-
Verso
le
elezioni
politiche
italiane:
l’analisi
di
Attilio
Folliero
-
Parte
1: I
partiti
Sono 158 le liste ammesse alla prossima elezione politica, dove potranno votare per la seconda volta anche gli italiani che vivono all’estero. In un articolo successivo analizzeremo le elezioni italiane all’estero. In questa parte analizziamo l’elenco dei partiti ammessi. Spulciando l’elenco dei partiti, partitini e movimenti non c’è che l’imbarazzo della scelta. Vedere
l’intero
elenco
dei
contrassegni
ammessi.
I
due
partiti
principali,
che
guidano
tutti i
sondaggi
(vedere
il sito
ufficiale
dei
sondaggi)
sono il
Popolo
della
Libertà
di
Silvio
Berlusconi,
nuovo
partito
nato
dalla
confluenza
di
Forza
Italia,
Alleanza
Nazionale
e
qualche
personaggio
dichiaramente
fascista
(Ciarrapico)
ed il
Partito
Democratico
di
Walter
Veltroni,
erede
dell’Unione
che
condusse
nel
2006
Romano
Prodi
al
Governo.
Il
primo è
un
partito
dichiaratamente
di
centro-destra,
anzi
come
già
detto
accoglie
nel suo
seno un
personaggio,
l’imprenditore
Ciarrapico,
che si
è detto
apertamente
fascista;
il
secondo
è
l’altra
faccia
della
stessa
medaglia.
Lucio
Garofalo,
alla
vigilia
della
nscita
di
questo
partito,
lo
scorso
ottobre,
richiamando
il
genio
profetico
di Pier
Paolo
Pasolini
che
aveva
avvertito
“il
fascismo
potrà
risorgere
a
condizione
che si
chiami
antifascismo",
scrisse
“Eccolo
servito.
Si
chiama
PD:
Partito
Demo(n)cratico.
Tale
partito
non è
ancora
nato,
ma già
si sta
rivelando
una
forza
politicamente
subdola
e
pericolosa,
perché
concretamente
antidemocratica
e
soprattutto
antioperaia.
Purtroppo
si
confermerà
tale
nel
tempo.
Nei
prossimi
anni il
PD
costituirà
il
peggior
avversario
politico
dei
diritti,
degli
scopi e
degli
interessi
della
classe
operaia
e dei
lavoratori
salariati
in
Italia,
soprattutto
dei
giovani
lavoratori
precari
ed
extracomunitari.
Vedrete,
gente
di poca
fede!”
In
realtà
non c’è
stato
bisogno
di
aspettare
anni.
In una
recente
intervista
a El
Pais,
Walter
Veltroni
ha
dichiarato:
“Siamo
riformisti,
non di
sinistra”
Il
primo
raccoglie
attorno
al 40%,
il
secondo
attorno
al 35%.
Staccatissimi
gli
altri.
Infatti,
come
terzo
nei
sondaggi,
con il
7%
circa,
appare
“Sinistra
Arcobaleno”.
Si
tratta
di una
coalizione
di 4
partiti:
i
Verdi;
la
"sinistra"
fuoriuscita
dai DS
e che
non è
entrata
nel PD,,
facente
capo
all’attuale
Ministro
della
Ricerca
Scientifica, Fabio
Mussi,
che si
schierò
con i
bigotti
italiani
che
criticarono,
quasi
linciarono
i
professori
laici
dell’Università
“La
Sapienza”,
tra i
quali
il
Prof.
Maiani,
che si
opposero
alla
visita
del
papa in
questa
università;
i
Comunisti
italiani
ed il
Partito
della
Rifondazione
Comunista,
il
principale
della
coalizione,
del
quale
Fausto
Bertinotti
è
l’esponente
più
importante.
Questa
coalizione,
che si
dice di
sinistra,
per
questa
elezione
ha
rinnegato
i
simboli
del
comunismo,
la
falce
ed il
martello,
considerati
ormai
vecchi,
non
adatti
alla
società
moderna.
Il
Comunismo
è ormai
superato,
un
ricordo
del
passato.
Queste
in
sostanza
le loro
motivazioni,
ovviamente
molto
superficiali.
Ad un
analisi
meno
superficiale,
la
verità
appare
un’altra.
