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Fonte:
http://www.italianiestero.antoniodipietro.it
E’ sconcertante costatare che, ad oggi, il
MAE non abbia ancora dato una soluzione effettiva per un’assunzione a
tempo indeterminato dei contrattisti ex Legge 104/2002, nonostante il
sostegno in tal senso espresso da piu parti
sociali.
Sin dall’elezione del governo Berlusconi, i vari media hanno enfatizzato
il problema del debito pubblico e la necessità di effettuare riforme per
contenere la spesa pubblica e rettificare il risultato dei soliti
malgoverni precedenti. Peccato che alle parole non siano seguiti i fatti.
Il governo in carica, eletto in conformità ad un contratto con gli
italiani che assicurava la gestione dell’azienda stato con un’efficienza
imprenditoriale, si sta dimostrando sempre più simile ai precedenti
governi di matrice democristiana-socialista della prima Repubblica. Un
governo che appare sempre più incapace di adottare misure e riforme che
contengano innovazione e progresso, per tenere il Paese al passo con il
resto degli altri stati europei avanzati.
E’ un conteggio presto fatto: per consentire la presenza nella rete
diplomatica-consolare di quasi 400 impiegati locali, a tempo pieno e
indeterminato, occorrono circa 11 milioni di Euro l’anno. Aldilà di quanto
questi impiegati potrebbero gravare sulle casse dello Stato, non sembra
esserci una spiegazione logica del perché il Ministero non abbia portato
avanti il progetto di riforma avviato della Direzione Generale del MAE con
il quale si era cercato di promuovere un provvedimento che allargasse il
contingente dei contrattisti temporanei a tempo indeterminato e, abbia,
invece, ceduto al ricatto dei sindacati di categoria, facendo bocciare la
proposta in Commissione Finanze.
Se sulla base di mancanza dei fondi sventolato dai sindacati di categoria
il governo ha ceduto alle rimostranze sindacali allora non ha alcun senso,
economicamente parlando, un invio all’estero del personale di ruolo del
livello B1, B2 e B3, personale non diplomatico, peraltro non in grado di
assolvere banali funzioni istituzionali quali la ricezione del pubblico
poiché incapace di comunicare funzionalmente con il pubblico in generale,
ma soprattutto con i connazionali di 2a e 3a generazione. Tale invio
comporterebbe una spesa astronomica e ancor più ingiustificata di almeno
40 milioni di Euro l’anno considerando il fatto che le semplici funzioni
amministrative svolte da questi dipendenti di ruolo possono essere assolte
con miglior efficacia e minor costo dal personale localmente assunto,
grazie soprattutto ad una migliore conoscenza della realtà e della lingua
locale.
La prova di questo si riscontra in quasi tutte le Sed Consolari ed
Ambasciate dove il personale assunto localmente svolge egregiamente le
mansioni in seno agli uffici passaporti, pensione e per quanto riguarda
l’aggiornamento
dell’AIRE il risultato raggiunto dai contrattisti e’ suffragato anche nel
Rapporto Polis 2004 pubblicato dal MAE sul sito
https://anagrafe.esteri.it.
L’assunzione del personale locale di cui
sopra comporterebbe per le casse dello Stato un risparmio netto in eccesso
al 60% rispetto alle attuali indennità di servizio all’estero, esente
IRPEF, di circa 6.500 Euro che ogni mese in aggiunta allo stipendio
mensile lordo di 1.500 Euro – comprendente i
contributi - che lo Stato sborsa ad esempio, per ogni impiegato B2 inviato
all’estero (considerando B2 una qualifica media come esempio) con coniuge
e un figlio a carico, che ha diritto ad:
(1) Aumenti per situazione di famiglia.
Aumento del 20 per cento dell’indennità di servizio all'estero per il
conuige e per ogni figlio a carico un aumento dell'indennità di servizio
all'estero commisurata al 5 per cento dell'indennità di servizio che nello
stesso Paese è
prevista per il posto di primo segretario o di console (Art. 173)
(2) Indennità di sistemazione.
Nel caso di trasferimento da Roma l'indennità di sistemazione è fissata
nella misura di un settimo dell'indennità annua di servizio all’estero
spettante per il posto di destinazione (Art. 175).
(3) Contributo spese per abitazione.
Al personale in servizio all'estero che per l'abitazione vuota o mobiliata
sopporti una spesa superiore al 21 per cento dell'indennità di servizio
all’estero spetta un contributo da parte dello Stato (Art. 178)
(4) Provvidenze scolastiche
Per i figli a carico che frequentino istruzione scolastica primaria o
secondaria rimborso delle spese scolastiche relative all'iscrizione e alla
frequenza (Art. 179)
(5) Spese per congedo o ferie.
