|
Pubblichiamo lo
storico documento
alla base della
nascita del Partito
Comunista d'Italia
del 1921 ed altri
documenti. Sono stati inviati dal
Circolo di
iniziativa
proletaria "GIANCARLO
LANDONIO" di Busto
Arsizio, in
provincia di Varese,
al fine di
contribuire al
dibattito ideologico
della sinistra
italiana del
Venezuela. Non
possiamo che
ringraziarli.
-
CIRCOLO DI
INIZIATIVA
PROLETARIA "GIANCARLO
LANDONIO"
-
VIA STOPPANI 15 (QUART.
SANT’ANNA, dietro la
piazza principale)
-
ITALIA, 21052, BUSTO
ARSIZIO, VARESE
Di seguito il
documento storico
diffuso (pubblicazione
murale, in formato
A3) dal nostro
Circolo in molte
realtà proletarie e
popolari del
varesotto, del
Canton Ticino ed in
altre realta' del
paese.
Costruire il partito
rivoluzionario, nell'87º
anniversario della
nascita del Partito
Comunista d'Italia.
Ottantasette anni
addietro, il 21
gennaio 1921 nasceva
a Livorno il Partito
Comunista d'Italia (P.C.d'It.).
Il P.C.d'It., alle
cui origini noi ci
rifacciamo, fu la
prima organizzazione
di classe dei
lavoratori italiani
che si propose la
rivoluzione
proletaria e che
fece tremare la
borghesia.
Partendo dalla
fondazione del
P.C.d'It., al cui
nome si richiamano
tuttora i rimasugli
delle vie nazionali
al socialismo (elettoralisti,
stalinisti, maoisti),
ripercorriamo a
grandi tappe il
cammino percorso in
quanto la strada già
fatta getta luce sul
presente e aiuta a
capire la realtà e i
compiti odierni del
movimento comunista
autentico.
1921-1926
Il P.C.d'It. nasce
dalla scissione del
Partito Socialista
Italiano. La
scissione avviene
sui famosi 21 punti
di Mosca, che
dettano le
condizioni per
l'ingresso
nell'Internazionale
Comunista (I.C.),
cioè nel partito
mondiale della
rivoluzione, e che
delimitano in modo
netto i
rivoluzionari dai
riformisti. Il
P.C.d'It. si propone
di guidare la classe
operaia nella lotta
contro la borghesia
per la dittatura del
proletariato sul
piano interno e
internazionale nella
scia della
Rivoluzione
d'Ottobre del 1917
in Russia.
Esso fissa il
programma in questi integrali
10 punti e principii:
Art.1 - E'
costituito il
Partito Comunista
d'Italia,Sezione
della Internazionale
Comunista, sulla
adesione al seguente
programma formulato
dal congresso
Nazionale di Livorno
21 gennaio 1921: Il
Partito Comunista (Sezione
della Internazionale
Comunista) è
costituito sulla
base dei seguenti
principi:
1) Nell'attuale
regime sociale
capitalista si
sviluppa un sempre
crescente contrasto
fra le forze
produttive ed i
rapporti di
produzione, dando
origine alla
antitesi di
interessi ed alla
lotta di classe fra
il proletariato e la
borghesia dominante.
2) Gli attuali
rapporti di
produzione sono
protetti e difesi
dal potere dello
Stato borghese che,
fondato sul sistema
rappresentativo
della democrazia,
costituisce l'organo
della difesa degli
interessi della
classe capitalistica.
3) Il proletariato
non può infrangere
né modificare il
sistema dei rapporti
capitalistici di
produzione da cui
deriva il suo
sfruttamento, senza
l'abbattimento
violento del potere
borghese.
