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Misteri
d'Italia/Valerio
Evangelisti
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Come morì
Giuseppe Pinelli?
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La settimana scorsa
è andato in onda su
Rai Tre un "Ballarò
speciale" che aveva
tra i protagonisti
Mario Calabresi,
corrispondente da
New York de La
Repubblica, figlio
del commissario
Luigi Calabresi e
autore del libro di
grande successo
Spingendo la notte
più in là,
Mondadori, 2007.
Posto che è giusto
che un figlio
difenda la memoria
del padre, certe
affermazioni, come
quella relativa
all'assenza di Luigi
Calabresi dalla
stanza da cui cadde,
il 15 dicembre 1969,
il ferroviere
anarchico
Giuseppe Pinelli
- incolpato della
strage di Piazza
Fontana, di cui era
innocente - sono più
controverse di
quanto la
trasmissione facesse
trasparire. Ecco,
per esempio, la
testimonianza resa a
suo tempo
dall'anarchico
Pasquale Valitutti,
arrestato con
Pinelli. Alcune
considerazioni in
appendice.
Leggere >>
Valerio Evangelisti,
Carmillaonline,
LPG, 02/02/2008 |
Testimonianza di
Pasquale Valitutti
[La settimana scorsa
è andato in onda su
Rai Tre un "Ballarò
speciale" che aveva
tra i protagonisti
Mario Calabresi,
corrispondente da
New York de La
Repubblica, figlio
del commissario
Luigi Calabresi e
autore del libro di
grande successo
Spingendo la notte
più in là,
Mondadori, 2007.
Posto che è giusto
che un figlio
difenda la memoria
del padre, certe
affermazioni, come
quella relativa
all'assenza di Luigi
Calabresi dalla
stanza da cui cadde,
il 15 dicembre 1969,
il ferroviere
anarchico Giuseppe
Pinelli - incolpato
della strage di
Piazza Fontana, di
cui era innocente -
sono più controverse
di quanto la
trasmissione facesse
trasparire. Ecco,
per esempio, la
testimonianza resa a
suo tempo
dall'anarchico
Pasquale Valitutti,
arrestato con
Pinelli. Alcune
considerazioni in
appendice.] (V.E.)
Io sottoscritto
Pasquale Valitutti
dichiaro che: giunto
in questura
all'ufficio politico
verso le ore 11 di
sabato 13 dicembre,
sono rimasto due o
tre ore in sala
d'attesa. Spostato
quindi nel salone
seguente quello dove
vi è la macchina del
caffè ho visto
Pinelli seduto
vicino ad Eliane
Vincileone.
In seguito, da
informazioni datemi
da Sergio Ardau e
dallo stesso Pinelli
ho saputo che
Pinelli era stato
fermato venerdì sera
e interrogato
lungamente nella
stessa serata di
venerdì. Nella notte
di venerdì non aveva
dormito. Pinelli mi
è parso seccato e
stanco, ma in
condizioni normali.
Mi ha parlato del
suo alibi e mi è
apparso sicuro. Più
tardi gli è stata
fatta una sfuriata
da parte di un
agente, che saprei
riconoscere, perché
aveva gettato della
cenere per terra (numerosi
i testimoni) e lui
si è chinato a
raccoglierla.
Più tardi, a sera
inoltrata, per
ordine di Calabresi
siamo stati divisi
nella stanza in
tavoli diversi,
mentre Pinelli e Moi
sono stati fatti
mettere nella stanza
del caffè.
Verso le 24 sono
stati fatti andare
via tutti gli altri
e siamo rimasti io,
l'Eliane e Lorenzo.
In seguito io e
Lorenzo siamo stati
portati in cella di
sicurezza: non ho
più visto Pinelli
fino alla domenica
dopo pranzo, mi ha
detto che lo avevano
interrogato la notte
di sabato e fatto
riposare qualche ora
in camera di
sicurezza nella
giornata di domenica.
Nel frattempo io ero
stato interrogato e
mi avevano portato
nel mio abbaino per
una perquisizione.
Domenica pomeriggio
ho parlato con Pino
e con Eliane e Pino
mi ha detto che
facevano difficoltà
per il suo alibi,
del quale si
mostrava sicurissimo.
