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In quest'articolo la
solidarieta' di Mariza Bafile, editorialista de La Voce d'Italia di
Caracas, oggi deputato e Segretario della Camera, ai contrattisti di
Caracas, all'indomani del licenziamento. |
- Magro Natale per i nostri
contrattisti
- 23/12/2004 - La Voce d'Italia
A ben
poco sono valse le proteste, le analisi, le ragioni emerse da più parti
per evitare che i contrattisti assunti dai Consolati italiani fossero
costretti a lasciare il posto di lavoro. A dicembre scade il contratto e,
a prescindere dalla serietà e competenza con cui hanno svolto il loro
incarico, dovranno abbandonare i Consolati lasciando un vuoto che sarà
davvero difficile colmare.
Per
quanto ci riguarda sono dieci i contrattisti che andranno via. DIECI!
Dieci persone in meno in un Consolato che già oggi boccheggia, che già
oggi è fortemente inadeguato alle esigenze di una collettività come la
nostra. Basta dire che a febbraio è stato indetto un nuovo concorso per
assumere altricinque contrattisti ai quali sarà prolungato di un mese il
loro tempo di lavoro e che due giorni fa ne è stato fatto un altro per
assumere un nuovo impiegato a tempo indeterminato. Da un lato si cerca
disperatamente di coprire buchi che rischiano di diventare voragini,
dall'altro di creare una rotazione che eviti al lavoratore una qualsiasi
tutela del posto di lavoro.
Giochi ministeriali che, ancora una volta, non tengono in nessun conto le
reali necessità degli italiani all'estero.
Le
ragioni più o meno palesi di chi sostiene il licenziamento dei
contrattisti sono quanto meno offensive. Varie le accuse striscianti: i
concorsi non sono trasparenti e vanno avanti i raccomandati, i
contrattisti non sono affidabili perchè legati alle collettività. Per
quanto riguarda la prima accusa, se fosse vera, chi la sostiene dovrebbe
cercare i colpevoli tra chi sceglie e non tra chi è scelto. Sarebbe come
dire che i lavoratori perdono ogni diritto quando il loro datore di lavoro
è disonesto. Eventualmente bisognerebbe chiedere un maggiore controllo,
che tutti gradiremmo, al momento della selezione, magari proponendo
inserire nella commissione esaminatrice anche rappresentanti delle varie
istanze della collettività o esperti inviati dal Ministero. La seconda
illazione è totalmente assurda. Innanzi tutto perchè si suppone che in un
Consolato esistono dei controlli che garantiscono la trasparenza della
documentazione e in secondo luogo perchè, contrariamente a quanto si dice,
per il fatto di essere parte delle comunità alle quali prestano un
servizio tanto importante come sono le pratiche consolari, i contrattisti
hanno un rapporto più umano, più paziente, con gli utenti che spesso,
invece, si lamentano della durezza degli impiegati. Durezza che il più
delle volte si giustifica con la pressione del lavoro. E allora, cosa
accadrà quando l'organico dovrà fare a meno di ben dieci persone che
venivano usate come jolly negli uffici in cui ce n'era maggiore bisogno? E
quale sarà il destino delle pratiche che arrivano dall'interno? Quanto
dovrà aspetttare chi chiede la ricostruzione di una cittadinanza, percorso
già oggi lungo e difficile? E soprattutto: cosa accadrà con la depurazione
e organizzazione dell'anagrafe?
Le
collettività italiane all'estero hanno bisogno di risposte serie ai loro
problemi più gravi. Le belle parole non bastano più. In Venezuela da anni
si chiede l'apertura di un nuovo consolato nella zona di Aragua e
Carabobo, regioni con una forte densità di italo-venezuelani. Da anni si
chiede anche che il Consolato di Caracas abbia una sede e un organico
adeguati alle sue esigenze. Le carenze della struttura attuale sono state
denunciate dall'ambasciatore Carante subito dopo il suo arrivo in
Venezuela. Richieste vane. Fino ad ora nulla è cambiato. Anzi. Da gennaio
avremo 10 persone in meno negli uffici consolari. Magro Natale per i
nostri contrattisti e un magrissimo anno nuovo per la nostra comunità.
- Marisa Bafile//La Voce d´Italia
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