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Nota bene: le
domande sono state
inviate prima
dell'incontro
dell'On. Fausto
Bertinotti con il
presidente Hugo
Chávez, per cui sono
al futuro. Nel
rispondere, invece,
si parla
del'incontro già
avvenuto. Per
correttezza
riportiamo le
doimande così come
sono state inviate.
1) E' vero che la
delegazione italiana
incontrerà un Chávez
in ottima forma
grazie al suo
recente successo
nella liberazione
degli ostaggi in
mano alle Farc?
Fausto Bertinotti,
presidente della
Camera dei Deputati
ha incontrato il
presidente Hugo
Chávez. Di Hugo
Chávez si è scritto
e si è detto molto,
anche in italia.
Quello che non si è
messo in evidenza è
che Chávez è una
persona corretta,
onesta; non agisce
per attirare
l’attenzioone, per
essere al centro del
palcoscenico o per
interesse personale.
Lui ha un progetto,
il socialismo, che
ovviamente può non
essere condivisibile,
anzi non può essere
condiviso da chi
appoggia l’attuale
sistema economico,
il capitalismo,
sistemi
completamente
contrapposti; tutta
la sua azione è
diretta a cercare di
afferamare un
diverso sistema
economico in
Venezuela, in
America Latina e nel
pianeta. A che
servirebbe cambiare
un sistema in
Venezuela - ammesso
che ci riesca - e
poi il resto dei
paesi continuano ad
inquinare, per
esempio, trascinando
nel baratro tutto il
pianeta, Venezuela
compreso? La sua
azione non può
essere diretta solo
al Venezuela, ma è
diretta a portare
sulle sue posizioni
di cambio anche gli
altri paesi a
partire dall’America
Latina.
In questo continente
c’è il problema
della Colombia con
la sua guerra
civile che dura
da 60 anni. Il
governo USA, dopo
gli “attentati” alle
torri gemelle e la
conseguente lotta
totale al terrorismo
ha ricompreso nella
lista dei terroristi
anche le forze
belligeranti della
FARC e dell’ELN. In
realtà, in Colombia
siamo di fronte ad
una guierra civile,
tra le più lunghe
della storia di
questo continente e
della intera storia
dell’umanità. E’ un
dato di fatto.
Il progetto politico
di Chávez,
ovviamente, non può
non tener conto
della situazione in
Colombia. Gli ideali
di cambio, o di un
rinascimento della
politica - come ama
dire Bertinotti – in
Ameica Latina
debbono arrivare
anche alla vicina
Colombia. Tra
l’altro la
situazione
colombiana ha delle
ripercursioni anche
sul Venezuela. A
causa del conflitto
esistente, milioni
di colombiano hanno
dovuto lasciare il
proprio paese e si
calcola che almeno
tre milioni sono
nella confinante
Venezuela. E bisogna
aggiungere che prima
dell’avvento di
Chávez, in Venezuela
i colombiani erano
oggetto di profondo
sfruttamento, quasi
trattati come
schiavi. Grazie alle
politiche sociali di
Chávez ed in
particolare alla
“Missione Identità”,
i colombiani
rifugiati in
Venezuela, come
tutti gli altri
stranieri hanno
ottenuto la piena
legalità. Fino a
quando ci sarà il
conflitto in
Colombia, ci saranno
rifugiati che
arriveranno
soprattutto in
Venezuela.
Un ulteriore
elemento importante
è la consistente
presenza militare
statunitense. Con il
“Plan Colombia”,
prima ed il “Plan
Patriotico” oggi,
praticamente il
Venezuela si ritorva
le forze militari
statunitensi alla
frontiera. E’ di
pubblico dominio che
ci sono dei piani
elaborati dalla CIA
per intromettersi
negli affari interni
venezuelani, fino al
punto che si parla
di una possibile
vera e propria
invasione. Vedasi,
per esempio, “Il
codice Chávez”
di Eva Golinger o il
“Piano
Tenaglia”.
Pacificare la
Colombia significa
anche allontanare la
presenza USA dalla
Colombia e dalla
frontiera
venezuelana.
Stando alla stampa
italiana, europea e
mondiale sembra che
Chávez stia agendo
per mettersi in
evidenza, per farsi
“bello” agli occhi
del mondo. No!
Chávez crede
fermamente nella
possibilità che si
possa arrivare alla
pace in Colombia,
che ha nell’accordo
umanitario per
liberare gli “ostaggi”,
il primo passo. E’
bene ricordare che
nelle mani della
FARC ci sono circa
700 persone, delle
quali decine sono
gli stranieri, tra
cui dei militari
statunitensi.
