Padre Camilo
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INTERVISTA CON PADRE CAMILO, PRETE GUERRIGLIERO DELLE FARC-EP

Nel mese di febbraio, è venuto a mancare il sacerdote Manuel Perez. Il prete Perez, come si chiamava, era l'indiscutibile Comandante in Capo dell'Esercito di Liberazione Nazionale ELN. Molte persone che non conoscono il conflitto interno armato colombiano si sorprendono per il fatto che un prete è al comando di un gruppo guerrigliero. Il giornalista svedese e membro della redazione di ANNCOL, Dick Emanuelsson, ha intervistato Padre Camilo, prete attivo nelle FARC-EP, durante la sua visita giornalistica nelle zone guerrigliere delle FARC-EP nei primi mesi dell'anno 1998. ANNCOL riproduce qui questa intervista per mettere a conoscenza l'altra faccia dell'insurrezione colombiana. Padre Camilo, prete guerrigliero delle FARC-EP. Anche LPG propone questa intervista. Leggere >>

a cura di Ciro Brescia, LPG, Caracas, 05/02/2008

INTERVISTA CON PADRE CAMILO, PRETE GUERRIGLIERO DELLE FARC-EP
di Dick Emanuelsson (ANNCOL)


SACERDOTE GUERRIGLIERO

Nel mese di febbraio, è venuto a mancare il sacerdote Manuel Perez. Il prete Perez, come si chiamava, era l'indiscutibile Comandante in Capo dell'Esercito di Liberazione Nazionale ELN. Molte persone che non conoscono il conflitto interno armato colombiano si sorprendono per il fatto che un prete è al comando di un gruppo guerrigliero. Il giornalista svedese e membro della redazione di ANNCOL, Dick Emanuelsson, ha intervistato Padre Camilo, prete attivo nelle FARC-EP, durante la sua visita giornalistica nelle zone guerrigliere delle FARC-EP nei primi mesi dell'anno 1998. ANNCOL riproduce qui questa intervista per mettere a conoscenza l'altra faccia dell'insurrezione colombiana. Padre Camilo, prete guerrigliero delle FARC-EP.

"SONO ORGOGLIOSO DI ESSERE MARXISTA"

Padre Camilo, lei è sacerdote dal 1975. Qual è il motivo che la spinse a dare i voti? Io entrai in seminario soprattutto per potere studiare, sono un contadino, nettamente di origine contadine. Ricordo che mio padre diceva, quando ero piccolo, che la mia voce era molto chiara ed ero molto appassionato nelle letture. Suo padre lo stimolò molto allora? Mio padre mi stimolò molto a studiare e a pregare! Era molto credente. Un credente estremamente fervente. Entrai in Seminario dove avevo uno zio sacerdote, il fratello maggiore di mio padre. Egli mi accostò alla carriera ecclesiastica e ne approfittai per studiare, anche se non avevo un'idea ben chiara di quello che era un sacerdote, ero ancora un bambino di 13 anni. Però mi lasciai assorbire, lasciandomi prendere da questa corrente e seguì definitivamente la carriera ecclesiastica perché vidi che poteva essere un mezzo per poter aiutare il prossimo. E mi iniziarono a pesare da allora le attitudini repressive, ingiuste e tardive della Chiesa, nonostante tutto riuscii a mantenermi per un buon periodo come sacerdote nella vita legale. Non fu molto facile la vita in seminario. Bene, poiché lì, come si dice, uno si arrangia. Però era difficile, in quel periodo era come essere in clausura, terribile, soprattutto era una clausura di carattere sociale non tanto fisica. Per esempio mi proibivano di fumare, di prendere una birra coi miei compagni di scuola, non potevo neanche guardarli e tanto meno se erano di sesso femminile. Quando andavo in vacanza per un mese all'anno alla mia casa, comunque non potevo sedermi a conversare coi miei coetanei, e tutto solo perché ero seminarista; questa è una castrazione sociale. Tuo padre vigilava su di te? Permanentemente. Mio padre, mia madre. Tutti mi vigilavano perché ero un seminarista e questo crea un carico psicologico.

