Iván Cepeda è il figlio di
Manuel Cepeda, che fu senatore dell’ Unidad Patriótica quando
venne ucciso da membri delle Forze Militari di Stato in accordo
con le Autodefensas Unidas de Colombia (AUC) il 9 agosto 1994.
Egli stava indagando sul “Plan Golpe de Gracia”, il
piano organizzato dai vertici militari colombiani per assassinare
i leader del Partito Comunista Colombiano e della Unidad
Patriotica e annientare così le forze di sinistra del paese. Lo
stesso Carlos Castaño ha ammesso nel suo libro Mi confesión,
la sua partecipazione all’omicidio di Manuel Cepeda. Iván Cepeda,
è ora presidente della Fondazione Manuel Cepeda e portavoce del
Movimento Nazionale delle Vittime dei Crimini di Stato (MOVICE).
A.M - Signor Iván
Cepeda, lei è uno degli organizzatori della marcia del 6 di marzo
in Colombia, un omaggio alle vittime del paramilitarismo, della
parapolitica e dei crimini di Stato. Quali sono le motivazioni di
questa iniziativa?
I.C.- In Colombia ci sono
milioni di sfollati, 15.000 o più desaparecidos e ancora
di più morti, vittime dell’esercito e dei paramilitari. Tutti i
loro familiari non hanno nessun aiuto da parte dello Stato, sono
circondati dal silenzio sociale e da quello delle autorità. Per
questo bisogna lottare affinché si conosca la verità, contro
l’impunità e per trovare una via di uscita dal conflitto sociale
del paese.
A.M. - Quali e
quante adesioni ha raccolto fino a questo momento la marcia?
I.C. – Siamo riusciti ad
organizzare iniziative in 80 città del mondo e a raccogliere le
adesioni di moltissime personalità e organizzazioni internazionali,
tra le quali quella della Commissione Etica per la Verità nei
Crimini di Lesa Umanità, quella della Confederazione Sindacale
Internazionale, che riunisce i sindacati di circa 150 paesi,
quella della Federazione Internazionale dei Diritti Umani e
quella dell’intellettuale statunitense Noam Chomsky tra le altre.
In Colombia abbiamo realizzato eventi in 20 città e parteciperanno alla
marcia la Centrale Unitaria dei Lavoratori (CUT) , il Partito
Liberale, alcuni settori del Partito Conservatore e il Polo
Democratico Alternativo. Parteciperanno inoltre gli ultimi ostaggi
liberati dalle FARC in questi giorni e le associazioni dei
familiari dei sequestrati.
A.M. - La marcia
del 4 febbraio contro le FARC ebbe l’appoggio del governo
colombiano e così riuscì ad ottenere una partecipazione a livello
mondiale all’evento. Voi avete avuto lo stesso appoggio delle
istituzioni a questa marcia in omaggio alle vittime del
paramilitarismo?
I.C. – Il 4 febbraio ci fu
un appoggio totale nel senso di chiamare a raccolta tutti i
cittadini per partecipare a quella iniziativa in tutto il mondo
tramite le ambasciate colombiane. Invece il 6 marzo, per mezzo del
portavoce del governo, José Obdulio Gaviria siamo stati attaccati
preventivamente, accusati di essere amici delle FARC, in seguito
siamo stati minacciati e un’organizzatrice è stata anche vittima
di un attentato.
A.M. – Iván la
morte di suo padre fu una prova che lo Stato era coinvolto nel
Plan Golpe de Gracia sul quale stava investigando. Noi in Italia
abbiamo una lunga storia di terrorismo di Stato. Cosa si può dire
del terrorismo di Stato nel suo paese?
I.C. – Noi consideriamo
che “terrorismo” sia un termine inappropriato. Non descrive bene
quello che è successo. In Colombia lo Stato ha una lunga
tradizione di pratiche criminali con lo scopo di neutralizzare i
settori dell’opposizione per mezzo dei paramilitari mentre settori
dello Stato hanno sviluppato una vera e propria pratica politica
criminale.
A.M. – Come è
continuata la sua vita dopo la morte di suo padre? E come riesce a
rapportarsi con le autorità del suo paese?
I.C. - Sono il presidente
della Fondazione Manuel Cepeda e portavoce del Movimento Nazionale
delle Vittime dei Crimini di Stato (MOVICE), le relazioni con il
governo sono difficili nonostante con alcuni funzionari ci siano
relazioni di dialogo a livello per lo più personale, ma in
generale con il governo vige un clima di polemica permanente.
A.M. – Suo padre
prima di essere stato ucciso era stato accusato di essere un
leader della guerriglia dai mezzi di comunicazione. Ora il
consigliere di Uribe José Obdulio Gaviria annuncia che il governo
non parteciperà alla marcia perchè è organizzata dalla FARC .
Sembra che nulla sia cambiato in Colombia...
I.C. - Il governo ha
commesso un grave errore. Una delle organizzatrici della marcia,
la leader Adriana Gonzáles è uscita illesa da un attentato contro
di lei a Pereira. Lei è anche la Segretaria Generale del Comitato
Permanente dei Diritti Umani nel dipartimento di Risaralda. Alcuni
sicari hanno sparato dei colpi di arma da fuoco contro la porta
della sua abitazione. Ha ricevuto inoltre minacce di morte anche
Guillermo Castaño, presidente dello stesso Comitato. Noi pensiamo
che il consigliere José Obdulio Gaviria con le sue dichiarazioni
abbia messo a rischio le nostre vite.
A.M. – Come
procede in Colombia il processo di smobilitazione dei paramilitari
iniziato nel 2003?
I.C. – Il processo è stato
parziale e non trasparente e i militari sono ancora operanti nel
territorio colombiano. Sono riusciti a controllare circa il 30 il
Congresso e ed avere alleati e uomini in tutte le istituzioni.
A.M. – I giorni
scorsi le FARC hanno liberato altri 4 parlamentari grazie alla
mediazione del presidente del Venezuela Hugo Chávez e alla
senatrice Piedad Córdoba. Adesso con la morte di Raúl Reyes si
teme che possa arrestarsi il processo di scambio umanitario. Che
ne pensa?
I.C. – La mediazione è uno
sforzo necessario e utile da qualsiasi parte venga. Con
l’assassinio di Raúl Reyes si è creata una situazione di crisi
molto difficile. L’opinione pubblica è divisa, ci sono coloro che
appoggiano la soluzione militare di Uribe e coloro che chiedono
accordi di pace, in questo senso non c’è omogeneità nel popolo
colombiano. Bisogna fare in modo che la guerra non si
internazionalizzi nella regione. Bisogna aspettare per vedere come
si svilupperà la situazione e compiere tutti gli sforzi possibili
per ottenere l’unica via d’uscita accettabile al conflitto sociale
che non è quella dell’opzione militare. Noi siamo per lo scambio
umanitario e per gli accordi di pace.