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Attilio Folliero
Il climatologo norvegese Olav Orheim avverte che i ghiacciai del polo nord potrebbero ritirarsi interamente la prossima estate

Il climatologo norvegese Olav Orheim già presidente dell’Istituto Polare Norvegese ed attualmente segretario esecutivo del “Anno Polare Internazionale della Norvegia” in una intervista rilasciata alla agencia di stampa cinese xinhua ha avvertito il mondo che i ghiacciai del Polo Nord potrebbero ritirarsi interamente già la próxima estate, se si ripetessero le alte temperaturae raggiunte l'estate scorsa.

Attilio Folliero, LPG, Caracas, 08/03/2008

Il climatologo norvegese Olav Orheim, nella foto (1), già presidente dell’Istituto Polare Norvegese ed attualmente segretario esecutivo del “Anno Polare Internazionale della Norvegia” in una intervista rilasciata alla agencia di stampa cinese xinhua ha avvertito il mondo che i ghiacciai del Polo Nord potrebbero ritirarsi interamente già la próxima estate, se si ripetessero le alte temperaturae raggiunte l'estate scorsa.

Orheim ha detto chiaramente: Il risultato delle multiple osservazioni realizzate durante le settimane più calde della scorsa estate ha evidenziato un calo della superificie totale dei giacciai dell'Oceano Glaciale Artico fino a 3 milioni di chilometri. Tale cifra, prima dell'anno 2000 ammontava mediamente a 7,5 milioni di chilometri, il che dimostra che a partire dall'anno 2000 si è accellerato il ritrmo del riscaldamento globale. La situazione va di male in peggio" Ed ha aggiunto: "Se la temperatura media annuale di quest'anno in Norvegia si mentiene ai livelli dello scorso anno, tutto lascia pensare che la cappa di gelo del Polo Nord si ritirerà totalmente durante i giorni piu caldi dell'estate. E' molto probabile che ciò accada". (2)

Queste le parole dell'illustre scienziato norvegese che da oltre 40 anni studia i ghiacciai.

E’ un dato di fatto incontestabile che i ghiacciai perenni del Polo Nord si stiano sciogliendo. Lo scioglimento, dovuto al riscaldamento globale, sta avvenendo in una maniera cosi veloce che è ormai avvertibile anche alla semplice analisi delle foto satellitari scattate da un anno all’altro.

Foto del Polo Nord, 21/09/2005

Foto del Polo Nord, 16/09/2007

Come si può osservare, è chiarissimo il ritiro dei ghiacciai del polo nord in soli due anni. Ma tale effetto non è visibile solamente al polo nord, anzi in altri luoghi della terra il fenomeno è ancora più accentuato.

Foto del Kilimanjaro scattata nel 1993

Foto del Kilimanjaro scattata nel 2000

La superificie dei ghiacciai perenni del Kilimanjaro, la montagna più alta dell'Africa si è ridotta dell'83% in soli 7 anni, fra il 1993 ed il 2000.

La causa?

La causa è da ricercare nell'innalzamento della temperatura globale del pianeta. La temperatura si innalza per vari motivi, alcuni indubbiamente naturali sui quali l'uomo non può intervenire, quali ad esempio il rilascio nell'atmosfera del calore interno del pianeta o l'irraggiamento solare. Ma accanto a tali fattori naturali, vi sono altri che stanno enormemente accellerando il fenomeno, come l'enorme quantità di gas di scarico immessa nell'atmosfera a causa dello sviluppo industriale; tra questi gas di scarico il più incriminato è sicuramente l'anidiride carbonica (CO2).

Anche se alcuni scienziati, come quelli al soldo della American Enterprise Institute (3) si affannano a negare la relazione tra gas di scarico, prodotti dal nostro sviluppo insostenibile e l'innalzamento globale della temperatura, il grafico sottostante che mostra, per gli ultimi 1000 anni, la temperatura sulla terra e la quantità di anidride carbonica immessa nell'atmosfera, sembra confermare pienamente la relazione.

 

Nel momento in cui sul pianeta Terra si consolida l'attuale sistema economico capitalistico (a partire dal secolo XIX), basato sull'accumulazione ed il consumismo sfrenato, inizia anche la crescita esponenziale dei gas di scarico, (CO2) e della temperatura. Nel grafico sembra evidente la relazione fra aumento delle immisioni di anidride carbonica (in azzurro) ed innalzamento della temperatura (in rosso).

Mentre politici e capi di stato di tutto il mondo perdono tempo in chiacchiere inutili, la terra, il nostro unico pianeta, sta subendo trasformazioni che stanno mettendo a rischio la sopravvivenza della specie umana e della vita intera sul pianeta.

In tempi molto brevi, questione di pochi decenni e forse pochi lustri, lo scioglimento dei ghiacciai dei poli determineranno l'innalzamento degli oceani di almeno un metro, con la conseguenza che la maggior parte delle attuali città costiere saranno sommerse dalle acque. Tra il 15% ed il 20% della popolazione mondiale, ossia circa un miliardo di persone, sarà costretta a spostarsi e cercare nuovi spazi, nuove città dove vivere, con tutte le conseguenze immaginabili.

Francamente non sappiamo se la situazione è irreversibile, ma è certo che fino a quando ci sarà l'attuiale sistema economico capitalistico sul pianeta terra, la situazione andrà di male in peggio.

Attilio Folliero, LPG, Caracas, 07/03/2008

Note

(1) Le foto a corredo dell'articolo sono di fonte agencia cinese xinhua (Dr. Olav Orheim, in alto a sinistra, e le due foto del polo nord) e wikipedia (le restanti tre). Ritornare

(2) Il testo dell''intervista a Olav Orheim è di fonte xinhua (nostra traduzione dallo spagnolo). Ritornare

(3) La American Enterprise Institute è un istituto di ricerca fondato dalla Exxon. La Slynation ha accusato la Exxon di aver fondato questo Istituto di ricerca allo scopo di finanziare scienziati impegnati a confutare la tesi del cambiamento climatico. Leggasi a tal proposito l'articolo "La Exxon Mobil all'attacco del Venezuela" Ritornare

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