Cartocci voto 2006
martedì, 21 ottobre 2008 01:21:31
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Italia -  Voto all'estro 2006

Il voto degli italiani all’estero: Comunicazione di Carlo Cartocci al Comitato Politico Nazionale del Partito della Rifondazione Comunista

Nel poco tempo a disposizione non è possibile fare una analisi credibile del voto degli italiani all’estero, ma solo alcune riflessioni iniziali da approfondire. Il tema merita da parte del partito una attenzione ed un’analisi completa. Qui mi limiterò a toccare tre punti:

A.     I pregiudizi

-         innanzi tutto si è sfatato il pregiudizio che gli emigrati italiani siano prevalentemente di destra. Quando il pregiudizio si è formato, molti anni fa, forse poteva avere qualche fondamento, anche se la più antica emigrazione era spesso venata di socialismo e anarchismo, ma oggi possiamo dire che la realtà estera è divisa fra centrodestra e centrosinistra in una proporzione simile a quella italiana. Con una differenza però: nella sinistra all’estero sembra aver attecchito poco la vulgata revisionista e l’antifascismo è fortemente sentito più di quanto non lo sia in molta parte del centrosinistra di casa nostra.

-         Va anche detto che, in queste prime elezioni all’estero, il centrosinistra si è mobilitato più del centrodestra e con una esplicita repulsione nei confronti di Berlusconi e del berlusconismo. Si è così ridimensionato anche l’altro pregiudizio che voleva gli emigrati ignoranti delle cose politiche italiane ed interessati solo delle questioni locali di comunità. In realtà i due pregiudizi sono sepolti dai risultati che vedono, su un totale di 18 seggi, andarne uno solo alla lista fascista di Tremaglia e due soli ad indipendenti di liste cosiddette apolitiche.

B.     I risultati

-         Sui risultati del voto ha pagato la scelta di esserci presentati ovunque con la lista dell’Unione. Ha pagato sul piano strategico perché gli avversari si sono presentati divisi, ma soprattutto perché ha risposto alla domanda di unità del centro sinistra che all’estero è fortemente sentita. Al Senato il voto all’estero è stato determinante (4 senatori all’Unione, uno a FI e uno ad un indipendente), alla Camera si sono avuti 7 deputati al centrosinistra, quattro al centrodestra e uno indipendente.

-         Questo risultato non va considerato dall’Unione e dal nostro partito una sorta di cambiale in bianco: gli italiani all’estero che hanno votato per il centrosinistra saranno attenti alle politiche che il prossimo governo farà e al rispetto del programma sottoscritto.

-         Un discorso a parte va fatto per il risultato del PRC.

Posso dire, con un poco di orgoglio ed un poco di amarezza, che abbiamo dimostrato che si possono fare le nozze con i fichi secchi e anche con pochi fichi secchi.

In ritardo rispetto a tutti gli altri partiti, impegnando risorse economiche ed umane limitatissime, grazie quasi esclusivamente all’impegno di tanti compagni all’estero (compagni organizzati nelle quattro federazioni europee e compagni diffusi nei territori, isolati o uniti in piccoli gruppi e circoli), abbiamo ottenuto un buon risultato.

In Europa al Senato la nostra compagna ha raccolto 18.800 preferenze e alla Camera il nostro compagno ha avuto più di 10.000 voti. In America del Sud, un territorio immenso dove esiste solo il piccolo circolo di  Cordoba,  il nostro candidato ha raccolto ben 2400 voti. Si tratta di risultati di tutto rispetto che ci permettono di essere, anche all’estero come in Italia, il terzo partito dello schieramento di centrosinistra.

Il risultato complessivo avrebbe potuto essere anche più consistente se i nostri candidati (lavoratori senza propri mezzi economici) avessero potuto disporre di maggiori risorse per spostarsi nelle proprie circoscrizioni, avessero potuto contare su un minimo apparato e sul sostegno mediatico che la presenza di leader e dirigenti degli altri partiti hanno assicurato ai propri candidati. La campagna elettorale dei nostri si è dovuta contenere perché il contributo dell’Unione è arrivato, probabilmente per cattiva volontà, soltanto pochi giorni prima del voto e il partito ha potuto sostenere i suoi candidati solo con 2000 euro. Credo che il partito debba dire grazie ai questi nostri compagni.

