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QUANDO
LA DEMOCRAZIA LA
PORTARONO A NOI
di
Gianluca Freda,
http://blogghete.blog.dada.net/,
gianlucafreda@supereva.it
Tutti conoscono i
nomi dei luoghi
degli eccidi nazisti
della II Guerra
Mondiale:
Marzabotto, S. Anna
di Stazzema,
Civitella in Val di
Chiana, sono
diventati sinonimi
della barbarie degli
invasori tedeschi.
“Invasori” barbari
sì, ma anche
invitati da
noi, resi feroci
dalla sconfitta e
dall’incredibile
voltafaccia degli
italiani, che
passarono dalla
parte degli
angloamericani dopo
solo pochi mesi di
bombardamenti. E’
molto grave, però,
che la propaganda
del dopoguerra abbia
invece del tutto
cancellato
il ricordo delle
stragi e degli
orrori
angloamericani con
una sistematica
opera di
disinformazione.
Bisogna andarsi a
rileggere Moravia o
i giornali
dell’epoca per
trovare traccia dei
massacri compiuti in
Italia dagli alleati,
così simili a quelli
che vediamo compiere
oggi in Iraq e
aventi il solo scopo
di spargere il
terrore tra
una popolazione
civile già
demoralizzata, che
aspettava, anche se
viveva nei
territori della Rsi,
soltanto la caduta
dei nazifascisti.
Una tecnica di
feroce
guerra psicologica
che è sempre stata,
ed è ancora, il
marchio
inconfondibile
dell’imperialismo
americano. Ecco una
breve rassegna delle
stragi compiute dai
nostri
“liberatori” ai
tempi in cui,
generosi com’erano e
ancora sono, vennero
a “portarci
la democrazia”.
LA TECNICA DEL
MASSACRO
Per massacrare
quanti più civili
possibile, gli aerei
americani e inglesi,
durante la Seconda
Guerra Mondiale,
utilizzavano una
strategia
particolarmente
efficace:
bombardamenti
composti da tre
ondate successive in
cui alle bombe
dirompenti seguivano
gli spezzoni
incendiari e poi,
nel terzo passaggio,
bombe a
scoppio ritardato
per annientare tutti
coloro che avevano
cercato scampo nei
rifugi
antiaerei.
Distruggere il
morale delle
popolazioni nemiche
attraverso massacri
feroci
e indiscriminati è
sempre stata la
tecnica preferita
dagli americani,
dalla
distruzione
dell’Italia a quella
dell’Iraq. Nei
documenti
dell’aviazione
americana è
rarissimo trovare
traccia di
disposizioni agli
aviatori di
risparmiare la
popolazione
e i monumenti
storici. La guerra
americana è sempre
stata una guerra
terroristica,
cosapevolmente
rivolta contro i
civili innocenti più
che contro le truppe
militari.
LA DISTRUZIONE DI
MONTECASSINO
La mattina del 15
febbraio 1944 uno
stormo di
bombardieri B-17, su
ordine di
Washington, sgancia
un grappolo di bombe
da 250 kg. l’una
sulla storica
abbazia di
Montecassino.
L’abbazia, la più
antica della
cristianità, fondata
da S. Benedetto nel
529, ne risulterà
completamente rasa
al suolo.
Nell’attacco vengono
massacrati
centinaia e
centinaia di
profughi che
nell’abbazia avevano
cercato rifugio. Di
fronte
all’orrore del
mondo, il presidente
USA Franklin Delano
Roosevelt dichiara:
“Il
motivo per cui
l’abbazia è stata
bombardata è che i
tedeschi se ne
servivano per
bombardare noi. Era
un caposaldo tedesco,
con artiglieria e
tutto il necessario”.
Si
tratta di una
volgare menzogna.
Nell'abbazia non si
trovava - come
dichiarò dopo il
bombardamento
l'abate Diamare -
alcun soldato
tedesco, ed i
tedeschi avevano
escluso
il monumento dalla
propria
organizzazione
difensiva,
rinunciando così ad
avvalersi di
quello che avrebbe
potuto essere un
caposaldo di
prim'ordine, sulla
vetta di uno
scosceso monte che
domina la vallata
sottostante. I
preziosissimi
documenti
dell’archivio e
della biblioteca
dell’abbazia vennero
salvati dalla
barbarie
americana grazie
all’aiuto degli
stessi tedeschi, che
misero a
disposizione un
convoglio di dodici
autocarri militari,
distolti
dall’impiego bellico,
per
trasportare i
documenti alla Rocca
di Spoleto.
