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L'importaza del voto degli italiani all'estero. La necessità di una
riforma della legge istitutiva del voto all'estero e soprattutto una
urgente riformza strutturale dei consolati. La vittoria dell'Unione. L'anomalia Sud America e la dimostrazione matematica che se l'Unione (o
la lista civica Associazioni italiane in Sud America) si fosse
presentata divisa nelle varie componenti, avrebbe guadagnato due seggi
invece di uno.
Il voto degli italiani
all'estero nell'analisi dei risultati
di Attilio Folliero*
La novità del voto all'estero
Il voto
degli italiani all'estero ha rappresnetato l'elemento di novità di
queste elezioni politiche del 2006 ed inoltre, ha avuto un'importanza
decisiva nella vittoria dello schieramento di centro-sinistra di Romano
Prodi, soprattutto per quanto riguarda il Senato. È pertanto necessario
soffermarsi un attimo e fare delle analisi più approfondite.
Prima di
passare all'analisi vera e propria dei risultati è imprescindibile una
premessa. Indubbiamente, il voto all'estero, così come è stato disegnato
proprio non va. Per due ragioni sostanziali: l'inaffidabilità del voto
per corrispondenza e la mancata assicurazione del diritto di voto a
tutti gli italiani.
Abbiamo
assistito, ovunque, a tanti imbrogli e tentativi di sviare la legge al
fine di ottenere favori da parte di questo o quel candidato. In
particolare, in Venezuela, circoscrizione Sud America, ci sono stati
almeno un paio di candidati che ritenendosi più furbi degli altri,
corrompendo qualche funzionario dell'ufficio postale addetto alla
spedizione delle schede elettorali, è riuscito a far recapitare al
destinatario, assieme al plico spedito dal Consolato, la propria
pubblicità elettorale e addirittura il candidato della Lega Nord, tale
De Stefano, come si evince dalle foto allegate, che mostrano i plichi
ricevuti da due distinti elettori, evidentemente ritenendosi il più
furbo ti tutti, è riuscito a far spillare al plico inviato dal consolato
il suo volantino elettorale. Centinai, forse migliaia, di elettori in
Venenzuela hanno ricevuto il plico elettroarele con annesso suggerimento
di voto! È come dire che l'elettore italiano, al momento di andare in
cabina riceve dal presidente di seggio, assieme alla scheda elettorale
anche la proposta per votare un determinato candidato!
Ma non sono
finiti qua gli imbrogli denunciati. A Puerto La Cruz, sempre in
Venezuela, un elettore, non essendo in casa al momento della consegna
del plico ha trovato, come da prassi, la cartolina rilasciata dal
postino con l'invito a recarsi a ritirare il plico presso l'ufficio
postale indicato. Al momento del ritiro, presso l'ufficio postale
indicato, ha scoperto che il suo, assieme a quello di un'altra mezza
dozzina dozzina di elettori era già stato ritirato da una persona
spacciatasi per funzionario del Consolato. La mezza dozzina di schede
votate da questo sedicente funzionario ovviamente, non sono state
recuperate, per cui questo italiano ha potuto esperimere una mezza
dozzina di volte (a quanto è dato sapere) il voto. Tale italiano,
comunque, grazie alle pronte indagini interne svolte dall'ufficio
postale in questione è stato identifdicato e denunciato alle autorità
consolari.
Sono solo
alcuni casi, che insinuano numerosi dubbi sulla validità del voto
all'estero per corrispondenza. A questo punto è lecito pensare che
qualche nostro parlamentare, magari eletto con una mangiata di voti in
più, sia stato eletto con qualche imbroglio. Il problema è che di fronte
a tali dubbi, al cittadino viene a mancare la fiducia nei parlamentari e
nelle istituzioni.