L'IMPORTANZA DI CAMILO TORRES

Qual era la situazione politica e la posizione della chiesa in quest'epoca? Erano gli anni settanta; gli anni di Camilo Torres, del Vaticano II, della Dichiarazione di Medellin. Però con questi eventi non potevamo farci i conti, noi non potevamo aprire gli occhi. Per esempio al Seminario ci occultarono tutto ciò che riguardava Camilo Torres. Non arrivava la stampa e non ci permettevano di guardare la televisione. Le forme che utilizzavamo per informarci, come i ritagli dei giornali che parlavano di Camilo Torres, o i tentativi di ascoltare alla meglio notizie dall'esterno, venivano severamente castigate. E il rischio maggiore era di venire espulsi in quanto considerati contaminati. Venni a conoscenza della famosa Conferenza episcopale del SELAM solo quando mi fecero studiare filosofia. La chiesa colombiana è la più conservatrice e di fronte a essa Camilo Torres continua ad essere un esempio da seguire. Cosa significò allora Camilo Torres per te? Camilo significò tantissimo per me. E' un'unione di potenzialità da realizzare. Quando cominciai a conoscere il Frente Unido, la lotta di Camilo nelle Università, mi convinsi che era un uomo speciale. E allora mi dissi, qui devo fare qualcosa. Quando cominciai e esercitare come sacerdote iniziai un lavoro di base, con le comunità, coi giovani, coi contadini, con gli indigeni e coi poveri, questo mi ha permesso di capire molto meglio Camilo. Fu praticamente una guida? Chiaro e continua ad esserlo. Camilo non è morto. Non solo per i sacerdoti. Per qualsiasi cristiano Camilo porta tuttora un messaggio molto grande.

"I RIVOLUZIONARI SONO DEI DIAVOLI CON LA CODA"

Lei fu investito sacerdote nell'anno 75. I suoi studi si svilupparono insieme con l'insurrezione del movimento guerrigliero a partire dal 1964? Nel 64 ero in 5° delle primarie e politicamente ero un vuoto assoluto. Un bambino tabula rasa! Nel seminario non permettevano di conoscere niente della politica colombiana, e di tutto ciò che potesse rappresentare un'innovazione politico-sociale. Ci dicevano che i rivoluzionari erano i diavoli con la coda! E pertanto non andavano neanche menzionati. Non c'era nessuna possibilità che uno potesse studiare o avvicinarsi alla realtà degli esponenti del movimento. Nell'anno 75, quando venisti ordinato sacerdote e iniziasti ad esercitare in parrocchia hai avuto questa possibilità? Quando iniziai come sacerdote, iniziai con una mia parrocchia, con autonomia, e in seguito fui spostato in varie parrocchie, muovendomi tra Diocesi e Arcidiocesi, lavorando soprattutto coi giovani, però questo lavoro che feci in equipe con altri sacerdoti, dei quali io ero uno dei dirigenti, fu un lavoro così avanzato che fu raccolto sin dalla stessa chiesa, e allora il governo cercò di farla finita sostituendoci con loro agenti che non sviluppavano nessun tipo di lavoro. Per il Governo iniziasti ad essere un prete pericoloso? Più che pericoloso, sovversivo! Questo mi aiutò a capire molto velocemente che un uomo serve vivo. Che un popolo non ha bisogno di martiri, ma di uomini che restano vivi. Non importa il posto dove essi lottano, ma importa che lottino e da vivi! Uno da morto non recita nemmeno un padrenostro. Compresi questo molto rapidamente e mi affiliai alla guerriglia dato che stavano già cercando il modo per uccidermi nei dipartimenti di Huila e Tolima, dove la violenza militare assassinò vari miei conoscenti. Iniziai a muovermi e a conoscere tutto il paese.