Accanto ai civili ci
sono dunque, anche
prigionieri di
guerra, ossia fatti
prigionieri a
seguito dei
combattimenti.
Dall’altra parte, in
mano al governo
colombiano ci sono i
prigionieri della
FARC e degli altri
gruppi belligeranti.
O si intende, a
livello
internazionale, che
siamo – e mi ripeto
- di fronte ad una
guerra civile o non
si riuscirà a capire
le azioni che sta
cercando di portare
avanti il presidente
Chávez.
La sua richiesta di
escludere FARC ed
ELN dalla lista dei
terroristi non viene
compresa all’estero,
anzi è criticata,
proprio perchè non
si è a conoscenza
della reale
situazione di guerra
civile esistente in
Colombia. E’ chiaro
che lui ha
umanamente a cuore
la situazione dei
prigionieri nelle
mani della FARC, ma
anche di quelli
nelle mani del
governo colombiano
e, da quando lo
scorso agosto, le
autorità colombiane
lo hanno chiamato
per contribuire alla
risoluzione del
problema, lui ha
fatto di tutto, però
senza pensare al
successo personale,
al fatto che il
successo della sua
iniziativa potesse
metterlo in evidenza
agli occhi della
opinione pubblica
internazionale.
Ho premesso ciò,
perchè dalla sua
domanda potrbbe
trapelare l’idea che
Chávez agisca per un
successo personale.
2) Quali saranno i
temi principali
dell'incontro?
(Quali sono stati i
temi principali
dell'incontro?)
Fausto Bertinotti ha
visitato il
Venezuela in veste
istituzionale, come
ha ribadito lo
stesso presidente
della Camera. E’ in
tale veste che ha
incontrato oggi il
presidente Hugo
Chávez. Il colloquio
durato circa due ore
ha affrontato
diversi temi, dalla
pace in Colombia e
nel mondo, ai temi
economici, con la
possibilità per il
Venezuela di
ripercorrere
l’esperienza
italiana dei
distretti
industriali, fino al
tema della
candidatrura di
Milano per
l’esposizione
universale del 2015,
per la quale ha
ottenuto l’appoggio
formale del
Venezuela.
Intervistato dai
giornalisti, al
termine
dell’incontro con
Chávez, cirrca
l’opinione in Italia
ed all’interno del
Parlamento che lui
presiede, sulla
proposta di Chávez
di escludere la FARC
dalla lista dei
terroristi,
Bertinotti ha
risposto che "in
Italia, cosi come in
Europa ci sono
opinioni diverse che
dipendono dalle
posizioni delle
differenti forze
politiche". Ha
ribadito di aver
parlato a lungo con
Chávez su questi
temi, esprimendo la
posizione
dell’Italia e
dell’Europa che può
essere riassunta in
tre punti:
1)
"tutte
le iniziative volte
a salvare le vite
umane vanno
salvaguardate perchè
la vita umana vale
più di ogni altra
cosa; chiunque ha
avuto modo di
ascoltare la madre
di Ingrid Betancurt,
non può avere dubbi
che questa sia la
conclusione".
2)
"L’operazione
umanitaria per
liberare i
sequestrati ha
l’effetto secondario
di modificare la
natura dei
contendenti";
3)
Terzo ed ultimo
punto - secondo
Bertinotti - "in
questo mondo non c’è
più spazio per la
risoluzione dei
conflñitti attrverso
la via militare. La
via pacifica ed il
dialogo è l’unica
strada praticabile".
Durante il colloquio
con Chávez, ha
concluso l’On.
Bertinotti, si è
parlato anche
dell’incidente aereo
in cui sono
coinvolti otto
italiani; ha
ottenuto le
rassicurazioni di
Chávez che le
ricerche
proseguiranno.
Oltre l’incontro con
Chávez, momento
principale della sua
visita in Venezuela,
Fausto Bertinotti ha
incontrato altre
personalità tra cui
la Presidente del
Parlamento Cilia
Flores e come già
anticipato la madre
di Ingrid Betancurt,
Yolanda Pulecio, la
quale al termine
dell’incontro ha
dichiarato di
augurarsi che il
“compromesso assunto
dall’italia possa
essere risolutivo
per la liberazione
di sua figlia”.
Inoltre, ha parlato
della liberazione di
tutti i sequestrati
della FARC e che è
necessario dialogare
con questa
organizzazione
guerrigliera.
