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Venezuela:
l’università arriva
a Cocorote
di Attilio Folliero
*
Cocorote? Sono in
Venezuela da circa
sei anni e non mi
era mai capitato di
ascoltare questo
nome. È una delle
1.134 parroquias
del Venezuela.
Prima di proseguire,
per facilitare la
comprensione è bene
soffermarsi a
spiegare brevemente
la suddivisione
amministrativa di
questo paese, che in
un prossimo articolo
sarà oggetto di una
approfondita analisi
in relazione alla
riforma
costituzionale, che
introduce un
concetto di
geografia umana
totalmente nuovo,
concetto che dovrà
necessariamente
essere ripreso anche
dagli altri stati
del mondo, per il
bene dell’umanità.
1 – Suddivisione
amministrativa del
Venezuela
Il Venezuela è
diviso
amministrativamente
in 24 regioni, che
prendono il nome di
Estado, tra i
quali vi è il
Distrito Capital; a
queste 24 regioni
andrebbe aggiunta
una venticinquesima,
denominata
Dependencias
Federales, ossia
il terriorio
costituito dalle
isole che
amministrativamente
non sono autonome,
ma come dice il nome
sono territori
dipendenti
direttamente dallo
stato centrale. Ogni
regione è divisa in
Municipios,
equivalente alla
nostra provincia. In
totale i Municipi
sono 336 e sono
suddicvisi
amministrativamente
in parroquias,
che sono di fatto i
nostri Comuni.
Le parrocchie, i
Comuni sono in
totale 1.114. Infine,
la parroquia può
essere divisa in
jefaturas, che
equivalgono alle
nostre
circoscrizioni o
municipi, come si
chiamano a Roma le
circoscrizioni. Come
in Italia, dove solo
i Comuni con
popolazione
superiore a 50.000
abitanti possono
istituire le
circoscrizioni, così
in Venezuela solo le
grandi parrocchie
possono suddividersi
in jefaturas.
2 – Cocorote
Precisato ciò,
diciamo subito che
Cocorote è una
piccola provincia
della regione
Yaracuy, che prende
il nome dell’omonima
citta capolugo. Il
comune di Cocorote è
stato citato da
Chávez, perchè sarà
sede di una delle
nuove 58 università
previste dall’ultima
missione lanciata
dal governo e
denominata Alma
Mater.
Dopo aver ascoltato
il nome di questo
comune a me del
tutto sconosciuto,
cosi come pure ad
altri venezolani (ho
appurato ciò
attraverso una
piccola inchiesta,
senza alcuna valenza
scientifica,
nell’ambito delle
mie conoscenze) sono
entrato prontamente
in Internet per
cercare informazioni.
Ebbene, Cocorote è
una provincia (utilizzo
la terminologia
italiana, per essere
compreso più
facilmente) di
recente costituzione
che prende il nome
dall’omonimo comune
capoluogo.
Ovviamente sulla
scarsa conoscenza di
questo luogo,
accanto alla
dimensione
estremamente piccola
e la lontanza da
qualsasi centro di
influenza incide
anche il fatto che
sia stata costituita
recentemente. La
provincia di
Cocorote, nella
regione Yaracuy è
infatti nata dalla
separazione con la
provincia di San
Felipe ed ha
solamente 135
chilometri quadrati
e 35.668 abitanti (dati
del censimento
venezuelano del
2001) e pertanto
rappresenta una
provincia piccola.
La presenza italiana
è alquanto scarsa in
questa parte del
Venezuela:
all’ultimo
censimento erano
censiti solo 16
italiani. Oggi gli
abitanti sono saliti
a circa 45.000
abitanti, ma rimane
pur sempre una
piccola provincia.
Hugo Chávez ha
citato il nome di
questa provincia in
relazione al lancio
di questa nuova
Missione Alma
Mater, che
ha per obiettivo
il miglioramento
della qualità
dell’educazione
universitaria e la
possibilità per
tutti i venezuelani
(e non solo) di
accedere
concretamente
all’educazione
universitaria.
