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Ieri si è consumato
in Venezuela
l’ennesimo golpe
mediatico da
parte dei mezzi di
informazione privata.
Tutto il mondo
ricorda il silenzio
dei mezzi di
informazione durante
il colpo di stato
dell’aprile del
2002, quando,
silenziati i
principali mezzi di
informazione
pubblica (tra cui la
televisione e la
radio dello stato),
i mezzi di
informazione privati,
tra i principali
protagonisti ed
organizzatori del
colpo di stato,
hanno attuato un
silenzio assoluto
sugli avvenimenti
che stavano
occorrendo. Ebbene,
ieri si è ripetuto
lo schema:
praticamente i
principali mezzi di
informazione privata
hanno tentato di
silenziare
l’inaugurazione di
una delle più
grandiose opere
costruite in America
Latina e nel mondo
intero: il secondo
ponte sul fiume
Orinoco.
Ieri, il presidente
della Repubblica
Bolivariana del
Venezuela, Hugo
Chávez Frias,
congiuntamente al
presidente del
Brasile, Lula, ha
inaugurato il
secondo ponte sul
fiume Orinoco. Si
tratta di una opera
faronica, in cui
sono stati investiti
dallo Stato
venezuelano circa
12.000 milioni di
dollari e che
inciderà enormemente
sullo sviluppo di
varie regione
dell’America Latina
(l’oriente ed il
centro/sud
venezuelano, il nord
del Brasile) con
implicazioni
importanti
nell’integrazione
materiale del
continente sud
americano.
Ovviamente non si
tratta di un
semplice ponte, ma
di un intero sistema
di comunicazione; di
per se’ il ponte è
un’opera grandiosa,
unica al mondo, di
circa 4.000 metri,
paragonabile al
possibile ponte
sullo stretto di
Messina. Rappresenta,
quindi il centro di
un complesso sistema
comunicazionale;
infatti, attorno ad
esso sono state
costruite, al
momento, circa 200
km di moderne strade
ed autostrade e la
via attraverso la
quale passaerà la
costruenda linea
ferroviaria
venezuelana.
Contemporanemaente
all’inaugurazione
del ponte, opera
costruita
congiuntamente
dall’impresa
venezuelana e
brasiliana, di qui
la presennza del
presidente del
Brasile, è stata
posta la pietra
iniziale di una
nuova città che
sorgerà ai piedi del
ponte e che sarà
pari ad una media
città italiana.
Questa nuova città
rappresenterà un
punto strategico
nella geopolitica
dell’America Latina:
oltre a coprire le
esigenze di una
regione in forte
sviluppo (nel pieno
rispetto
dell’ambiente),
servira’ a coprire
una parte del
fabbisogno abitativo
del Venezuela e a
decongestionare,
almeno in parte,
alcune grandi città
come Caracas; sono
già migliaia le
famiglie in attesa
di riubicarsi in
questa costruenda
città e che magari
oggi vivono in
condizioni di
assolutà precarietà
nella immensa
barraccopoli che
accerchia Caracas e
le altre grandi
città del Venezuela.
Il programma
politico di Chávez,
fin dall’inizio, ha
previsto lo
sradicamento della
povertà entro il
2021, attraverso la
costruzione di un
nuovo modello
economico, mirante
tra l’altro
all’integrazione
latinoamericana.
Probabilemnte
nessuno, nel mondo
intero, avrebbe
scommesso un
centesimo sulla
possibilità che
Chavez potesse
riuscire in questo
tentativo. Oggi,
dopo soli 8 anni
dall’inizio del suo
mandato si intravede
chiaramente la
possibilità di
sconfiggere la
povertà in Venezuela
e nell’America
Latina. C’è da
ricordare che di
questi otto anni di
governo, i primi due
sono stati investiti
nelle grandi riforme
strtturali dello
stato e altri due
sono stati sprecati
a lottare contro i
vari tentativi di
colpo di stato
dell’oligarchia
venezuelana,
organizzati
congiuntamente alla
CIA ed
all’imperialismo
statunitense, come
ampiemaente
dimostrato da
numerose
investigazioni
scientifiche, tra
cui la famosa
inchiesta portata
avanti dall’avvocato
statunitense, Eva
Golinger nel suo
Codice Chávez.
L’inaugurazione di
questo ponte, che ha
fatto passare sotto
silenzio
l’inaugurazione di
altre importanti
opere, tra cui una
fabbrica venezuelana
per la produzione di
cellulari, è stata
praticamente
silenziata dai mezzi
di informazione
privati: televisioni
private nazionali e
quotidiani hanno
praticamente del
tutto snobbato la
notizia o le hanno
dedicato uno spazio
a dir poco ridicolo.
Un’opera, di cui
oggi sono pieni i
giornali e le
televisioni di tutta
l’America Latina ed
il mondo intero,
praticamente
silenziata dai mezzi
privati venezuelani.
Chiaramente il
silenzio mediatico
ha il fine di
impedire la
diffusione delle
opere realizzate dal
governo Chávez.
Immaginate per un
istante
l’inaugurazione del
ponte di Messina ad
opera di un Prodi,
opera di cui
ovviamente
parlerebbe tutto il
mondo. E immaginate
le televisioni
private italiane
senza darne alcuna
notizia! Per un
italiano ciò
risulterebbe assurdo!
Ebbene questa
assurdità succede
tutti i giorni in
Venezuela.
Questo ridicolo
tentativo, in atto
dal 2001, di voler
tappare il sole con
un dito, in realtà
si è completamente
rivoltato contro le
televisioni private
che, ormai in
Venezuela hanno
indici di ascolto e
credibilità
bassissimi. Il
problema è
l’esteriore: il
pubbblico mondiale,
guardanto queste
televisioni via
satellite, ha del
Venezuela
un’immagine
completamnente
distorta. In Italia
ed in qualsiasi
altro paese
democratico del
mondo queste
televisioni
sarebbero state
chiuse da anni. In
Venezuela si tollera
l’impunità ed i
delitti piu’
abberanti, come i
colpi di stato,
assalti alle
ambasciate, serrate
che hanno quasi
affamato l’intera
popolazione,
occupazione
indiscriminata di
piazze, occupazione
e silenziazione dei
mezzi pubblici di
comunicazione (televisione
e radio nazionale).
Nessuno per questi
reati gravissimi è
mai finito in
galera, benchè tutto
il mondo ha visto i
responsabili
commettere questi
reati sotto gli
occhi delle
telecamere.
Attilio Folliero,
www.lapatriagrande.net,
Caracas, 14/11/2006 |