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INTERVISTA CON
PADRE CAMILO, PRETE
GUERRIGLIERO DELLE
FARC-EP
di Dick Emanuelsson
(ANNCOL)
SACERDOTE
GUERRIGLIERO
Nel mese di febbraio,
è venuto a mancare
il sacerdote Manuel
Perez. Il prete
Perez, come si
chiamava, era
l'indiscutibile
Comandante in Capo
dell'Esercito di
Liberazione
Nazionale ELN. Molte
persone che non
conoscono il
conflitto interno
armato colombiano si
sorprendono per il
fatto che un prete è
al comando di un
gruppo guerrigliero.
Il giornalista
svedese e membro
della redazione di
ANNCOL, Dick
Emanuelsson, ha
intervistato Padre
Camilo, prete attivo
nelle FARC-EP,
durante la sua
visita giornalistica
nelle zone
guerrigliere delle
FARC-EP nei primi
mesi dell'anno 1998.
ANNCOL riproduce qui
questa intervista
per mettere a
conoscenza l'altra
faccia
dell'insurrezione
colombiana. Padre
Camilo, prete
guerrigliero delle
FARC-EP.
"SONO ORGOGLIOSO
DI ESSERE MARXISTA"
Padre Camilo, lei è
sacerdote dal 1975.
Qual è il motivo che
la spinse a dare i
voti? Io entrai in
seminario
soprattutto per
potere studiare,
sono un contadino,
nettamente di
origine contadine.
Ricordo che mio
padre diceva, quando
ero piccolo, che la
mia voce era molto
chiara ed ero molto
appassionato nelle
letture. Suo padre
lo stimolò molto
allora? Mio padre mi
stimolò molto a
studiare e a pregare!
Era molto credente.
Un credente
estremamente
fervente. Entrai in
Seminario dove avevo
uno zio sacerdote,
il fratello maggiore
di mio padre. Egli
mi accostò alla
carriera
ecclesiastica e ne
approfittai per
studiare, anche se
non avevo un'idea
ben chiara di quello
che era un
sacerdote, ero
ancora un bambino di
13 anni. Però mi
lasciai assorbire,
lasciandomi prendere
da questa corrente e
seguì
definitivamente la
carriera
ecclesiastica perché
vidi che poteva
essere un mezzo per
poter aiutare il
prossimo. E mi
iniziarono a pesare
da allora le
attitudini
repressive, ingiuste
e tardive della
Chiesa, nonostante
tutto riuscii a
mantenermi per un
buon periodo come
sacerdote nella vita
legale. Non fu molto
facile la vita in
seminario. Bene,
poiché lì, come si
dice, uno si
arrangia. Però era
difficile, in quel
periodo era come
essere in clausura,
terribile,
soprattutto era una
clausura di
carattere sociale
non tanto fisica.
Per esempio mi
proibivano di
fumare, di prendere
una birra coi miei
compagni di scuola,
non potevo neanche
guardarli e tanto
meno se erano di
sesso femminile.
Quando andavo in
vacanza per un mese
all'anno alla mia
casa, comunque non
potevo sedermi a
conversare coi miei
coetanei, e tutto
solo perché ero
seminarista; questa
è una castrazione
sociale. Tuo padre
vigilava su di te?
Permanentemente. Mio
padre, mia madre.
Tutti mi vigilavano
perché ero un
seminarista e questo
crea un carico
psicologico.
L'IMPORTANZA DI
CAMILO TORRES
Qual era la
situazione politica
e la posizione della
chiesa in
quest'epoca? Erano
gli anni settanta;
gli anni di Camilo
Torres, del Vaticano
II, della
Dichiarazione di
Medellin. Però con
questi eventi non
potevamo farci i
conti, noi non
potevamo aprire gli
occhi. Per esempio
al Seminario ci
occultarono tutto
ciò che riguardava
Camilo Torres. Non
arrivava la stampa e
non ci permettevano
di guardare la
televisione. Le
forme che
utilizzavamo per
informarci, come i
ritagli dei giornali
che parlavano di
Camilo Torres, o i
tentativi di
ascoltare alla
meglio notizie
dall'esterno,
venivano severamente
castigate. E il
rischio maggiore era
di venire espulsi in
quanto considerati
contaminati. Venni a
conoscenza della
famosa Conferenza
episcopale del SELAM
solo quando mi
fecero studiare
filosofia. La chiesa
colombiana è la più
conservatrice e di
fronte a essa Camilo
Torres continua ad
essere un esempio da
seguire. Cosa
significò allora
Camilo Torres per
te? Camilo significò
tantissimo per me.
