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Oaxaca a un
anno dalla
repressione del 25
novembre 2006: le
manifestazioni e la
vitalità della APPO
di fronte alle nuove
sfide interne ed
esterne
di Fabrizio
Lorusso
Il venticinque
novembre s’è
trasformato in una
data simbolica e
significativa per
centinaia di
migliaia di abitanti
dello stato
messicano di Oaxaca
e per molti loro
compatrioti che
simpatizzano con le
lotte popolari
dell’ultimo anno,
condotte dal
movimento dei
professori della
sezione 22 del
sindacato nazionale
e, soprattutto,
dalla APPO (Asamblea
Popular de los
Pueblos de Oaxaca),
l’organizzazione
della società civile
che ancora vive e
rivendica diritti
per la parte più
emarginata della
popolazione.
Questo gruppo,
organizzato secondo
le forme della
“assemblea popolare”,
è nato come reazione
popolare al
tentativo di
sgombero violento da
parte della polizia
statale di Oaxaca il
14 giugno 2006,
ordinato dal
Governatore Ulises
Ruiz contro il
picchetto dei
professori nella
piazza centrale di
Oaxaca. In seguito a
quest’azione il
movimento dei
docenti di Oaxaca
s’è ampliato verse
fette sempre più
grandi della società,
stanca delle frodi
elettorali e
dell’esclusione
sociale, problema
irrisolto anche a
causa della
corruzione politica
del regime del PRI
(Partido
Revolucionario
Institucional), al
potere da 8 decenni
a Oaxaca.
In quest’anno e
mezzo di vita, la
APPO ha dato origine
a un’interessante
esperienza di
associazionismo e
lavoro comunitario
che, sebbene non sia
priva di
contraddizioni e
divisioni interne,
s’è adoperata per
costruire processi e
istituzioni
democratiche dal
basso, nel rispetto
dei principi della
decisione collegiale
e unanime, la
discussione in
assemblea, la
rotazione degli
eletti e la revoca
dei rappresentanti
non più graditi
nell’ambito di una
progressiva e
crescente
partecipazione
popolare ai processi
decisionali1.
D’altro canto
l’organizzazione,
sempre in movimento,
non è aliena alle
tentazioni di
estremizzare il
conflitto, alle
lotte tra
gradualismo e
accelerazione, tra
opzione elettorale e
ribellione sociale
fuori dal sistema e,
infine, non si
nasconde la
tensione, per ora
risolta ma sempre
latente, tra il più
organizzato e
gerarchico sindacato
dei docenti e la
stessa APPO.
Intanto, migliaia di
persone hanno
sfilato per le vie
di Oaxaca, la scorsa
domenica, il 25
novembre, per
commemorare gli
eventi tragici
dell’anno scorso.
Infatti, il 25
novembre 2006 scattò
la reazione del
governo federale,
capeggiato dall’ex
Presidente Vicente
Fox, che reagì alla
manifestazione
pacifica di migliaia
di persone che
cercavano di
accerchiare i corpi
della Polizia
Federale Preventiva
appostati in
presidio nel centro
storico. Il saldo fu
la dispersione delle
barricate e dei
manifestanti, con
oltre 200 arresti e
successive
deportazioni in
mezzo a una sequela
di violenze
certificate dalle
principali
organizzazioni per
la difesa dei
diritti umani.
Ancora oggi
rimangono 7 detenuti
in carcere
nonostante le
numerose iniziative
della società civile
e delle
organizzazioni
attive nella difesa
dei diritti umani
che hanno potuto
racimolare il denaro
per le cauzioni e i
processi, spesso
risoltisi
positivamente per
gli imputati vista
l’inconsistenza
delle accuse e la
scarsità di prove
concrete. Ricordiamo
che la politica
ufficiale è stata
spesso quella di
raggiungere dei
grandi numeri per
poter lanciare
campagne di
propaganda che
annunciano risultati
concreti e d’impatto,
sia che si tratti di
quintali di cocaina
sequestrati, di
narcotrafficanti
estradati negli
Stati Uniti o di
presunti terroristi
incarcerati. L’unico
problema è che è
stata applicata la
categoria di
terrorista o di
“turbatore della
pubblica quiete” o
“attentatore
dell’integrità dello
Stato” anche a dei
semplici
manifestanti.
La marcia di
domenica, che ha
rinnovato le
richieste di
destituzione del
Governatore Ruiz,
s’è svolta in
tranquillità e ha
contato sulla
presenza del rinato
Frente Nacional
Contra la Represion
(FNCR), con in testa
la senatrice del PRD
(Partido Revolucion
Democratica),
Rosario Ibarra,
donna simbolo da
oltre trent’anni
della lotta per la
giustizia e la
riparazione del
danno per i
familiari delle
decine di
desaparecidos e
detenuti politici
della storia del
paese.
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