Infatti, questa
missione prevede la
costruzione di 58
nuove università in
ogni parte del paese,
anche in quelle zone
scarsamente popolate
e praticamente
sconosciute, qual’è
il caso di
Cocorote.
|
Estado Yaracuy
 |
|
Municipios Estado
Yaracuy:
(1) Municipio
Arístides Bastidas;
(2) Municipio
bolívar; (3)
Municipio Bruzual;
(4) Municipio
Cocorote; (5)
Municipio
Independencia; (6)
Municipio José
Antonio Páez; (7)
Municipio La
Trinidad; (8)
Municipio Manuel
Monge; (9) Municipio
Nirgua; (10)
Municipio Peña; (11)
Municipio San
Felipe; (12)
Municipio Sucre;
(13) Municipio
Urachiche; (14)
Municipio Veroes |
3 – Le missioni in
Venezuela
Ricordiamo che le
missioni sono
nate come strumento
per interventi
straordinari, per
affronte e risolvere
problemi sociali
urgenti, che se
avessero seguito le
normali procedure
burocratiche,
nell’ambito delle
azioni dei
rispettivi ministeri
competenti,
avrebbero
necessitato di molto
tempo e sicuramente
non avrebbe
raggiunto
l’obiettivo. Con la
riforma
costituionale in
discussione, se
approvata, le
missioni assumeranno
rango costituzionale
e da interventi
straordinari e
momentanei
diventeranno
strumenti permanenti
dello stato, sia
pure inquadrati nei
rispettivi settori
dell’amministrazione
pubblica (ministeri).
In sostanza
assumendo il rango
costituzionale, se
cambia il Governo
questi strumenti
sociali non potranno
essere smantellati,
a meno che non si
modifichi la
costituzione.
Tra le missioni più
famose, ricordiamo:
-
nel campo della
sanità, Barrio
Adentro nata per
garantire l’accesso
alla sanità a tutti
i venezuelani,
indipendentemente
dal proprio ceto
sociale; tra l’altro,
grazie a questa
missione tutte le
famiglie hanno la
possibilità di
accedere ad un
medico di base,
l’equivalente del
nostro medico di
famiglia; la
Mission Milagro,
che ha permesso alle
persone più umili di
poter essere operate
alla vista;
anteriormente erano
moltissimi i
venezuelani che non
venivano operati per
esempio di semplice
cataratta, per
mancaznza di
possibilità
economiche ed erano
quindi condannate
alla cecità; tale
missione, come molte
altre, è aperta non
solo ai cittadini
venezuelani, ma
anche ai cittadini
poveri di altri
paesi latinomericani
ed e´del tutto
gratuita;
-
nel campo
dell’educazione: la
Mision Robisnon,
con cui è stato
affrontato e
sradicato
l’analfabetismo; la
Mision Ribas
e la Mision Sucre
sono nate per
permettere l’accesso
alla scuola
superiore ed
all’università, a
tutti gli studenti
che in passato erano
esclusi dall’acceso
agli studi superiori;
-
per affrontare il
problema della
povertà e la
sottoalimentazione
furono create le
case di
alimentazione e
soprattutto la
Mision
Mercal, per la
distribuzione
di beni alimentari
di prima necessità a
prezzi controllati.
Per un quadro
completo delle
missioni,
vedasi la sezione
dedicata a questo
argomento.
4 - Mision Alma
Mater
Alma Mater
ha dunque per
obiettivo l’accesso
all’università per
tutti i venezuelani,
senza doversi
muovere dalla
propria zona di
residenza. È
prevista la
costruzione di 58
nuovi istituti
universitari in
5 anni, da qui al
2012. Anche questa
missione prevede la
solidarietà
internazionale: tra
i 58 nuovi istituti
universitari c’è l’Università
del Sud, cui
potranno accedere
i giovani di
altri paesi
dell’America Latina,
per esempio del Perù
o del Messico, dove
i locali governi
liberali non hanno
piani di sviluppo
dell’educazione
universitaria per
tutti.
Ogni università sarà
dotata di tutti i
servizi
indispensabili,
comprese mense,
residenze
universitarie e
struttore sportivo-ricreative.
Emblematico di
questa missione è
l’enorme spazio
dell’ippodromo di
Caracas: 60 ettari
adibiti solamente
alle corse dei
cavalli e che adesso
saranno utilizzati
per costruire una
grande struttura
universitaria nella
periferia di
Caracas, in una zona
in forte sviluppo,
servita dal metro e
dalla nuovissima
stazione ferroviaria
centrale.
