La classe politica di sinistra, ma appieno anche l'opinione
pubblica di sinistra, deve fare una profonda autocritica su vent'anni di
pregiudizi e snobismo verso i cittadini italiani residenti all'estero e deve
dare loro delle scuse frutto di tale autocritica.
Oggi, non solo il voto degli italiani all'estero risulta decisivo, ma ribalta
perfino il risultato del senato. Per come il centrosinistra ha trattato gli
italiani all’estero in questi anni ed ha continuato a trattarli durante tutta
questa campagna elettorale, siamo di fronte ad un vero miracolo.
Ancora durante tutta la campagna elettorale -ma la storia
dura da decenni- l’opinione pubblica di sinistra ha continuato ad offendere
senza conoscere i cittadini italiani all’estero. Troppi a sinistra hanno
discriminato tra italiano ed italiano sulla base del luogo di residenza.
Chiunque ha sentito ripetere fino alla nausea pregiudizi ai limiti della
xenofobia: gli italiani all’estero non conoscerebbero e non sarebbero
interessati all’Italia, sarebbero tutti fascisti e tutti succubi dell’attivismo
del repubblichino Mirco Tremaglia. Un centrosinistra indolente ha dato ai
cittadini italiani all’estero l’impressione di essere benvoluti a destra e mal
sopportati a sinistra. Si è impegnato poco o nulla nella campagna e perfino
nella scelta dei candidati si è dimostrato insensibile alla vita politica locale
scegliendo a volte candidati che si oppongono ai governi di sinistra del posto.
Oggi il centrosinistra scopre stupito che la lista Tremaglia
prende nel mondo meno voti di Alleanza Nazionale in Italia e che l’Unione fa il
pieno di consensi dappertutto, doppiando nella circoscrizione Europea i voti
delle destre. A interessarsi degli italiani all’estero, si scoprirebbero altre
anomalie. Decine, forse centinaia di migliaia di italiani in Europa posseggono
parabole e decoder Sky con i quali non solo guardano le partite della squadra
del cuore, ma vedono il TG1, TG2 e perfino il TG3. Tutti gli altri, dagli
Appennini alle Ande, vedono quotidianamente Rai International, che oltre alla
Giostra del Gol, trasmette programmi d’informazione, almeno quello che il
convento passa: Porta a Porta. Tutte queste persone, sono state in campagna
elettorale costantemente offese da decine di opinionisti spesso molto autorevoli
come Sergio Romano o Francesco Cossiga. In realtà chi non era interessato a
votare non ha votato e basta. Ma quel 42% che ha votato, non lo ha fatto con
meno cognizione di causa degli italiani d’Italia.
In Germania e Svizzera si sono superati i 150.000 votanti, in
Argentina i 200.000 (più del doppio della Val D’Aosta, gli stessi elettori del
Molise e pari ad una media città italiana). Siamo di fronte alla necessità di
considerare quei collegi elettorali come qualunque altro collegio. Oggi quei
seggi ci sono venuti in regalo dagli italiani all’estero. La sinistra non li
meritava e adesso le sono decisivi per governare. Gli emigrati si hanno salvati,
come ci hanno salvati tante volte, con le rimesse che hanno alimentato il boom
economico, e prima salvato dall’inedia durante la guerra senza chiedere e
ricevere nulla in cambio. Adesso ci hanno salvati da Berlusconi.
Questo paese però guarda con fastidio a “quando eravamo
povera gente”. Nella contagiosa fobia xenofoba preferisce non guardare alla
propria storia per non dover guardare a quella degli immigrati. È tempo di
riscoprire gli italiani d’Australia o di Germania. Sono quegli italiani che ci
aiuteranno ad integrare gli italiani che vengono dal Senegal o dal Perù. È
infatti questa la sfida non più eludibile: il ripristino del suffragio
universale in Italia con la conquista del diritto pieno di cittadinanza e di
voto da parte di due milioni e mezzo d’immigrati. La sinistra pavida tende a
spostare lontano nel tempo questo momento e ad evitare lo scontro con le destre.
Non nega la necessità di giungervi ma ne ha elettoralmente terrore fino a
rinunciare ai benefici che potrebbero derivargliene. E invece non è più tempo di
sanatorie ma di cittadinanza! Questa legislatura non può essere sprecata.