E' un'unione di
potenzialità da
realizzare. Quando
cominciai a
conoscere il Frente
Unido, la lotta di
Camilo nelle
Università, mi
convinsi che era un
uomo speciale. E
allora mi dissi, qui
devo fare qualcosa.
Quando cominciai e
esercitare come
sacerdote iniziai un
lavoro di base, con
le comunità, coi
giovani, coi
contadini, con gli
indigeni e coi
poveri, questo mi ha
permesso di capire
molto meglio Camilo.
Fu praticamente una
guida? Chiaro e
continua ad esserlo.
Camilo non è morto.
Non solo per i
sacerdoti. Per
qualsiasi cristiano
Camilo porta tuttora
un messaggio molto
grande.
"I RIVOLUZIONARI
SONO DEI DIAVOLI CON
LA CODA"
Lei fu investito
sacerdote nell'anno
75. I suoi studi si
svilupparono insieme
con l'insurrezione
del movimento
guerrigliero a
partire dal 1964?
Nel 64 ero in 5°
delle primarie e
politicamente ero un
vuoto assoluto. Un
bambino tabula rasa!
Nel seminario non
permettevano di
conoscere niente
della politica
colombiana, e di
tutto ciò che
potesse
rappresentare
un'innovazione
politico-sociale. Ci
dicevano che i
rivoluzionari erano
i diavoli con la
coda! E pertanto non
andavano neanche
menzionati. Non
c'era nessuna
possibilità che uno
potesse studiare o
avvicinarsi alla
realtà degli
esponenti del
movimento. Nell'anno
75, quando venisti
ordinato sacerdote e
iniziasti ad
esercitare in
parrocchia hai avuto
questa possibilità?
Quando iniziai come
sacerdote, iniziai
con una mia
parrocchia, con
autonomia, e in
seguito fui spostato
in varie parrocchie,
muovendomi tra
Diocesi e
Arcidiocesi,
lavorando
soprattutto coi
giovani, però questo
lavoro che feci in
equipe con altri
sacerdoti, dei quali
io ero uno dei
dirigenti, fu un
lavoro così avanzato
che fu raccolto sin
dalla stessa chiesa,
e allora il governo
cercò di farla
finita sostituendoci
con loro agenti che
non sviluppavano
nessun tipo di
lavoro. Per il
Governo iniziasti ad
essere un prete
pericoloso? Più che
pericoloso,
sovversivo! Questo
mi aiutò a capire
molto velocemente
che un uomo serve
vivo. Che un popolo
non ha bisogno di
martiri, ma di
uomini che restano
vivi. Non importa il
posto dove essi
lottano, ma importa
che lottino e da
vivi! Uno da morto
non recita nemmeno
un padrenostro.
Compresi questo
molto rapidamente e
mi affiliai alla
guerriglia dato che
stavano già cercando
il modo per
uccidermi nei
dipartimenti di
Huila e Tolima, dove
la violenza militare
assassinò vari miei
conoscenti. Iniziai
a muovermi e a
conoscere tutto il
paese.
INCORPOPRANDOSI
ALLA GUERRIGLIA
Ci sono dipartimenti
con forte presenza
guerrigliera? Si,
dipartimenti con una
presenza
guerrigliera
fortissima. Non solo
con un'influenza
indiscutibile,
questi dipartimenti
del sud hanno
convertito la realtà
sociale e questa è
una marcia verso un
futuro senza ritorno.
Dall'anno 75 all'83
lavorò come
sacerdote in
parrocchie e
comunità, quando
entrò nella
guerriglia? Entrai
nella guerriglia il
6 di giugno del
1983, non potendo
più scappare alle
persecuzioni e alle
minacce presi la
decisione. Era una
decisione nuova che
più che altro era
una scelta che non
si pensa, la si fa.
In un paese come la
Colombia, se non si
prende questa scelta
si viene ammazzati,
io preferivo vivere!