Storicamente l’Italia ha sempre avuto una forte componente comunista: dopo la rivoluzione sovietica, con il biennio rosso, anni di lotte e proteste operaie dirette dalla corrente comunista del partito socialista che diede vita nel 1921 al Partito Comunista d’italia, ci fu addirittura la possibilità di una rivoluzione comunista. Di qui la reazione del capitalismo che sfociò nel ventennio fascista di Mussolini.
Dopo la caduta del fascismo, il proletariato rivoluzionario italiano venne frenato ed inglobato nel PCI, il Partito Comunista Italiano, che con Togliatti portò avanti la politica della concertazione con la borghesia italiana.
Con la caduta del muro di Berlino e la sparizione del PCI, che si trasformò in PDS, poi DS, quindi nell’attuale Partito Democratico di Veltroni, in Italia c’erano ancora milioni di persone che si richiamavano al comunismo. Per “fenare” ed impedire che queste perone potessero scivolare verso il comunismo rivoluzionario, si fondò il Partito della Rifondazione Comunista, che ha vissuto i momenti di maggiore “successo” quando venne chiamato a fare il segretario il sindacalista Fausto Bertinotti. Oggi a quasi due decenni dalla caduta del muro di Berlino si sono create le condizioni per il superamento totale dei simboli del comunismo.
Bertinotti ha svolto egregiamente il suo lavoro a favore della borghesia parlamentare, eliminando definitivamente dal Parlamento italiano qualsiasi riferimento al comunismo. Il Parlamento del 2008 sarà il primo che non presenterà nessun parlamentare che, almeno nominalmente ed ufficialmente, si definisca comunista. Aspetto, questo, sommamente positivo per il proletariato italiano.
Aggiungiamo che mentre tutta la dirigenza dei partiti comunisti parlamentari, dal 1926 ad oggi, non aveva niente a che spartire col comunismo, la base che, sí, credeva nel comunismo, era però completamente in balia di questa dirigenza e priva di qualsiasi coscienza di classe si è lasciata trascinare, fino quasi ad annullarsi.
Per quanto, però il potere della classse dominante italiana è immenso non possono riuscire ad annullare le contraddizioni esistenti nel sistema capitalistico e le differenze di classe.
Tornando
ai
partiti
in
lizza
ed ai sondaggi,
al
quarto
posto
troviamo
l’Unione
di
Centro
di
Casini,
fino a
ieri
fedele
alleato
di
Berlusconi,
da cui
si è
separato
per
chissà
quale
misterioso
motivo.
Siamo
certi,
però
che se
Berlusconi
avrà
bisgno
dei
suoi
deputati
per
fare il
Governo,
non ci
saranno
dubbi
che
Casini
correrà
in suo
soccorso.
La
politica
di
questo
partito,
diretto
discendente
della
Democrazia
Cristiana,
si basa
sui
valori
tradizionali
della
famiglia,
ma
curisamente
il suo
lider,
Pier
Ferdinando
Casini,
divorziato
sembra
predicare
agli
altri
valori
che non
valgono
evidentemente
per
lui.
Segue
la
Lega
Nord,
partito
xenofobo
e
separatista
che
ambisce
a
creare
uno
stato
autonomo
nel
nord
Italia.
Nei
sondaggi
a
livello
nazionale
non
supera
il 5%,
ma in
realtà
si
presenta
solo al
Nord,
dove ha
un peso
notevole:
il 20%.
E’
fedele
alleato
di
Berlusconi
ed avrà
un peso
determinante
nelle
possibili
scelte
delle
politiche
economiche
di un
possibile
futuro
governo
diretto
da
Berlsusconi.
Infine
due
partiti
che
hanno
un paio
di
punti
percentuali
a
testa:
l’Italia
dei
valori
dell’ex
magistrato
Antonio
Di
Pietro,
alleato
di
Veltroni
e La
Destra,
partito
di
etrema
destra,
che
all’occorrenza
potrebbe
sostenere
Berlusconi.
Questi
sette
partiti
o
coalizioni
di
partiti
raccolgono
attorno
al 95%
dei
voti,
secondo
i tutti
i
sondaggi.
Accanto
a
questi
c’e una
numerosa
schiera
di
partiti,
alcuni
dei
quali
si
presentano
a
livello
nazionale,
altri
solo in
determinate
regioni.
