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Honduras/Intervista a Carlos H. Reyes dello STIBYS
"Questa lotta ha approfondito la coscienza politica dei lavoratori"

La forte mobilitazione dei lavoratori della Cervecería Hondureña (di proprietà della multinazionale sudafricana SABMiller, una delle più grandi e potenti nel settore delle bevande), affiliati al Sindicato de Trabajadores de la Industria de las Bebidas y Similares (STIBYS), oltre a generare una grande euforia per la firma del nuovo Contratto Collettivo (il cui processo è durato più di 16 mesi), ha messo in evidenza l'importanza del lavoro di formazione politico-sindacale sviluppato dallo STIBYS in questi lunghi mesi di lotta.

Per approfondire l'analisi su questi temi, la Lista Informativa "Nicaragua y más" e il Servicio Informativo de la Regional Latinoamericana della UITA (SIREL) hanno conversato con Carlos H. Reyes, presidente dello STIBYSLeggere >>

Giorgio Trucchi, Itanica, LPG, Caracas, 21/01/2008

Intervista in esclusiva con Carlos H. Reyes dello STIBYS

La forte mobilitazione dei lavoratori della Cervecería Hondureña (di proprietà della multinazionale sudafricana SABMiller, una delle più grandi e potenti nel settore delle bevande), affiliati al Sindicato de Trabajadores de la Industria de las Bebidas y Similares (STIBYS), oltre a generare una grande euforia per la firma del nuovo Contratto Collettivo (il cui processo è durato più di 16 mesi), ha messo in evidenza l'importanza del lavoro di formazione politico-sindacale sviluppato dallo STIBYS in questi lunghi mesi di lotta.

Per approfondire l'analisi su questi temi, la Lista Informativa "Nicaragua y más" e il Servicio Informativo de la Regional Latinoamericana della UITA (SIREL) hanno conversato con Carlos H. Reyes, presidente dello STIBYS.  
  
Quello che si è da poco ottenuto in Honduras è senza dubbio il risultato di un processo molto lungo, condotto con grande capacità, cercando di coinvolgere i lavoratori, creando coscienza sull'importanza di essere organizzati e che non finisce con la firma del nuovo Contratto, ma si propone di studiare gli strumenti per accompagnare, passo dopo passo, il rispetto degli accordi da parte dell'impresa.  
  
       - I lavoratori stanno celebrando un risultato molto importante all'interno di una lotta che sembrava incamminarsi verso un sciopero generale ed indefinito. Come si è raggiunto questo accordo dell'ultima ora?  
 
- Dopo aver negoziato in oltre 16 mesi 64 clausole del nuovo Contratto Collettivo, rimaneva solamente quella relativa al tema salariale ed è su essa che è fallita la tappa di Conciliazione prevista dal Codice del Lavoro.

Di tutte queste clausole, noi ne avevamo proposte 46 e cioè quelle che facevamo parte del vecchio Contratto e che l'impresa aveva costantemente violato in modo sfacciato.  Le revisione delle altre 18 era invece stata proposta dall'impresa stessa, con l'intenzione di peggiorarle e legalizzare il processo di flessibilizzazione e precarizzazione già in atto. Nella clausola relativa al salario venivano anche toccati una serie di problemi normativi e di operatività dell'impresa che ci stavano causando molti problemi.  
La situazione era ormai degenerata, più di quello che i lavoratori erano disposti a sopportare.

Nella Cervecerìa, ad esempio, abbiamo camion che servono depositi e commercianti al dettaglio. L'impresa ha deciso di implementare un sistema di rastras (grossi camion con rimorchio) i cui guidatori ed aiutanti venivano pagati con salari molto più bassi, senza alcun tipo di contratto, con turni di lavoro massacranti e guadagnando commissioni sulle vendite che erano un terzo di quelle pagate agli altri lavoratori. L'obiettivo era chiaramente quello di immettere sempre più gente precaria ed eliminare lentamente i lavoratori regolarmente assunti ed organizzati nel sindacato.

Anticipando il piano dell'impresa, il Congresso dei Delegati dello STIBYS ha quindi deciso di posporre lo sciopero generale a gennaio e questo ha creato molti problemi all'impresa, la quale si era già organizzata immagazzinando una grande quantità di prodotti fuori dalle fabbriche.  
Tutto ciò ci ha anche permesso di consolidare la nostra forza e perfezionare i dettagli dello sciopero con i lavoratori. Alla fine, l'impresa si è trovata in un vicolo cieco e senza vie di scampo.