Accanto a questi 58
nuovi istituti
universitari, la
missione prevede lo
sviluppo ed il
miglioramento delle
aldee
universitarie,
che già oggi
ascendono a 1.435 in
ogni parte del paese.
Le aldee
universitarie di
fatto sono dei corsi
universitari
istituiti senza
costruire università,
ma utilizzando
strutture esistenti,
come scuole e licei,
dove i corsi saranno
svolti in orari
serali e comunque
senza compromettere
la normale attività
scolastica.
La missione Alma
Mater non si limita
alla costruzione di
nuove univesrità, ma
rappresenta un
approccio
completamente
diverso verso
l’accesso
all’educazione
universitaria. Ogni
Venezuelano che si
diploma avrà un
posto garantito
all’università. Ed è
prevista anche la
totale eliminazione
delle prove
d’ingresso, degli
esami d’accesso e di
tutti gli inutili
sbarramenti, che
trovano
giustificazione
solamente nella
necessità di
assicurare
l’ingresso ai
privilegiati quando
l’accesso
all’università è
limitato e non
è
garantito a tutti.
Quando i posti sono
limitati è
necessario
selezionare ed
introdurre esami
d’accesso, che hanno
sostanzialemnte non
la finalità di
selezionare i
migliori (come si
affannano a
giustificare i
paladini delle
politiche neo-liberali),
ma garantire
l’accesso ai
privilegiati.
Grazie a questa
missione,
l’educazione
superiore ed
universitaria non è
più vista come uno
strumento per il
raggiungimento di
uno status sociale,
per ascendere nella
scala sociale.
L’individuo deve
potersi superare,
crescere
individualmente per
poter far crescere
la collettività. In
sostanza la
crescita
dell’individuo
rappresenta la
crescita di tutta la
collettività,
ossia la sua
crescita apporta
benefici a tutti, a
tutta l’umanità.
5 – La
Concentrazione della
popolazione ed
accenni alla
geografia umana
Con questo strumento,
l’educazione
universitaria di
qualità e gratuita
arriverà
concretamente in
ogni rincone del
paese, a tutta la
popolazione
venezuelana, anche a
quella che vive
nelle zone più
sperdute e spopolate
dell’immenso
terriorio
venezuelano, grande
tre volte l’italia,
ma con una
popolazione che è
meno della metà e
soprattutto
fortemente
concentrata (Tabella
1). Uno dei
grandi problemi del
Venezuela è proprio
la forte
concentrazione e lo
spopolamento della
maggior parte del
territorio. Facendo
un confronto con
l’Italia, scopriamo
che la popolazione
concentrata nelle 13
principali città è
il 15,97% in Italia
ed il 37,30% in
Venezuela. I dati
riguardano i
rispettivi
censimenti del 2001
e sicuramente il
fenomeno si è
accentuato in
Venezuela in questi
ultimi anni.
In una economia
capitalistica, i
servizi (dagli
ospedali, alle
università, alle
scuole superiori,
alle biblioteche, ai
grandi uffici
pubblici, ecc.) sono
fortemente
concentrati nelle
zone ad alta densità;
con la scusa che non
sarebbe redditizio
investire in zone
scarsamente popolate,
di fatto si
discrimina questa
parte di popolazione,
la quale di fronte
alla mancanza di
opportunità e la
necessità di
accedere a
deterimanti servizi,
reagisce spostandosi
anch’essa verso i
grandi centri urbani,
aggravando la
situazione delle
grandi città del
mondo che stanno
letteralmente
scoppiando.
La nuova geografia
umana proposta da
Chávez mira a
degongestionare le
città, costruendo
città a muisura
d’uomo (abbiamo già
anticipato che
approfondiremo il
tema). La politica
di Chávez sta
pensando ad
assicurare i servizi
essenziali
direttamente in
loco, senza
importare se la zona
è sacarsamente
abitata. Per evitare
che i giovani di
Cocorote, che ho
adottato come
simbolo del riscatto
dei piccoli centri,
abbandonino la
propria residenza,
ad esempio per poter
studiare, ecco che
lo stato interviene
a costruire in loco
una moderna
università.
Ovviamente i frutti
di questa politica
non sono visibili
nel breve periodo,
ma sortiranno
effetti nel medio e
lungo termine.