INCORPOPRANDOSI ALLA GUERRIGLIA

Ci sono dipartimenti con forte presenza guerrigliera? Si, dipartimenti con una presenza guerrigliera fortissima. Non solo con un'influenza indiscutibile, questi dipartimenti del sud hanno convertito la realtà sociale e questa è una marcia verso un futuro senza ritorno. Dall'anno 75 all'83 lavorò come sacerdote in parrocchie e comunità, quando entrò nella guerriglia? Entrai nella guerriglia il 6 di giugno del 1983, non potendo più scappare alle persecuzioni e alle minacce presi la decisione. Era una decisione nuova che più che altro era una scelta che non si pensa, la si fa. In un paese come la Colombia, se non si prende questa scelta si viene ammazzati, io preferivo vivere! Perchè entrasti nelle FARC e non nel movimento dell'ELN in cui approdò invece Camilo Torres? Perché feci prima un'analisi. Mi trovai a discutere con altri amici del mio ingresso nella guerriglia e studiammo tutti i movimenti guerriglieri. E il movimento che più di tutti mi illuminò, che più di tutti rifletteva maturità, obiettività e serietà furono le Forze Armate Rivoluzionarie Colombiane FARC. Ed entrai in maniera molto semplice, fui collaboratore prima che guerrigliero, appoggiando alcuni fronti, coordinando movimenti contadini, fornendo materiale di vario genere, pasti per la parrocchia, camion.  

"IN COLOMBIA ORA NON C'E' POSTO PER SOTTERRARE LA GENTE"

Quando conobbi i guerriglieri, loro già mi conoscevano, avevano buone informazioni su di me, sapevano chi ero, e quando arrivai al fronte mi dissero: Padre, è meglio che rimanga qui con noi, perché se se ne và non ha più di otto giorni di vita. Come? Erano al corrente che c'erano in atto più di un piano per ammazzarmi. Loro erano bene informati e mi dissero tutto "Siccome ti stimiamo molto acconsentiamo che tu rimanga fra noi". E io considerai prudente fermarmi per un certo periodo, per vedere se col tempo le circostanze mi avrebbero permesso di far ritorno alla mia parrocchia. Cosa che non avvenne mai. E quindi da quanto tempo ti trovi qui? Praticamente da 14 anni. L'idea di entrare nelle FARC, è diventata una scelta reale di vita e credo che oggi bisogna farla. Non solo come sacerdote ma come le migliaia di rivoluzionari che sono stati assassinati. Guarda, tutto ciò mi da molto dolore. In Colombia non sappiamo più dove sotterrare le persone. Non sappiamo dove riporre tanto dolore. Non rappresenta una contraddizione filosofica essere entrato in un movimento guerrigliero che si basa sul marxismo-leninismo? Guarda che io ho passato un processo ideologico che nessuno si immagina. Dalle preghiere del breviario allo studio del capitale! E credo che i concetti del breviario siano espressi meglio nel capitale, sono orgoglioso di essere marxista non di aver pregato il breviario. Perché pregare da solo non serve. Bisogna agire. Per questo cerco di essere uno studioso del pensiero di questi grandi classici dell'umanità. Non solo del marxismo, perché non si può nemmeno classificare Marx solo nel marxismo. Né Lenin solo nel Marxismo. Né all'esperienza socialista fatta in questi paesi come un'esperienza soltanto marxista. Perché è un'esperienza di tutta l'umanità.

"IL MARXISMO E' PER TUTTA L'UMANITA'"