Mi ha anche detto di
sentirsi
perseguitato da
Calabresi e che
aveva paura di
perdere il posto
alle ferrovie. Verso
sera un funzionario
si è arrabbiato
perché parlavo con
gli altri e mi ha
fatto mettere nella
segreteria che è
adiacente
all'ufficio del
Pagnozzi: ho avuto
occasione di
cogliere alcuni
brani degli ordini
che Pagnozzi
lasciava ai suoi
inferiori per la
notte. Dai brani
colti posso
affermare che ha
detto di riservare
al Pinelli un
trattamento speciale,
di non farlo dormire
e di tenerlo sotto
pressione tutta la
notte. Di notte il
Pinelli è stato
portato in un'altra
stanza e la mattina
mi ha detto di
essere molto stanco,
che non lo avevavo
fatto dormire e che
continuavano a
ripetergli che il
suo alibi era falso.
Mi è parso molto
amareggiato. Siamo
rimasti tutti il
giorno nella stessa
stanza, quella del
caffè e abbiamo
potuto scambiare
solo alcune frasi,
comunque molto
signicative. Io gli
ho detto: "Pino,
perché ce l'hanno
con noi?" e lui
molto amareggiato mi
ha detto: "Si, ce
l'hanno con me".
Sempre nella serata
di lunedì gli ho
chiesto se avesse
firmato dei verbali
e lui mi ha detto di
no. Verso le otto è
stato portato via e
quando ho chiesto ad
una guarda dove
fosse mi ha risposto
che era andato a
casa. Io pensavo che
stesse per toccare a
me di subire
l'interrogatorio,
certamente il più
pesante di quelli
avvenuti fino ad
allora: avevo quasta
precisa impressione.
Dopo un po', penso
verso le 11.30, ho
sentito dei rumori
sospetti come di una
rissa e ho pensato
che Pinelli fosse
ancora li e che lo
stessero picchiando.
Dopo un po' di tempo
c'è stato il cambio
di guardia, cioè la
sostituzione del
piantone di turno
fino a mezzanotte.
Poco dopo ho sentito
come delle sedie
smosse ed ho visto
gente che correva
nel corridoio verso
l'uscita, gridando
"si è gettato". Alle
mie domande hanno
risposto che si era
gettato il Pinelli;
mi hanno anche detto
che hanno cercato di
trattenerlo ma non
vi sono riusciti.
Calabresi mi ha
detto che stavano
parlando
scherzosamente del
Pietro Valpreda,
facendomi
chiaramente capire
che era nella stanza
nel momento in cui
Pinelli cascò.
Inoltre mi hanno
detto che Pinelli
era un delinquente,
aveva le mani in
pasta dappertutto e
sapeva molte cose
degli attentati del
25 aprile. Queste
cose mi sono state
dette da Panessa e
Calabresi mentre
altri poliziotti mi
tenevano fermo su
una sedia pochi
minuti dopo il fatto
di Pinelli.
Specifico inoltre
che dalla posizione
in cui mi trovavo
potevo vedere con
chiarezza il pezzo
di corridoio che
Calabresi avrebbe
dovuto
necessariamente
percorrere per
recarsi nello studio
del dottor Allegra e
che nei minuti
precedenti il fatto
Calabresi non è
assolutamente
passato per quel
pezzo di corridoio.
[Perché alla
testimonianza di
Valitutti - ribadita
anche di recente
dallo stesso
Valitutti in un
intervento
al centro sociale
Leoncavallo di
Milano, non fu dato
peso? In sede
processuale fu
contrastata da
quelle degli altri
poliziotti presenti
nell'ufficio di
Luigi Calabresi: non
esattamente testi "neutri",
e tuttavia dotati di
un peso
istituzionale che un
semplice anarchico
non poteva avere.
Sia questi
poliziotti che il
commissario
Calabresi sostennero,
finché fu possibile,
che Pinelli si era
suicidato,
gettandosi dalla
finestra al grido di
"E' morta l'anarchia!".
In pratica
un'ammissione di
colpa.
