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Colombia/Annalisa
Melandri
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Uribe
chiama,
i
paramilitari
rispondono!
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Le
dichiarazioni
di
José
Obdulio
Gaviria,
consigliere
di
Álvaro
Uribe
rilasciate
pochi
giorni
prima
della
marcia
del
6
marzo
scorso
che
si
è
svolta
in
Colombia
e
in
diverse
città
del
mondo
in
solidarietà
con
le
vittime
del
paramilitarismo
e
dei
crimini
di
Stato,
hanno
dato
i
loro
frutti.
Consigliamo
anche:
Annalisa
Melandri,
LPG,
Caracas
26/03/2008 |
Le
dichiarazioni
di
José
Obdulio
Gaviria,
consigliere
di
Álvaro
Uribe
rilasciate
pochi
giorni
prima
della
marcia
del
6
marzo
scorso
che
si
è
svolta
in
Colombia
e
in
diverse
città
del
mondo
in
solidarietà
con
le
vittime
del
paramilitarismo
e
dei
crimini
di
Stato,
hanno
dato
i
loro
frutti.
“Questa
è
una
manifestazione
organizzata
dalle
FARC”
e
il
suo
messaggio,
ampiamente
diffuso
dai
mezzi
di
comunicazione,
stampa
e
tv,
rigorosamente
vincolati
al
governo
ha
accompagnato
come
una
spada
di
Damocle
sulla
testa
gli
organizzatori,
i
promotori,
gli
attivisti
sociali
o
semplicemente
chi
ha
sfilato
per
strada
con
i
familiari
delle
vittime
del
terrorismo
di
Stato.
Alle
dichiarazioni
di
José
Obdulio
Gaviria,
mai
smentite
dal
governo,
nonostante
il
MOVICE
(Movimento
Nazionale
delle
Vittime
dei
Crimini
di
Stato)
lo
abbia
richiesto
in
più
occasioni,
è
seguito
un
comunicato,
come
era
prevedibile,
delle
AUC
(Autodefensas
Unidas
de
Colombia),
o
meglio
Aguilas
Negras
en
rearme
(Aquile
nere
in
riarmo,
il
nome
nuovo
delle
AUC
smobilitate)
che
confermavano
quanto
detto
pubblicamente
dal
consigliere
di
Palacio
de
Nariño.
Uribe
chiama
e i
paramilitari
rispondono.
Purtroppo
questo
scellerato
gioco
del
presidente
colombiano
è
costato
la
vita
già
a
quattro
sindacalisti,
il
sequestro
di
due
dirigenti
di
associazioni
umanitarie
che
poi
sono
stati
in
un
secondo
momento
rilasciati
e
circa
una
quarantina
di
dirigenti
sociali,
attivisti
politici
e
membri
del
MOVICE
sono
stati
minacciati
di
morte
per
aver
coordinato
l’organizzazione
della
marcia
o
soltanto
per
aver
preso
parte
ad
essa.
Già
alla
vigilia
della
manifestazione,
in
questa
intervista,
Iván
Cepeda
portavoce
del
MOVICE,
aveva
segnalato
che
due
organizzatori
dell’iniziativa,
Adriana
Gonzáles
e
Guillermo
Castaño,
avevano
ricevuto
minacce
di
morte.
La
leader
Adriana
Gonzáles,
segretaria
generale
del
Comitato
Permanente
dei
Diritti
Umani
del
dipartimento
di
Risaralda
era
uscita
illesa
da
un
attentato
davanti
alla
sua
abitazione.
Iván
Cepeda
aveva
affermato
che
José
Obdulio
Gaviria
aveva
messo
a
rischio
le
loro
vite
con
le
sue
dichiarazioni.
Niente
di
più
vero.
Appena
due
giorni
prima
della
marcia,
Carmen
Carvajal
Ramírez,
docente
dell’istituto
Normal
Superior
di
Ocaña
(dipartimento
del
Norte
di
Santander)
e
dirigente
del
sindacato
ASINORT
viene
uccisa
con
tre
colpi
di
arma
da
fuoco
in
testa
mentre
si
stava
recando
al
lavoro.
Il
7
marzo,
quindi
il
giorno
successivo
alla
manifestazione,
viene
ritrovato
nel
suo
appartamento
il
cadavere
di
Leonidas
Gómez
Rozo,
dirigente
dell’unione
Nazionale
degli
Impiegati
Bancari,
appartenente
alla
CUT
(Centrale
Unitaria
dei
Lavoratori)
e
alla
direzione
del
POLO.
Sempre
il
7
marzo
viene
assassinato
a
Medellín,
Gildardo
Antonio
Gómez
Alzate
del
sindacato
insegnanti
di
Antioquia
e
membro
del
Centro
Studi
e
Ricerche
Docenti
che
il
giorno
precedente
aveva
guidato
il
corteo
nella
sua
città.
