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"Noi siamo decisi"
SPIEGEL: L’annuncio del suo
eventuale arrivo in Germania per il torneo mondiale di calcio ha sollevato
una ventata di indignazione. Questo l’ha sorpresa?
Ahmadinejad: No, non è
importante. Non ho del tutto capito come sia successo. Per me non ha avuto
alcun senso. Non riesco a capire tutta questa agitazione.
SPIEGEL: Essa proviene dalle sue
osservazioni a proposito dell’Olocausto. Il fatto che il presidente
iraniano neghi l’assassinio sistematico degli ebrei da parte dei Tedeschi
provoca inevitabilmente un movimento di rivolta.
Ahmadinejad: Non ne vedo il
rapporto.
SPIEGEL: Per prima cosa, lei fa i
suoi commenti sull’Olocausto. Poi viene annunciato che forse lei si
recherà in Germania: questo ha scatenato un autentico tumulto. Questo la
sorprende dunque del tutto?
Ahmadinejad: No, non del tutto
perché la rete del sionismo è attivissima nel mondo intero e pure in
Europa. Non sono stato dunque sorpreso. Noi non ci rivolgevamo al popolo
tedesco. Non abbiamo nulla a che vedere con i sionisti.
SPIEGEL: Negare la realtà dell’Olocausto
è passibile di sanzioni in Germania. Le è indifferente che un movimento di
indignazione si manifesti contro di lei?
Ahmadinejad: Io so che lo "Spiegel"
è una rivista rinomata. Ma non so se a voi sia possibile pubblicare la
verità a proposito dell’Olocausto. Avete l’autorizzazione a scrivere tutto
su questo argomento?
SPIEGEL: Abbiamo, naturalmente,
il diritto di parlare dei risultati delle ricerche storiche di questi
ultimi 60 anni. Secondo noi, non vi è alcun dubbio sul fatto che i
Tedeschi, disgraziatamente, portino la responsabilità dell’assassinio di 6
milioni di ebrei.
Ahmadinejad: Bene, abbiamo dunque
aperto una discussione assai concreta. Poniamo due domande molto chiare.
La prima è: l’Olocausto è realmente accaduto?
Lei risponde a tale domanda in modo affermativo. La seconda domanda è
allora la seguente: di chi è la colpa?
La risposta a tale domanda va trovata in Europa e non in Palestina.
È perfettamente chiaro: se l’Olocausto ha avuto
luogo in Europa, si debba trovare la risposta in Europa. Invece,
se l’Olocausto non ha avuto luogo, perché allora quel regime di
occupazione ...
SPIEGEL: ... Lei vuole parlare
dello Stato di Israele ...
Ahmadinejad: ... è accaduto lì?
Perché i paesi europei si ostinano a difendere quel regime? Mi permetta
un’altra osservazione. Noi pensiamo che, se un avvenimento storico è
conforme alla realtà, quella realtà sarà provata tanto più chiaramente
moltiplicando le ricerche e i dibattiti sull’argomento.
SPIEGEL: E’ ciò che in Germania è
stato fatto da molto tempo.
Ahmadinejad:
Noi non vogliamo confermare o negare l’esistenza dell’Olocausto.
Noi ci opponiamo ad ogni tipo di crimine contro qualsiasi popolo. Ma
vogliamo sapere se quel crimine è effettivamente avvenuto o meno. Se sì,
allora sono i responsabili a dover essere puniti e non i Palestinesi.
Perché le ricerche su un atto commesso 60 anni fa non sono permesse?
Dopotutto, altri avvenimenti storici, certi risalenti a migliaia di anni
fa, sono oggetto di ricerche e anche i governi le sostengono.
SPIEGEL: Signor presidente, con
tutto il rispetto, l’Olocausto è certamente
avvenuto, ci sono stati dei campi di concentramento, esistono
dossier sullo sterminio degli ebrei, è stato realizzato un gran numero di
ricerche e non sussiste il minimo dubbio sull’Olocausto né sul fatto, e ci
rincresce amaramente, che i Tedeschi ne siano i responsabili. Vorrei ora
aggiungere una cosa: la sorte dei Palestinesi è una questione
completamente diversa che ci riporta al presente.
Ahmadinejad: No, no, le origini
del conflitto palestinese devono essere ricercate nella storia.
L’Olocausto e la Palestina sono due argomenti legati direttamente l’uno
all’altro. E se l’Olocausto ha avuto luogo, allora voi dovreste permettere
a gruppi imparziali dal mondo intero di fare ricerche su tale argomento.
Perché restringete queste ricerche ad un certo gruppo? Non parlo,
naturalmente, di voi ma dei governi europei.
SPIEGEL: Lei sostiene che
l’Olocausto non è che un "mito"?