LA BOMBA DI SAN
MINIATO AL TEDESCO
Il 22 luglio 1944 un
proiettile americano
a scoppio ritardato
si abbattè sul
Duomo di San Miniato
al Tedesco (Pisa)
provocando 56 morti
(accertati) e decine
di
feriti. L’eccidio
venne però
attribuito ai
tedeschi e nel 1954
sul luogo venne
posta
una lapide grondante
di retorica che
ancora oggi recita:
QUESTA LAPIDE
RICORDA NEI SECOLI
IL GELIDO ECCIDIO
PERPETRATO DAI
TEDESCHI
IL 22 LUGLIO 1944
DI SESSANTA VITTIME,
INERMI, VECCHI,
INNOCENTI
PERFIDAMENTE
SOLLECITATI A
RIPARARE NELLA
CATTEDRALE
PER RENDERE PIÙ
RAPIDO E PIÙ SUPERBO
IL MISFATTO.
NON NECESSITÀ DI
GUERRA, MA PURA
FEROCIA
PROPRIA DI UN
ESERCITO IMPOTENTE
ALLA VITTORIA
PERCHÈ NEMICO DI
OGNI LIBERTÀ, SPINSE
GLI ASSASSINI
A
LANCIARE MICIDIALE
GRANATA NEL TEMPIO
MAGGIORE.
ITALIANI CHE LEGGETE,
PERDONATE MA NON
DIMENTICATE !
RICORDATE CHE SOLO
NELLA PACE E NEL
LAVORO
È
L'ETERNA CIVILTÀ.
Si tratta di un vero
e proprio
stravolgimento della
verità. Già la
commissione
istituita
nell’autunno del ’44
aveva ritrovato, sul
luogo
dell’esplosione,
un’inconfondibile
spoletta americana
che firmava la
paternità
dell’eccidio.
Tuttavia
la verità venne
tenuta nascosta per
decenni dalla
propaganda
filoamericana.
Perfino
il film “La notte di
San Lorenzo” dei
fratelli Taviani
partecipò a questa
vergognosa
operazione di
mistificazione
storica con la scena
della chiesa piena
di gente fatta
saltare in aria dai
tedeschi.
IL MASSACRO DI
CANICATTI’
Il 14 luglio 1943 ad
un ignoto tenente
colonnello americano
dell’AMGOT (Governo
Militare Alleato per
i Territori Occupati)
di stanza a
Canicattì venne
comunicato che
un folto gruppo di
civili era entrato
nella locale
Saponeria Narbone-Garilli
attraverso un buco
nel muro provocato
dall’artiglieria
americana. I civili,
tra cui
c’erano molte donne
e bambini, stavano
riempiendo alcuni
secchielli di sapone
liquido
delle fosse. Il
colonnello si recò
sul posto con due
uomini
dell’intelligence e
ordinò ai soldati,
che avevano fermato
una quarantina di
persone, di uccidere
tutti i
prigionieri. I
soldati,
agghiacciati dalla
prospettiva di
massacrare donne e
bambini,
rifiutarono di
obbedire. Allora il
colonnello diede lo
stesso ordine agli
uomini
dell’intelligence, i
quali a loro volta
si rifiutarono,
impietriti. A questo
punto il
tenente colonnello
estrasse la propria
pistola Colt 45 e
iniziò a sparare. Il
prof.
Joseph S. Salemi
della New York
University, figlio
di uno dei militari
dell'Intelligence
che furono presenti
alla strage,
racconta: “Egli
svuotò il primo
caricatore, e poi
ricaricò, ne svuotò
un altro e quindi
ricaricò di nuovo
[...]. Mio
padre ricorda, in
particolare, che un
bambino di circa
dodici o tredici
anni
ricevette un colpo
di rivoltella
direttamente nello
stomaco. Il bambino
non morì
subito, ma si mise a
gridare più volte in
dialetto siciliano
C'haiu na bodda ntu
stummachu! C'haiu na
bodda ntu stummachu!
