Il
capitalismo
senza
freni
porta
alla
barbarie!
La
crisi
economica
dilaga
e si
ripercuote
di
paese
in
paese.
Le
iniezioni
di
miliardi
di
dollari
(pubblici)
per
salvare
le
banche
(private)
dal
crollo,
sono
costosi
palliativi
che
durano
un
giorno,
poi il
panico
riprende
e porta
sull'orlo
di un
crollo
inarrestabile.
La
profezia
di Rosa
Luxemburg,
«socialismo
o
barbarie»
si era
già
avverata
negli
anni
Trenta,
quando
l'involuzione
del
movimento
operaio
socialdemocratico
e
stalinista
e la
sua
incapacità
a dare
una
risposta
rivoluzionaria
alla
«grande
depressione»
aveva
lasciato
spazio
al
terribile
mostro
nazista,
e a
tendenze
fascisteggianti
in gran
parte
del
mondo.
Non
solo
furono
cancellate
le
conquiste
fatte
in
tutto
il
mondo
nel
primo
dopoguerra,
quando
per
timore
della
rivoluzione
i
borghesi
avevano
dovuto
concedere
le
riforme
prima
negate,
ma si
avviarono
i
preparativi
della
guerra
più
terribile
e degli
orrori
del
genocidio
generalizzato,
da
Auschwitz
a
Hiroshima.
Anche
il
secondo
dopoguerra
vide in
tutto
il
mondo
una
nuova
ondata
di
lotte e
di
conquiste
dei
lavoratori,
ma
anche
di
concessioni
(in
Italia
la
scala
mobile)
fatte
dalla
borghesia
per
scongiurare
l'estendersi
di
quella
nuova
ondata
rivoluzionaria
che
aveva
accompagnato
la
resistenza
al
fascismo
in
Europa
e al
militarismo
giapponese
in
Asia.
Il
ruolo
nefasto
della
direzione
sovietica
doveva
portare
rapidamente
a nuove
sconfitte
e
arretramenti,
ma nel
1968,
da
Parigi
a Città
del
Messico,
da Roma
a
Praga,
una
nuova
generazione
riprendeva
la
lotta
fuori
delle
pastoie
imposte
dal
movimento
comunista
stalinizzato.
È
questo
che
spiega
le
nuove
conquiste
del
«maggio
francese»,
dell'«autunno
caldo»
italiano.
Ma il
ritardo
nella
costruzione
di
nuove
direzioni
alternative
a
quelle
tradizionali,
socialdemocratiche
o
«comuniste»,
ha
permesso
– dalla
metà
degli
anni
Settanta
– una
nuova
poderosa
controffensiva
padronale,
che in
Italia
culmina
nell'attacco
alla
classe
operaia
FIAT
nel
1980,
che
ebbe
successo
solo
grazie
all'inganno
e al
vero e
proprio
tradimento
di
TUTTI i
burocrati
sindacali,
da
Trentin
a
Carniti,
da
Benvenuto
a
Marini
(con il
silenzio
di chi,
come
Bertinotti,
non era
d'accordo).
A
questo
si era
aggiunto
il
«crollo
dei
muri» e
dell'URSS,
che non
era
l'alternativa
al
capitalismo
ma tale
appariva
a
milioni
di
lavoratori,
perché
si
presentava
(a
torto)
come
erede
della
grande
rivoluzione.
Il
sistema
stalinista,
gestito
dai
penosi
epigoni
che
avevano
cercato
di
correggere
le
storture
burocratiche
imitando
il
capitalismo,
trascinò
nella
sua
bancarotta
quanto
rimaneva
di un
movimento
operaio
già
indebolito
dal
proprio
opportunismo
e dalla
sostituzione
della
lotta
di
classe
con
accordi
interclassisti
e con
la
concertazione
con
l'avversario,
fatta
accettare
alla
propria
base
sociale
con la
menzogna.
Ma il
capitalismo
che
aveva
proclamato
il suo
trionfo,
rimasto
senza
freni e
senza
avversari,
ha
fallito
di
nuovo:
le
crisi
si
succedono
e
rimbalzano
da un
continente
all'altro.
Se si
capisce
cosa ha
portato
in
passato
alle
conquiste
dei
lavoratori,
la
lotta,
e cosa
le ha
cancellate,
la
collaborazione
di
classe
e la
menzogna,
si
capisce
anche
cosa si
deve e
si può
fare,
ora:
ricostruire
un
movimento
operaio,
politico
e
sindacale,
indipendente
dallo
Stato
borghese
e
autorganizzato,
con un
orientamento
internazionalista,
ecologista,
femminista,
insomma
davvero
comunista.
La
partecipazione
di
Sinistra
Critica
a una
campagna
elettorale
come
questa,
con
regole
truccate
anche
dagli
accordi
tra le
maggiori
forze
apparentemente
contrapposte,
serve
soprattutto
a
questo.
Vi
chiediamo,
prima
che un
voto
(che
per i
marxisti
serve
solo
come
indicatore,
come
«termometro»),
di
unirvi
a noi,
nella
ri/costruzione
di una
vera
sinistra
che fa
quello
che
dice!
Lecce
18
marzo
2008
Via
Udine
45 (n.
9)
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Sinistra
critica
Lecce |