A
parte
quelli
citati
sopra,
saranno
ben
pochi
quelli
che
riusciranno
a
portare
un
proprio
rappresentante
al
parlamento,
magari
quelli
che
hanno
una
importante
tradizione
a
livello
locale,
come il
Sudtiroler
Volkspartei,
presente
nella
zona
del Sud
Tirolo
nell’Alto
Adige
e
pochissimi
altri.
In
totale
sono
158 le
liste
ammesse
a
queste
elezioni
e ce
n’è
veramente
per
tutti i
gusti.
Veramente
variopinta,
a volte
folckloristica
e
fantasiosa
la
selva
di
liste
presenti.
Parlando
della
Sinistra
Arcobaleno
abbiamo
detto
che per
la
prima
volta
nel
parlamento
italiano
non ci
saranno
dei
parlamentari
che si
dicano
ufficialmente comunisti.
Non
significa
però
che non
sono
presenti
a
queste
elezioni
partiti
e liste
che si
richiamano
ai
simboli
del comunismo.
Anzi,
sono
presenti
ben sei
partiti
che
dicono
di
ispirarsi
al
comunismo:
Lista
Comunista
per il
Blocco
Popolare,
Iniziativa
Comunista
per la
Libertà,
Partito
di
Alternativa
Comunista,
Partito
Comunista
Italiano
Marxista-Leninista,
Sinistra
Crtitica
Ecologista
Comunista
Femminista
ed il
Partito
Comunista
dei
Lavoratori
di
Ferrando,
l’unico
che nei
sondaggi
sembra
poter
raggiungere
un
punto
percentuale;
tutti
gli
altri
non
arrivano
allo
0,5%.
Ovviamente
nessuno
di loro
sembra
avere
la
possibilità
di
eleggere
un
rappresentante.
Accanto
ai
comunisti,
c’è poi
la
schiera
dei
socialisti,
anche
questi
numericamente
ascendono
a sei.
Tutti
questi
partiti,
pur
richiamandosi
al
socialismo
ed al
comunismo
non
hanno
niente
a che
spartire
col
marxismo;
si
tratta
di
partiti
di
impostazione
socialdemocratica
o di
opportunisti
piccolo
borghesi
che
approfittando
del
vuoto
lasciato
da
Bertinotti
e
simili,
sperano
di far
breccia
su
quanti
credono
nel
comunismo.
I
veri
comunisti
non si
mischiano
con le
faccende
elettorali
della
borghesia.
C’è poi
una
altrettanto
lunga
schiera
di
partiti
figli
della
disciolta
Democrazia
Cristiana,
quindi
di
ispirazione
cattolica
e
centrista
(tra
cui
Rifondazione
Democristiana)
ed una
altrettanto
lunga
lista
di
partiti
di
destra
ed
etrema
destra,
alcuni
dei
quali,
come
Forza
Nuova
di
chiara
ispirazione
fascista.
La
costituzione
repubblicana
del
1946
proibisce
la
ricostituzione
del
partito
fascista,
però
ciò non
impedisce
che
partiti
con
altri
nomi,
si
ispirino
a
questa
ideologia.
Accanto
a
questi
c’è
tutta
una
lunga
lista
di
partiti
regionalistici
e
locali,
alcuni
di
ispirazione
separatista,
ossia
che
propongono
la
creazione
di uno
stato
autonomo
dall’Italia,
altri
solo
rapresentativi
di
interessi
locali.
Sono
presenti
un pò
ovunque;
già
abbiamo
detto
della
Lega
Nord,
alleata
di
Berlusconi;
tra gli
altri
la
Liga
Veneta,
La
Lega
Sud
Ausonia,
Sardinia
Natzione,
Progetto
Nordest,
Fronte
indipendentista
Lombardia,
L’altra
Sicilia,
il
Movimento
Inideponentista
della
Sicilia,
il
Partito
del
Popolo
Sicialiano,
Alleanza
Lombarda,
Patto
per il
sud,
Per
il sud
(distinto
dal
precedente),
Autonomia
Sud,
Partito
del Sud,
Lega
Lombarda,
Nuova
Alba,
Intesa
Veneta.