Perchè entrasti
nelle FARC e non nel
movimento dell'ELN
in cui approdò
invece Camilo
Torres? Perché feci
prima un'analisi. Mi
trovai a discutere
con altri amici del
mio ingresso nella
guerriglia e
studiammo tutti i
movimenti
guerriglieri. E il
movimento che più di
tutti mi illuminò,
che più di tutti
rifletteva maturità,
obiettività e
serietà furono le
Forze Armate
Rivoluzionarie
Colombiane FARC. Ed
entrai in maniera
molto semplice, fui
collaboratore prima
che guerrigliero,
appoggiando alcuni
fronti, coordinando
movimenti contadini,
fornendo materiale
di vario genere,
pasti per la
parrocchia, camion.
"IN COLOMBIA ORA NON
C'E' POSTO PER
SOTTERRARE LA GENTE"
Quando conobbi i
guerriglieri, loro
già mi conoscevano,
avevano buone
informazioni su di
me, sapevano chi
ero, e quando
arrivai al fronte mi
dissero: Padre, è
meglio che rimanga
qui con noi, perché
se se ne và non ha
più di otto giorni
di vita. Come? Erano
al corrente che
c'erano in atto più
di un piano per
ammazzarmi. Loro
erano bene informati
e mi dissero tutto "Siccome
ti stimiamo molto
acconsentiamo che tu
rimanga fra noi". E
io considerai
prudente fermarmi
per un certo
periodo, per vedere
se col tempo le
circostanze mi
avrebbero permesso
di far ritorno alla
mia parrocchia. Cosa
che non avvenne mai.
E quindi da quanto
tempo ti trovi qui?
Praticamente da 14
anni. L'idea di
entrare nelle FARC,
è diventata una
scelta reale di vita
e credo che oggi
bisogna farla. Non
solo come sacerdote
ma come le migliaia
di rivoluzionari che
sono stati
assassinati. Guarda,
tutto ciò mi da
molto dolore. In
Colombia non
sappiamo più dove
sotterrare le
persone. Non
sappiamo dove
riporre tanto dolore.
Non rappresenta una
contraddizione
filosofica essere
entrato in un
movimento
guerrigliero che si
basa sul
marxismo-leninismo?
Guarda che io ho
passato un processo
ideologico che
nessuno si immagina.
Dalle preghiere del
breviario allo
studio del capitale!
E credo che i
concetti del
breviario siano
espressi meglio nel
capitale, sono
orgoglioso di essere
marxista non di aver
pregato il
breviario. Perché
pregare da solo non
serve. Bisogna agire.
Per questo cerco di
essere uno studioso
del pensiero di
questi grandi
classici
dell'umanità. Non
solo del marxismo,
perché non si può
nemmeno classificare
Marx solo nel
marxismo. Né Lenin
solo nel Marxismo.
Né all'esperienza
socialista fatta in
questi paesi come
un'esperienza
soltanto marxista.
Perché è
un'esperienza di
tutta l'umanità.
"IL MARXISMO E'
PER TUTTA L'UMANITA'"
Nella luce di questi
grandi uomini stanno
le idee madri, non
solo del socialismo,
ma di tutta
l'umanità, che
nell'immensa
maggioranza passa
per deficienze e
serie esigenze
materiali. Allora
quello che hanno
detto questi uomini
non è per chi studia
il marxismo, è per
tutta l'umanità.
Quello che noi
diciamo come
rivoluzionari e che
queste sono le idee
madri dell'umanità
futura. Questa è
l'impostazione.
Allora non c'è
nessuna
contraddizione
filosofica? No
perché se uno cerca
l'eguaglianza
sociale, la
giustizia, la
fraternità, la
solidarietà e
l'amore tra gli
uomini, il rispetto
per la vita, queste
sono concezioni
cristiane. Quindi
non c'è nessun
problema. Se poi mi
chiedi una
discussione
filosofica, ti
rispondo che questa
discussione è meglio
affrontarla quando
abbiamo preso il
potere. Perché ora
lavoriamo per
prendere il potere.
E questo è
l'importante. Come
fu accolto nelle
file delle FARC dai
dirigenti, dai capi
militari? Domanda
molto interessante!
Io mi considero un
fortunato nelle
FARC. Non un
privilegiato! Perché
la mia vita da
guerrigliero l'ho
passata a fianco
della dirigenza
massima. Un po' per
le mie capacità, per
la mia destrezza
nella redazione, nel
lavoro, nella
meccanografia, e in
tutto ciò che ha a
che vedere con le
procedure
intellettuali dei
quadri politici
della dimensione di
Manuel Marulanda
(comandante in capo
delle FARC), o come
Jacobo Arenas,
Alfonso Cano, Raul
Reyes; tutta gente
estremamente
altruista ,sono i
compagni della
Segreteria dello
Stato Maggiore
Centrale delle FARC.
