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Roberto Messari, Resoconto dell'assemblea astensionistica di Firenze, il 16 marzo 2008

Il resioconto dell'assemblea astensionistica riunita a Firenze lo scorso 16 marzo. La parola d'ordine contro l'imbroglio elettorale: ¡Que se vayan todos! Se ne vadano tutti, ossia asteniamoci!

Roberto Massari, LPG, Caracas 26/03/2008

Cari/e astensionisti/e che, con motivazioni diverse, avete risposto all'appello "¡Que se vayan todos!", ho il piacere di riferirvi brevemente su come si è svolta l'assemblea  che avevamo convocato a Firenze (domenica 16 marzo) utilizzando i  nostri strumenti comunicativi e tre manchette (una di prima pagina) sul Manifesto.

Erano presenti 40 persone (vere, contate, e forse qualcuna in più).  La presidenza era tenuta da Monica Bianchi (Socialismo rivoluzionario) e Andrea Furlan (Utopia rossa).

Intervento  introduttivo di Jacopo Andreoni e conclusivo di Roberto Massari.

All'inizio sono stati letti gli interventi (veri interventi e non saluti formali) di Pippo Gurrieri (Sicilia libertaria) e di Pier Francesco Zarcone (area anarcomunista). In ritardo è giunto ieri l'intervento di Pino Bertelli (area anarcosituazionista).

Ha poi avuto la parola Leonardo Mazzei (Campo antimperialista), intervenuto su invito del nostro coordinamento a nome dell'appello astensionistico "Questa volta no. Mi astengo".

Mazzei ha svolto un intervento di netto profilo unitario, invitando a sua volta una nostra delegazione perché intervenga nell'assemblea romana del 30 marzo. L'invito è stato accolto favorevolmente.

Tra i vari interventi nel corso della mattinata, ricordiamo Renato Scarola, Andrea Furlan, Monica Bianchi (a proposito delle recenti mobilitazioni di donne), Michele Nobile e altri (tra questi anche un membro dell'area "fiorentina" di Rifondazione che si è dichiarato combattuto tra il voto e l'astensione).

Vi è poi stato un lintervento di Oreste Scalzone, ricco di spunti tematici letteralmente coincidenti con temi toccati da Andreoni nell'introduzione e poi ripresi da Massari nelle conclusioni.

Un breve diverbio tra Mazzei e Scalzone  (il primo tirato in ballo dal secondo) è stato democraticamente superato dando nuovamente la parola a Mazzei per una breve precisazione.

La ricchezza del dibattito non si può qui riassumere senza far torto ai relatori e agli interventi ed è stata quasi unanime la convinzione che la mattinata è stata molto costruttiva: niente comizi, niente retorica, molta riflessione a voce alta.

Il frutto di tale riflessione - presente in maniera più o meno esplicita in quasi tutti gli interventi - indica chiaramente che stiamo vivendo la fine di un'epoca che potremmo definire dell'extraparlamentarismo, mentre si apre quella dell'antiparlamentarismo.

La comprensione teorica di questa trasformazione dovrà caratterizzare la fase operativa che si aprirà dopo le elezioni, quando si dovranno valorizzare tutte quelle esperienze centrali o decentrate che non vorranno più avere niente a che fare con il Parlamento e con i partiti che in esso alloggiano, ma nemmeno con quei partitini che stanno tentando o tenteranno di trovarvi alloggio a loro volta, fornendo in tal modo una copertura di credibilità al "cadavere morto" della tradizione parlamentaristica borghese.

Il terreno di lavoro sarà quello dell'autogestione delle lotte, della non-delega istituzionale, del consigliarismo, della mobilitazione anticapitalistica e libertaria ovunque sia possibile. Comitati permanenti e assemblee tematiche o territoriali saranno gli interlocutori (strumenti) principali di chi intende proseguire unitariamente l'esperienza avviata con questa campagna astensionistica.

(Roberto Massari)
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IL TESTO DEL COMUNICATO ADOTTATO DALL'ASSEMBLEA

¡Que se vayan todos!
Se ne vadano tutti

Contro l'imbroglio elettorale, ASTENIAMOCI

Astenersi in questa tornata elettorale è un'importante opportunità per legarsi al crescente rifiuto che i giovani, le donne, i lavoratori e le lavoratrici esprimono verso l'operato di un ceto politico sempre più distante dalle esigenze della società.

L'agire del centrosinistra, in tutte le sue componenti, è stato fallimentare, segnato da un carattere antipopolare e antisociale, che si è espresso nel rifinanziamento delle missioni militari, nell'attacco contro i ceti più deboli, nella precarizzazione del lavoro e della vita e nella repressione.

D'altro canto, proprio per la loro somiglianza, la pericolosità ideologica e materiale del centro destra non può essere fermata nelle urne dalle sinistre elettorali.

Viceversa nella società le tensioni e la reattività continuano a manifestarsi, nella lotta delle donne, nelle lotte contro le guerre e per la pace, nelle comunità in lotta, nelle mobilitazioni dei lavoratori per la sicurezza e la dignità del lavoro, dimostrando che un'altra strada è possibile, fuori e contro la logica elettoralista, perché, ora più che mai, non ci sono governi amici.

L'assemblea astensionistica riunita a Firenze, 16 marzo 2008

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