo qualche accordo
di sottobanco tra il PRD e il PAN. Perché? Perché, indipendentemente
da AMLO, l'apparato del partito non è poi così insoddisfatto:
nonostante la frode hanno preso il doppio dei voti del 2000 e quindi
il doppio di deputati e senatori. A Città del Messico, il PRI è
addirittura scomparso... Ciò significa un mare di soldi e, come è
noto, il PRD non è insensibile a questi argomenti. La gente lo sa,
tanto è vero che un cartello gigante avvertiva: "AMLO il Messico ti ha
dato il voto. Non tradirlo".
Poi, mano a mano che la piazza si riempiva, ho cominciato a cambiare
idea. C'è troppa indignazione. Questa volta non passa, ho pensato, la
storia non può ripetersi. Il Messico ha assorbito la lezione dell'88.
Quando sono intervenuti AMLO ed i suoi collaboratori, ho capito che
posseggono alcune carte vincenti. A parte le mille irregolarità già
denunciate, hanno presentato due registrazioni che provano la vendita
di voti del PRI al PAN negli stati del nord. Ce ne è abbastanza non
solo per mandare in galera un bel po' di gente, ma anche per annullare
le elezioni. Oggi il PRD presenta ricorso: esige l'apertura delle urne
ed il conteggio dei voti, seggio per seggio.
È poco, è tardi, ma ci voleva. Adesso ci sono argomenti più solidi per
mettersi in moto. Inoltre, AMLO ha proposto un calendario di
manifestazioni nei diversi stati della repubblica che confluiranno
domenica prossima a Città del Messico. Se, come credo, la risposta
sarà massiccia, la partita è ancora aperta, una partita strategica non
solo per il Messico, ma anche per l'America Latina ed il mondo intero,
viste le ripercussioni della globalizzazione.
Tutto, ripeto, tutto dipende dalla combattività che sapranno esprimere
i messicani nei prossimi giorni. Dalla loro determinazione e
creatività. Solo così potranno smontare il golpe della destra e
prevenire, al tempo stesso, il tradimento sempre incombente del PRD.
Adolfo Gilly ha avuto un'idea eccellente: che i deputati del PRD ed il
governatore eletto del DF non assumano l'incarico. Senza esporre
nessuno alle conseguenze della brutalità poliziesca, una mossa così
getterebbe il paese nello scompiglio istituzionale e proverebbe la
consistenza etica del partito.
Assai sbagliata mi sembra invece la proposta di contare i voti uno ad
uno. È chiaro infatti che la frode è ormai cucinata. I voti mancanti,
li hanno già fatti sparire e se no hanno ancora il tempo di farlo.
BISOGNA ESIGERE L'ANNULLAMENTO, che peraltro è previsto dalla
legislazione.
C'è dell'altro. Se le proteste saranno massicce, cadrà la borsa. E
questo, si sa, fa male, molto male, ai signori governanti. Vista la
mobilitazione di ieri, non escludo che cada già domani o nel corso
della prossima settimana. Sappiamo che il capitale internazionale ha
scommesso su Calderón, però la stabilità economica non vale una frode.
È facile prevedere che la complicità della "comunità internazionale"
–l'ineffabile Zapateros e compagnia- sarà di corta durata se aumenta
il rumoreggiamento del vulcano sociale. "Si no hay solución, habrà
revolución" gridavamo ieri in mezzo milione.
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