Mi immagino che
Jacobo Arenas,
considerato come il
principale ideologo
della FARC, avrà
passato molto tempo
a discutere con te?
Noi ci siamo
scambiati molte
cose, anche perché
io sono stato il suo
segretario privato
per molti anni e
ricordo aneddoti
molto curiosi. Una
volta mi diede un
foglio molto piccolo,
scritto solo fino a
metà, però era un
documento molto
denso, così profondo
che nel momento di
batterlo a macchina,
mi fermai a
studiarlo frase per
frase e persi la
nozione del tempo,
perché come vi ho
detto ero
politicamente molto
acerbo. E quando il
compagno Jacobo
venne per ritirare
la battitura a
macchina mi trovò
con la faccia
schiacciata sul suo
foglio. Era passata
più di un'ora! Egli
venne perché ne
aveva bisogno con
urgenza, allora mi
disse: "Camilo che
c'è"?! E io molto
sorpreso gli dissi:
"Scusa compagno, non
ho potuto
scrivertelo, perché
stavo studiandolo."
E immediatamente lo
scrissi. Nel mentre
gli chiesi di
discuterne insieme
ed egli mi rispose "Stanotte".
E arrivò più tardi
con il calore di un
brandy, in una notte
molto fredda,
eravamo a 3200 metri
di altezza, e
cominciò a spiegarmi
la politica più
profonda che avevo
mai ascoltato. Era
come una cascata. Si
trovò come in un
altro mondo? Logico.
Nel mondo della fede.
La fede della
conoscenza, quella
che non parla di
favole, di carriera,
ma che anzi parte
dalla realtà e
istruisce le persone
a partire dalla loro
realtà. Questo, in
fondo, è una
funzione
rivoluzionaria. E
questo lo faccio con
molta tenerezza, con
un profondo affetto
per il prossimo.
Ogni tanto lei ha
potuto verificarlo.
Come la guerriglia è
una sola famiglia,
un solo focolare,
siamo tutti fratelli,
e come in tutti i
focolari c'è un vero
amore, c'è
comprensione, ci
sono balli, felicità,
lavoro,
addestramento
militare,
preparazione
politica. Una nuova
visione del potere.
Nei combattimenti
con il nemico lei
partecipa? Ho
ricevuto ordini
precisi dai compagni
di non partecipare
direttamente ai
combattimenti col
nemico. Perché
dicono che non è il
mio posto. Un
esercito
rivoluzionario, un
movimento
rivoluzionario deve
preoccuparsi che le
persone lavorino
secondo le loro
capacità, le loro
possibilità e le
loro caratteristiche.
Io come sacerdote
non so sparare. Però
in casi estremi sono
disposto a farlo. E
in circostanze quali
il cadere in
imboscate? Questo è
uno dei casi
previsti dal mio
comandante in cui io
sono coinvolto
militarmente. Però
sempre senza
partecipare
direttamente alla
linea di fuoco.
Posso aiutare a
trasportare i feriti,
aiutare
nell'assistenza dei
feriti, cercare i
dispersi, occuparmi
dell'approvvigionamento
dei combattenti. In
combattimento non ci
sono solo quelli che
sparano. Il
combattimento è lo
sviluppo di un
congiunto di
circostanze politico-militari
che si succedono nel
tempo e nello spazio,
in funzione della
rivoluzione, come
nell'attacco della
casa verde.
ATTACCO DEL NEMICO
Lo stesso giorno
delle elezioni della
Costituente, Gaviria
ordinò di attaccare
il Segretariato
della FARC a La
Uribe. Tu eri li? Si
alle otto di mattina.
Quando sentimmo
l'aviazione, stavo
stendendo la
mimetica quando
sentii: "Alle
trincee!" E
iniziammo a correre
come conigli, fu
impressionante
vedere il tipo di
bombe che
utilizzarono là.
Bombe di distruzione
massima che
scuotevano le
montagne e
sradicavano alberi.
Le trincee ci
salvarono molto. Fu
un'esperienza che
durò tre mesi.