Tabella 1
– Concentrazione
della popolazione
nelle principali 13
città d’Italia e del
Venezuela. Dati dei
rispettivi
censimenti del 2001.
|
Italia |
Venezuela |
|
Città |
Popolazione
Censimneto 2001 |
Città |
Popolazione
Censimneto 2001 |
|
Roma |
2.546.804 |
Caracas |
2.762.759 |
|
Milano |
1.256.211 |
Maracaibo |
1.219.927 |
|
Napoli |
1.004.500 |
Barquisimeto |
895.989 |
|
Torino |
865.263 |
Valencia |
742.145 |
|
Palermo |
686.722 |
Ciudad Guayana |
646.541 |
|
Genova |
610.307 |
Maturìn |
404.649 |
|
Bologna |
371.217 |
Maracay |
396.125 |
|
Firenze |
356.118 |
Barcelona |
359.984 |
|
Bari |
316.532 |
Cumana |
304.823 |
|
Catania |
313.110 |
Ciudad Bolivar |
292.833 |
|
Venezia |
271.073 |
Puerto la Cruz |
206.957 |
|
Verona |
253.208 |
Guarenas |
188.135 |
|
Messina |
252.026 |
Los
Teques |
178.702 |
|
13
Grandi Città |
9.103.091 |
13
Grandi Città |
8.599.569 |
|
Totale Italia |
56.995.744 |
Totale Venezuela |
23.054.210 |
|
%
pop. 13 su Totale |
15,97% |
%
pop. 13 su Totale |
37,30% |
Fonte:
Istat Italia -
INE Venezuela
È importante
precisare che al
progetto di aldee
universitarie non
sono interessate
solo piccole e
sperdute città, ma
anche grandi città,
come Caracas, dove
le aldee sono già
attive e dislocate
sul terriorio, al
fine di
decongestionare le
università esistenti
e trovare spazio per
i nuovi iscritti.
Viene introdotto,
dunque un
concetto
completamente nuovo.
Fino all’avvento del
governo Chávez, le
università esistenti
in Venezuela erano
pochissime e
concentrate nelle
grandi città, con
pochissimi posti a
disposizione,
rispetto alla
popolazione e di
fatto riservate
solamente alle
classi alte. Con
l’avvento di Chávez
viene introdotto il
principio
dell’accesso
all’educazione
superiore ed
universitaria per
tutti e gratuita,
attrraverso le varie
missioni e la
costruzione
dell’università
bolivariana.
Con questa nuova
missione si fa un
notevole passo
avanti per il
concreto accesso all’eduzacione
superiore:
l’università arriva
in ogni rincone del
paese, cercando di
rispondere anche ai
bisogni formativi
del terriorio; nelle
varie zone e regioni
vengono istituite
non solo università
generalistiche (legge,
economia, ingegneria,
medicina ...), ma
specifiche: se la
zona è interessata
dall’attività
petrolifera o
dall’attivtà
agricola, o dal
tursimo, vengono
creati corsi legati
a queste attività.
È così che un
cittadino della
piccola provincia di
Corocote, che mai
prima di Chávez
avrebbe sognato di
poter accedere
all’educazione
universitaria, oggi
non solo ha tale
possibilità, ma non
dovrà neppure
spostarsi per
frequentare i corsi,
perchè l’unviesrita
sarà costruita sotto
casa!
6 – Spesa pubblica
per l’eduacazione in
Venezuela
Investire in
educazione e
particolarmente in
educazione superiore
rappresenta la base
per assicurare lo
sviluppo di un paese.
Il Venezuela è uno
stato ricco di
risorse; lo è sempre
stato, però i
proventi derivanti
da queste ricchezze,
finendo nelle mani
di poche famiglie
oligarchiche, non
erano destinati ad
investimenti
produttivi e
moltiplicatori
qual’è
l’investimento in
educazione, per cui
il Venezuela paese
ricco si è trovato
nel recente passato
(Caracazo,
27/02/1989) a
fare i conti con una
popolazione che
letteralmente moriva
di fame e che come
ultima spiaggia per
sopravvivere non ha
avuto altra scelta
che l’assalto al
forno, di manzoniana
memoriana o per
dirla con termini
non graditi al
libersimo, ha dovuto
far ricorso
all’esproprio
proletario, ossia
per poter mangiare
non ha avuto altra
scelta che assaltare
i negozi,
saccheggiare quel
poco che c’era da
saccheggiare e molti
sono morti sotto i
colpi della
repressione del
ministro della
Difesa o degli
Inetrni di turno.