3) La Bolivia di
Morales, l'Ecuador
di Correa, ora il
Venezuela di
Chávez, Bertinotti è
venuto in sud
America per una
lezione
di socialismo? Ma
ritiene che questi
modelli, per altro
differenti fra loro,
siano poi 'esportabili'?
Fausto Bertinotti –
come detto - è in
America Latina in
veste istituzionale
ed in tale veste –
penso - non può che
essere venuto a
curare gli interessi
economici
dell’Italia.
Storicamente
l’America Latina ha
avuto una grande
importanza economica
per l’italia; basti
pensare alla
presenza numerosa
della collettività
italiana e di
conseguenza da
sempre un appetibile
mercato per
l’industria
nazionale. Poi però,
attirata da altre
zone, da altri
mercati aveva un pò
trascurato l’America
Latina. Nel
tentativo di
recuperare il
terreno perduto,
negli ultimi due
anni sono arrivate
numerose personalità
istituzionali e
governative.
Bertinotti è un uomo
della sinistra
italiana, per cui da
un punto di vista
personale
sicuramente sarà
felice di essere in
questi paesi che
lottano per cambiare
la situazione
esistente. Tutta
l’America del Sud è
caratterizzata da
una profonda
ricchezza naturale
ed una povertà
diffusa. Nel ricco,
anzi ricchissimo
Venezuela (petrolio,
gas, oro e tante
altre risorse
naturali ed agricole,
come cacao e caffe)
prima dell’avvento
di Chávez i tre
quarti della
popolazione viveva
in assoluta povertà;
tutta la ricchezza
del paese finiva
nelle mani di una
ristretta oligarchia.
La storia è comune a
tutti gli stati che
sta visitando in
questi giorni
Bertinotti ed in
generale a tutti gli
stati dell’America
Latina.
I popoli
dell’america Latina,
prendendo coscienza
della lora
situazione, hanno
cominciato a
ribellarsi. A
partire dal
Venezuela e dalla
sua rivolta popolare
del 27 febbraio
1989, con centinaia
e forse migliaia di
morti, il cosiddetto
caracazo,
stanno portando
avanti un progetto
di cambio, per
arrivare ad una
società piu giusta.
Chávez e gli altri
governanti
progressisti, sono
la conseguenza di
questo bisogno di
cambiamento in atto
nella società
venezuelana e
latinoamericana.
Bertinotti è venuto
per una una lezione
di socialismo?
Non credo, perchè sa
bene che qui,
attualmente non c’è
il socialismo, ma
popoli che aspirano
e stanno lottando
per il socialismo.
Il mondo intero sta
guardando
all’America Latina,
perchè i popoli
dell’America Latina
stanno lottando per
cambiare la realtà e
l’aspirazione di
cambiare la società
è idea
decisamente
esportabile.
4) Come è vista nel
Paese la visita di
una delegazione
italiana? E'
sentita come un
appuntamento
importante o come
qualche cosa di
secondo piano?
Io vivo in Venezuela
da sei anni e vedo
che il difetto
principale di questo
paese è la profonda
“attenzione” a tutto
ciò che viene da
fuori. Venire da “fuori”,
almeno da certe
parti, per esempio
dall’Italia,
significa essere
preso in grande
considerazione. La
presenza di una
delegazione
italiana, con a capo
un “comunista”
è stata presa in
grande
considerazione in
Venezuela. Lo
dimostra prima di
tutto il fatto che
l’On. Fausto
Bertinotti,
accompagnato
dall’Ambasciatore
d’Italia in
Venezuela,
Luigi Macotta
e dall’Ambasciatore
della Repubbliuca
Bolivariana del
Venezuela in Italia,
Rafael Lacava,
ha incontrato tutte
le più importanti
cariche
istituzionali di
questo paese, dal
presidente Hugo
Chávez, al
presidente del
Parlamento, Cilia
Flores, al Ministro
degli Esteri,
Nicolas Maduro. Non
solo: la profonda
attenzione del
pubblico ed in
particolare degli
studenti che
numerosi sono
accorsi alla
“lezione” che Fausto
Beretinotti ha
tenuto
all’Uuniversita’
Bolivariana, dove ad
un certo punto è
stato necessario
chiudere le porte
d’accesso, facendo
rimanere all’estreno
della capiente aula
numerose persone.