[ cioè “Ho un
proiettile nello
stomaco”,
NdR]". Alla fine
della sparatoria sul
terreno rimasero
otto vittime.
L’ECCIDIO DI ACATE
La stessa mattina
del 14 luglio 1943,
vicino al campo di
aviazione di Acate,
presso Ragusa,
trentasei
prigionieri italiani
e tedeschi vennero
fucilati da un
plotone di soldati
americani al comando
del capitano John
Compton. Altri
trentasette
prigionieri italiani
vennero uccisi a
colpi di mitra dal
sergente Horace West.
I nomi
dei 73 prigionieri
sono rimasti
sconosciuti.
Responsabili
dell’eccidio furono
i
soldati americani
della 45a divisione
di fanteria “Thundebirds”:
Cap. John Compton,
Ten. Richard Blanks,
Ser. Jim Hair, Ser.
Jank Wilson, soldati
John Gazzetti,
Raymond
Marlowe John Carrol,
Ser. Horace West.
Tra il settembre e
l’ottobre del 1943
la Corte
marziale degli USA
processò Compton e
West come
responsabili dei due
eccidi di Acate.
Compton fu assolto
perché aveva
obbedito agli ordini
del Gen. Patton
(“…se si
arrendono solo
quandi gli sei
addosso, ammazzali”).
West invece fu
condannato alla
pena di morte (poi
comminata in
ergastolo) per
violazione dell’art.
92 del Codice di
Guerra. La pena non
fu mai scontata,
infatti West ritornò
a combattere da
volontario
a Omaha Beach. Oggi
il suo nome figura
tra gli eroi caduti
in Normandia nel D-day.
IL BOMBARDAMENTO DI
TREVISO
Il 7 aprile 1944 (giorno
di Venerdì Santo),
senza una
motivazione
strategica
comprensibile, la
città di Treviso fu
bombardata e
pressoché rasa al
suolo da aerei
americani. Le
vittime civili
furono circa 4000,
l’80 % dei monumenti
e degli edifici
della città fu
distrutto. Sulla
città vennero
sganciate oltre 2000
bombe con l’unico
obiettivo di
provocare un
massacro, non
essendoci nella
città obiettivi
militari di
rilievo.
GORLA
Il 20 ottobre 1944 i
bombardieri
angloamericani si
resero colpevoli di
uno dei
massacri più atroci
e inutili perpetrati
contro la
popolazione civile
italiana. Una
formazione di B24 e
B27, partita per
bombardare le
officine Breda e la
stazione
ferroviaria di Greco
in prossimità di
Milano, non
riuscendo a colpire
gli obiettivi
previsti sganciò
comunque le bombe
sul quartiere di
Gorla, una zona di
Milano
altamente popolata e
priva di qualsiasi
rilevanza militare o
strategica. Uno
degli
ordigni esplosivi da
500 kg. colpì in
pieno la scuola
elementare Francesco
Crispi
mentre i maestri
tentavano di
evacuare i bambini
dell’istituto nei
rifugi. Quei
bambini erano figli
di operai, artigiani
e impiegati del
quartiere che i
genitori
avevano fatto
rientrare dallo
sfollamento convinti
che, dopo l’8
settembre, la guerra
fosse finita. La
bomba americana
distrusse
completamente la
scuola, uccidendo
184
scolari più altre 18
persone tra
insegnanti e
inservienti. In
totale, quel giorno,
le
vittime milanesi
furono 614, tutte
civili, colpite nei
quartieri operai e
artigiani
che sono da sempre
il bersaglio
favorito delle bombe
USA in tutte le
guerre
imperiali.
E' da notare che nei
luoghi degli eccidi
nazisti i monumenti
e le lapidi accusano
più o meno
esplicitamente i
tedeschi di essere
gli autori delle
stragi (anche quando
non è vero, come nel
caso di San Miniato).
Invece, nei rari
casi in cui i
monumenti
commemorano una
strage americana
(come nel caso di
Gorla), ad essere
accusata è
genericamente "la
guerra", implacabile
entità metafisica ed
astorica con la
quale gli americani,
evidentemente, non
hanno nulla a che
fare. |