Ogni 18 mesi, ed a quello che si trova in sedi particolarmente disagiate
ogni 12 mesi, il parziale pagamento delle spese di viaggio per congedo in
Italia anche per i familiari a carico (Art. 181)
(6) Trasporto bagagli, mobili e masserizie.
Per il trasporto degli effetti, comprensivi di bagaglio, mobili e
masserizie, spetta al personale trasferito il pagamento delle spese per il
trasporto di kg 1000 nonché di kg 500 per ciascun familiare a carico (Art.
199)
Calcolatrice alla mano, l’invio all’estero di un contingente di 400
impiegati di ruolo mirato a rimpiazzare i contrattisti a tempo determinato,
comporterebbe per lo stato italiano tra stipendio e indennità la spesa
enorme di circa 40 milioni di Euro l’anno. Quindi una maggiorazione di
spese del 400%
L’innegabile risparmio per le casse dello Stato unito all’efficienza che
gli impiegati locali hanno dimostrato, ai quali, tra l’altro, non compete
nulla di quanto sopra elencato, convalida definitivamente la necessità di
una tale “riforma”.
A questo ragionamento di natura economica si accompagna una situazione di
fatto gravissima che vede una politica attuata dal MAE palesemente
discriminatoria, stile Aparthaid, che classifica i propri cittadini, in
cittadini di serie A, B, C,D ed E.
Generalmente gli impiegati locali (la maggior parte nati, diplomati e/o
laureati in Italia) dopo un brevissimo addestramento apprendono l’iter
burocratico nonché le norme amministrativo-contabili che permettono loro
di condurre efficientemente le mansioni assegnate e quindi di colmare una
cronica carenza funzionale che puntualmente si riscontra nelle sedi all’estero
e che si protrae da anni, grazie anche al non operato (non si capisce se
per incapacità o volontà) di un consistente numero di impiegati di ruolo
inviati a godersi una villeggiatura all’estero e, per questo, lautamente
retribuiti.
Nonostante questo, lo Stato riserva:
ai suoi cittadini di serie A (gli impiegati
di ruolo) il trattamento economico ed i benefici sopra elencati con
regolare aumento di retribuzione (l’ultima un aumento dell’indennità’ di
servizio estero del 4%);
ai suoi cittadini di serie B (gli impiegati locali assunti prima del
31/12/1996) un contratto che riconosce il 68% del trattamento economico
riservato ai cittadini di serie A con l’esclusione delle aggiunte elencate
dal punto 2 al punto 6;
ai suoi cittadini di serie C (gli impiegati locali assunti a decorrere dal
01/01/1997) nonostante servano il Paese e la collettivita’ italiana nello
stesso modo degli altri dipendenti, disconosce ogni forma di beneficio
riservato ai cittadini di serie A e B, dimezza la retribuzione, nega il
TFR e non li assume alle proprie dipendenze, ma in modo beffardo,
l’assunzione viene fatta attraverso la sede consolare di riferimento;
ai suoi cittadini di serie D (gli impiegati temporanei - ex Legge 104/02)
ha riservato un trattamento “usa e getta” dove non solo non viene
riconosciuto alcun diritto ma nemmeno il diritto acquisito di avere un
posto di lavoro sicuro – se non altro per il merito di aver servito il
proprio Paese ed i connazionali emigrati nell’esercizio di un loro diritto
costituzionale per un periodo continuativo di 2 anni;
ai suoi cittadini di serie E (i digitatori) - mutamento involutivo dei
cittadini di serie D – lo Stato per un verso impone che vengano sottomessi
ed esposti alla merce’ di “taglieggiatori” stranieri i quali per effetto e
causa di una gestione schizzofrenica dell’Amministrazione pubblica
italiana si trovano a ricavare un lauto introito e per l’altro,
formalmente disconosce e nega l’esistenza di un rapporto di lavoro con
tali cittadini di serie E.
A fronte di un costo di vita analogo a
tutti, indipendentemente dallo status di cui ciascuno delle categorie gode,
questa discriminazione si traduce nel fatto che ai figli dei cittadini di
serie B, cittadini italiani tanto quanto i figli dei cittadini di serie A,
non sia consentita una scolarizzazione di qualità che tenga conto del
bilinguismo ne’ un alloggio agiato; ai figli dei cittadini di serie C non
solo si nega un‘istruzione migliore, ma gli si impone anche che si cibino
meno, si vestano meno e abitino in dimore meno agiate; per quanto riguarda
i figli dei cittadini di serie D ed E, qualsivoglia osservazione appare
superflua.
Davanti ad un‘evidenza del genere non resta altro che soppesare il
rendimento, il loro costo e trattamento economico riservato agli uni con
quello riservato agli altri ed arrivare alla conclusione che certi
impiegati di ruolo, che fanno istanza di essere inviati nei vari consolati
ed ambasciate all’estero, non lo facciano tanto per amor di Patria, per
servire la collettività italiana colà presente o per tutelare l’interesse
dello Stato quanto, piuttosto, per oziare impuni da qualsivoglia
conseguenza e per veder lievitare il proprio conto bancario mentre si
godono una “vacanza” di quattro/cinque anni all’estero, con famiglia e
masserizie a seguito, a spese dei contribuenti italiani.