La
necessaria riforma strutturale dei consolati
Accanto agli
imbrogli documentati c'è l'altro problema, ancora più
scabroso, ossia che il sistema attuale non assicura il diritto di voto a
tutti gli italiani. In sostanza si sta creando una discriminazione fra
cittadini. In realtà il problema è a monte e risiede nelle disfunzioni
degli uffici consolari o meglio nelle deficenze strutturali di tali
uffici. Tutti gli uffici consolari lavorano con un numero di impiegati
decisamente inferiore al fabbisogno, per cui si accumulano le pratiche
da lavorare e crescono i tempi per assicurare i servizi al cittadino,
tra cui l'aggiornamento della posizione elettorale. Di fatto, in questo
modo, ad una parte dei cittadini italiani è negato il diritto di voto,
proprio per il mancato aggiornamento della propria posizione. A questi
italiani, comunque noti ed inseriti nei registri AIRE (Anagrafe della
popolazione residente all'estero), il cui diritto è negato semplicemente
per il mancato aggiornamento della propria posizione, vanno aggiunte le
migliaia di italiani in attesa di vedersi riconoscere il diritto alla
cittadinanza. Purtoppo la mancanza di personale fa dilatare i tempi per
l'ottenimento della cittadinanza, violando quello che è un diritto
costituzionale. Gli appuntamenti per l'ottenimento della cittadinanza o
di una ricosrtuzione di cittadinanza si sono sono così dilatati, che in
alcuni consolati (Brasile ed Argentina) si è arrivati alla necessità di
sospendere la concessione dell'appuntamento. In Venenzuela, ad esempio
gli appuntamenti per la richiesta di cittadinanza sono fissati ad oltre
quattro anni. Ma anche per la trascrizione di un atto di nascita di un
figlio ormai sono necessari anni.
Il problema,
che sembra irrisolvibile (considerate le carenze finanziarie dello Stato
italiano), in realtà è di facile soluzione. Basterebbe dare una occhiata
a come sono organizzati i consolati di quei paesi che, per avere più
cittadini iscritti al proprio consolato (per restare al Venezuela è il
caso della Colombia, della Spagna e del Portogallo, che hanno
collettività più numerose di quella italiana) o più movimento per le
richieste di visto (come è il caso degli USA in Venenzuela ed
immaginiamo sia lo stesso in qualsiasi parte del mondo). Questi paesi
hanno risolto il problema dell'organizzazione degli uffici consolari
assumendo personale in loco. Ossia la soluzione per risolvere il
problema della carenza del personale e quindi per assicurarare i diritti
costituzionalmnte garantiti ai cittadini italiani, tra cui il diritto di
voto, è nell'assunzione di personale locale. Il fatto è che oggi, la
maggior parte del personale che lavora nei consolati italiani, anche per
le funzioni più semplici (uscieri, centralinisti, autisti ed impiegati
dei livelli più bassi) proviene dai ruoli degli impigati del Ministero
degli Affari Esteri (MAE). In base al D.P.R 18/1967 e successive
modifiche, i dipendenti del MAE inviati all'estero, hanno diritto -
giustamente - a tutta una serie di benefici che per farla in breve si
sostanzia in rimborsi e stipendi mensili di migliaia di Euro. Ciò
ovviamente comporta un costo enorme per l'erario per cui il personale
che può essere inviato all'estero è in numero decisamente inferiore alle
necessità.
Sostituire
progressivamente, nei Consolati Italiani, il personale viaggiante del
MAE, almeno per i posti fino al livello di collaboratore amministrativo
(B2 o anche B3) con personale assunto localmente (di fatto tutti
cittadini italiani), tramite conocorsi pubblici seri e di pari
difficoltà di quelli svolti in Italia, con commissioni esterne,
provenienti da Roma e con stipendi equivalenti a quelli di un impiegato
di pari livello del MAE, adeguandoli evidentemente ai costi della vita
locale, in più o in meno secondo le differenti realtà, genererebbe dei
vantaggi enormi, sia per lo Stato italiano che per i cittadini italiani
residenti all'estero. Per lo Stato italiano, un risparmio non
indifferente. Dato che il costo di un impiegato assunto localmente può
arrivare ad essere anche cinque/sei volte inferiore a quello di un
impiegato inviato da Roma, è intuitivo il risparmio che genererebbe una
tale sostituzione. Per la collettività italiana residente all'estero
significherebbe consolati più efficienti, quindi in grado di assicurare
realmente al cittadino italiano, i diritti costituzionalmnte garantiti.