C.     Proposte politiche

Questi risultati ci prospettano due diversi tipi di impegni: interni al partito e nel governo. Non mi dilungherò sulle ragioni per cui il partito deve consolidare i rapporti con i compagni all’estero, ne ho già parlato e scritto più volte, spero che presto potremo organizzare un seminario specifico sul tema a cui invitare i vari dipartimenti e i nostri rappresentanti parlamentari. Per ora mi limito a pochi punti:

1.      Nel partito occorre da un lato affrontare il tema della nostra organizzazione all’estero: bisogna rafforzare e riorganizzare il sistema delle federazioni e dei circoli, stabilire un circuito comunicativo ed una attenzione alla realtà politica e culturale che i compagni all’estero rappresentano. D’altro lato occorre contattare e organizzare i tanti compagni sparsi nei paesi latinoamericani, in Canada e in Australia. Queste elezioni hanno creato una prima sottile ed estesa rete, bisogna rafforzarla. Se riusciremo a dare il segnale che il partito si interessa ai compagni emigrati, avremo un ritorno di impegno generoso ed entusiasta.

2.      Sul voto all’estero è forte l’influenza che hanno i patronati: di fatto in queste elezioni sono stati eletti candidati appoggiati o dall’Inca o dalle Acli, si tratta di padronati egemonizzati da Ds e Margherita. Noi non possiamo continuare a guardare con sufficienza ai padronati, dovremmo invece rapportarci ad essi, essere più presenti così come lo siamo nei sindacati.

3.      I forti legami che ci sono fra immigrati e emigrati vanno riconosciuti e declinati: stesse rivendicazioni di diritti, stessi bisogni, stessa dignità, stessa autodeterminazione. Il diritto al voto per gli emigrati resterà dimezzato se non ci sarà un analogo diritto al voto degli immigrati in Italia, e se non si promuoveranno accordi con i paesi di accoglienza per la concessione del voto agli emigrati. Infine non va  dimenticato il fenomeno ormai numericamente rilevante degli “emigrati di ritorno”, provenienti soprattutto dall’America latina, che vivono in Italia una realtà frustrante: né cittadini, né stranieri. Sarà necessario impostare una politica comune per immigrati, emigrati ed emigrati di ritorno  ed elaborare una strategia unitaria.

4.      Sul piano organizzativo il settore degli italiani nel mondo nel partito dovrebbe essere organizzativamente e finanziariamente sostenuto e rafforzato e dovrebbe essere oggetto di attenzione e di relazione da parte dei vari dipartimenti e aree di intervento del partito stesso. Forti sono infatti le interelazioni politiche, culturali, economiche, commerciali e di cooperazione che si possono stabilire nel lavoro del partito e della Sinistra europea con questo settore. Va anche affrontato il tema dell’opportunità che il settore resti legato  o meno all’area esteri, ma una cosa è auspicabile: da oggi ogni compagno della direzione che si recherà all’estero dovrà sentire la necessità di inserire, sempre, nel suo programma un incontro con la comunità italiana locale e con i nostri compagni, oiù o meno organizzati.

Per quanto riguarda il futuro governo andrà deciso quale segnale di cambiamento si dovrà dare agli emigrati nei primi 100 giorni. Inoltre sarà necessario affrontare presto il tema del Ministero degli Italiani all’estero, dovremo decidere, con gli altri, se conservarlo, trasformarlo o potenziarlo, se lasciarlo completamente nelle mani dell’Ulivo ecc. Certamente dovrà essere rivista la legge sul voto per corrispondenza, che in questa sua prima applicazione, ha mostrato tutte le sue incongruenze. Dovremmo infine avere alcuni deputati e senatori che seguano il settore. In conclusione il partito deve decidere se ritiene utile e necessario curare il rapporto con gli emigrati e di conseguenza investirci politicamente e culturalmente. Io spero di si.

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