Nella luce di questi grandi uomini stanno le idee madri, non solo del socialismo, ma di tutta l'umanità, che nell'immensa maggioranza passa per deficienze e serie esigenze materiali. Allora quello che hanno detto questi uomini non è per chi studia il marxismo, è per tutta l'umanità. Quello che noi diciamo come rivoluzionari e che queste sono le idee madri dell'umanità futura. Questa è l'impostazione. Allora non c'è nessuna contraddizione filosofica? No perché se uno cerca l'eguaglianza sociale, la giustizia, la fraternità, la solidarietà e l'amore tra gli uomini, il rispetto per la vita, queste sono concezioni cristiane. Quindi non c'è nessun problema. Se poi mi chiedi una discussione filosofica, ti rispondo che questa discussione è meglio affrontarla quando abbiamo preso il potere. Perché ora lavoriamo per prendere il potere. E questo è l'importante. Come fu accolto nelle file delle FARC dai dirigenti, dai capi militari? Domanda molto interessante! Io mi considero un fortunato nelle FARC. Non un privilegiato! Perché la mia vita da guerrigliero l'ho passata a fianco della dirigenza massima. Un po' per le mie capacità, per la mia destrezza nella redazione, nel lavoro, nella meccanografia, e in tutto ciò che ha a che vedere con le procedure intellettuali dei quadri politici della dimensione di Manuel Marulanda (comandante in capo delle FARC), o come Jacobo Arenas, Alfonso Cano, Raul Reyes; tutta gente estremamente altruista ,sono i compagni della Segreteria dello Stato Maggiore Centrale delle FARC. Mi immagino che Jacobo Arenas, considerato come il principale ideologo della FARC, avrà passato molto tempo a discutere con te? Noi ci siamo scambiati molte cose, anche perché io sono stato il suo segretario privato per molti anni e ricordo aneddoti molto curiosi. Una volta mi diede un foglio molto piccolo, scritto solo fino a metà, però era un documento molto denso, così profondo che nel momento di batterlo a macchina, mi fermai a studiarlo frase per frase e persi la nozione del tempo, perché come vi ho detto ero politicamente molto acerbo. E quando il compagno Jacobo venne per ritirare la battitura a macchina mi trovò con la faccia schiacciata sul suo foglio. Era passata più di un'ora! Egli venne perché ne aveva bisogno con urgenza, allora mi disse: "Camilo che c'è"?! E io molto sorpreso gli dissi: "Scusa compagno, non ho potuto scrivertelo, perché stavo studiandolo." E immediatamente lo scrissi. Nel mentre gli chiesi di discuterne insieme ed egli mi rispose "Stanotte". E arrivò più tardi con il calore di un brandy, in una notte molto fredda, eravamo a 3200 metri di altezza, e cominciò a spiegarmi la politica più profonda che avevo mai ascoltato. Era come una cascata. Si trovò come in un altro mondo? Logico. Nel mondo della fede. La fede della conoscenza, quella che non parla di favole, di carriera, ma che anzi parte dalla realtà e istruisce le persone a partire dalla loro realtà. Questo, in fondo, è una funzione rivoluzionaria. E questo lo faccio con molta tenerezza, con un profondo affetto per il prossimo. Ogni tanto lei ha potuto verificarlo. Come la guerriglia è una sola famiglia, un solo focolare, siamo tutti fratelli, e come in tutti i focolari c'è un vero amore, c'è comprensione, ci sono balli, felicità, lavoro, addestramento militare, preparazione politica. Una nuova visione del potere. Nei combattimenti con il nemico lei partecipa? Ho ricevuto ordini precisi dai compagni di non partecipare direttamente ai combattimenti col nemico. Perché dicono che non è il mio posto. Un esercito rivoluzionario, un movimento rivoluzionario deve preoccuparsi che le persone lavorino secondo le loro capacità, le loro possibilità e le loro caratteristiche. Io come sacerdote non so sparare. Però in casi estremi sono disposto a farlo. E in circostanze quali il cadere in imboscate? Questo è uno dei casi previsti dal mio comandante in cui io sono coinvolto militarmente. Però sempre senza partecipare direttamente alla linea di fuoco. Posso aiutare a trasportare i feriti, aiutare nell'assistenza dei feriti, cercare i dispersi, occuparmi dell'approvvigionamento dei combattenti. In combattimento non ci sono solo quelli che sparano. Il combattimento è lo sviluppo di un congiunto di circostanze politico-militari che si succedono nel tempo e nello spazio, in funzione della rivoluzione, come nell'attacco della casa verde.

