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“Quer pasticciaccio brutto de quattro saggi di Lorenzago”

di Giuseppe Guerrieri, 08/06/2006
www.lapatriagrande.net

Il 25 ed il 26 giugno prossimo saremo chiamati a decidere se approvare  o meno la riforma costituzionale varata dalla ex-maggioranza di centro-destra lo scorso autunno. Se vinceranno i “si” la riforma sarà approvata, se vinceranno i “no” la Costituzione resterà così com'è.

La Costituzione è la Legge Fondamentale di ogni Stato di diritto che, tra l'altro, svolge una funzione di garanzia delle libertà fondamentali di ogni individuo nei confronti dell'autorità i cui poteri incontrano i limiti indicati nella stessa Legge.

La Costituzione italiana assume un importantissimo valore simbolico nella misura in cui rappresenta la vittoria della democrazia contro la dittatura, la sconfitta della monarchia e l'avvento della Repubblica, la fine della guerra e la stipulazione di un grande patto condiviso tra le forze politiche che presero parte attiva nella Resistenza. Comunisti, socialisti, liberali e democristiani riuscirono ad elaborare una costituzione con alla base valori e principi condivisi e tuttora attualissimi: l'eguaglianza sostanziale ed i diritti sociali, la tutela dei diritti di libertà, la laicità dello stato, l'equilibrio ed il bilanciamento dei poteri, il ripudio della guerra.

La revisione costituzionale del centro-destra non ha nulla dello spirito costituente descritto. Il testo della riforma, scritto nel chiuso di una baita alpina dai cosiddetti saggi di Lorenzago (alcuni pretesi esperti di diritto costituzionale del centro-destra del livello … dell’ex ministro leghista Calderoli), è stato approvato coi soli voti della maggioranza. È nata così una nuova costituzione confusa, pasticciata, di difficile lettura e di incredibile complessità, voluta, e questo bisogna sottolinearlo profondamente, da Forza Italia, la Lega Nord ed Alleanza Nazionale, forze che sono state estranee allo spirito antifascista della Carta Costituzionale del 1948.

La parte più pericolosa della riforma prevede: una forte riduzione del ruolo del Parlamento subordinandolo a un Primo ministro dotato di poteri enormi.

Il suo intento generale è quello di potenziare a dismisura il dominio del Primo Ministro. Siamo di fronte ad una revisione che costruisce un Premier in pratica inamovibile, con un Governo ai suoi ordini e un Parlamento del tutto succube delle sue volontà. Solo il Popolo avrà il potere di delegittimarlo, ma il Popolo si pronuncia solo alle elezioni e quindi qualsiasi Primo Ministro sarà sempre moralmente legittimato a rimanere in carica fino alle successive elezioni, qualsiasi cosa ne pensino tutti gli altri rappresentanti del Popolo ed il Popolo stesso.

Altrettanto deleteria risulta poi la trasformazione del Senato della Repubblica in un finto Senato federale e la famigerata devolution voluta dalla Lega Nord. In un contesto ambiguo ed incoerente viene ampliata la potestà legislativa in materia scolastica, sanitaria e di polizia locale: in questo consiste la cosi detta devolution. Risulta di fondamentale importanza rilevare come, se è vero che la riforma riguarda soltanto la seconda parte della Costituzione, ossia quella concernente l'ordinamento dello Stato, mentre alla prima parte, quella sui principi fondamentali e sui diritti e libertà degli individui non è stato messo mano, comunque anche quest'ultima viene a risultare fortemente ridimensionata, per non dire travolta. Ed infatti, affinché i principi fondamentali della Carta Costituzionale - il principio di uguaglianza, i diritti di libertà, i diritti dei lavoratori, il diritto all'istruzione ed alla salute – affinché non rimangano solo affermazioni di principio, hanno bisogno di essere attuati, e la loro attuazione non può non passare attraverso un ordinamento fondato sulla partecipazione democratica di tutto il popolo alle decisioni comuni. In difetto di ciò, la prima parte della Costituzione diventerebbe sempre di più lettera morta.