Migliai furono i
morti del caracazo,
forse diecimila.
Dall’avvento di
Chávez, i proventi
delle risorse, in
primis quelle
petrolifere, sono
state investiti in
educazione, salute,
alimentazione,
sviluppo
dell’agricoltura e
della produzione in
generale.
Qualcuno
semplicisticamente
attribuisce la
bonanza economica
del Venezuela al
petrolio ed ai
prezzi alti di
questo prodotto, per
cui vaticina che
allo scendere i
prezzi il Venezuela
avrà enormi problemi.
Niente di più falso
e sbagliato:
-
prima di tutto
perchè i prezzi
petroliferi
difficilmente
potranno scendere;
ormai l’umanità deve
abiturasi a costi
del petrolio che non
potranno più
scendere sotto i
trenta dollari e
meno che meno alla
vergognosa cifra di
7 dollari, quanto
costava il petrolio
venezuelano nel
momento
delll’insediamento
di Chávez, nel 1999;
anzi è molto
probabibile che ai
ritmi della domanda
esistente, presto il
petrolio arriverà ai
100 dollari; oggi
siamo ad oltre 80
dollari;
-
in secondo luogo il
governo sta
investendo
massicciamente
proprio in
educazione ed
attività destinate
allo sviluppo
endogeno,
sostenibile e
compatibile con
l’ambiente e basato
sui prodotti legati
al terriotorio.
Prima di Chávez, la
spesa pubblica per
l’educazione
rappresentava circa
il 3% del PIL; con
Chávez tale
investimento è
sempre stato
superiore al 4%, per
assestarsi ad oltre
il 5% nel 2006 (Tabella
2). Per il
2007 dovrebbe
crescere ancora,
arrivando al 7%.
Infatti, se
prendiamo in
considerazione il
bilancio preventivo
dello Stato (Tabella
3), la spesa
pubblica relativa al
ministero
dell’Educazione e
Sport, assieme a
quella del Ministero
dell’Educazione
Superiore è del 24%.
Praticamente in
Venezuela quasi un
quarto della spesa
pubblica è investita
in educazione.
Tabella 2
– Venezuela: spesa
pubblica in
Educazione (% sul
PIL). Anni 1996 -
2006.
|
Anno |
Governo |
%
spesa per educazione
su PIL |
|
1996 |
Altri |
2,2 |
|
1997 |
3,6 |
|
1998 |
3,4 |
|
1999 |
Governo Chávez |
4,1 |
|
2000 |
4,5 |
|
2001 |
4,8 |
|
2002 |
4,8 |
|
2003 |
4,6 |
|
2004 |
4,9 |
|
2005 |
4,1 |
|
2006 |
5,1 |
Fonte:
SISOV
Tabella 3
– Venezuela:
Bilancio Preventivo
2007 (Presupuesto
2007)
|
N |
Sector |
Bolívares |
% |
Dólares |
|
1 |
Ministerio del
Interior y Justicia |
25.301.157.375.413 |
21,97% |
11.767.980.175 |
|
2 |
Ministerio de
Educacion y Deportes |
18.593.636.935.168 |
16,14% |
8.648.203.226 |
|
3 |
Ministerio de
Finanzas |
17.472.678.008.588 |
15,17% |
8.126.826.981 |
|
4 |
Ministerio de
Educacion Superior |
9.042.393.473.041 |
7,85% |
4.205.764.406 |
|
5 |
Ministerio del
Trabajo y Seguridad
Social |
8.799.093.500.000 |
7,64% |
4.092.601.628 |
|
6 |
Ministerio de Salud |
6.024.321.650.106 |
5,23% |
2.802.010.070 |
|
7 |
Ministerio de
Defensa |
5.517.715.527.112 |
4,79% |
2.566.379.315 |
|
8 |
Ministerio de
Planificacion y
Desarrollo |
4.557.742.705.338 |
3,96% |
2.119.880.328 |
|
9 |
Ministerio de
Infraestructura |
3.282.656.528.316 |
2,85% |
1.526.816.990 |
|
10 |
Tribunal Supremo de
Justicia |
2.744.553.575.414 |
2,38% |
1.276.536.547 |
|
11 |
Ministerio para la
Vivienda y el
hábitat |
1.660.632.200.000 |
1,44% |
772.387.070 |
|
12 |
Ministerio de
Agriculturas y
Tierras |
1.109.516.729.050 |
0,96% |