ATTACCO DEL NEMICO

Lo stesso giorno delle elezioni della Costituente, Gaviria ordinò di attaccare il Segretariato della FARC a La Uribe. Tu eri li? Si alle otto di mattina. Quando sentimmo l'aviazione, stavo stendendo la mimetica quando sentii: "Alle trincee!" E iniziammo a correre come conigli, fu impressionante vedere il tipo di bombe che utilizzarono là. Bombe di distruzione massima che scuotevano le montagne e sradicavano alberi. Le trincee ci salvarono molto. Fu un'esperienza che durò tre mesi. L'esercito usò tutti i mezzi a disposizione! Tutti gli aerei che aveva a disposizione il governo colombiano, li mandò contro di noi per distruggere tutto. Utilizzò quindi anche i Mirage, i Zafiro e altri ancora. Questa esperienza ci ha spaventato molto, però quando uno si abitua al rumore, inizia a controllare i nervi e allora uno si dedica sviluppare nel meglio i propri compiti. Hai avuto paura? Hai pregato? Logico che si ha paura. Se ho pregato? Una volta mi hanno chiesto se io pregavo prima dei combattimenti e io risposi che quando ci sono delle operazioni sono talmente occupato, che comando alla mia segretaria che preghi per me!

LA CARTA DEL PAPA

Come dici tu, ora siamo nella grande famiglia della guerriglia. Qui c'è posto per gli innamorati, per le coppie, ma ci sono anche regolamenti, si controllano le nascite. Il Vaticano dal lato suo proibisce l'aborto e l'uso di contraccettivi. Qual è la tua opinione su questi argomenti? Siamo in guerra. Il Vaticano, conosce la guerra, però non è conseguente alla sua concezione. Il Papa ha partecipato alla seconda guerra mondiale, e il Papa sa cosa vuol dire uccidere, è a conoscenza della morte di milioni di persone nel mondo. Non è che il Papa non sa. Ora il problema non è di parlare ma di fare. Se uno vuole evitare una guerra deve cercare le radici del problema che causano il confronto armato. Tutto quello che succede in un paese che ha un conflitto interno và analizzato a partire dal conflitto, dalle sue radici. E se desideriamo superare in Colombia questo conflitto, se desideriamo superare il confronto di classe, se non vogliamo superarlo solo perché si affermino le contraddizioni, ma per stabilire una società nuova che rifiuti per sempre le origini della violenza che nacque qui a partire dal 1928, con il massacro dei bananieri che fece il governo americano aiutato e appoggiato dalla CIA e che sino ad ora continua a massacrare il popolo colombiano, allora io non mi posso fermare alle piccole cose, non mi posso dedicare a che un uomo si sposi con la propria donna. Non posso pensare se un dispositivo intrauterino è peccato o no! Un condono è eticamente morale, quando si deve essere eticamente morali, l'importante è che queste persone siano rivoluzionarie! Questa è l'essenza dell'etica, della morale. 

COME DICEVA CAMILO TORRES "ESSERE CRISTIANO E' ESSERE RIVOLUZIONARIO"  

Le piccole cose che succedono perché non c'è educazione, perché c'è miseria perché c'è ingiustizia, perché non c'è una nuova società, queste sono le cose che deve analizzare un Papa, un vescovo, un sacerdote. E' come dare pali per ciechi in una realtà ogni giorno più impressionante. Nella guerriglia invece questo non è un problema. Qui quello che abbiamo da prendere sul serio, è afferrare la nostra impostazione e definirla come abbiamo fatto e costruirla. Perché noi sappiamo che la storia non è finita. E oggi precisamente in Colombia più di 15 vescovi dicono riferendosi alla guerriglia alla gente "bisogna fare quello che propone la guerriglia, perché è gente buona". E se questi sacerdoti dicono che bisogna aiutare, proteggere la guerriglia, stanno comportandosi come Mosè che nel libro dell'esodo ci viene mostrato come un Mosè valoroso e non come un vecchio titubante col bastone.