4) L'organo
indispensabile della
lotta rivoluzionaria
del proletariato è
il partito politico
di classe. Il
Partito Comunista,
riunendo in sé la
parte più avanzata e
cosciente del
proletariato,
unifica gli sforzi
delle masse
lavoratrici,
volgendoli dalle
lotte per gli
interessi di gruppi
e per risultati
contingenti alla
lotta per
l'emancipazione
rivoluzionaria del
proletariato. Il
Partito ha il
compito di
diffondere nelle
masse la coscienza
rivoluzionaria, di
organizzare i mezzi
materiali di azione
e di dirigere, nello
svolgimento della
lotta, il
proletariato.
5) La guerra
mondiale, causata
dalle intime,
insanabili
contraddizioni del
sistema
capitalistico che
produssero
l'imperialismo
moderno, ha aperto
la crisi di
disgregazione del
capitalismo in cui
la lotta di classe
non può che
risolversi in
conflitto armato tra
le masse lavoratrici
ed il potere degli
Stati borghesi.
6) Dopo
l'abbattimento del
potere borghese, il
proletariato non può
organizzarsi in
classe dominante che
con la distruzione
dell'apparato di
stato borghese e con
l'instaurazione
della propria
dittatura, ossia
basando le
rappresentanze dello
Stato sulla base
produttiva ed
escludendo da ogni
diritto politico la
classe borghese.
7) La forma di
rappresentanza
politica nello Stato
proletario è il
sistema dei Consigli
dei lavoratori (operai
e contadini), già in
atto nella
rivoluzione russa,
inizio della
Rivoluzione
proletaria mondiale
e prima stabile
realizzazione della
dittatura
proletaria.
8) La necessaria
difesa dello Stato
proletario contro
tutti i tentativi
controrivoluzionari
può essere
assicurata solo col
togliere alla
borghesia ed ai
partiti avversi alla
dittatura proletaria
ogni mezzo di
agitazione e di
propaganda politica
e con la
organizzazione
armata del
proletariato per
respingere gli
attacchi interni ed
esterni.
9) Solo lo Stato
proletario potrà
sistematicamente
attuare tutte quelle
successive misure di
intervento nei
rapporti della
economia sociale con
le quali si
effettuerà la
sostituzione del
sistema
capitalistico con la
gestione collettiva
della produzione e
della distribuzione.
10) Per effetto di
questa
trasformazione
economica e delle
conseguenti
trasformazioni di
tutta l'attività
della vita sociale
eliminata la
divisione della
società in classi,
andrà anche
eliminandosi la
necessità dello
Stato politico il
cui ingranaggio si
ridurrà
progressivamente a
quello della
razionale
amministrazione
delle attività umane.
Livorno 21
gennaio 1921
Finché è diretto da
Bordiga, Repossi,
Fortichiari, e in
quella fase anche da
Grieco e Terracini,
il P.C.d'It.
mantiene ferma la
linea rivoluzionaria
classista. E tiene
testa alla reazione
liberale e al
terrorismo fascista.
Ma nel giugno del
1923, quando Bordiga
e altri membri del
Comitato Esecutivo (C.E.)
vengono arrestati e
reclusi nelle
carceri fasciste,
l'I.C., che
cominciava a
inclinare sulla
scivolosa tattica
del fronte unico e
del governo operaio
(governi
socialdemocratici
appoggiati dai
comunisti), procede
d'autorità alla
sostituzione del C.E.
Nell'agosto del
1924, dopo un
biennio di lotte
interne, l'I.C.
sopprime
definitivamente la
prima direzione del
P.C.d'It. e impone
una direzione di
centro-destra.
Questa nuova
direzione è composta
da Gramsci,
Togliatti,
Scoccimarro Mersù e
Maffi.
Ed è ligia alla
politica del fronte
democratico
antifascista.
Gramsci è l'artefice
italiano della
svolta. La nuova
direzione propugna
la linea
coalizionista del
governo operaio e
contadino, linea
esperimentata in
modo fallimentare in
altri paesi; e porta
il giovane partito
comunista a
rimorchio delle
frazioni
democratiche della
borghesia.