516.054.293 |
|
13 |
Rectificaciones al
presupuesto |
1.065.420.837.707 |
0,93% |
495.544.576 |
|
14 |
Ministerio de
Participación y
desarrollo social |
1.051.661.360.000 |
0,91% |
489.144.819 |
|
15 |
Ministerio de
Alimentación |
1.046.879.100.000 |
0,91% |
486.920.512
|
|
16 |
Ministerio del
Ambiente |
882.221.441.324 |
0,77% |
410.335.554 |
|
17 |
Ministerio de
Ciencia y tecnología |
842.059.680.020 |
0,73% |
391.655.665 |
|
18 |
Consejo del Poder
Electoral |
776.415.100.000 |
0,67% |
361.123.302 |
|
19 |
Ministerio para la
Economía Popular |
736.144.759.231 |
0,64% |
342.392.911 |
|
20 |
Ministerio Publico |
710.722.291.850 |
0,62% |
330.568.508 |
|
21 |
Ministerio de la
Cultura |
627.208.075.000 |
0,54% |
291.724.686 |
|
22 |
Ministerio de
Industrias básicas y
minería |
626.806.900.000 |
0,54% |
291.538.093 |
|
23 |
Ministerio de
Relaciones
Exteriores |
541.510.500.000 |
0,47% |
251.865.349 |
|
24 |
Ministerio de
Energia y Petróleo |
531.652.200.000 |
0,46% |
247.280.093 |
|
25 |
Asamblea nacional |
359.507.000.000 |
0,31% |
167.212.558 |
|
26 |
Ministerio del
Despacho de la
Precidencia |
324.906.300.000 |
0,28% |
151.119.209 |
|
27 |
Ministerio de
Comunicación e
Información |
311.477.800.000 |
0,27% |
144.873.395 |
|
28 |
Ministerio de
Industrias Ligeras y
Comercio |
167.636.700.000 |
0,15% |
77.970.558 |
|
29 |
Contraloría General
de la República |
135.294.100.000 |
0,12% |
62.927.488 |
|
30 |
Vicepresidencia de
la Republica |
115.248.000.000 |
0,10% |
53.603.721 |
|
31 |
Ministerio de
Turismo |
101.319.000.000 |
0,09% |
47.125.116 |
|
32 |
Procuraduria
General de la
Republica |
53.601.100.000 |
0,05% |
24.930.744 |
|
33 |
Defensoria
del Pueblo |
40.647.400.001 |
0,04% |
18.905.767 |
|
34 |
Superintendencia
Nacional de
Auditoria Interna |
20.643.400.000 |
0,02% |
9.601.581 |
|
35 |
Consejo Moral
Republicano |
3.015.600.000 |
0,00% |
1.402.605 |
|
Total |
115.178.096.852.679 |
100,00% |
53.571.207.838 |
|
Gasto
Total Educación
(Min.
Educación y Min.
Educación Superior) |
27.636.030.408.209 |
23,99% |
12.853.967.632 |
Fonte: Elaborazione
dati di fonte
ONAPRE
L’educazione è alla
base dello sviluppo,
per cui investendo
in tale settore si
sta lavorando per il
futuro del paese.
Chávez ripete spesso
che il “Venezuela
sarà, un giorno, una
piccola potenza”
e con questi numeri
ci sono tutte le
premesse.
Non è ovviamente un
caso che anche
l’indice che misura
lo sviluppo umano
(che prende in
considerazione
numerosi parametri,
economici, sanitari,
educativi ...) per
la popolazione
venezuelana è in
crescita. Le
politiche economiche
del governo Chávez
hanno portato tale
indice dallo 0,6917
del 1998 a 0,8144
del 2005 e tutto
lascia presupporre
che in questi ultimi
due anni continuerà
a crescere.

Fonte:
SISOV
7 – Breve analisi
della situazione
italiana
In Venezuela si
stanno adottando
politiche
completamente
differenti da quelle
degli stati liberali.
Pensansdo all’Italia,
sembrano ormai
lontani i tempi in
cui l’accesso
all’Università era
assolutamente
garantita a tutti,
secondo i dettami
della Costituzione,
a partire dalla
possibilità di
iscriversi
liberamente a
qualsiasi facoltà,
senza esami di
accesso e
sbarramenti inutili.