LA VISITA DEL PAPA A CUBA

Cosa ti sembra della visita del Papa a Cuba e dei reportage sensazionalistici? Curiosa! Io credo che il Papa si è incontrato con un toro! Fidel è uno statista di livello mondiale. E chi lo nega è pazzo, è fuori di testa. E' ovvio che Fidel è un uomo di principi. E' convinto di quello che dice e di quello che fa. Il Papa a sua volta è convinto di quello che dice e sa perché lo fa. Non penso però che sia molto convinto di quello che fa. Pensi che il Papa venga ad aprire a Cuba un processo di controrivoluzione come ha fatto in Polonia? Io non mi permetto di affermare questo e avrei bisogno di maggiori elementi. Però mi sembra che in fondo quello che vedo è che il Papa si sentì utilizzato, in relazione coi paesi dell'Europa dell'est. Io credo che il Papa è stato utilizzato. Perché è un Papa che stato vittima di attentati, che è stato modellato perché desse una spinta verso il capitalismo. Un Papa che venendo da un paese socialista avrebbe potuto fare un lavoro eccezionale per l'umanità, solo per il fatto che veniva da un paese socialista. IL PAPA E' ACCERCHIATO DA UN CIRCOLO DI VIPERE! Credi che nella visita del Papa a Cuba sia stato politicamente ingenuo? No, non credo che il Papa sia politicamente ingenuo, fino a che i suoi "consiglieri" lo utilizzano. Io mi immagino per esempio un Lopez Trujillo, il cardinale colombiano che è un satrapo. E come lui ce ne sono tanti altri. Il Papa è accerchiato da un circolo di vipere, di brave vipere. Il Papa è parte di una istituzione monolitica e come tale è prigioniero di questa istituzione. Se il Papa potesse avrebbe detto che nel socialismo ci sono cose buone come nel capitalismo ci sono cose cattive, però non può perché è prigioniero del capitalismo. E' prigioniero di una situazione, non può dire nulla contro il neoliberismo, non dice che i cristiani debbono lottare contro il neoliberismo perché è una politica criminale. La Chiesa invece dovrebbe essere contro i crimini di qualsiasi tipo, questa è la realtà. In Colombia si commettono molti crimini? Ci sono migliaia di assassinii, e vengono commessi giornalmente per motivi politici. Per questo in Colombia la consegna che si deve scrivere su tutte le pareti è la seguente e spero che verrà scritta anche da voi in Svezia: "Dalla selva si esce, dalla tomba no!" E' una frase che riassume la situazione politica colombiana. Perché in Colombia lo Stato semplicemente uccide! Non ha altro modo per mantenere il potere se non uccidendo l'opposizione. E' l'unica alternativa che ha, incrementare la guerra. Per incrementare la guerra deve decimare la popolazione indifesa con massacri, con desaparecidos, con persecuzioni compresa quella economica. Il fenomeno che sta creando disoccupazione, mancanza di un tetto, di terra, di educazione, di salute, di servizi pubblici, di assistenza tecnica ai contadini. Tutto questo non può avere il perdono di Dio, allora come può uno fermarsi a pregare! Bisogna alzarsi e lottare!

"SIAMO ARRIVATI GIA' A 40 KM. DA BOGOTA'"

Dopo l'attacco a Casa Verde nel '90, qual è stato lo sviluppo politico-militare delle FARC? Ascendente, siamo partiti dalla casa verde nella profondità della selva dell'Uribe, e ora siamo a 40 Km. Dalla capitale. Casa Verde si è trasferita verso il centro del paese! La gente lo sta capendo. La guerriglia come tutti sanno si infiltra abilmente nei dintorni delle città. Il popolo capisce che la FARC sono nate per il popolo colombiano. Possiamo notare che avete avuto una crescita impressionante soprattutto nella partecipazione dei giovani? Non c'è alternativa. Un ragazzo che non può studiare, o che è contadino e non possiede terra, che non può avere un credito, che suo padre è povero ed è nato povero da famiglia povera e continua ad essere povero e a morire da povero. Sono ragazzi che capiscono che la vita non può essere solo così, sono giovani che vogliono cambiare, allora non c'è altro modo che entrare nella guerriglia per cercare una società diversa. Il lavoro del movimento guerrigliero è creare coscienza. Convertirsi nel motore del popolo. Se lei ha la possibilità di venire a un Fronte, si renderà conto che con il comandante del Fronte, vanno a consultarsi le donne, gli uomini, i figli, tutti consultano le autorità, i consiglieri comunali, cos'è questo? Un potere che si và costruendo. Cosa ci manca? Il potere centrale. E le FARC vanno in questa direzione? Logico. Il nostro percorso indiscutibile è prendere il potere. E con il popolo in armi costruire un nuovo stato, un nuovo governo e creare nuove istituzioni. Perché il popolo è stanco di sopportare e sta per scoppiare verso qualcosa di nuovo.