Uno dei poliziotti
disse persino di
avere cercato di
trattenerlo, e che
una scarpa gli era
rimasta in mano.
Versione che dovette
essere ritrattata
quando si scoprì che
Pinelli aveva tutte
e due le scarpe ai
piedi; che era
caduto non per un
salto, ma rasente
alla parete,
rimbalzando
addirittura sul
frontone; e, infine,
quando risultò
chiaro che era
perfettamente
innocente.
Al processo il
giudice D'Ambrosio
concluse per una
morte da "malore
attivo". Prendiamo
la versione per
buona (sorvolando
sul fatto che
Pinelli era basso di
statura, e che la
balaustra della
questura di Milano
era più alta del suo
baricentro; per cui
uno svenimento non
sarebbe bastato a
squilibrarlo).
Proprio il "malore
attivo" inficia una
delle tesi di Mario
Calabresi a favore
del padre. Mario
Calabresi dice che
il commissario Luigi
e Pinelli erano
quasi amici, si
scambiavano libri.
Be', una certa
familiarità poteva
instaurarsi, a quei
tempi, tra forze
dell'ordine e
contestatori. Però
dovette essere una
ben strana amicizia,
se l' "amico"
poliziotto trattenne
(per affetto?)
illegalmente un
innocente per tre
giorni, se fu
l'ultimo a
interrogarlo, e se
il "malore attivo"
si manifestò
immediatamente dopo.
Secondo D'Ambrosio
il misterioso malore
fu dovuto al
prolungato digiuno,
alla mancanza di
sonno e alle troppe
sigarette fumate a
stomaco vuoto. Ma
come? L'amico
Calabresi teneva a
digiuno il suo
vecchio compare?
Mario Calabresi dice
che il padre fu il
capro espiatorio
scelto dai superiori.
Può darsi, non è
difficile credergli.
E senz'altro fu un
ingranaggio di un
sistema. Ciò lo rese
bersaglio di un
delitto
ingiustificabile.
Ma Mario Calabresi
si spinge oltre,
accusando di
complicità oggettiva
una serie di
intellettuali, da
Dario Fo, a Umberto
Eco, ad Alberto
Moravia, a Elio
Petri. Nella
trasmissione è stato
omesso un nome,
quello di Camilla
Cederna. Accorsa sul
luogo in cui si
sfracellò Pinelli e
tra le prime a
contestare la
versione fornita
dalla polizia.
Autrice di un libro,
Una finestra
sulla strage,
oggi scomodissimo.
Non è "militante"
quanto la
controinchiesta
La strage di Stato,
ma proprio per
questo ebbe peso
maggiore nell'ambito
culturale italiano.
Quanto alla campagna
di Lotta Continua
contro Calabresi (il
commissario), fu
forsennata perché
eccessivamente
personalizzata.
Grave vizio di LC e
di altri
groupuscules,
come la Gauche
Proletarienne in
Francia. Tuttavia
forse cercava di
spezzare l'immunità
totale di cui gode
da sempre, in questo
paese, chi uccida o
conduca alla morte
un militante di
sinistra. Potrei
partire dai
braccianti di Avola
e Battipaglia, ma
chi li ricorda più?
Mi limito a dire
che, negli anni di
piombo, le vittime
del terrorismo di
sinistra furono
circa 130. I
colpevoli furono
colpiti con ogni
rigore. Invece i
militanti di
sinistra uccisi -
includendo
terroristi, non
terroristi, gente
che non c'entrava
nulla - furono una
sessantina. Nessuno
di coloro che li
uccisero è mai stato
punito. E qui
tralascio le varie
stragi, da Piazza
Fontana in poi. E le
violenze sui no
global di Genova o
Napoli.
Spero in un futuro "Ballarò
Speciale" che
intervisti le figlie
di Giuseppe Pinelli,
ferroviere anarchico,
innocente delle
accuse, trattenuto
illegalmente in
questura dal suo
amico Calabresi,
colto da "malore
attivo", caduto come
un peso morto da una
balaustra che gli
arrivava quasi al
petto.
Spero, ma una vocina
mi dice che un "Ballarò"
così non lo faranno
mai.] (V.E.)
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