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Attilio Folliero, America Latina: dietro la crisi, il tramonto degli USA e l’ascesa di Hugo Chavez

America Latina: dietro la crisi, il tramonto degli USA e l’ascesa di Hugo Chavez

di Attilio Folliero e Cecilia Laya

Lo scorso primo marzo l’esercito colombiano ha bombardato il territorio ecuadoriano col fine di assassinare un gruppo di guerriglieri della FARC (1). Tra gli altri, sono stati uccisi Raul Reyes, esponente di primo piano della FARC e sua moglie, figlia di Marulanda il capo supremo dell'organizzazione.

Sotto i bombardamenti, oltre ai guerriglieri  sono morti anche degli studenti universitari messicani, che nulla avevano a che fare con la guerriglia e si trovavno nel campo bombardato per svolgere una inchiesta di carattere sociale. Avevano partecipato un paio di giorni prima, al II Congresso della Coordinadora Continentale Bolivariana, svoltosi a Quito.

L'accampamento dei guerriglieri della FARC bombardato dalle forze armate colombiane

Va subito detto che si è trattato di un'azione realizzata in totale violazione dei diritti umani ed inoltre violatoria del territorio di uno Stato sovrano. Un chiaro atto di guerra, che ovviamente ha rischiato di accendere un conflitto in America Latina.

Ecuador, paese bombardato ha prontamente rotto le relazioni diplomatiche; il Venezuela ha inviato alla sua frontiera con la Colombia, dieci battaglioni in una azione preventiva. A ruota il Nicaragua si schiera con l’Ecuador e rompe le relazioni con la Colombia, con la quale ha anche delle questioni aperte relative alle acque territoriali.

Praticamente tutti i paesi dell’America Latina hanno preso posizione a favore dell’Ecuador e condannata l’azione della Colombia, sia pure in maniera diversa. Anche la OEA, l’Organizzazione degli Stati Americani, di cui fanno parte anche gli USA, ha condannato l’azione della Colombia, sia pure in maniera molto blanda. Anche i paesi europei si sono pronunciati contro la Colombia, tra questi la Francia e l’Italia. Gli unici che apertamente hanno appoggiato la Colombia sono stati gli USA.

Infine, il sette marzo, a Santo Domingo, la riunione del Gruppo di Rio, che raccoglie paesi dell’America del Sud e dei Caraibi ha risolto la crisi: Colombia ha riconosciuto di aver sbagliato e come uno scolaretto pentito di una mala azione, ha promesso di non violare mai più nessuon terriotrio estraneo.

Tutto bene, dunque. Crisi scongiurata.

Aggiungiamo che non era la prima volta che la Colombia bombardava il terriorio ecuadoriano, anzi in passato ci sono state anche vittime di parte ecudoriana. La pratica della fumigazione, nel tentativo di estirpare la coltivazione delle coca spesso è stata effettuata dall’esercito colombiano.-statunitense anche in territorio ecudoriano, provocando varie vittime per avvelenamento tra gli ecuadoriani.

Eppure mai nessun governo ecuadoriano aveva alzato la voce o altro paese dell’America Latina aveva preso alcuna posizione. Quei morti non sono importati a nessuno.

Oggi le cose sono andate molto diversamente, fino ad essere sul punto di una crisi, che avrebbe potuto sfociare in una guerra.

Come mai? Cosa è successo realmente? Chi sono gli sconfitti? Chi i vincitori?

Indubbiamente la breve crisi è servita a fare chiarezza sui rapporti di forza esistenti attualmente in America Latina. Ma andiamo per ordine.

Chi c’era dietro il bombardamento?

Il Governo colombiano diretto da Uribe, in realtà è totalemnte manovrato dal Governo di Geroge Bush: Uribe è semplciemnte un burattino nelle mani degli USA. Non c’è dubbio che dietro questo bombardamento, nominalmente delle truppe colombiane, di fatto c’era l’esercito USA. Tra l’altro la Colombia non ha la tecnologia adeguata ed i mezzi impiegati in questa operazione. Non ha neppure la forza umana e tecnologica per controllare quella parte del suo terrotiorio che confina con l’Ecuador e che di fatto è totalemnte nelle mani della FARC. Ben ha messo in evidenza il presidente dell’Ecuaodor Rafael Correa, nel dire che il suo paese non confina a nord con la Colombia, ma con la FARC. E’ un dato di fatto.

Per la precisione bisogna aggiungere che in Colombia si vive da sessant’anni una guerra civile: da un lato l’esercito dello stato colombiano, diretto dall’oligarchia da sempre al potere e dall’altro l’esercito organizzato della FARC e di altre organizzazioni in guerra. La FARC, assieme alla ELN, è la più importante delle forze organizzate che si oppongono all’oligarchia al potere.

A seguito dei presunti attentati alle Torri gemelle dell’11 settembre, gli Usa hanno incluso la FARC nell’elenco dei gruppi terroristi. La FARC non è un gruppo o gruppuscolo di terroristi, ma si tratta di un vero e proprio esercito di liberazione nazionale. Si è trattato di una azione di comodo per intervenire direttamente nel conflitto colombiano e negli affari politici dell’America Latina. La vera finalità dell’inserimento della FARC nell’elenco dei terroristi, oltre intervenire direttamente in Colombia, attraverso il “Plan Colombia”, oggi chiamato “Plan Patriota” era di contrastare la possibile (all’epoca) ascesa del governo bolivariano di Hugo Chavez. Non a caso proprio in questi giorni, il governo Usa parla di inserire il Venezuela fra i paesi “terroristi”, in quanto – dicono, senza ovviamente nessuna prova concreta (ma al governo Usa non importano le prove) – finanzia proprio i terroristi della FARC.