Trovandosi di fronte ai risultati positivi raggiunti in breve tempo dai
contrattisi ex legge 104/02 e alle loro istanze di assunzione permanente,
questi “baroni” della P.A. non hanno fatto altro che agitare la loro coda
di paglia e creare sommosse sindacali quando e’ stata ventilata l’ipotesi
dell’assunzione del personale temporaneo, poiché questo provvedimento
avrebbe messo a repentaglio la giustificazione dell’invio all’estero di
certi elementi laddove, per contro, e’ facilmente reperibile una forza
lavoro d’italiani capace di assolvere le funzioni di un ufficio pubblico
italiano. Si e’ cominciato quindi ad usare le armi a disposizione per
tutelare il proprio orticello cercando di far apparire la presenza di
questi contrattisti all’interno dei vari consolati ed ambasciate come
frutto di una concessione di certi Signor “nessuno”, a disprezzo di un
decreto del Parlamentare della Repubblica che ha permesso la loro, seppur
temporanea, assunzione.
La fervente resistenza portata avanti dalle OO.SS di categoria affinché
non venisse allargato il contingente degli impiegati assunti in loco e’
stata motivata dal fatto che questi “baroni” della P.A., hanno trovato
nel MAE non solo un ‘agenzia di viaggio che organizza loro le vacanze all’estero,
ma anche la gallina dalle uova d’oro che rende loro circa – beneficio più
beneficio meno, non considerando le agevolazioni quali l’acquisto di
autovetture esentasse, le speculazioni immobiliari, ecc. – intorno a Euro
100.000 ciascuno, all’anno.
In attuazione dello spirito di solidarietà e ispirandosi ai principi
fondamentali del sindacalismo, la lotta per il mantenimento del posto di
lavoro non si fa sulla pelle d’altri lavoratori, ma quando si tratta di
proteggere la gallina MAE, altro che la pelle!
Non sorprenderebbe se, a breve, i sindacati di questi “baroni pubblici
“presentassero un documento chiedendo il varo di una legge che permettesse
di tramandare la dinastia (il posto di lavoro) da padre in figlio.
Se, d’altro canto, l’azienda Stato effettuasse un’azione seria di
razionalizzazione economica e calcolasse quindi il costo di un impiegato
di ruolo a fronte del suo rendimento, si arriverebbe alla conclusione che
e’ più che ragionevole e giustificato non inviare affatto all’estero
impiegati B1, B2 e B3, (salvo qualche B3 contabile) poiché la
depauperizzazione di queste categorie non comporterebbe affatto, vista
l’evidenza dei fatti, la carestia di “conoscenze professionali particolari”.
Ci sono poche rimostranze che abbiano un fondo di così comprovata verità.
A questo proposito si legge in rete il documento rilasciato dal Ministro
degli Esteri britannico, John Straw, dove si sottolinea come l’esperienza
abbia dimostrato la necessità e l’efficacia di impiegare personale in loco
presso le sedi diplomatiche e consolari all’estero, poiché tale personale
e’ in grado di svolgere funzioni a parita’ di rendimento professionale ed
efficiente, ma a costi minori, sotto la sovrintendenza di un ufficio
centrale quale l’Ambasciata (http://bhc.britaus.net/News)
Se, inoltre, gli organi di vigilanza dello Stato portassero avanti
indagini in materia come verrebbe a giustificarsi una retribuzione mensile
di 8.000 Euro, spettante ad un dipendente pubblico del livello B2 a cui
non si chiede ne’ una laurea ne’ una responsabilità dirigenziale? Appare
evidente che è ingiustificabile una proporzione costo vita locale/
rendimento giornaliero che valga Euro 370, qualcosa come Euro 52.00 all’ora,
ben oltre la parcella di un Medico specialista.
Ce ne sarebbe abbastanza per “attivare” l’istinto da manager d’azienda del
Premier Berlusconi in modo che, per il bene pubblico, siano apportate
modifiche correttive sul capitolo di spese riguardanti le indennità di
servizio all’estero del personale MAE, inviato in Sedi realmente disagiate
o di difficile copertura.
L’incarico affidato agli ex-contrattisti ex legge 104/2002 riguarda la
bonificare e l’aggiornamento dell’anagrafe consolare, compito che ha
rilevato nel corso degli ultimi due anni la necessità di un intervento a
carattere permanente. Quando lo Stato prenderà atto di questo e deciderà
di conferire a tali lavoratori una sicurezza del lavoro meritata sul
campo, questi continueranno a fare il loro dovere all’interno dell’amministrazione
pubblica, di tutti quindi. |