In sostanza, il risparmio generato dalla sostituzione di personale
viaggiante del MAE con personale assunto localmente, determinerebbe la
possibilità di assumere ulteriore personale (localmente), fino a coprire
integralmente il fabbisogno di ogni Consolato, eliminando di fatto i
disservizi esistenti oggi. Ovviamnte, i posti di responsabilità, ossia i
posti di Capo Ufficio, rimarrebbero a carico del personale viaggiante
del MAE. È necessario dunque una riforma strutturale dei consolati
italiani per assicurare anche il diritto di voto ai cittadini italiani
residenti all'estero.
Dicevamo che
la stessa modalità di voto per corrispondenza, sulla base delle
esperienze accumulate, va decisamente cambiata. Innanzitutto è
necessario sostituire il meccanismo del voto per corrispondenza con veri
e propri seggi elettorali da istituire presso le vari sedi diplomatiche
(ambasciate, consolati e vice consolati, capillarmente diffusi su tutto
il territorio); inoltre affidare la gestione delle liste elettorali
direttamente ai consolati, sottraendoli alle competenze dei Comuni. I
cittadini potrebbero essere chiamati ad iscriversi nelle liste
elettorali in ogni momento. Quindi si verifica, al momento della
iscrizione nelle liste elettorali, la posizione, ossia il diritto o meno
al voto. Per snellire il lavoro dei consolati, alcuni servizi potrebbero
essere decentrati ad altri enti, presenti capillarmente all'estero, come
ad esempio i patronati ed eventuali altri da indiviudare o istituire. In
Italia, ad esempio, è in via di sperimentazione la richiesta del
rilascio del passaporto presso gli uffici postali e consegna del
documento direttamente a domicilio; l'esperimento è in atto nella
provincia di Roma, da parte della Questura di Roma. Con i mezzi
telematici oggi a disposizione, qualunque ufficio decentrato, investito
di tale potestà, potrebbe assolvere ad una serie di servizi.
Quindi,
fatte queste debite premesse sulla necessità di una riforma strutturale
dei consolati e delle modalità di voto possiamo analizzare il voto
all'estro per le elezioni appena svolte.
Il voto
all'estero
Dal dato
complessivo del voto degli italiani all'estero emerge chiaramente la
vittoria dell'Unione, che complessivamente con il 44% dei voti al
Senato ed il 43% alla Camera, prende 4 senatori (su 6) e 6 deputati (su
12). Come secondo partito si afferma Forza Italia, ma a larga
distanza, con il 21% dei voti al Senato ed un senatore eletto e poco
meno del 21% alla Camera, con 3 deputati eletti. Oltre questi due
partiti solo altri 3 raggruppamenti riescono ad eleggere almeno un
parlamentare: Associazioni Italiane in Sud America, che riesce a
far eleggere in Sud America un deputato ed un senatore; Italia nel
mondo un deputato in Sud America e Di Pietro Italia dei valori,
un deputato in Europa.
Oltre questa
prima sfornata di dati, ci sono alcune riflessioni da fare. La prima e
probabilmente la più importante che viente sfatato definitivamente il
mito che gli italiani emigrati all'estero siano tutti di destra! Forza
Italia, il partito del Capo del Governo, Silvio Berlusconi, esce da
queste elezioni sconfitto, soprattutto in Sud America, dove non arriva
neppure al 9% dei voti, sia al senato che alla Camera. L'Unione ha
vinto all'estero (oltre che in Italia), ma con delle differenze notevoli
tra le varie circoscrizioni. Affermazione piena in Europa (oltre il 50%,
sia alla Camera che al Senato) e nella circoscrizione Africa, Asia,
Oceania e Antartide (oltre il 45% sia al Senato, che alla Camera); è il
primo partito in Nord America (attorno al 38% sia al Senato che alla
Camera), ma va male in Sud America dove, sia alla Camera che al Senato
riesce si ad eleggere il parlamentare, ma è superato come numero di voti
dalla lista civica Associazioni Italiane in Sud America. Infatti,
mentre la lista civica è il primo raggruppamento del Sud America con
poco meno che il 32% al Senato e quasi il 34% alla Camera, la lista
dell'Unione è seconda con il 29.7% al Senato e ancora meno alla Camera,
dove prende il 27,3%.
