Hollanta al segundo
martedì, 21 ottobre 2008 01:21:53
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Nelle elezioni presidenziali peruviane, l’ex militare Ollanta Humala ha vinto con il 30% dei voti e passa agevolmente al secondo turno.

Tito Pulsinelli, 10/04/2006

Nelle elezioni presidenziali peruviane, l’ex militare Ollanta Humala ha vinto con il 30% dei voti e passa agevolmente al secondo turno. L’ultraconservatrice Lourdes Flores, che gli istituti dei sondaggi davano come gran favorita, è fortemente insidiata dall’ex Presidente Alan Garcia del Partito Aprista, che la tallona con il 24% e potrebbe estrometterla dal “ballotage” finale del 7 maggio con Ollanta Humala.

Questi risultati confermano la prevalente tendenza regionale ad archiviare il continuismo ultraliberista, e castigare i politici che vengono identificati come candidati favoriti delle elites dominanti.

I peruviani si sono pronunciati a favore di una rottura definitiva con il lungo ciclo iniziatosi con Fujimori, continuato poi con  Toledo , dove l’estremismo liberista ha privatizzato tutto il privatizzabile, ma gli indicatori macro-economici non riescono ad occultare l’emoraggia di un’emigrazione massiva, e una povertà che si è estesa ed aggravata.

Il vento nuovo che soffia in Sudamerica marca l’affermazione di nuovi leaders, esterni e contrapposti agli screditati ceti politici tradizionali, che pongono l’accento sul nazionalismo e la sovranità nazionale come arma antiglobalizzazione.

Riescono ad affermarsi contro le oligarchie interne e la forza dilagante del “partito mediatico”, perchè coinvogono nella partecipazione politica attiva l’area estesa area dell’emarginazione sociale, tradizionalmente esclusa o assente dall’agonismo elettorale.

La forza del carisma manda riesce a scombinare i giochi degli apologeti della modernità.

In questo contesto, emergono con più nitidezza i limiti del sistema monopolista dell’informazione privata, e il “partito mediatico” della propaganda manichea, deve incassare sconfitte con sempre maggiore frequenza, oggi in Perù, ieri in Bolivia.

Il ciclone di Ollanta Humala ha già ridimensionato la destra, ora ridotta ad un quarto dell’elettorato, e avviata all’opposizione, ma rischia addirittura la frammentazione, qualora Lourdes Flores non arrivi a conquistare nemmeno il secondo posto.

Ha vinto il candidato più indigesto e osteggiato da Washington, quello che non convaliderà il Trattatto di Libero Commercio con gli Stati Uniti firmato frettolasamente dal saliente Presidente Toledo, e che metterà il Perù in sintonia con il Venezuela, la Bolivia, Cuba e il MERCOSUR.

L’ostilità con cui è stato accolto Ollanta Humala nel suo seggio elettorale della Lima-bene, e il fatto che siano dovuti accorrere due squadre di poliziotti anti-sommossa per evitare il suo linciaggio, la dice lunga sullo stato d’animo della classe alta e dei ceti medi.

Il Perù è diviso in due, e una delle fazioni è composta dal “blocco anti-Humala”, che riunisce tutti i partiti coalizzati contro “l’autoritarismo antidemocratico e militarista” del nuevo outsider peruviano.

Rientra in scena, dopo il lungo purgatorio, il Partito Aprista: recupera un protagonismo che aveva perduto, grazie a un invidiabile organizzazione partitica che è riuscita a captare un significativo capitale di voti.

Più delle alchimie politiche o degli equilibrismi partitici con cui si deciderà il secondo turno elettorale –e che spaccherà trasversalmente l’elettorato anti Humala- sicuramente ci sarà una forte polarizzazione sociale tra le arroganti elites cosmopolite, affatto rassegnate alla perdita sia pure parziale del potere politico, e la maggioranza impoverita dal neoliberismo, decisa a trasformare una vittoria politica in concreti benefici materiali.

La partita per la Presidenza è alla prima mano, l’esito finale è quanto mai incerto, ma gli accadimenti di ieri si sono abbattuti come un tornado sull’anchilosata istituzionalità peruviana: Lima perde centralità e protagonismo, a vantaggio del Perù andino e contadino, che si apresta ad occupare la scena centrale della nuova rappresentatività.


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