Al terzo Congresso
del partito, che si
svolge in
clandestinità a
Lione in Francia nel
gennaio del 1926, il
centro gramsciano
elimina
definitivamente la
sinistra, trasforma
in programma la
nuova linea e rompe
completamente col
PCd'It.
Bordiga potrà solo,
per la sua carica,
intervenire al sesto
esecutivo allargato
dell'I.C., ove ha
solo la possibilità
di denunciare la
politica
nazionalista di
Stalin e i gravi
rischi per
l'Internazionale.
Col congresso di
Lione finisce, nella
forma e nella
sostanza, il
P.C.d'It. E al suo
posto si trovano due
distinti e opposti
movimenti: il
Partito Comunista
Italiano e la
Sinistra Comunista.
Il primo proiettato
verso
l'interclassismo e
il trasformismo; il
secondo ancorato al
programma
rivoluzionario. Con
ciò si conclude la
prima tappa del
percorso comunista.
1927-1945
Nel 1926 a Mosca il
centro staliniano si
impadronisce
definitivamente del
partito e dei posti
di comando dello
Stato dei Soviet (URSS),
mettendo a tacere la
sinistra. Esso
rompe col leninismo.
Ammaina la
bandiera della
rivoluzione
internazionale ed
inalbera quella
riformista e
impossibile del
socialismo in un
solo paese.
Negli anni che
seguono, per
scroccare lavoro
gratuito agli operai
russi nonché
l'appoggio operaio
internazionale,
Mosca contrabbanda
l'industrializzazione
del paese come
edificazione del
socialismo. Ed avvia
lo sterminio dei
rivoluzionari, degli
artefici della
rivoluzione
d'ottobre e degli
infaticabili
combattenti
comunisti, che
avevano fatto
tremare il mondo
capitalista e acceso
la fiducia nel
passaggio al
comunismo.
La Sinistra
Comunista resiste
alla repressione
fascista e allo
stalinismo. I nuclei,
sfuggiti al
fascismo, sono molto
attivi all'estero
(Francia e Belgio)
ove cercano di
tenere i legami e di
portare il loro
contributo pratico
teorico (guerra
civile in Spagna).
Con l'arresto di
Gramsci (fine 1926)
il PCI passa nelle
mani di Togliatti,
che coopera alla
calunnia e allo
sterminio dei
rivoluzionari. Nel
1936 egli propone a
Mussolini un patto
di pacificazione
nazionale.
Nell'agosto del 1939
il nazismo occupa la
Polonia e scatena la
seconda guerra
mondiale. È la
prosecuzione, a
scala allargata,
della prima guerra
imperialistica. E,
come questa, è
guerra di rapina e
di ripartizione del
mondo.
I gruppi della
Sinistra Comunista
denunciano la natura
imperialistica del
conflitto e dei
belligeranti:
dell'asse
nazi-fascista
(Italia - Germania -
Giappone) e della
coalizione
democratica (Francia
- Inghilterra - USA
- Russia). Il Pci si
schiera a sostegno
della coalizione.
Nel 1943 i gruppi
della Sinistra
Comunista danno vita
al Partito Comunista
Internazionalista,
di cui il nostro
raggruppamento è una
derivazione, allo
scopo di riproporre
il programma di
Livorno e
organizzare la
classe operaia
contro i due
schieramenti di
guerra. Il Pci si
allea con la
monarchia (svolta di
Salerno), promuove
la resistenza
partigiana contro i
fasci-nazisti a
favore degli
anglo-franco-americani-russi;
accetta la
spartizione
dell'Europa tra USA
e Russia; si
subordina al modello
occidentale.
Su questi eventi si
conclude la seconda
tappa del percorso
comunista; che segna,
da una parte, il
rilancio del
programma del 1921;
dall'altra, la
trasformazione
compiuta del Pci in
un partito
democratico-borghese.
