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mercoledì, 22 ottobre 2008 00:09:11
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Attilio Folliero, Primo provvedimento del Governo Berlusconi: la detassazione degli straordinari

E' come dire: "ci stiamo incamminando nuovamente verso la schiavitù". Tra i primi provvedimenti del nuovo governo Berlusconi vi è la detassazione degli straordinari. Tutti daccordo e felici, nessuna voce critica. Il provvedimento è passato come aiuto alle famiglie di operai ed impigati! Di conseguenza nessun sindacato, nessun partito di sinistra o pseudo sinistra ha avuto niente da ridire; nessun lavoratore ha alzato la voce e nessuno sembra ricordarsi della storia dell’umanità, delle lotte per vincere la schiavitù. Leggere >>

Attilio Folliero, LPG, 15/05/2008, aggiornato 02/06/2008

E' come dire: "ci stiamo incamminando nuovamente verso la schiavitù". Tra i primi provvedimenti del nuovo governo Berlusconi vi è la detassazione degli straordinari. Tutti daccordo e felici, nessuna voce critica. Il provvedimento è passato come aiuto alle famiglie di operai ed impigati! Di conseguenza nessun sindacato, nessun partito di sinistra o pseudo sinistra ha avuto niente da ridire; nessun lavoratore ha alzato la voce e nessuno sembra ricordarsi della storia dell’umanità, delle lotte per vincere la schiavitù.

Circa 23 secoli fa, Aristotele giustificava la schiavitù e definiva lo schiavo come “essere che per natura non appartiene a se stesso ma a un altro ...” (Politica 1254 a). Per Aristotele lo schiavo è uno strumento, anzi appartiene al genere degli strumenti animati (al quale appartengono anche gli animali domestici) e la sua differenza specifica è che parla. Quanto all'utilità la differenza è minima: entrambi prestano aiuto con le forze fisiche per le necessità della vita, sia gli schivi sia gli animali domestici. Per Aristotele è evidente che taluni sono per natura liberi, altri schiavi, e che per costoro è giusto essere schiavi.

Ci sono voluta secoli di lotte per scardinare questo principio. Ma dalla schiavitù intesa nel senso di Aristotele, con la rivoluzione industriale si arriva ad un altro tipo di schiavitu: i proletari, coloro che non avevano niente, se non la prole, o meglio la capacità di fare figli, pur non essendo più schiavi, proprietà di un altro essere umano, sono costretti a vendere la propria forza lavoro al datore di lavoro in cambio di un salario. Legalmente non erano più schiavi, ma per sopravvivere erano liberamente costretti a lavorare dall’alba al tramonto, fino a 15/16 ore ed oltre, tutti i giorni. Di qui le lotte per la riduzione dell’orario di lavoro, il riconoscimento del riposo settimanale, del lavoro notturno e festivo, l’abolizione del lavoro minorile, la parità fra uomini e donne ...

In Italia e nei principali paesi sviluppati si arriva, solamente grazie alle lotte, alla giornata lavorativa di otto ore ed al ricnoscimento di tutti quei diritti sopra accennati. In alcuni settori si va anche oltre, riuscendo a spuntare le 36 ore settimanali (pubblico impiego).

Il progresso e lo sviluppo tecnologico dovrebbero contribuire a liberare l’uomo dalla schiavitù del lavoro, ma di fatto ciò non avviene, perchè nell’attuale sistema economico, fondato su una rigida divisione di classe, gli interessi di ciascuna classe sono fortemente contrapposti e quella più forte (il capitale) riesce a sottomettere la più debole, costringendo i loro membri a lavorare quanto più possibile.

I sindacati, le associazioni che tutelano i lavoratori ed i cosiddetti partiti di sinistra dovrebbero lottare non solo per la riduzione dell’orario di lavoro, ma anche per l’abolizione del ricorso allo “straordinario”. Se legalmente si stabilisce la giornata lavorativa in otto ore, ma poi altrettanto “legalemente” si creano i meccanismi per vanificare questo limite, siamo di fronte ad un ritorno alla schiavitù, sia pure legalizzata ed accettata.

Quando si creano meccanismi (Maggiore introitio laborando di più) per fare in modo che l’operaio, l’impiegato, l’uomo lavori ben oltre le otto ore, ossia 10 ore, a volte 12 ed oltre siamo semplicemente di frote al ritorno della schiavitù e a niente vale il principio della retribuzione.

Il primo provvedimento del governo Berlusconi è un grande imbroglio per i l lavoratori: con la scusa di detassare gli utili derivanti dallo straordinario (quindi più soldi per i lavoratori, oltre che per il capitalista), semplicemente si sta legalizzando la schiavitù. Il lavoratore con questo strumento sarà legalmente e liberamente incentivato a lavorare di più: in cambio del misero stipendio aggiuntivo venderà ulteriormente la propria libertà al datore di lavoro, convertendosi sempre più in uno schiavo. Di fatto, anche se retribuito, un lavoratore che passa la maggior parte del tempo al lavoro è uno schiavo.

“Lavoro di più quindi ho più soldi” questo lo slogan. Ma a che serve avere più soldi, se poi perdo il bene più prezioso, ossia la libertà? Senza ovviamente dimenticare che alla fine, avere più doldi da spendere significa ulteriori guadagni per il capitalista: ti tolgono la libertà, facendoti lavorare di più, in cambio di un aumento dello stipendio che si traduce in maggiore capacità di acquisto, quindi ulteriori guadagni per il capitale.

In Italia, il governo Berlusconi col suo provvedimento sulla detassazione degli straordinari sta semplicemente legalizzando la schiavitù col consenso di tutti, compreso quello degli stessi lavoratori che ridotti al mássimo grado di incoscienza ormai accettano in silenzio qualsiasi provvedimento che li penalizza.

Lo straordinario dovrebbe essere un ricorso eccezionale, da utilizzarsi in situzioni impreviste ed imprevedibili, ma ormai è una regola ovunque diffusa. In Italia, siamo al paradosso che invece di lottare per la riduzione della giornata lavorativa e l’introduzione del principo della divisione della giornata in 4 segmenti di sei ore cadauno (lavoro, riposo, svago e tempo libero, formazione), diventa difficile mantenere i diritti acquisiti con l’accettazione palese o tacita da parte di tutti, lavoratori compresi.

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