- Quali credi siano stati gli elementi che hanno permesso di piegare le resistenze della SABMiller? 
 
- Non abbiamo accettato le sue proposte durante la fase di Conciliazione ed abbiamo lavorato per cercare di arrivare alla proclamazione di uno sciopero che fosse legale secondo le leggi del paese.

I lavoratori sono rimasti uniti e convinti di ciò che stavamo facendo ed inoltre abbiamo iniziato un lavoro per aumentare la consapevolezza tra i clienti, per spiegare loro i motivi di questa protesta.

Abbiamo inoltre lanciato una campagna a livello nazionale ed internazionale, ricevendo l'appoggio e la solidarietà di molte organizzazioni, tra di esse la UITA. Contavamo anche sull'appoggio incondizionato di molti settori della società honduregna per lanciare una campagna di boicottaggio ai prodotti della Cervecería (Coca-Cola, Power Ade, Agua Vidal, Tropical, Dasani e varie marche di birra). Tutto questo ci ha collocato in una situazione molto favorevole che ci ha permesso questo risultato.   
Bisogna anche dire che siamo riusciti a chiudere la negoziazione prima che l'impresa attivasse un piano per introdurre i prodotti dai paesi confinanti (Guatemala ed El Salvador), per poi distribuirli ai clienti con gli stessi camion dell'impresa.

Sarebbe stato un sciopero molto conflittuale e pericoloso, che ci avrebbe portato a uno scontro diretto in quanto l'impresa puntava a distruggere la nostra organizzazione sindacale. Tuttavia, non sono riusciti a farlo e siamo riusciti a firmare un buon Contratto Collettivo. Uno dei punti più importanti è sicuramente il riscatto di tutto quello che l'impresa non aveva compiuto nel passato, soprattutto per quello che si riferisce alla non contrattazione di personale precario ed alle estenuanti giornate di lavoro (di 12-14 o più ore) per i lavoratori delle rastras

- Oltre a questi importanti risultati, qual è stata l'importanza di questo processo di lotta? 
 
- Malgrado molti lavoratori fossero arrivati da poco e conoscessero molto poco del sindacato, siamo riusciti a coinvolgerli nella lotta. Tutto questo tempo passato a negoziare ci ha permesso di far crescere il loro livello di coscienza, fino ad ottenere che fossero molto pochi quelli che alla fine hanno deciso di firmare contro l'opzione dello sciopero, ultima manovra disperata dell'impresa che non è andata a buon fine.

La notte in cui abbiamo firmato l'accordo c'era una grande quantità di lavoratori fuori dai portoni dell'impresa, pronti a qualsiasi cosa e questo è avvenuto in tutte le sue succursali sparse per il paese.

- Questo vuol dire che, oltre ai risultati raggiunti, nei lavoratori c'è anche stata una crescita del livello di riconoscimento dei propri diritti… 
 
- Man mano che l'impresa negava i loro diritti ed allungava in modo sistematico il processo di negoziazione, i lavoratori prendevano coscienza della necessità di lottare e questo per noi è stato forse il risultato più importante. Questo processo è stato una scuola di lotta di classe e gli è servito molto di più sentire la pressione dell'impresa che partecipare a seminari e corsi di formazione.  
  
- Con questa tattica dilatoria possiamo dire che l'impresa "si è fatta un autogol"… 
 
- Hanno usato questa tattica per sfinirci, ma noi abbiamo saputo rispondere colpo su colpo e l'abbiamo utilizzata per trasformarla in un processo di formazione della gente. Abbiamo stampato bollettini settimanali spiegando tutte le clausole che si stavano negoziando, aggiungendo elementi teorici e storici della lotta che stavamo portando avanti.  
    
- Quant'è importante in un'organizzazione sindacale il lavoro di formazione politica dei lavoratori? 
 
- Il nostro sindacato si è sempre distinto per questo aspetto, con livelli molto alti di formazione politica e con una grande partecipazione delle nostre basi in tutte le mobilitazioni nazionali contro le privatizzazioni ed il modello neoliberista.

Abbiamo celebrato molte attività su questi temi e continuiamo a svilupparne altre che hanno l'obiettivo di creare coscienza politica nel lavoratore, affinché il suo obiettivo non sia solamente il salario. È per questo motivo che partecipiamo anche al Bloque Popular e alla Coordinadora Nacional de Resistencia Popular.

