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Il
mosaico prende forma. La frode elettorale è stata orchestrata in forma
sofisticata. La vittoria della destra reazionaria è stata costruita in
ogni minimo dettaglio durante la campagna, abusando di fondi publici,
oltrepassando i limiti di spesa, calunniando López Obrador e terrorizando
gli elettori. Dulcis in fundo, giocando con i numeri preliminari e
controllando i voti decisivi direttamente nelle urne.
- Massimo Modonesi*
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La Patria Grande,
www.lapatriagrande.net, 06/07/06
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Il mosaico prende forma. La frode
elettorale è stata orchestrata in forma sofisticata. La vittoria della
destra reazionaria è stata costruita in ogni minimo dettaglio durante la
campagna, abusando di fondi publici, oltrepassando i limiti di spesa,
calunniando López Obrador e terrorizando gli elettori. Dulcis in fundo,
giocando con i numeri preliminari e controllando i voti decisivi
direttamente nelle urne. Non è ancora chiaro quali sono le possibilitá di
dimostrare quantitativamente la manipolazione dei voti realmente
depositati, perché in gran parte è stata costruita fuori dai seggi, con
pressioni e minacce. La difesa del voto convocata da AMLO percorrerá i
cammini legali -denuncie e richieste di apertura di urne e nuovo conteggio
dei voti- sostenuta dalla mobilitazione dei sostenitori del canditato di
centro sinistra. Il motore della protesta è la rabbia popolare, rabbia che
sorge spontanea di fronte alla visibile manovra organizzata per mantenere
il PAN al governo.
Eppure lo scenario non sembra favorevole.
La destra da tempo si sta preparando a chiudere ogni spiraglio sia in
termini legali che di costruzione mediatica della legittimitá del processo
elettorale e dell'eventuale repressione e criminalizzazione della
protesta. Il calcolo della destra è semplice: radicalizzazione del
centro-sinistra e moderazione verbale dell'attuale presidente, del PAN e
di Calderón, solo in casi estremi uso della forza pubblica contro la "sovversione".
Si attende oltretutto l'appoggio politico (remunerato) del PRI, l'altra
destra, l'altra gamba del sistema. Un equazione che servirebbe a
dimostrare quel che si voleva dimostrare: le forze dell'ordine e della
stabilitá istituzionale di fronte all'irresponsabilitá e la violenza delle
forze del disordine.
Malgrado la quantitá inedita di voti
raccolti dal centro sinistra, è innegabile che la maggioranza assoluta del
paese ha votato a destra, che sia la destra liberal populista del PRI o la
destra liberal clericale del PAN.
Questo dato di fatto da un'immagine chiara
di un paese che si conferma fondamentalmente conservatore al di lá di una
classe dirigente in cui sguazzano estremismi di destra. Piú di un terzo
del paese ha votato per le riforme progressiste promesse da AMLO, ma
all'interno della vasta allenza di centro-sinistra esistono importanti
settori ultra moderati, il che si traduce in una serie di tensioni
rispetto alle scelte da fare nello scenario post elettorale. Com'è
avvenuto del 88, un settore di dirigenti (e di votanti) non è disposto a
lanciarsi in avventure conflittive, sia perché sono portatori di una
cultura politica moderata e conservatrice sia perché molti dirigenti non
vogliono rinunciare a quel che hanno ottenuto (e
secondo loro gli spetta): una presenza parlamentare di dimensioni storiche
e i conseguenti finanziamenti pubblici.
Quindi difficilmente si puó immaginare un scenario di proteste che si estenda sul medio periodo e che vada oltre
i limiti istituzionali. D'altra parte lo stesso López Obrador, seppur
denunciandole, ha accettato le regole del gioco e, per ottener voti
preziosi, ha mantenuto una condotta rispettuosa dell'apparato statale,
quell'apparato che ha garantito che non gli venisse riconosciuto il
trionfo elettorale. Un cambio di rotta comporterebbe una perdita di
consenso nella vasta coalizione pluriclassista che lo ha sostenuto e il
ricompattamento post elettorale delle destre politiche e sociali. Inoltre,
i canali di comunicazione sembrano chiusi e compatti, il duopolio
televisivo conferma in queste ore che è sempre stata schierato a destra,
dietro la maschera della neutralitá e il senso comune conservatore e, oggi,
di difesa delle istituzioni e del processo elettorale.
Eppure il pessimismo della ragione non cancella del tutto l'ottimismo
della volontá. Nei prossimi giorni, partendo dalla manifestazione di
sabato, si potranno misurare la forza e la portata dello sdegno e della
resistenza. Nel frattempo affiorano le prove della frode, della
simulazione democratica del controllo elettorale.
Professore di Storia contemporanea della UACM e dell'UNAM |