Ahmadinejad: Io non accerto una
cosa per veridica se non quando ne sono veramente persuaso.
SPIEGEL: Anche se nessun esperto
occidentale esprime il minimo dubbio circa l’Olocausto?
Ahmadinejad: Ma in Europa
esistono due punti di vista su questo argomento. Un gruppo di specialisti
o di persone, in maggior parte con motivazioni politiche, dice che
l’Olocausto è avvenuto. Poi c’è il gruppo degli specialisti che
rappresentano la posizione opposta e che per questa ragione sono stati in
gran parte imprigionati. Di conseguenza, si deve formare un gruppo
imparziale per indagare e dare un parere su questo importantissimo
argomento, perché il chiarimento su tale questione contribuirà alla
risoluzione di problemi mondiali. Con il pretesto dell’Olocausto, si è
creata nel mondo una fortissima polarizzazione e si sono formati dei
fronti. Sarebbe dunque un’ottima cosa che un gruppo internazionale
imparziale esaminasse questo affaire al fine di metterlo in chiaro una
volta per tutte. Di norma, i governi incoraggiano e sostengono il lavoro
di ricercatori su avvenimenti storici e non li gettano in carcere.
SPIEGEL: A chi si riferisce? Di
quali ricercatori parla?
Ahmadinejad: Lei lo sa meglio di
me; ne ha l’elenco. Sono persone originarie dall’Inghilterra, dalla
Germania, dalla Francia e dall’Australia.
SPIEGEL: Lei parla, probabilmente,
ad esempio, dell’inglese David Irving, del tedesco-canadese Ernst Zündel,
attualmente processato a Mannheim, e del francese Georges Theil, che
negano tutti l’Olocausto.
Ahmadinejad: Il semplice fatto
che i miei commenti abbiano provocato così vive proteste pur non essendo
io europeo, e anche il fatto che io sia stato paragonato a certi
personaggi della storia tedesca, dimostrano fino a che punto nel suo paese
l’atmosfera sia conflittuale per i ricercatori. Qui in Iran non c’è da
essere inquieti.
SPIEGEL: Se con lei facciamo
questa discussione storica, è per una ragione del tutto attuale. Lei
contesta il diritto di Israele all’esistenza?
Ahmadinejad: Senta, la mia
posizione è molto chiara. Noi diciamo che se
l’Olocausto è avvenuto, allora l’Europa deve trarne le conseguenze e non è
la Palestina a doverne pagare il prezzo. Se non è avvenuto,
allora gli ebrei devono ritornare da dove sono venuti. Penso che oggi il
popolo tedesco sia anch’esso prigioniero dell’Olocausto. Sessanta milioni
di persone sono morte durante la seconda guerra mondiale. La seconda
guerra mondiale è stata un crimine gigantesco. Noi lo condanniamo
interamente. Siamo contro gli spargimenti di
sangue, sia che il crimine venga commesso contro un musulmano che contro
un cristiano o contro un ebreo. Ma la questione è:
perché tra quei 60 milioni di vittime solo gli ebrei
sono al centro dell’attenzione?
SPIEGEL: Non è così. Tutti i
popoli piangono le loro vittime della seconda guerra mondiale, i Tedeschi,
i Russi, i Polacchi e anche gli altri. Ma noi, in quanto tedeschi, non
possiamo liberarci da una speciale colpevolezza, vale a dire quella dell’assassinio
sistematico degli ebrei. Ma forse ora dovremmo passare all’argomento
successivo.
Ahmadinejad: No, ho una domanda
per voi. Quale ruolo i giovani d’oggi hanno avuto nella seconda guerra
mondiale?
SPIEGEL: Nessuno.
Ahmadinejad: Perché dovrebbero
avvertire questo senso di colpa nei confronti dei Sionisti? Perché
dovrebbero pagarne loro il prezzo di tasca propria? Se delle persone in
passato hanno commesso crimini, esse avrebbero dovuto essere giudicate 60
anni fa. Un punto è tutto! Perché il popolo tedesco deve oggi essere
umiliato per il motivo che un gruppo di persone ha commesso dei crimini in
nome dei Tedeschi nel corso della storia?
SPIEGEL: Certo oggi il popolo
tedesco non può più farci nulla. Ma vi è una sorta di onta collettiva per
quegli atti commessi in nome della Germania da parte dei nostri padri e
dei nostri nonni.
Ahmadinejad: Come può una persona
che all’epoca non era neanche nata essere considerata responsabile di
diritto?
SPIEGEL: Non di diritto, ma
moralmente.