Il salario è uno dei temi che maggiormente utilizza l'impresa per screditare il sindacato, tentando di inculcare nel lavoratore l'idea che quello debba essere il suo unico interesse ed obiettivo. Con questo non voglio dire che il salario non sia importante, ma primo bisogna risolvere la parte normativa, gli elementi di fondo e la difesa dell'organizzazione sindacale. Bisogna riequilibrare la relazione tra impresa e sindacato, che si è squilibrata a causa dell'impunità della quale gode questa multinazionale nonostante non abbia rispettato il Contratto Collettivo del 2003. È per questo motivo che il motto di questa lotta era: "Per la difesa del sindacato, per la difesa della contrattazione collettiva e per migliorare le nostre condizioni di vita e di lavoro". È stata un'esperienza che ha formato anche noi, perché alla fine sono processi da cui impariamo tutti.  
    
- Qual è il lascito di questa esperienza? 
 
- Ci lascia un enorme bagaglio di esperienza per quello che riguarda la gestione del Contratto Collettivo durante la sua vigenza.

È necessario vedere quali meccanismi usare per far sì che l'impresa rispetti ciò che ha firmato. A questo proposito, la prossima settimana lavoreremo proprio per analizzare e sistematizzare questi meccanismi.

(Vedi ampia copertura giornalistica su www.rel-uita.org )

© (Testo e Foto Giorgio Trucchi  - Lista Informativa "Nicaragua y más" di Associazione  Italia-Nicaragua - gtrucchi@itanica.org - www.itanica.org )

Carlos Reyes

Esta lucha profundizó la conciencia política de los trabajadores 

La recién concluida movilización de los trabajadores de la Cervecería Hondureña (SABMiller), afiliados al Sindicato de Trabajadores de la Industria de las Bebidas y Similares (STIBYS), además de generar una gran euforia por los resultados logrados con la firma del nuevo Convenio Colectivo, ratificado por el Congreso de Delegados el pasado domingo 13, puso en evidencia la importancia del trabajo de formación político-sindical desarrollado por STIBYS en estos largos meses de lucha. Para profundizar el análisis sobre esta lucha y estos temas, SIREL conversó con Carlos Reyes, presidente del STIBYS.

 
Lo que acaba de concluir en Honduras es, sin lugar a dudas, el resultado de un proceso muy largo que se ha venido tejiendo con gran capacidad, tratando de involucrar a los trabajadores, creando conciencia sobre la importancia de estar organizados, y que no termina con la firma del nuevo Convenio, sino que se propone estudiar los instrumentos para acompañar, paso a paso, el cumplimiento del acuerdo por parte de la empresa.
 
-Los trabajadores están celebrando un resultado muy importante en el marco de esta lucha, que parecía encaminarse hacia una huelga general e indefinida. ¿Cómo se llegó a este acuerdo?
-Al fracasar la etapa de conciliación prácticamente en las 64 cláusulas del Convenio Colectivo que se estaban revisando desde hacía 16 meses, sólo nos quedaba la relativa al tema salarial. De estas cláusulas, 46 las propusimos porque la empresa las estaba incumpliendo de forma descarada, mientras que las restantes 18 estaban siendo sometidas a revisión por parte de la misma empresa para desmejorarlas o para legalizar todos los procesos de flexibilización y precarización laboral que se estaban instrumentando. En la cláusula relativa al salario también estaba reflejada una serie de problemas normativos y de operatividad de la empresa que estaban causándonos muchos problemas.
La situación se había ido más allá de lo que los trabajadores podían soportar. En la Cervecería, por ejemplo, tenemos camiones que atienden a depósitos y detallistas. La empresa decidió implementar un sistema de categorías, a través del cual los trabajadores tenían salarios más bajos que los existentes, estaban precarizados, se les habían ampliado la cantidad de sectores que atendían y ganaban una comisión que era un tercio de lo que pagaban a los otros vendedores y ayudantes. El objetivo era ir eliminando trabajadores que ya estaban organizados, seguir introduciendo la tercerización y el uso de trabajadores temporales para precarizar el trabajo.
Anticipando las movidas de la empresa, el Congreso de Delegados decidió posponer la declaración de huelga hasta después de Navidad, y esto le creó muchos problemas a la empresa, que ya se había organizado almacenando una gran cantidad de productos fuera de las instalaciones.
Esto permitió también consolidar nuestras fuerzas y afinar con los trabajadores de las plantas los detalles de la protesta. Al final, la empresa se encontró sin salida.
 