L’attenzione dei
media è stata totale
ed hanno dato
costantemente
copertura a tutte le
attività realizzate
in questi due giorni
dalla delegazione
italiana.
Decisamente un
appuntamento
considerato
importante.
5) Gli Italiani
emigrati in
Venezuela si sentono
trascurati a causa
della maggiore
attenzione del
nostro Governo per
altri Paesi quali Argentina
e Brasile?
Personalmente credo
che gli italiani che
vivono in America
Latina,
indipendentemende
dal paese in cui
risiedono, si
sentono tutti
trascurati, compresi
gli italiani
d’Argentina e del
Brasile. Il punto di
contatto principale
degli italiani con
le istituzioni è
rappresentato dai
consolati e gli
italiani si sentono
trascurati perchè
tutti vivono sulla
loro pelle i
disservizi consolari.
Ovviamente in
maniera differente,
in maniera più o
meno accentuata,
però è un dato di
fatto comune a tutta
la struttura
consolare italiana
dell’America Latina.
Come non potrebbero
sentirsi trascurati?
Gli emigranti
italiani, tutti,
ovunque siano andati
nel mondo, hanno
fortemente
contribuito allo
sviluppo dell’italia;
basti pensare alle
enormi rimesse
affluite in Italia
nel trascorso di un
secolo di
emigrazione. In
cambio, oggi, si
ritorvano ad avere
servizi che a volte
definirli da terzo
mondo si stenta a a
credere. Un
organismo pubblico,
qual’è il consolato
italiano che
dovrebbe essere
sempre e pienamente
disponibilie verso
gli italiani, invece
diventa “territorio
ostile” ai
connazionali, come
li ha definiti un
nostro lettore che
ci inviò una
appasionata lettera-denuncia.
Per dirla con la
opinione di un’altra
lettrice, sembra
proprio che
le leggi italiane
non abbiano valore
per gli italiani che
vivono all’estero!
Come non essere
daccordo con questa
lettrice! Sappiamo
che, ad esempio, al
consolato di Porte
Aalegre in Brasile
si arrivarono a dare
appuntamenti a 18
anni di
distanza per una
ricostruzone della
cittadianza. Sono
tempi da paese
civile?
A quanto mi è dato
capire sono
scomparsi gli
appuntamenti; almeno
a Caracas non ci
sono più. Questo non
significa che siano
scomparsi i
disservizi. Un tempo
davano un
appuntamento ed il
giorno stabilito ad
un anno, due, magari
diciotto anni di
distanza si otteneva
il servizio. Oggi
vai al consolato,
consegni il
documento, per
esempio la
trascrizione
dell’atto di nascita,
ma non si sa quando
effettivamente la
pratica verrà “lavorata”,
dato che va a finire
nel mucchio e presa
in considerazione in
base all’ordine di
arrivo.
Un italiano che
nasce in italia ha
diritto
immediatamente alla
trascrizione
dell’atto di nascita
e conseguentemente,
il genitore può
richiedere per il
neonato il
passaporto, il
codice fiscale,
l’apertura di un
libretto di
risparmio postale
... se un italiano
nasce all’estero, al
di la’ ovviamente,
dei tempi tecnici
necessari per la
traduzione e
legalizzazione del
documento estero,
poi la trascrizione
vera e propria ha
tempi quasi biblici,
che non si spiegano
nell’era
dell’informatica e
delle comunicazioni
istantanee! Il
precedente governo
Berlusconi aveva
addirittura
scomodato il
vicepresidente
mondiale dell’IBM,
Lucio Stanca, tra
l’altra mio
compaesano, per
informatizzare la
pubblica
amministrazione, ma
mi sembra che le
cose non siano
cambiate poi così
tanto. Continuano i
disservizi perchè la
risoluzione del
problema sta in una
ristrutturazione del
Ministero degli
Esteri, magari
utilizzando il
progetto approntato
dall’allora
Presidente del
Consiglio Azeglio
Ciampi, che
consentirebbe non
solo la risoluzione
dei problemi e
l’eliminazione dei
disservizi, ma
addirittura
genererebbe dei
risparmi per lo
stato italiano.
Sembra che i buoni
progetti vadano
sembre boicottati,
perchè evidentemente
quando le cose vanno
male, c’è chi ne
guadagna. La
collettività
italiana all’estero
è disponibile ad
approfondire tali
problematiche perchè
solo mettendo in
evidenza i problemi
è possibile trovare
una soluzione. Gli
italiani che vivono
all’estero si
sentono trascurati,
fortemente
trascurati. |