L'anomalia Sud America
Il Sud
America, dunque rappresenta una anomalia che merita una
riflessione più approfondita. È bene dire subito che in Sud America
c'erano meno liste che in Europa (8 contro 10 al Senato e 8 contro 11
alla Camera), quindi evitiamo di dire che in Sud America c'era un
maggior numero di personaggi ambiziosi, che non avendo trovato spazio
nelle liste ufficiali hanno tentato la strada della lista autonoma. Il
problema è differente. Gli italiani del Sud America accettano molto meno
volentieri, rispetto agli italiani presenti in altri continenti, le
imposizioni dall'alto. Diciamo le cose come stanno: in tutti i partiti
le scelte dei candidati avvengono dall'alto, decise a tavolino nelle
segreterie dei partiti e delle coalizioni. L'italiano residente in Sud
America impregnato della cultura della libertà di scelta, della
partecipazione, in una parola della vera democrazia presente a queste
latitutini ha rifiutato le scelte operate a tavolino a Roma! Questa è la
verità! Mentre nei paesi di tutte le altre cirscosrizioni, dall'Europa
al Nord America, le scelte avvengono più o meno come in Italia, ossia
dall'alto, in America Meridionale da sempre il popolo, che - bisogna
ricordarlo - non sempre è stato libero di scegliere, in quanto spesso si
è ritorovato a vivere nella dittatura, quando può, vuole decidere
liberamente, senza imposizioni.
Indubbiamante, attualmente il popolo Latinoamericano e duqnue anche il
residente italiano che si alimenta della stessa cultura, sta vivendo un
momento di forte libertà. È un popolo che non riesce a capire e quindi
ad accettare le scelte imposte dall'alto, come avviene nelle
"democrazie" occidentali, tra cui in Italia. Che un partito, chiuso
nella propria segreteria, a migliaia di chilometri di distanza, senza
conoscere minimamente, o solo molto superficialmente, la realtà locale,
effettua delle scelte di candidare persone che non rispondono alle
richieste della gente, ma solo ad esigenze di partito, è qualcosa che
non viene accettato. I partiti italiani si alimentano dei miti di una
democrazia che spesso di democratico non ha proprio niente. Si parla di
democrazia e poi le scelte dei candidati avvengono dall'alto! Che razza
di democrazia - si è chiesto l'Italiano residente in Sud America - è
questa? In Sud America sono oggi abituati (e pensiamo alla Costituzione
Venezuelana) alla revoca di qualsiasi carica a metà del mandato! Dal
presidente della Repubblica, al Governatore di Regione, fino all'ultimo
consigliere comunale, a metà del mandato può essere sottoposto a
referendum revocatorio e quindi revocato. L'italiano che risiede a
Porto Alegre (Brasile) o Caracas (Venezuela), abituati addirittura ad
effettuare le scelte di bilcancio (presupuesto partecipativo),
ossia abituati a decidere di come le varie amministrazioni (a qualsiasi
livello) debbono impiegare le risorse del bilancio non riescono ad
accettare e votare candidati imposti dall'alto. Si parla dell'occidente,
quindi dell'Italia o degli Usa come di paesi democratici, di paesi che
pretendono esportare la democrazia, ma nella realtà la democrazia è ben
lontana. È veramente democratico un paese (e pensiamo agli Usa) che
fonda la propria democrazia non su una effettiva divisione dei tre
poteri (esecutivo, legislativo e giudiziario)? In USA, i membri del
potere giudiziario vengono scelti (tra l'altro a vita) dall'esecutivo
(dal presidente) ed i risultati di questa confusione di poteri
sono sotto gli occhi di tutti: decisioni giudiziarie che rispondono solo
ed esclusivamente agli interessi del padrone (l'esecutivo che li ha
nominati) e non a principi di giustizia. Siamo di fornte ad una vera
democrazia, se la scelta dei candidati è imposta dall'alto? Il voto
degli italiani del Sud America deve far riflettere su questi aspetti
fondamentali, sulla necessità di una vera democrazia partecipativa.