L'esercito usò tutti
i mezzi a
disposizione! Tutti
gli aerei che aveva
a disposizione il
governo colombiano,
li mandò contro di
noi per distruggere
tutto. Utilizzò
quindi anche i
Mirage, i Zafiro e
altri ancora. Questa
esperienza ci ha
spaventato molto,
però quando uno si
abitua al rumore,
inizia a controllare
i nervi e allora uno
si dedica sviluppare
nel meglio i propri
compiti. Hai avuto
paura? Hai pregato?
Logico che si ha
paura. Se ho pregato?
Una volta mi hanno
chiesto se io
pregavo prima dei
combattimenti e io
risposi che quando
ci sono delle
operazioni sono
talmente occupato,
che comando alla mia
segretaria che
preghi per me!
LA CARTA DEL PAPA
Come dici tu, ora
siamo nella grande
famiglia della
guerriglia. Qui c'è
posto per gli
innamorati, per le
coppie, ma ci sono
anche regolamenti,
si controllano le
nascite. Il Vaticano
dal lato suo
proibisce l'aborto e
l'uso di
contraccettivi. Qual
è la tua opinione su
questi argomenti?
Siamo in guerra. Il
Vaticano, conosce la
guerra, però non è
conseguente alla sua
concezione. Il Papa
ha partecipato alla
seconda guerra
mondiale, e il Papa
sa cosa vuol dire
uccidere, è a
conoscenza della
morte di milioni di
persone nel mondo.
Non è che il Papa
non sa. Ora il
problema non è di
parlare ma di fare.
Se uno vuole evitare
una guerra deve
cercare le radici
del problema che
causano il confronto
armato. Tutto quello
che succede in un
paese che ha un
conflitto interno và
analizzato a partire
dal conflitto, dalle
sue radici. E se
desideriamo superare
in Colombia questo
conflitto, se
desideriamo superare
il confronto di
classe, se non
vogliamo superarlo
solo perché si
affermino le
contraddizioni, ma
per stabilire una
società nuova che
rifiuti per sempre
le origini della
violenza che nacque
qui a partire dal
1928, con il
massacro dei
bananieri che fece
il governo americano
aiutato e appoggiato
dalla CIA e che sino
ad ora continua a
massacrare il popolo
colombiano, allora
io non mi posso
fermare alle piccole
cose, non mi posso
dedicare a che un
uomo si sposi con la
propria donna. Non
posso pensare se un
dispositivo
intrauterino è
peccato o no! Un
condono è eticamente
morale, quando si
deve essere
eticamente morali,
l'importante è che
queste persone siano
rivoluzionarie!
Questa è l'essenza
dell'etica, della
morale.
COME DICEVA CAMILO
TORRES "ESSERE
CRISTIANO E' ESSERE
RIVOLUZIONARIO"
Le piccole cose che
succedono perché non
c'è educazione,
perché c'è miseria
perché c'è
ingiustizia, perché
non c'è una nuova
società, queste sono
le cose che deve
analizzare un Papa,
un vescovo, un
sacerdote. E' come
dare pali per ciechi
in una realtà ogni
giorno più
impressionante.
Nella guerriglia
invece questo non è
un problema. Qui
quello che abbiamo
da prendere sul
serio, è afferrare
la nostra
impostazione e
definirla come
abbiamo fatto e
costruirla. Perché
noi sappiamo che la
storia non è finita.
E oggi precisamente
in Colombia più di
15 vescovi dicono
riferendosi alla
guerriglia alla
gente "bisogna fare
quello che propone
la guerriglia,
perché è gente buona".
E se questi
sacerdoti dicono che
bisogna aiutare,
proteggere la
guerriglia, stanno
comportandosi come
Mosè che nel libro
dell'esodo ci viene
mostrato come un
Mosè valoroso e non
come un vecchio
titubante col
bastone.
LA VISITA DEL
PAPA A CUBA
Cosa ti sembra della
visita del Papa a
Cuba e dei reportage
sensazionalistici?
Curiosa! Io credo
che il Papa si è
incontrato con un
toro! Fidel è uno
statista di livello
mondiale. E chi lo
nega è pazzo, è
fuori di testa. E'
ovvio che Fidel è un
uomo di principi. E'
convinto di quello
che dice e di quello
che fa. Il Papa a
sua volta è convinto
di quello che dice e
sa perché lo fa. Non
penso però che sia
molto convinto di
quello che fa. Pensi
che il Papa venga ad
aprire a Cuba un
processo di
controrivoluzione
come ha fatto in
Polonia? Io non mi
permetto di
affermare questo e
avrei bisogno di
maggiori elementi.