-¿Cuáles crees han sido los elementos que han permitido doblegar a la empresa?
-No aceptamos los arreglos que la empresa propuso en la fase de Conciliación y trabajamos para poder llegar a una huelga que fuera legal. Los trabajadores se quedaron firmes en sus propósitos y trabajamos también para hacer conciencia entre los clientes, explicándoles los motivos de la huelga. Además, se lanzó una campaña a nivel nacional e internacional recibiendo el apoyo y la solidaridad de muchas organizaciones, entre ellas de la UITA. Ya contábamos también con el apoyo incondicional de diferentes sectores de la sociedad hondureña para lanzar una campaña de boicot a los productos de la Cervecería. Todo esto nos colocó en una situación muy favorable que nos llevó a este resultado.
Hay que decir también que logramos cerrar la negociación antes de que la empresa activara el plan de introducir el producto desde exterior, para después distribuirlo a los clientes con los mismos camiones de la empresa. Hubiera sido una huelga muy conflictiva, con mucha confrontación y peligro, porque la empresa apuntaba a destruirnos como organización sindical. Sin embargo, no pudieron hacerlo y logramos sacar con mucha dignidad este Convenio Colectivo, en el cual uno de los logros más importantes fue el rescate de todo lo que la empresa no había cumplido en el pasado. Sobre todo en lo que se refiere a la no contratación de terceros y contratistas, a las extenuantes jornadas de trabajo de hasta 12 o 14 horas para los trabajadores de las rastras.

 
-Además de los logros reflejados en el Convenio que se ha firmado, ¿cuál ha sido la importancia de este proceso de lucha?
-A pesar de que muchos trabajadores estaban recién llegados y conocían muy poco del sindicato, logramos involucrarlos en la lucha. Todo ese tiempo durante el cual nos empantanamos en las negociaciones nos permitió hacer crecer el nivel de conciencia entre los trabajadores, hasta lograr que fueran muy pocos los que firmaron en contra de la huelga, a pesar de lo que pretendía la empresa. La noche en que firmamos el acuerdo había una gran cantidad de trabajadores fuera de las instalaciones de la compañía, listos para cualquier cosa.
 
-Esto quiere decir que, más allá de los logros alcanzados, en los trabajadores hubo también un avance en el proceso de reconocimiento de sus derechos…
-A medida que la empresa seguía negando sus derechos y dilataba el proceso de negociación, los trabajadores tomaban conciencia de la necesidad de pelear, y esto para nosotros ha sido quizás el logro más importante. Este proceso ha sido una escuela de lucha de clases y ha servido mucho más sentir la presión de la patronal que cualquier seminario o taller.
 
-Con esta táctica dilatoria se podría decir que a la empresa le salió “el tiro por la culata”…
-Ellos la utilizaron para desgastarnos, pero nosotros supimos responder y aprovecharla para transformarla en un proceso de educación de la gente. Sacamos boletines semanales explicando cada una de las cláusulas, agregándoles también elementos teóricos e históricos de la lucha que estábamos librando.
 
-¿Cuán importante es en una organización sindical el trabajo de formación política de los trabajadores?
-Nuestro sindicato siempre se ha distinguido por este aspecto, con niveles muy altos de formación política y con una gran participación de nuestras bases en todas las movilizaciones nacionales contra las privatizaciones y el modelo neoliberal. Hemos celebrado diferentes eventos sobre estos temas y seguimos desarrollando actividades que tienen el objetivo de crear conciencia política en el trabajador, para que su objetivo no sea solamente el salario. Es por eso que somos parte también del Bloque Popular de San Pedro Sula y de la Coordinadora Nacional de Resistencia Popular. El salario es uno de los temas que más utiliza la empresa para desprestigiar al sindicato, tratando de inculcar en el trabajador que ése debe ser su único interés y objetivo. Con esto no quiero decir que el salario no sea importante, pero primero hay que resolver la parte normativa, los elementos de fondo y la defensa de la organización sindical. Hay que reequilibrar la relación entre la empresa y el sindicato, que se ha desequilibrado por la impunidad de la cual goza esta transnacional a pesar de haber incumplido el Convenio Colectivo. Es por eso que la consigna era: “Por la defensa del sindicato, por la defensa de la contratación colectiva y por mejorar nuestras condiciones de vida y de trabajo”. Hasta a nosotros nos educó este proceso de lucha, porque en estas experiencias aprendemos todos.
 
-¿Qué legado deja esta experiencia?
-Nos deja una enorme aprendizaje referido al manejo del Contrato Colectivo durante la vigencia del mismo, es decir, en ver qué tipo de mecanismos debemos usar para ir logrando que la empresa cumpla y qué mecanismos de presión adoptar para ese objetivo. A este propósito, la próxima semana vamos a trabajar a fondo para analizar y sistematizar estos mecanismos.
 
 
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