LA TEOLOGIA DELLA LIBERAZIONE


La teologia della liberazione ha richiamato molto interesse; cosa ne è rimasto? Fu una grande rivoluzione all'interno della chiesa e ottenne un grande rischiarimento che coinvolse molti sacerdoti e preti. Però la stessa classe dominante della chiesa, le vecchie strutture e la borghesia intelligentemente l'hanno repressa. Sono risapute le persecuzioni e gli attentati, gli assassini dei sacerdoti e dei preti che vi hanno partecipato insieme al popolo. Come la persecuzione, per citare un esempio, di Leonardo Boff, brasiliano, un'eminenza mondiale in teologia. Quello che è accaduto è che la Chiesa, uccide la tigre e si accontenta del corpo! La Chiesa sviluppa tutto il movimento delle realtà di base. Quando le comunità si accorgono che la fame non la si sconfigge pregando, che le fognature non le si ottengono dicendo "Beato sia il Signore", che gli ospedali non si costruiscono con i pellegrinaggi. Allora dicono: no, qui manca un ingrediente, la lotta politica". Allora fino a qui arriva la Chiesa, perché la gerarchia inizia a combattere questo processo popolare. Perché non è conseguente, il fenomeno di classe si genera anche nell'istituzione chiamata Chiesa. I vescovi vivono bene, mangiano bene, hanno belle case. Sono un potere e come tale sono al fianco del potere dominante. Non è facile ma in minima parte anche lì c'è stata una lotta di classe. Ora questo ha influenzato terribilmente. Come dice Fidel Castro, bisogna contare anche sui cristiani per fare la rivoluzione in America Latina. E questo è certo. Però non coi cristiani che sono preoccupati di pregare o di andare a messa. Ma con i cristiani che si preoccupano come dare istruzione ai bambini, come curarli. Con quelli che hanno cambiato le preoccupazioni religiose in quelle materiali. Questo è molto importante, però a questo la Chiesa non incita. Perché se il popolo si sveglia, accadrà come nell'esodo. Sarà un popolo che se ne andrà dalle mani del Faraone; ovvero oggi dalle mani degli imperialisti nordamericani. L'importante allora non è credere o no in Dio, o pensare che l'anima è mortale o immortale. L'importante è scoprire che la fame è mortale. Qui in America Latina muoiono un milione di bambini minori di 5 anni di fame all'anno. Non è ora, come diceva Camilo Torres, di sedersi in un Caffé e parlare della vergine ma è ora di alzarsi e iniziare a lottare. Ricordo una volta che stavo confessando una gran quantità di giovani. Erano 800 più o meno e parlando con me stesso mi dissi che era impossibile confessarli tutti; mi sedetti con loro nella chiesa e rivolgendomi a loro gli dissi: Guardate ragazzi, l'unico peccato nostro me incluso che possiamo aver commesso è di non essere rivoluzionari! Andate a casa e che Dio vi benedica! Così fu la confessione! Un'ultima domanda padre; Qual é l'ultimo messaggio ai cristiani ed ai non cristiani che in Svezia e nel mondo possono ascoltare o leggere questa conversazione sulla situazione in Colombia? Non ci sarà riposo finché le pallottole del nemico e la sua sete di sangue non sarà terminata. Non avranno timore i guerriglieri finché non si caleranno le braghe e avranno in mente gli ideali per continuare la lotta.

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