Però mi sembra che
in fondo quello che
vedo è che il Papa
si sentì utilizzato,
in relazione coi
paesi dell'Europa
dell'est. Io credo
che il Papa è stato
utilizzato. Perché è
un Papa che stato
vittima di attentati,
che è stato
modellato perché
desse una spinta
verso il
capitalismo. Un Papa
che venendo da un
paese socialista
avrebbe potuto fare
un lavoro
eccezionale per
l'umanità, solo per
il fatto che veniva
da un paese
socialista. IL PAPA
E' ACCERCHIATO DA UN
CIRCOLO DI VIPERE!
Credi che nella
visita del Papa a
Cuba sia stato
politicamente
ingenuo? No, non
credo che il Papa
sia politicamente
ingenuo, fino a che
i suoi "consiglieri"
lo utilizzano. Io mi
immagino per esempio
un Lopez Trujillo,
il cardinale
colombiano che è un
satrapo. E come lui
ce ne sono tanti
altri. Il Papa è
accerchiato da un
circolo di vipere,
di brave vipere. Il
Papa è parte di una
istituzione
monolitica e come
tale è prigioniero
di questa
istituzione. Se il
Papa potesse avrebbe
detto che nel
socialismo ci sono
cose buone come nel
capitalismo ci sono
cose cattive, però
non può perché è
prigioniero del
capitalismo. E'
prigioniero di una
situazione, non può
dire nulla contro il
neoliberismo, non
dice che i cristiani
debbono lottare
contro il
neoliberismo perché
è una politica
criminale. La Chiesa
invece dovrebbe
essere contro i
crimini di qualsiasi
tipo, questa è la
realtà. In Colombia
si commettono molti
crimini? Ci sono
migliaia di
assassinii, e
vengono commessi
giornalmente per
motivi politici. Per
questo in Colombia
la consegna che si
deve scrivere su
tutte le pareti è la
seguente e spero che
verrà scritta anche
da voi in Svezia:
"Dalla selva si esce,
dalla tomba no!" E'
una frase che
riassume la
situazione politica
colombiana. Perché
in Colombia lo Stato
semplicemente uccide!
Non ha altro modo
per mantenere il
potere se non
uccidendo
l'opposizione. E'
l'unica alternativa
che ha, incrementare
la guerra. Per
incrementare la
guerra deve decimare
la popolazione
indifesa con
massacri, con
desaparecidos, con
persecuzioni
compresa quella
economica. Il
fenomeno che sta
creando
disoccupazione,
mancanza di un tetto,
di terra, di
educazione, di
salute, di servizi
pubblici, di
assistenza tecnica
ai contadini. Tutto
questo non può avere
il perdono di Dio,
allora come può uno
fermarsi a pregare!
Bisogna alzarsi e
lottare!
"SIAMO
ARRIVATI GIA' A 40
KM. DA BOGOTA'"
Dopo l'attacco a
Casa Verde nel '90,
qual è stato lo
sviluppo politico-militare
delle FARC?
Ascendente, siamo
partiti dalla casa
verde nella
profondità della
selva dell'Uribe, e
ora siamo a 40 Km.
Dalla capitale. Casa
Verde si è
trasferita verso il
centro del paese! La
gente lo sta capendo.
La guerriglia come
tutti sanno si
infiltra abilmente
nei dintorni delle
città. Il popolo
capisce che la FARC
sono nate per il
popolo colombiano.
Possiamo notare che
avete avuto una
crescita
impressionante
soprattutto nella
partecipazione dei
giovani? Non c'è
alternativa. Un
ragazzo che non può
studiare, o che è
contadino e non
possiede terra, che
non può avere un
credito, che suo
padre è povero ed è
nato povero da
famiglia povera e
continua ad essere
povero e a morire da
povero. Sono ragazzi
che capiscono che la
vita non può essere
solo così, sono
giovani che vogliono
cambiare, allora non
c'è altro modo che
entrare nella
guerriglia per
cercare una società
diversa. Il lavoro
del movimento
guerrigliero è
creare coscienza.
Convertirsi nel
motore del popolo.