L'italiano
del Sud America (ed in parte l'elettorato italiano residente in Europa)
non ha gradito i candidati imposti dall'alto e questo si evince ancora
più nettamente analizzando i voti dei singoli candidati. Per poter
analizzare comparativamente i voti ricevuti dai vari candidati nelle
differenti circoscrizioni è evidente che non si può adottare il
parametro del voto assoluto, ma bisogna tener conto di altri parametri:
la percentuale di voti presi dal candidato rispetto ai voti di lista
(col quale è possibile misurare il gradimento del candidato di una
determinata lista) e la percentuale di voti presi dal candidato sui voti
complessivi di una circoscrizione (parametro mediante il quale possiamo
effettuare delle comparazioni tra candidati di circoscrizioni
differenti).
Nella Tabella n. 1
riportiamo i voti ottenuti da tutti gli eletti
per la Camera, nelle
varie circoscrizioni, con le percentuali di voti rispetto alla lista e
rispetto alla circoscrizione.
Nella Tabella n. 2 riportiamo i voti ottenuti da tutti gli eletti
per il Senato, nelle
varie circoscrizioni, con le percentuali di voti rispetto alla lista e
rispetto alla circoscrizione.
Gli eletti
in Sud America
Vediamo gli
eletti in Sud America, 5 in totale, tre alla Camera e due al Senato: i
due candidati eletti nella lista civica Associazioni Italiane in Sud
America, fortemente legati al territorio e quindi svincolati dalle
scelte partitiche, hanno ottenuto una grande accettazione da parte
dell'elettorato, prendendo più del 14% l'eletto onorevole Merlo e qyuasi
il 19% il senatore Pallaro, in quest'iultimo caso un elettore del Sud
America su 5 ha votato per lui. Anche il grado di accettazione
all'interno della lista è stato enorme: il 60% di coloro che hanno
votato per questa lista civica, hanno scelto il senatore Pallaro ed
oltre il 40% ha votato per l'onorevole Merlo. Gli altri 3 eletti in Sud
America hanno ottenuto un grado di accettazione decisamente inferiore:
alla Camera per l'eletto onorevole Bafile solo il 5,7% degli italiani
del Sud America hanno votato per lei ed addirittura anche l'accettazione
all'interno del suo partito è stata alquanto scarsa, risultando che solo
uno su 5 di coloro che hanno votato per l'Unione ha dato fiducia alla
Bafile; anche il candidato eletto al senato, il neo senatore Pollastri
non ha avuto alti indici di gradimento. Gli eletti nelle altre
circoscrizioni, zona America centro-nord zona Africa, Asia, Oceania,
Antartirtide e Claudio Micheloni per l'Europa, hanno avuto un grado di
accettazione molto più alto, riportando una percentuale di voti della
circoscrizione che va dal dal 10% al 23%. Soprattutto per i partiti
tradizionali, come l'Unione e Forza Italia, sembra che gli italiani
abbiano votato si il partito, ma non i candidati. Evidentemente le
scelte imposte dall'alto non sono state gradite. Una lezione da tener in
conto per il futuro: dovrebbe essere lasciato maggior spazio alla base
nella scelta dei propri candidati.
Nell'analisi
del voto in Sud America, occorre considerare un'altro importante
aspetto: la distribuzione dei votanti per paese. Molti candidati, che
magari hanno investito notevoli quantità di soldi, come alcuni
venezuelani, non hanno fatto bene i conti con la realtà dei numeri.