1945-1980
Nel quadro della
divisione del mondo
e dell'Europa,
stabilita dalle
potenze vincitrici a
Yalta e Postdam, la
sconfitta borghesia
italiana avvia la
ricostruzione post-bellica
subalterna del
sistema. La
ricostruzione
capitalistica,
presentata da Dc e
Pci come sviluppo
dell'Italia libera e
democratica, si
svolge sui sacrifici
dei proletari e dei
contadini e sulla
repressione
poliziesca delle
lotte operaie e
bracciantili.
Togliatti, ministro
di grazia e
giustizia, lascia in
galera i
rivoluzionari e gli
anarchici e libera
invece i fascisti.
Negli anni cinquanta
e sessanta Stati
Uniti e Russia
consolidano il loro
condominio
sull'Europa; mentre
si confrontano in
Asia Africa America
Latina ove,
intervenendo quali
gendarmi, cercano di
prendere il posto
delle ex potenze
colonialiste (Inghilterra,
Francia, Belgio,
Portogallo).
L'economia italiana
si inserisce
nell'ascesa
occidentale e
raggiunge,
unitamente al
Giappone e alla
Germania, i livelli
più alti di sviluppo
industriale. Il
movimento
internazionalista, e
in particolare
Rivoluzione
Comunista che si
forma nel 1964,
articola il
programma
rivoluzionario
lavorando
all'organizzazione
autonoma del
proletariato sul
piano professionale
e politico. Il Pci
di Togliatti poi di
Longo e di
Berlinguer si
integra sempre più
strettamente allo
sviluppo
monopolistico
italiano in nome
della via nazionale,
democratica al
socialismo e assume
compiti d'ordine
sempre più
repressivi.
Negli anni settanta,
che chiudono il
periodo di
espansione post-bellica
con l'ascesa degli
imperialismi europei
e giapponese ed
aprono e completano
la fase di
riorganizzazione dei
monopoli, i
lavoratori e le
avanguardie si
trovano a un cambio
di marcia.
Nel primo
quinquennio
si conclude il ciclo
di lotte
rivendicative e di
miglioramento,
iniziato nel 1968.
Nel secondo
incomincia la difesa
proletaria contro
la riorganizzazione
monopolistica.
Rivoluzione
Comunista opera alla
costruzione
dell'organizzazione
autonoma della
classe operaia e
della
gioventù. Il Pci
sviluppa il ruolo di
partito d'ordine e
di sostegno
alla
finanziarizzazione
dell'economia,
passando dalla via
democratica
al socialismo
all'alternativa
democratica (compromesso
storico).
Gli avvenimenti che
si succedono in
questa terza tappa,
evidenziano
la
fisionomizzazione
rivoluzionaria
sempre più netta del
movimento
internazionalista e
la trasformazione
reazionaria del Pci
con la
contrapposizione
sempre più forte tra
il primo e il
secondo.
1981-2006 e oltre
Gli anni ottanta e
novanta sono
contrassegnati
dall'aggravamento
della
crisi generale di
sovrapproduzione e
dalla trasformazione
del
capitale
industriale-finanziario
in capitale
finanziario
parassitario, dalle
aggressioni e
dall'acuimento delle
rivalità
interimperialistiche,
dalla
trasformazione della
politica in affare e
dei partiti in
agenzie di
affari, dalla
esplosione delle
lotte sociali e
nazionali, dallo
smisurato divario
tra ricchi e poveri.
Il nostro
raggruppamento
approfondisce e
allarga il lavorio
per l'organizzazione
classista
delle avanguardie
proletarie, delle
forze attive
giovanili e delle
forze
più
combattive della
classe operaia. E
promuove, fase dopo
fase, la lotta
offensiva, la linea
mobilitativa,
l'armamento
proletario.
Il Pci
di
Natta e Occhetto si
trasforma in un
partito di affari (PDS),
rotella
dell'attacco al
salario, alle
pensioni e alle
condizioni di vita e
di
lavoro delle masse.
E con D'Alema e
Fassino (Ds) in
un'agenzia a
servizio della
finanza del
militarismo, del familismo e della
chiesa.