Anche quest’anno
abbiamo assistito ad
ogni forma di
scandalo, fino ad
arrivare ad
università che hanno
dovuto annullare e
ripetere le prove
attitudinali per
l’accesso; il
livello morale della
società italiana è
seriamente
compromesso; la
corruzione galoppa e
l’operazione “mani
pulite”, ormai
lontanissima anche
nel tempo, è stata
solo un fuoco di
paglia.
La storia ci ha
insegnato che il
degrado morale è
compagno fedele del
declino economico.
Il destino
dell’Italia, assieme
a quello
dell’occidente tutto,
sembra segnato. Con
politiche e politici
che fanno finta che
tutto scorra come
sempre, che si
azzuffano per un
misero “tesoretto”,
il paese sembra
avviarsi verso un
futuro negativo.
Povera, patria!
Povera, Italia! La
cosa peggiore è che
ancora pensano che
manipolando qualche
dato possono mettere
a posto le cose!
L’ISTAT, ad esempio,
continua a fornire
dati sulla
popolazione italiana
a breve e medio
termine fortemente
discordanti da
quelli previsti da
istituti
internazionali,
primo fra tutti lo
U.S. Census Bureau.
Oggi l’Italia ha
circa 59 milioni di
abitanti e secondo
l’Istat scenderanno
a 55 milioni nel
2050. Dagli USA
diffondono dati per
l’Italia pìù
pessimistici: nel
2050 gli italiani
saranno al limite
dei 50 milioni (Tabella
4) con tutto il
significato negativo
che ne consegue.
Come mai i dati
dell’Istat sono cosi
differenti? Sembra
che qualcuno in
Italia abbia
interesse a
diffondere dati meno
allarmistici.
Il fenomeno del calo
delle nascite e
quindi del calo
della popolazione
riguarda in genere
tutto l’occidente,
però mentre vediamo
che la popolazione
italiana
letteralmente crolla,
in altri stati, che
attualmente sono più
o meno allo stesso
livello
popolazionale
dell’Italia, nelle
previsioni del U.S.
Census Bureau per il
2050 non solo non
diminuisce ma cresce,
sia pure leggermemte.
E’ il caso della
Francia che dai
circa 63 milioni di
oggi passerà a 69
milioni, o della
Gran Bretagna che
passserà da 60 a 63
milioni.
I politci italiani
non si sono accorti
neppure che adesso
l’Italia ha solo 2
città con oltre un
milione di abitanti;
pochi anni fa erano
4! (tabella
5). Ovviamente
il calo non è il
frutto di politiche
tese ad evitare la
concentrazione nelle
grandi città, ma il
frutto di una caduta
delle nascite. Il
numero complessivo
dela popolazione è
sostenuto solamente
grazie
all’emigrazione. I
politici fanno finta
di niente. Magari
fanno finta di
preoccuparsi solo
delle pensioni, la
cui spesa è troppo
alta, dicono. Ma è
veramente così alta
rispetto agli altri
paesi europei?
Stando al
Libro verde sulla
spesa pubblica
presentato dal
Ministero
del’Economia e delle
Finanze il 6
settembre 2007, alla
Tabella 1.2
[La
spesa pubblica per
funzioni principali
nel 2004 (in % del
PIL), pag. 24],
troviamo la
comparazione con gli
altri paesi europei.
Effettivamente se
guardiamo il dato
riferito alle
pensioni, in Italia è più alto.
Tale spesa, però deve
essere analizzata
non isolatamente, ma
nell’ambito della
spesa sociale. Si
scopre, così, che la
spesa sociale in
Italia è più bassa
rispetto agli altri
paesi europei: per
l’Italia la spesa
sociale, nell’anno
considerato era 26,3
conto il 32,6 della
Francia, il 29,9
della Germania ed il
27,9 dei paesi
dell’aerea Euro.
Superfluo ogni
commento.