Se li avessero fatti, si sarebbero resi conto che non avrebbero avuto
nessuna possibilità di essere eletti. Un candidato viene eletto,
sostanzialmente sulla base di due fattori: la notorietà sul terriotrio
(in questo caso l'intero Sud America, ma soprattutto l'Argentina paese
che accoglie quasi il 56% di tutti i votanti del Sud America), o
l'appoggio di un partito, un sindacato, un patronato od altro ente ben
radicato sul territorio (intero Sud America ed Argentina in primo
luogo). La circoscrizione Sud America è quindi alquanto particolare, in
quanto il 56% degli elettori si concentra in Argentina (e addirittura a
Buenos Aires si concetrano il 20% di tutti gli elettori del Sud
America); il 20% in Brasile; l'8% circa in Venenzuela e Uruguay; il
restante 8% nei rimanenti 6 paesi del continente (Bolivia, Cile,
Colombia, Ecuador, Paraguay e Perù). Considerate queste premesse, nesun
candidato, a parte gli argentini, avrebbe avuto la possibilità o
la benchè minima speranza di essere eletto. L'analisi dei candidati e
degli eletti porta esattamente a questa conslusione. Ma vi è stato un
elemento che ha finito per rompere lo schema: alcuni candidati
argentini, soprattutto quelli della lista che ha eletto il deputato non
argentino (L'Unione) non hanno ricevuto il consenso proprio da parte
dell'elettorato argentino. Evidentememnte erano poco graditi agli
elettori locali, magari candidati per imposizione dall'alto e quindi non
legati sufficientemente al territorio. In sostanza sono risultati eletti
solamente 2 argentini sui possibili 3 alla Camera, ed 1 su 2 al Senato.
Il motivo è dunque da ricercare non nell'elevato numero di candidati
argentini come avanzato da qualche parte (erano 22 alla camera, quindi
neppure il 50%, in linea con la media dei votanti argentini che anzi
erano oltre il 55%), ma nel fatto che mentre alcuni argentini hanno
fatto incetta di voti, risultando tra i più votati al mondo, altri sono
stati praticamente snobbati, per essere poco graditi.
Alla camera
il seggio perso dagli argentini è andato al candidato venenzuelano ed al
senato al brasiliano. I 5 candidati venezuelani nel complesso hanno
ricevuto quasi il 3% di voti in più di quanti erano i votanti del
Venezuela, voti che si sono in realtà concentrati nella persona di
Mariza Bafile, eletta deputato. Anche i brasiliani hanno ottenuto un
numero di voti considerevolmente più alto rispetto alla base di
partenza, ben il 10% in più. Ma in questo caso non è scattato il seggio,
perchè i voti non si sono concentrati su una sola persona, ma si sono
distribuiti fra i 12 candidati. I grandi delusi sono stati i candidati
uruguayani che praticamente non hanno ricevuto voti, neppure dai
loro connazionali, evidetemente erano poco graditi e del tutto staccati
dalla realtà locale.
Nella
tabella n. 3 il dettaglio delle statiche riguardanti i candidati per paese
ed i voti ricevuti per l'elezione alla Canera.
Per quanto
concerne il Senato, il numero dei candidati rispettava esattamente le
proprorzioni di ogni paese. Anche i voti espressi non hanno ricevuto
grossi scostamenti. Ma anche in questo caso, non sono risultati eletti
due argentini, come era nella logica delle previsioni, ma un argentino
ed un brasiliano, quest'ultimo l'onorevole Pollatsri, eletto nelle file
dell'Uunione con soli 70 voti in più rispetto all'argentina Giai e dopo
che in un primo momento era stata annunciata la vittoria proprio di
quest'ultima. In realtà in questo caso i candidati argentini presenti
nella lista dell'Unione erano ben 3, contro un solo brasiliano, poi
eletto. Come dice il proverbio fra i due litiganti il terzo gode. In
questo caso i litiganti erano addirittura tre, quindi alla fine
ha goduto il brasiliano.