Se lei ha la
possibilità di
venire a un Fronte,
si renderà conto che
con il comandante
del Fronte, vanno a
consultarsi le donne,
gli uomini, i figli,
tutti consultano le
autorità, i
consiglieri comunali,
cos'è questo? Un
potere che si và
costruendo. Cosa ci
manca? Il potere
centrale. E le FARC
vanno in questa
direzione? Logico.
Il nostro percorso
indiscutibile è
prendere il potere.
E con il popolo in
armi costruire un
nuovo stato, un
nuovo governo e
creare nuove
istituzioni. Perché
il popolo è stanco
di sopportare e sta
per scoppiare verso
qualcosa di nuovo.
LA TEOLOGIA DELLA
LIBERAZIONE
La teologia della
liberazione ha
richiamato molto
interesse; cosa ne è
rimasto? Fu una
grande rivoluzione
all'interno della
chiesa e ottenne un
grande
rischiarimento che
coinvolse molti
sacerdoti e preti.
Però la stessa
classe dominante
della chiesa, le
vecchie strutture e
la borghesia
intelligentemente
l'hanno repressa.
Sono risapute le
persecuzioni e gli
attentati, gli
assassini dei
sacerdoti e dei
preti che vi hanno
partecipato insieme
al popolo. Come la
persecuzione, per
citare un esempio,
di Leonardo Boff,
brasiliano,
un'eminenza mondiale
in teologia. Quello
che è accaduto è che
la Chiesa, uccide la
tigre e si
accontenta del corpo!
La Chiesa sviluppa
tutto il movimento
delle realtà di
base. Quando le
comunità si
accorgono che la
fame non la si
sconfigge pregando,
che le fognature non
le si ottengono
dicendo "Beato sia
il Signore", che gli
ospedali non si
costruiscono con i
pellegrinaggi.
Allora dicono: no,
qui manca un
ingrediente, la
lotta politica".
Allora fino a qui
arriva la Chiesa,
perché la gerarchia
inizia a combattere
questo processo
popolare. Perché non
è conseguente, il
fenomeno di classe
si genera anche
nell'istituzione
chiamata Chiesa. I
vescovi vivono bene,
mangiano bene, hanno
belle case. Sono un
potere e come tale
sono al fianco del
potere dominante.
Non è facile ma in
minima parte anche
lì c'è stata una
lotta di classe. Ora
questo ha
influenzato
terribilmente. Come
dice Fidel Castro,
bisogna contare
anche sui cristiani
per fare la
rivoluzione in
America Latina. E
questo è certo. Però
non coi cristiani
che sono preoccupati
di pregare o di
andare a messa. Ma
con i cristiani che
si preoccupano come
dare istruzione ai
bambini, come
curarli. Con quelli
che hanno cambiato
le preoccupazioni
religiose in quelle
materiali. Questo è
molto importante,
però a questo la
Chiesa non incita.
Perché se il popolo
si sveglia, accadrà
come nell'esodo.
Sarà un popolo che
se ne andrà dalle
mani del Faraone;
ovvero oggi dalle
mani degli
imperialisti
nordamericani.
L'importante allora
non è credere o no
in Dio, o pensare
che l'anima è
mortale o immortale.
L'importante è
scoprire che la fame
è mortale. Qui in
America Latina
muoiono un milione
di bambini minori di
5 anni di fame
all'anno. Non è ora,
come diceva Camilo
Torres, di sedersi
in un Caffé e
parlare della
vergine ma è ora di
alzarsi e iniziare a
lottare. Ricordo una
volta che stavo
confessando una gran
quantità di giovani.
Erano 800 più o meno
e parlando con me
stesso mi dissi che
era impossibile
confessarli tutti;
mi sedetti con loro
nella chiesa e
rivolgendomi a loro
gli dissi: Guardate
ragazzi, l'unico
peccato nostro me
incluso che possiamo
aver commesso è di
non essere
rivoluzionari!
Andate a casa e che
Dio vi benedica!
Così fu la
confessione!
Un'ultima domanda
padre; Qual é
l'ultimo messaggio
ai cristiani ed ai
non cristiani che in
Svezia e nel mondo
possono ascoltare o
leggere questa
conversazione sulla
situazione in
Colombia? Non ci
sarà riposo finché
le pallottole del
nemico e la sua sete
di sangue non sarà
terminata. Non
avranno timore i
guerriglieri finché
non si caleranno le
braghe e avranno in
mente gli ideali per
continuare la lotta. |