Tabella 4
– Popolazione
italiana fino al
2050, secondo fonti
Census Usa e Istat
Italia
|
Anno |
Fonte
Census USA
|
Fonte
ISTAT Italia
|
|
2020 |
57.028.224
|
59.050.757
|
|
2030 |
55.359.830
|
58.344.002
|
|
2040 |
53.231.891
|
57.375.107
|
|
2050 |
50.389.841
|
55.936.137
|
Fonte: elaborazione
dati di Fonti
U.S. Census Bureau
e
Istat Italia
Tabella
5
– Popolazione nelle
principali città
italiane. Confronto
1990 - 2006
|
Grandi comuni |
Popolazione
residente al
31.12.1990 |
Popolazione
residente al
31.12.2006 |
Dif.
Assoluta |
Dif % |
|
Roma |
2.800.883 |
2.705.603 |
-95.280 |
-3,4% |
|
Milano |
1.419.403 |
1.303.437 |
-115.966 |
-8,2% |
|
Napoli |
1.110.045 |
975.139 |
-134.906 |
-12,2% |
|
Torino |
1.020.114 |
900.569 |
-119.545 |
-11,7% |
|
Palermo |
710.168 |
666.552 |
-43.616 |
-6,1% |
|
Genova |
696.289 |
615.686 |
-80.603 |
-11,6% |
|
Bologna |
415.702 |
373.026 |
-42.676 |
-10,3% |
|
Firenze |
412.793 |
365.966 |
-46.827 |
-11,3% |
|
Bari |
347.383 |
325.052 |
-22.331 |
-6,4% |
|
Catania |
345.526 |
301.564 |
-43.962 |
-12,7% |
|
Venezia |
316.716 |
268.934 |
-47.782 |
-15,1% |
|
Verona |
259.075 |
260.718 |
1.643 |
0,6% |
|
Totale |
9.854.097 |
9.062.246 |
-791.851 |
-8,0% |
Fonte: elaborazione
dati di fonte
Istat
Da un paio di
decenni a questa
parte, l’Italia è
interessata a
fenomini di
disaffezione alla
politica. I grandi
cambiamenti
avventuti a livello
internazionale (leggasi
crollo del muro di
Berlino e fine della
guerra fredda) hanno
avuto grande
influenza nella vita
politica italiana,
determinando la
scomparsa di vecchi
partiti e la
creazione di nuovi.
La politica
completamente legata
ai principi del neo-liberismo,
ha disatteso i
bisogni del popolo e
non poteva essere
altrimenti. Fino a
quando la politica
si baserà unicamente
sul massimo profitto,
per la maggior parte
della popolazione
non ci saranno che
sacrifici e
peggioramenti nella
qualità della vita.
Questo peggioramento
è poco avvertito
dagli insensibili
partiti che si
alternano al potere
da 15 anni a questa
parte. Centro-destra
e centro-sinistra in
realtà adottano le
stesse politiche
liberiste, anche se
poi le decisioni più
impopolari, da
sempre, vengono
fatte prendere
sostanzialemnte al
centro-sinistra, i
cui partiti
controllando o
meglio manipolando
le grandi masse,
frenano possibili
reazioni
spropositate. Vedasi
base Nato di
Vicenza, o i
sacrifici per
l’ingresso in
“Europa” del primo
governo Prodi, o la
soppressione della
scala mobile ad
opera del governo
del socialista Craxi.
Il popolo italiano
sta arrivando ad un
punto che non può
obiettivamente
sopportare la
situazione e
sicuramente siamo
alla viglia di
grandi tensioni. Per
il momento il popolo
sta reagendo
allontanandosi dai
partiti tradizionali,
appoggiando il
personaggio
emergente di turno (Mariotto
Segni, Antonio Di
Pietro, o Beppe
Grillo, oggi).
C’è il pericolo che
di fronte ad
esplosioni popolari
più evidenti,
l’Italia possa
avviarsi verso un
“regime forte”, dopo
oltre sessant’anni
di falsa democrazia.
Certo risulta
difficile immaginare
un regime più forte
di quello
attualmente in
carica, portato
avanti dal
funzionario del
Banco Mondiale e del
Fondo Monetario
Internazionale,
l’attuale Ministro
Padoa Schioppa! La
democrazia
rappresentativa è
ovviamente una falsa
democrazia ed è cosa
ben differente dalla
democrazia
partecipativa.
Avremo modo di
approfondire i temi
toccati.
Caracas, 02/10/2007
__________
*
Attilio Folliero è
un italiano
residente a Caracas,
politólogo ed amministratore
del sito web de
La
Patria Grande |