Nella tabella n. 4
il dettaglio delle statstiche dell'elezione al Senato, dei candidati e
dei voti per paese.
In sostanza
i candidati Argentini erano favoriti e di fatto ne sono stati
eletti 3 su 5: l'onorevole Merlo ed il senatore Pallaro, eletti per la
lista Associazioni Italiane in Sud America ed entrambi di Buenos
Aires; il terzo argentino è il neo onorevole Angeli, per la Lista
Italia nel mondo. I due parlamentari eletti fuori dell'argentina
provengono entrambi dalle file dell'Unione: la venezuelana Mariza
Bafile, eletta alla camera ed il brasiliano Pollastri Eduardo,
eletto al Senato. Analizzando la lista dei candidati dell'Unione alla
Camera appare subito evidente che la Bafile era l'unica nata in Sud
America, a Caracas (Venenzuela); gli altri 5 candidati, tutti nati in
Italia: due sono residenti in Brasile (Porta e Monti) e due in
Argentina. Dei due candidati argentini, uno è residente a Moron
(Rotundo) e l'altro a Buenos Aires (Iannuzzi). L'unico di Buenos Aires
che avrebbe avuto delle grandi possibilità in realtà è un ex
ambasciatore giramondo, finito ad insegnare presso la sede estera di
Buenos Aires dell'Università di Bologna. Quindi in realtà non è un
personaggio integrato nella realtà argentina. Tra l'altro questo
candidato di Buenos Aires, che non ha vincoli stretti con la realtà
locale e neppure aveva alle spalle un partito o una istituzione che lo
sostenesse, è stato fortemente voluto in lista da Prodi all'ultimo
minuto. Un paio di argentini ci dovevano essere, ovviamente nella lista
dell'Unione, ma alla fine sembra chiaro che la lista sia stata disegnata
su misura per la Bafile, tra l'altro presidente del Patronato Inca di
Caracas, oltre che giornalista e membro della direzione allargata dei
DS. Quindi, all'interno della sua lista era l'unica che avrebbe avuto
qualche possibilità di affermazione.
Anche al
Senato, nelle file dell'Unione non è stato eletto un argentino, ma un
brasiliano. Nella lista c'erano tre argentini, ma nessuno di Buenos
Aires, due di Rosario ed uno di Mar del Plata ed in sostanza, come visto
in precedenza la divisione dei voti tra i troppi argentini ha finito per
favorire il brasialiano.
Riflessione sul proporzionale puro
Un'ultima
riflessione. La coalizione di centro-destra ha giustisficato la propria
sconfitta all'estero asserendo che la causa è da ricercare nella
frammentarietà con cui si è presentata a queste elezioni (ed
effettivamente i diversi partiti che compongono la coalizione si sono
prersentati indiviudalmente) a differenza della coalizione di
centro-sinistra, presentatasi unita sotto il simbolo dell'Unione. In
realtà, stando al metodo adottato per l'attribuzione dei seggi, ossia il
proporzionale puro, una coalizzione che raccoglie un notevole numero di
voti è penalizzata rispetto ad una che prende molti meno voti.
Probabilmente la scelta di andare separati a queste elezioni da parte
dei partiti centro-destra era dovutra alla convinzione di poter prendere
una valanga di voti e quindi sulla base della perfetta conoscenza del
metodo di assegnazioni dei seggi hanno pensato che fosse stato meglio
andare separati, per poter rastrellare un numero ancora maggiore di
seggi. Ricordiamo il mito, oggi sfatato, secondo il quale gli italiani
erano tutti di destra! Quindi effettivamente la coalizione di
centro-destra credeva di essere favorita. Al contrario, l'Unione che
alla vigilia delle elezioni, sulla base sempre del mito sfatato, non era
a conoscenza della reale forza, se fosse andatta separata, avrebbe
potuto avere un succeso maggiore in termini di seggi. Lo stesso sarebbe
stato per la lista delle Associazioni italiane in sud america.