Ci
fermiamo
qua, ma
potremmo
continuare
a
lungo. Vedasi
l’elenco
completo
dei
partiti
ammessi.
Poi ci
sono i
partiti
che
possiamo
definire
di
categoria
o a
carattere
sociale:
Unione
degli
imprenditori
socialisti
(sic!),
il
Partito
dei
Dipendenti
Pubblici,
vari
partiti
delle
donne,
il
Partito
dei
Poeti,
il
Partito
dei
diversamente
abili,
il
Movimento
Politico
Disabili,
il
Partito
dei
Giovani
dell’Italia
Futura,
ma
anche
quelli
del
passato,
ossia
vari
partiti
dei
pensionati
e degli
anziani.
Non
mancano
i
partiti
personali,
alcuni
legati
a
personaggi
noti
come il
radicale
Pannella,
o
Stefania
Ariosto,
che
ebbe
una
notorietà
nell’Italia
degli
scandali
politici
ed
imprendiotriali
degli
anni
novanta,
ma c’è
anche
il
Partito
di
Valentino
ed il
Partito
di
Peppe,
che è
anche
un
partito
autonomista
e che
forse
punta a
farsi
votare
da
tutti i
Giuseppe
d’Italia
e sue
numerose
varianti
(Peppe,
Peppino,
Beppe,
Pippo,
Pino,
ecc...)
ed il
partito
di
Battista
Mazzetta,
un nome
che
sembra
appropriato
alla
politica
italiana.
Non
manca
il nome
famoso
dello
sport:
addirittura
Carmine
Abbagnale,
uno dei
più
grandi
rematori
del
mondo
di
tutti i
tempi
(per
una
dozzina
di anni
l’invidia
di
tutti,
soprattutto
dei
rematori
di
Cambridge
ed
Oxford;
solo il
passare
degli
anni
riuscì
a
sconfiggere
lui, il
fratello
ed il
timoniere
Peppiniello
di
Capua).
Ovviamente
il suo
partito
non
poteva
che
chiamarsi
“Non
remare
contro”.
A
proposito
di
Peppiniello
Di
Capua
voterà
per
Carmine
Abbagnale
o per
il
Partito
di
Peppe?
E che
dire di
Mario
Zarlenga?
A parte
chiederci
chi è
costui,
dal
simbolo
del suo
partito
- Uun
mappamondo. Costui vuole
conquistare
il
mondo? -
e dal
nome
dato al
partito
(Zarlenga
Omnia)
viene
naturale
pensare
che sia
un po’
megalomane.
Non
mancano
i
Paladini
d’Italia
e
quelli
che
vorrebbero
cacciare
gli
statunitensi
e
perciò
gridano
Yankee
Go Home.
Si
tratta
del
partito
di
Andreoli
che
evidentemente
non
essendo
riuscito
a
diventare
segretario
del
Partito
Democratico,
partito
filo
americano,
del
quale
fu
candidato
a
segretario
in
alternativa
a
Veltroni,
ha
creato
il
partito
che
vuole
cacciare
gli
americani.
Avrà
creato questo
partito
per
ripicca?
Non
manca
il
partito
della
L.I.R.A
ed il
partito
No
Euro;
c’è il
Partito
dei
Cittadini
attivi
per la
democrazia
e la
giustizia,
ma
anche
quello
degli
Impotenti
Esistenziali
del dr.
Cirillo
(Scusate
l’ignoranza,
ma chi
è il
dottor
Cirillo?).
C’è il
partito
dei
Consumatori,
ma
anche
il
partito
di
coloro
che non
hanno
niente
da
consumare
e si
acconteterebbe
della
pagnotta,
del
lavoro
ed un
po’ di
pace,
partito
che si
presenta
col
nome di
Pane,
Pace e
Lavoro.
Non
manca
la folta
schiera
di
partiti
pacifisti,
ma
anche
quelli
che
puntano
al
Territorio
Sicuro,
evidentemente
meno
pacifisti.
C’e il
partito
delle
Ali
e della
Coerenza
Politica
(bisogna
proprio
votarlo
sto
partito,
perchè
di
coerenza
politica
in
Italia
se ne
vede
veramente
poca),
ma
anche
quello
che
punta
Al
Bene
Comune
e
quello
che
punta
diritto
al
100%
(che
sicuramente
firmerebbe
per
prendere
un 10%,
che gli
garantirebbe
il bel
seggiolone
al
parlamento,
ma
probabilemnte
non
arriverà
allo
zero
virgola
qualcosa).