Il
9
marzo
viene
sequestrato
Carlos
Burbano,
dirigente
sindacale
di
San
Vicente
del
Cagúan,
il
suo
cadavere
verrà
ritrovato
con
il
volto
sfigurato
dall’acido
in
una
discarica
il
12
marzo
.
E’
stato
più
fortunato
invece
Rafael
Boada,
presidente
dell’Unione
Nazionale
degli
Impiegati
Bancari
(UNEB)
di
Bucaramanga,
sopravvissuto
a
un
attentato
il
giorno
successivo
alla
marcia.
Il
12
marzo
dall’organizzazione
paramilitare
denominata
Aguilas
Negras
sono
giunte
minacce
via
web
a
28
difensori
dei
diritti
umani.
Il
comunicato,
firmato
da
Jairo
Alonso
Henao
Gutierrez,
alias
Comandante
Camilo,
del
Comando
Centrale
Aguilas
Negras
en
rearme,
afferma
che
“saranno
implacabili
con
chi
ha
partecipato
alle
iniziative
del
6
marzo”
e
recita
testualmente:
“informiamo
di
un
totale
riarmo
delle
forze
paramilitari,
....e
che
tutte
quelle
organizzazioni,
istituzioni,
rappresentazioni
diplomatiche
e
persone
comuni
che
riceveranno
questo
comunicato
virtuale,
sono
dichiarate
OBIETTIVO
MILITARE
DI
FASE
A
(mezzi
di
comunicazione,
ONG,
ambasciate,
congressisti,
cittadinanza
in
generale
di
appoggio
o
di
collaborazione
logistica
della
narco
guerriglia)".
Ma
c’è
dell’altro
che
rende
ancor
più
inquietante
il
suddetto
comunicato
ed
è
il
fatto
che
in
esso
oltre
a
dichiarare
apertamente
la
ricostituzione
di
un
fronte
paramiliatre,
afferma
che
è
giunto
”il
momento
di
generare
un
cambio
di
atteggiamento,
che
affronti
le
conseguenze
provocate
da
questo
governo
debole,
senza
indirizzo,
e
determinazione,
inginocchiato
davanti
a
politiche
e
strategie
statunitensi.
ÁLVARO
URIBE
VELEZ
rappresenta
sottomissione
e
interesse
particolare,
inganno,
irresponsabilità
e
ancora
peggio
è
un
falso
compatriota
che
con
elargizioni
offerte
in
una
smobilitazione
e
porta
avanti
un
tentativo
assurdo
di
ottenere
il
riconoscimento
internazionale
per
perpetrare
il
suo
potere”
La
rivolta
contro
il
padrone
o
soltanto
una
finzione?
Sebbene
la
seconda
ipotesi
sia
la
più
verosimile,
nel
caso
fosse
vera
la
prima
si
produrrebbe
uno
scenario
inquietante.
I
paramilitari
insoddisfatti
di
quanto
ottenuto
con
la
smobilitazione,
di
fatto
confermano
nel
comunicato
che
“il
paramilitarismo
è
stato
un
metodo
di
dominazione
sociale
e
politica
che
ha
le
sue
radici
nella
dottrina
di
sicurezza
nazionale
e
democratica.
E’
iniziato
come
una
strategia
antisovversiva
e
si
converte
in
un
modello
di
controllo
territoriale
dove
sono
confluiti
i
settori
più
conservatori
delle
forze
militari,
dei
partiti
politici
e
delle
imprese
private”.
Forte
di
questa
formazione
e
della
scuola
e
dell’appoggio
governativo
si
starebbe
“privatizzando”
del
tutto
fino
a
diventare
di
fatto
un
esercito
parallelo
a
tutti
gli
effetti.
Qualunque
sia
lo
scenario
che
si
profila
all’orizzonte
tutto
lascia
presagire
una
recrudescenza
della
violencia.
Da
una
parte
Uribe
e
il
governo
sempre
più
decisi
a
risolvere
militarmente
il
conflitto
sociale
in
Colombia
contro
quello
che
definiscono
il
“narcoterrorismo”
delle
FARC,
dall’altro
i
riarmati
paramilitari
che
sembrano
avere
le
sue
stesse
intenzioni.
In
mezzo
il
popolo
colombiano,
i
civili,
i
contadini,
i
sindacalisti,
che
vengono
uccisi,
vestiti
con
una
uniforme
della
guerriglia
e
gettati
in
un
fosso.
Il
MOVICE
chiede
al
presidente
Uribe
le
dimissioni
urgenti
di
José
Obdulio
Gaviria
preannunciando
azioni
legali
contro
di
lui.
L’istigazione
a
delinquere
è
un
grave
delitto,
purtroppo
non
in
Colombia.
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