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Cari/e
astensionisti/e
che,
con
motivazioni
diverse,
avete
risposto all'appello
"¡Que
se
vayan
todos!",
ho il
piacere
di
riferirvi
brevemente
su come
si è
svolta
l'assemblea
che
avevamo
convocato
a
Firenze
(domenica
16
marzo)
utilizzando
i
nostri
strumenti
comunicativi
e tre
manchette
(una di
prima
pagina) sul
Manifesto.
Erano
presenti
40
persone
(vere,
contate,
e forse
qualcuna
in più).
La
presidenza
era
tenuta
da
Monica
Bianchi
(Socialismo rivoluzionario)
e
Andrea
Furlan
(Utopia
rossa).
Intervento
introduttivo
di
Jacopo
Andreoni
e
conclusivo
di
Roberto
Massari.
All'inizio
sono
stati
letti
gli
interventi
(veri
interventi
e non saluti
formali)
di
Pippo
Gurrieri
(Sicilia
libertaria)
e di
Pier Francesco
Zarcone
(area
anarcomunista).
In
ritardo
è
giunto
ieri l'intervento
di Pino
Bertelli
(area
anarcosituazionista).
Ha poi
avuto
la
parola
Leonardo
Mazzei
(Campo
antimperialista),
intervenuto
su
invito
del
nostro
coordinamento
a nome
dell'appello astensionistico
"Questa
volta
no. Mi
astengo".
Mazzei
ha
svolto
un intervento
di
netto
profilo
unitario,
invitando
a sua
volta
una nostra
delegazione
perché
intervenga
nell'assemblea
romana
del
30 marzo.
L'invito
è stato
accolto
favorevolmente.
Tra i
vari
interventi
nel
corso
della
mattinata,
ricordiamo
Renato Scarola,
Andrea
Furlan,
Monica
Bianchi
(a
proposito
delle
recenti mobilitazioni
di
donne),
Michele
Nobile
e altri
(tra
questi
anche
un membro
dell'area
"fiorentina"
di
Rifondazione
che si
è
dichiarato combattuto
tra il
voto e
l'astensione).
Vi è
poi
stato
un
lintervento
di
Oreste
Scalzone,
ricco
di
spunti tematici
letteralmente
coincidenti
con
temi
toccati
da
Andreoni nell'introduzione
e poi
ripresi
da
Massari
nelle
conclusioni.
Un breve
diverbio
tra
Mazzei
e
Scalzone
(il
primo
tirato
in
ballo
dal secondo)
è stato
democraticamente
superato
dando
nuovamente
la
parola a
Mazzei
per una
breve
precisazione.
La
ricchezza
del
dibattito
non si
può qui
riassumere
senza
far
torto ai
relatori
e agli
interventi
ed è
stata
quasi
unanime
la
convinzione che
la
mattinata
è stata
molto
costruttiva:
niente
comizi,
niente retorica,
molta
riflessione
a voce
alta.
Il
frutto
di tale
riflessione
-
presente
in
maniera
più o
meno esplicita
in
quasi
tutti
gli
interventi
-
indica
chiaramente
che stiamo
vivendo
la fine
di
un'epoca
che
potremmo
definire dell'extraparlamentarismo,
mentre
si apre
quella dell'antiparlamentarismo.
La
comprensione
teorica
di
questa
trasformazione
dovrà
caratterizzare la
fase
operativa
che si
aprirà
dopo le
elezioni,
quando
si
dovranno valorizzare
tutte
quelle
esperienze
centrali
o
decentrate
che
non vorranno
più
avere
niente
a che
fare
con il
Parlamento
e con i
partiti
che in
esso
alloggiano,
ma
nemmeno
con
quei
partitini
che stanno
tentando
o
tenteranno
di
trovarvi
alloggio
a loro
volta,
fornendo
in tal
modo
una
copertura
di
credibilità
al "cadavere
morto"
della
tradizione
parlamentaristica
borghese.
Il
terreno
di
lavoro
sarà
quello
dell'autogestione
delle
lotte,
della non-delega
istituzionale,
del
consigliarismo,
della
mobilitazione anticapitalistica
e
libertaria
ovunque
sia
possibile.
Comitati permanenti
e
assemblee
tematiche
o
territoriali
saranno
gli interlocutori
(strumenti)
principali
di chi
intende
proseguire unitariamente
l'esperienza
avviata
con
questa
campagna
astensionistica.
(Roberto
Massari)
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IL
TESTO
DEL
COMUNICATO
ADOTTATO
DALL'ASSEMBLEA
¡Que se
vayan
todos!
Se ne
vadano
tutti
Contro
l'imbroglio
elettorale,
ASTENIAMOCI
Astenersi
in
questa
tornata
elettorale
è
un'importante
opportunità
per
legarsi
al
crescente
rifiuto
che i
giovani,
le
donne,
i
lavoratori
e le
lavoratrici
esprimono
verso
l'operato
di un
ceto
politico
sempre
più
distante
dalle
esigenze
della
società.
L'agire
del
centrosinistra,
in
tutte
le sue
componenti,
è stato
fallimentare,
segnato
da un
carattere
antipopolare
e
antisociale,
che si
è
espresso
nel
rifinanziamento
delle
missioni
militari,
nell'attacco contro
i ceti
più
deboli,
nella
precarizzazione
del
lavoro
e della
vita e
nella
repressione.
D'altro
canto,
proprio
per la
loro
somiglianza,
la
pericolosità ideologica
e
materiale
del
centro
destra
non può
essere
fermata
nelle
urne
dalle sinistre
elettorali.
Viceversa
nella
società
le
tensioni
e la
reattività
continuano
a
manifestarsi,
nella
lotta
delle
donne,
nelle
lotte
contro
le
guerre
e per
la
pace,
nelle
comunità
in
lotta,
nelle
mobilitazioni
dei
lavoratori
per la
sicurezza
e la
dignità
del
lavoro,
dimostrando
che
un'altra
strada
è
possibile,
fuori e
contro
la
logica
elettoralista,
perché,
ora più che
mai,
non ci
sono
governi
amici.
L'assemblea
astensionistica
riunita
a
Firenze,
16
marzo
2008 |