Dimostriamolo matematicamente, con l'avvertenza che il principio vale
soprattutto dove è maggiore il numero dei parlamentari da eleggere. Per
l'assegnazione dei seggi, col sistema proporzionale puro occorre
dividere la cifra elettorale (ossia la somma di tuti i voti validi di
una circoscrizione) per il numero dei seggi da assegnare, ottenendo
quello che si chiama il quoziente elettorale. Si divide, quindi il
numero dei voti di ogni lista per il quoziente elettorale. La parte
intera del risultato rappresenta il numero di seggi da assegnare alla
lista. I seggi ancora da attribuire vengono assegnati sulla base dei
maggiori resti. Una volta ottenuto il numero dei seggi da assegnare ad
ogni partito, all'interno della lista vengono eletti i candidati che
hanno preso più voti. Nel caso concreto, facciamo l'esempio
dell'elezione dei deputati per la circoscrizione Sud America (vedasi Tabella
5).
I voti
complessivi in questa circoscrizione sono stati 306.562 (la cifra
elettorale) e dovendosi eleggere 3 deputati si ottiene un quoziente
elettorale pari a 102.187,33. Dividendo i voti di ciascuno lista per il
quoziente elettorale, si ottiene che solo la lista "Associazioni
Italiane Sud America" ottiene un quoziente superiore ad 1 e quindi
ottiene il seggio; i restanti due seggi sono attribuiti col sistema dei
maggiori resti, che nel caso specifico sono 82 per l'Unione e 36 per
"Italia nel mondo", che ottengono i restanti 2 seggi.
Premesso che
la politica non si fa con i se, però è da notare che se l'Unione (od
anche la Lista delle associazioni) fosse andata disaggregata, diciamo
con due o tre liste senz'altro un partito della coalizione (il più
numeroso, ossia i DS) avrebbe preso un seggio, ma anche il secondo
avrebbe avuto la possibilità di prendere il seggio. Se l'Unione ha preso
complessivamente 83.000 voti, e due liste separate avessero preso 36.500
voti a testa, quindi complessivamente i due ipotetici schieramenti
avrebbero preso complessivamente 73.000 voti, ossia ben 10.000 voti in
meno di quanto preso unitariamnete, nella realtà entrambe le liste
avrebbero preso un seggio. Lo stesso dicasi per la lista delle
Associazioni Italiane in Sud America. Se i due principali candidati
avessero scelto di presentarsi individalmente, con due liste differenti,
magari anche il secondo della lista, Bonaspetti che con i suoi 21.425
voti è stato il terzo più votato a livello mondiale, dopo il compagno di
schieramento l'eletto onorevole Merlo Ricardo e Narducci Franco in
Europa. Se una ipotetica lista capeggiata da Merlo avesse preso 50.000
voti e l'altra capeggiata da Bonapesi avesse preso 35.000, entrambi
sarebbero risultati eletti.
Sono solo
ipotesi e ragionamenti; in ogni caso col sistema proporzionale puro un
gruppo di partiti di una determinata coalizione che si aspettano di
prendere un numero notevole di voti è preferibile che corrano
separatamente. È stato sicuramente il caso dei partiti di centro-destra,
che si aspettavano un notevole numero di voti e quindi hanno pensato
bene di corerre divisi, per poter sfruttare al meglio il fattore della
distribuzione dei seggi su basi proporziaoali. Purtoppo per loro, il
numero dei voti è stato inferiore alle speranze. In sostanza, nelle
elezioni ciò che conta prima di tutto è prendere i voti.
Nella Tabella n. 6
riportiamo i voti ottenuti da tutti i candidati
per l'elezione della Camera.
Nella Tabella n. 7
riportiamo i voti ottenuti da tutti i candidati per l'elezione del
Senato.
*Attilio
Folliero è politologo, laureato in Scienze
Politiche presso l'Università "La Sapienza" di Roma. Attualmente è
residente a Caracas. |