Non
manca
il
partito
del
Loto
(quale
sarà il
suo
programma?
La
liberalizzazione
del
fior di
loto?),
il
partito
del
No
profit
e
quelli
che
puntano
ad
essere
Liberi
nella
Libertà.
Purtoppo
manca
il
partito
dei
Liberi
nel
Carcere,
che
avrebbero
potuto
costituirlo
quel
10% di
parlamentari
uscenti
che
hanno
problemi
con la
giustizia.
Una
volta
c’era
il
sogno
americano,
a
queste
elezioni
troviamo
il
Sogno
Italiano.
Non
manca
chi
sogna
un
ritorno
alla
monarchia,
come
gli
attivisti
del
partito
Valori
e
Futuro
con
Emanuele
Filiberto
o
la
restaurazione
del
Sacro
Romano
Impero;
qualche
altro
sogna
l’eliminazione
della
Casta
e
qualcuno
semplicemente
sogna
un
Casinò
nel
Centro
Italia,
motivo
sufficiente
per
fondarsi
il suo
bel
partito.
Strano
a dirsi
ma di
animali
non c’è
quasi
traccia;
a parte
un
Movimento
Nazionale
Delfino a
nessuno
interessano
gli
animali!
Tre
argomenti
legati
all’attualità:
come
tutti
sanno
mezza
Italia
è
seppellita
dalla
spazzatura,
per cui
non
poteva
proprio
mancare
un
partito
No
Monnezza.
L’attualità
di
Internet
è
presente
con due
liste:
il
Partito
Internettiano
di
Francesco
Miglino
che
ovviamente
ha per
simbolo
la @
ed
il
partito
miogoverno.it
di
Guido
Prayer,
chiaramente
di
ispirazione
internettiana.
Poi c’e
l’latro
grande
tema,
di cui
si
parla
veramente
poco,
ma che
darà
grandi
soprese,
come
già
successo
con il
Vaffanculo
Day
dell’8
settembre.
Ossia
c’è il
movimento
degli
scontenti
e di
coloro
che
vorrebbero
farla
finita
con i
D’Alema,
i
Veltroni,
i
Berlusconi,
i
Bertinotti,
ecc...
portato
avanti
da
Beppe
Grillo
e non
solo.
Beppe
Grillo
in
realtà
non si
presenta
a
queste
elezioni,
però
approfittando
del suo
nome
sono
state
presentate
due
liste,
che
sperano
di
evidentemente
di raccogliere
consensi
appunto
giocando
col
nome di
Beppe
Grillo:
No
Euro –
Lista
del
Grillo
e
Grilli
d’Italia
–
Movimento
Ultima
Speranza.
Pero’
chi
incarna
veramente
lo
scontento
è la
lista
Io
non
voto,
che
spera
di
attirare
i voti
di chi
non
vota.
Sic!
e
doppio
Sic!
Mentre
in
America
Latina
si
parla,
anche
se
spesso
in modo
inappropriato
di
Rivoluzione,
in
Italia
sta
parola
sembra
essere
proprio
tabù.
In
realtà
c’è una
lista
che
propone
la
Rivoluzione,
ma una
Rivoluzione
Democratica.
Per
concludere
questa
prima
parte
riguardante
le
liste
presenti
a
queste
elezioni,
dobbiamo
aggiungere
che i
sondaggi
nulla
dicono
circa
l’astensionismo.
Probabilemnte
la vera
sorpresa
di
questa
elezione
sarà
proprio
la
crescita
degli
astensionisti.
Non è
un caso
che
anche
tra gli
astensionisti
sono
fiorite
varie
raggruppazioni,
magari
in
lotta
tra di
loro e
che
stanno
facendo
solo
gli
interessi
del
Manifesto.
E già!
Questi
raggruppamenti
si
stanno
contendendo
l’astensionismo
attrverso
vari
avvisi
pubblicitari
(a
pagamento
ovviamente)
sullo
storico
giornale
comunista
(ovviamente
comunista
solamente
per chi
è a
digiuno
di
formazione
ideologica
e si
accontenta
del
nome!). |