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Presentato
a firma di Salvi (Ds), Russo Spena (Prc) e Palermi (Verdi-Pdci) un Dl che rende
più difficile assumere a tempo determinato. Si cambia una legge di Berlusconi,
che non poneva vincoli.
Pubblichiamo
quest'articolo inviatoci da Sergio Ruggeri dei S.in.COBAS sulla proposta di
legge per cambiare la normativa in tema di contratti di lavoro.
Sergio Riggeri,
S.in.COBAS/LPG,
14/08/2006 |
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Presentato a firma di Salvi (Ds),
Russo Spena (Prc) e Palermi (Verdi-Pdci) un Dl che rende più difficile assumere
a tempo determinato. Si cambia una legge di Berlusconi, che non poneva
vincoli.
Il disegno di legge proposto dai tre
senatori riguarda i contratti a tempo determinato, e ha l’obiettivo di “tornare
indietro”, a prima dell’era Berlusconi. Lo scorso governo, infatti, aveva
riformato questa tipologia contrattuale con la legge 368 del 2001. Una legge
che, interpretando in maniera molto dubbia una direttiva comunitaria (1999/70),
nei fatti liberalizzava le assunzioni a tempo determinato . La precedente
legislazione del ’62, infatti, poneva delle “ipotesi tassative di ammissibilità”
che limitavano l’uso dei contratti a termine: transitorietà e temporaneità le
condizioni all’interno delle quali era possibile una deroga alla normalità del
rapporto a tempo determinato. In caso di violazione delle ipotesi, poi, valeva
la norma generale, e l’assunzione si trasformava immediatamente a tempo
indeterminato. Su questa norma era caduta nel 2001 l’accetta dell’appena
eletto Berlusconi. Scompaiono le ipotesi di ammissibilità, e i contratti a
termine diventano regolari se subordinati a “ragioni di carattere tecnico,
produttivo, organizzativo o sostitutivo”. Una definizione dal carattere così
generico da permettere un uso quasi illimitato della tipologia contrattuale. In
caso di violazione della legge, inoltre, il contratto diventava nullo: dunque
nessuna assunzione per il lavoratore irregolarmente impiegato con un contratto
precario.
Col disegno di legge presentato si propone di ristabilire molti vincoli
presenti nella legge del ’62. «Il contratto di lavoro subordinato si reputa a
tempo indeterminato, salvo le eccezioni appresso indicate», dice l’articolo 1
del disegno di legge. Eccezioni che vengono specificate con grande attenzione,
divise in ragioni tecniche (che devono essere temporanee) o sostitutive. In
quest’ultimo caso la sostituzione deve riguardare lavoratori assenti «con
diritto di conservazine del posto» (maternità, malattie, aspettative) e non
assenti «fisiologicamente», (è il caso delle ferie, o anche di casi di malattie
la cui incidenza, come nelle grandi imprese, è prevedibile). A rendere di
difficile violazione questa norma, l’obbligo di indicare il nome del lavoratore
sostituito nel contratto. Ritorna, infine, l’assunzione automatica a tempo
indeterminato in caso di violazione delle eccezioni, e si stabilisce che
eventuali deroghe possono essere indicate solo nei contratti collettivi
nazionali, mai in quelli locali o aziendali. Una misura, questa, che rafforza
molto i sindacati confederali impegnati nella stipula dei contratti collettivi.
Che si tratti di un’ottimo disegno di legge, del quale c’è urgente bisogno,
lo dimostrano le grida scomposte del senatore forzitaliota Maurizio Sacconi, ex
sottosegretario al Welfare, e convinto sostenitore del far west contrattuale.
Secondo l’ex esponente del governo, il disegno di legge della sinistra radicale
«è una controriforma dell’ attuale disciplina dei contratti», una prova che «la
maggioranza comincia a dare il peggio di sé in materie fondamentali come la
regolazione del mercato del lavoro».
Con buona pace di Sacconi, l’approvazione della legge renderebbe più vicina la
realizzazione di quanto è affermato nel programma dell’Unione, dove si scrive
che «la forma normale di occupazione è a tempo indeterminato, perché
riteniamo che tutte le persone devono potersi costruire una prospettiva di vita
e di lavoro serena». |