Ahmadinejad: Perché sul popolo
tedesco pesa un tale fardello? Il popolo tedesco di oggi non è colpevole
di nulla. Perché il popolo tedesco non ha il diritto di difendersi? Perché
mettere davanti così i crimini di un gruppo invece di valorizzare la
grande eredità culturale tedesca? Perché i Tedeschi non avrebbero diritto
ad esprimere liberamente la loro opinione?
SPIEGEL: Signor presidente, siamo
ben consci che la storia della Germania non si riassume nei 12 anni del
Terzo Reich. Comunque dobbiamo accettare che siano stati commessi degli
orribili crimini in nome della Germania. Questo lo ammettiamo e aver
affrontato in maniera critica il proprio passato si tratta di una grande
realizzazione dei Tedeschi nella storia del dopoguerra.
Ahmadinejad: Siete anche disposti
a dirlo al popolo tedesco?
SPIEGEL: Oh sì, noi lo facciamo.
Ahmadinejad: Accettereste allora
che un gruppo neutrale chieda al popolo tedesco se condivide la vostra
opinione? Nessun popolo accetta la propria umiliazione.
SPIEGEL: Tutte le domande sono
autorizzate nel nostro paese. Ma, naturalmente, esistono in Germania dei
radicali di destra che non solo sono antisemiti, ma anche xenofobi e noi
in effetti li consideriamo un pericolo.
Ahmadinejad: Mi lasci chiedere
una cosa: quanto tempo durerà questo? Per quanto tempo ancora, secondo lei,
il popolo tedesco dovrà accettare di essere tenuto in ostaggio dai
sionisti? Questo quando terminerà: tra 20, 50, 1000 anni?
SPIEGEL: Non possiamo parlare che
a nome nostro. Lo "Spiegel" non è ostaggio di nessuno; lo "Spiegel" non si
occupa solo del passato della Germania e dei crimini dei Tedeschi. Nel
conflitto palestinese noi non siamo l’alleato incondizionato di Israele.
Ma teniamo a farci capire bene: siamo critici, siamo indipendenti, ma non
tollereremo, in ogni caso non senza proteste, che il diritto ad esistere
dello Stato di Israele, dove vive un gran numero di sopravvissuti all’Olocausto,
sia messo in discussione.
Ahmadinejad: E’ proprio qui che
vogliamo arrivare. Perché dovreste sentirvi in debito di qualcosa nei
confronti dei sionisti? Se veramente ci fosse stato un Olocausto, Israele
dovrebbe situarsi in Europa, non in Palestina.
SPIEGEL: Lei vuole di nuovo
spostare tutto un popolo, 60 anni dopo la fine della guerra?
Ahmadinejad: Da 60 anni, cinque
milioni di Palestinesi non hanno terra. È assolutamente sconcertante: voi
da 60 anni pagate delle riparazioni per l’Olocausto e dovrete pagare
ancora per 100 anni. Perché qui la sorte dei Palestinesi è fuori tema?
SPIEGEL: Gli Europei sostengono
attivamente i Palestinesi. Perché, naturalmente, noi dobbiamo anche
assumerci una responsabilità storica affinché in quella regione s’instauri
la pace. Ma lei non condivide questa responsabilità?
Ahmadinejad: Si, ma
l’aggressione, l’occupazione e la ripetizione dell’Olocausto non conducono
alla pace. Quella che noi vogliamo è una pace duratura. E questo comporta
affrontare il problema alla sua radice. Sono lieto di constatare che voi
siete delle persone oneste e ammettete di essere obbligati a sostenere i
sionisti.
SPIEGEL: Non è questo che abbiamo
detto, signor presidente.
Ahmadinejad: Voi avete detto «
Israeliani ».
SPIEGEL: Signor presidente, noi
parliamo dell’Olocausto perché vogliamo affrontare l’argomento di un
eventuale armamento nucleare dell’Iran, ragione per cui l’Occidente vi
considera un pericolo.
Ahmadinejad: A certi gruppi in
Occidente piace definire pericolose le cose o le persone. Naturalmente,
voi siete liberi di avere il vostro giudizio.
SPIEGEL: La questione
fondamentale è: volete armi nucleari per il vostro paese?
Ahmadinejad: Mi permetta di
aprire un discorso sul tema seguente: per quanto tempo voi credete che il
mondo potrà essere governato dai discorsi di un pugno di potenze
occidentali? Ogni volta che esse hanno qualcosa contro qualcuno,
cominciano a diffondere propaganda e menzogna, diffamazione e ricatto.
Quanto tempo durerà questo? (…) Io credo che
quelli che incarcerano le persone che fanno ricerche sull’Olocausto
preferiscano la guerra alla pace. (…)
Intervista raccolta
il 22 maggio a Teheran da Stefan Aust, Gerhard Spörl e Dieter Bednarz. |