Per gli USA, l’America Latina ha rappresentato da sempre il mercato di riferimento, sia per piazzare i propri prodotti, sia per rifocillarsi a prezzi stracciati delle immense risorse naturali di cui è ricco.

Negli ultimi anni, però, la presenza di Hugo Chavez con la sua politica bolivariana, tendente a creare un blocco latinoamericano, svincolato dagli USA e basato su un grande mercato latinoamericano, con una propria organizzazione politica (di cui Unasur è l’embrione), un proprio Banco Centrale (il recente costituito banco del Sur) e una futura moenta unica, sta ponendo le basi per isolare gli USA, non solo politicamente, ma anche e soprattutto economicamente.

Ovviamente gli USA non possono accettare di buon grado di ritirarsi con la coda fra le gambe, di lasciare quello che per loro è il vitale mercato di riferimento. Di conseguenza cercaranno in tutti i modi di continuare a controllarlo.

Di fatto rimangono con pochi alleati. Sebbene non tutti i governi dell’America Latina possono definirsi, ad oggi, bolivariani e fortemente alleati di Chavez, in concreto, oltre il vero e proprio blocco di paesi alleati di fatto con il Venezuela (Bolivia, Ecuador, Nicaragua e Cuba, ossia i paesi dell’ALBA), anche gli altri sono legati necessariamente al Venezuela, per via della necessità di rifornirsi delle sue ingenti  riserve energetiche.

I paesi dell’area più reazionari alla politica di Chavez sono il Perù di Alan Garcia, il Messicco di Calderon, oltre la Colombia di Uribe. Anche altri paesi, sia pure in maniera più blanda avversano Chavez, come il Cile. Ma alla fine, nella sostanza tutti i paesi dell’America Latina hanno necessità del Veenzuela sia per rifoccilarsi di petrolio, sia per vendere i propri prodotti.

Anche la Colombia, il più reazionario dei paesi di fatto non può fare a meno del Venezuela.

Cosa è successo dunque?

Gli USA hanno tentato di creare una crisi in America Latina: l’obiettivo è Chavez ed il Venezuela. Con il bombardamento dell’Ecuador ovviamente si intendeva colpire Chavez.

Gli Usa per cercare di riprendere totalemnte il controllo nella regione debbono necessariamente liberarsi di Chavez e dividre fra di loro i vari stati. Una guerra fra i vari stati dell’America Latina è il vero obiettivo degli USA.

Dietro il bombardamento dell’Ecuador, con la scusa di colpire i guerriglieri della FARC, il vero obiettivo era dividere i vari paesi del blocco. Se i paesi dell’America Latina riescono ad unirsi attorno al progetto unionista di Chavez, per gli Usa è la fine del suo strapotere nella regione.

Questo dunque il vero obiettivo: creare una crisi fra i vari stati, fino al punto di sfociare in una possibnile guerra.

La reazione però è stata completamente opposta. Al bombardamento del territorio dell’Ecuador, il Venezuela ha reagito prontamente, mostrando i muscoli, spostando dieci battaglioni alla frontiera con la Colombia; in sostanza dicendo agli Usa di essere pronti. Congiuntamente la diplomazia, messasi prontamente in moto, ha portato a schierarsoi dalla parte dell’Ecuador, il che significava dire dalla parte del Venezuela, praticamente tutti i paesi dell’area. Perfino i piu reazionari ed i più blandi hanno dovuto prendere posizione contro la Colombia.

Se nei fatti, paesi come il Perù o il Messico sono filoamericani, nella sostanza dagli USA non ricevono alcun aiuto, perchè ormai la superpotenza economia che fu gli Usa è solo un lontano ricordo. Gli Usa sono una superpotenza militare, ma lo strapotere economico ormai è finito: dietro l’angolo c’e una profonda crisi economica ed un forte ridimensionamento a livello mondiale.

In sostanza questa crisi ha messo in evidenza quali ssno i nuovi rapporti di forza esistenti in America Latina e soprattutto il potere riconosciuto del Governo Venezuelano. Hugo Chavez è il vero vincitore di questa crisi.

Ma c’è anche un’altra riflessione da fare. In Colombia esiste la guerra civile: da un lato l’oligarchia e le classi dominati, al potere e legate agli USA e dall’altro il resto della popolazione, la società civile rappresentata dalla FARC, che ovviamente attinge anche al proletariato e sottoproletariato.

Anche se vi sono ancora numerosi falchi in Colombia, fra le parti in guerra esiste la convinzione di arrivare alla pace. Questa crisi, con l’accordo voluto e cercato dal governo colombiano (sintomatica la corsa di Uribe a fine “cumbre” nel tentativo di raggiungere e stringere la mano prima a Correa e poi a Chavez) ha dimostrato che anche la parte piu reazionaria inizia a rendersi conto che gli USA non rappresentano il futuro, ma il passato e quindi poco a poco dovranno abbandonare la via delle armi, per potersi alleare al blocco latinoamericano.

Al termine della cumbre, Uribe corre ad abbracciare e stringere la mano prima a Correa poi a Chavez

Tutto il processo non sarà semplice, ne indolore, ma sembra stia andando in questa direzione. Il processo di pace in Colombia significherà la sconfitta deinitiva degli USA.

_____________

(1) Per maggiori informazioni sulla FARC, consigliamo in wikipedia (in spagnolo):

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Caracas, 08/03/2008 (pubblicato 13/03/2008)

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