Quindi il centro-destra, sostituendo l’ordinamento democratico con un nuovo ordinamento fondato sulla dittatura del premier, in realtà, ha pensato di devastare anche la prima parte della Costituzione. Il cuore di questa “riforma” non è infatti la “devolution”, così si è voluto far credere per tenere buoni i leghisti, ma è la modifica della forma di governo.

La modifica è stata così radicale e così profonda che  da un ordinamento di tipo parlamentare, così come è conosciuto nell’esperienza del costituzionalismo moderno entriamo in un altro ordinamento, che non esiste in nessun altra democrazia, però non sconosciuto nel nostro Paese. In Italia abbiamo infatti già sperimentato un ordinamento fondato sul governo e sul predominio del Primo Ministro nel ventennio fascista e ciò non sorprende se si pensa che le forze che hanno partecipato alla stesura della riforma vi è proprio Alleanza Nazionale, le cui nostalgie per quel periodo sono ben note a tutti.

Per questi motivi il laboratorio culturale Omar Moheissi ritiene che sia di fondale importanza per il futuro della stessa democrazia nel nostro paese mobilitarsi affinché la riforma non venga approvata ed invita dunque a votare un “NO”convinto alla riforma voluta dall'asse Berlusconi-Bossi-Fini.

Esiste tuttavia un’altra idea perversa che sta circolando soprattuto tra i partiti della sinistra, ossia che occorre comunque provvedere a modificare la Carta Costituzionale. A questa idea noi siamo completamente ostili e contrari. Un’Assemblea Costituente viene convocata per costruire una Costituzione radicalmente nuova, fondata su altri valori. Ma in Italia non abbiamo bisogno di una nuova costituzione proprio perché crediamo nell'attualità dei principi e valori su cui si fonda la Costituzione del '48. Crediamo nell'antifascismo, nella libertà, nell'uguaglianza (sostanziale non meramente formale), nella solidarietà, nella dignità di tutti gli uomini sia come singoli sia nelle formazioni sociali, non solo dunque la famiglia ma anche tutte le altre formazioni sociali in cui si svolge la sua personalità. Crediamo nel pacifismo senza se e senza ma, come dice chiaramente dall'art. 11, laddove i padri costituenti, con le macerie dell'Italia ancora sotto gli occhi, sancirono il ripudio assoluto della guerra.

Il problema da porsi è invece quello di riuscire ad applicare e far funzionare la Costituzione che esiste, e che purtroppo in larga parte è stata disattesa.
Non ha trovato attuazione infatti tutta la parte del secondo comma dell’art. 3 Cost. che partendo dal presupposto che non basta affermare astrattamente  e giacobinamente l'uguaglianza dei cittadini, stabilisce che è compito della Repubblica attivarsi concretamente al fine di rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che “limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese”.

Si tratta ancora, di annullare le distanze esistenti all’interno della società, in qualche modo portare omogeneità nel tessuto sociale, eliminando le fasce di ignoranza e di povertà, quindi promuovendo la  cultura e l'istruzione, dando a tutti la possibilità di accedere allo studio, ai meritevoli e anche a tutti gli altri, garantendo a tutti un efficace servizio sanitario, dando ai lavoratori la possibilità di una vita dignitosa, una sicurezza quando il lavoro non c’è, tutte questioni che all’oggi si vedono ben poco realizzate.

 

Il problema culturale non riguarda esclusivamente la destra; il mutamento culturale è già avvenuto all’interno di tutto l’arco costituzionale, anche nell’ambito del centro-sinistra. Lo strappo della Costituzione da parte della sinistra è iniziato con la partecipazione alla guerra in Kossovo e sta proseguendo con  i tentennamenti e le divisioni sul ritiro dall'Iraq atteso con impazienza.

Giuseppe Guerrieri
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