Questa quarta tappa,
che non è finita,
segna dunque la
validità
incontestabile alla
luce storica del
programma di Livorno
e
l'ignominia
senza fondo in cui
continuano a
ruzzolare i suoi
traditori e
rettificatori; vedi
costituzione del
Partito democratico.
La costruzione del
partito
Bisogna ora
chiedersi e vedere
quali cause e
fattori hanno
determinato
la sconfitta
rovinosa del
movimento comunista
mondiale e a che
punto
siamo con la
prospettiva del
comunismo.
Vediamo,
in estrema sintesi,
queste cause e
fattori e il punto
di collocazione
della prospettiva
comunista.
1º) La disgregazione
interna e il
soffocamento del "movimento
comunista" ad opera
dello stalinismo, del
nazi-fascismo, della
democrazia
parlamentare
1924-1952)
La prima causa è
costituita dalla
disarticolazione del
movimento
comunista in
tendenze
contrastanti e del
sopravvento nel seno
della
Terza Internazionale
delle tendenze
nazionaliste
sostenitrici del
socialismo in un
solo paese.
La seconda causa
dall'incapacità
delle
ale
di sinistra,
bordighiane
trotskiste
lussemburghiste, di
costituire un
raggruppamento
autonomo, a scala
mondiale, in
opposizione
all'Internazionale
stalinizzata.
La terza causa nello
sterminio dei
rivoluzionari,
operato in Russia
dall'apparato di
polizia speciale
staliniano; e nel
parallelo
soffocamento,
operato in Italia
dal
fascismo in Germania
dal nazismo, altrove
e successivamente
dalle
polizie e para-polizie
(Klu Klux Klan)
dalle democrazie
parlamentari.
Nel dopoguerra Palmiro Togliatti,
ministro di grazia e
giustizia,
concede l'amnistia
ai fascisti
lasciando in galera
rivoluzionari e
anarchici. Quindi
gli anni che vanno
dal 1924 al 1952
costituiscono
il
periodo della
disgregazione e
distruzione fisica
del movimento
comunista e della
concomitante
falsificazione del
marxismo-leninismo.
2º) La
riproposizione della
teoria e della
pratica comunista ad
opera
dei raggruppamenti
internazionalisti e
l'esplosione, nel
quadro dello
sviluppo post-bellico
e delle sue
contraddizioni, di
movimenti
opposizionali "operaisti"
- "filocinesi" - "studenteschi"
-
"autonomi"
- "brigatisti"
(1953-1979)
La rivolta operaia
di Berlino Est
(1953) e
l'insurrezione
ungherese
(1956) segnano
l'inizio del
risveglio proletario
e della
decomposizione
dello stalinismo.
Si riprendono
lentamente le forze
di sinistra
sopravvissute allo
sterminio
precedente. E
cercano l'aggancio
con le
nuove generazioni.
Ma accanto ad esse è
un succedersi di
movimenti
opposizionali,
internisti e
terzomondisti, che
irrompono via via
sulla
scena politica,
ognuno cercando di
trascinare i
proletari col
proprio
particolare richiamo
al marxismo. Così,
con lo sviluppo
quantitativo
del movimento
operaio legato
all'espansione
industriale degli
anni
cinquanta e sessanta,
si ha l'apparizione
dell'operaismo; con
lo
svolgersi delle
guerre di
liberazione
nazionale il
riassetto
interimperialistico
e la spaccatura tra
Mosca e Pechino, la
comparsa
del movimento
filocinese; con la
crescita del
movimento operaio e
la
massificazione della
scuola, la
contestazione
antisindacale e
quella
studentesca alla
fine degli anni
sessanta; con la
riorganizzazione
monopolistica
dell'economia e la
trasformazione
reazionaria della
democrazia e del Pci
(compromesso storico),
la comparsa degli
autonomi
e dei brigatisti
negli anni settanta.
Quindi gli anni che
vanno dal
1953 al 1979 sono il
periodo della
riproposizione della
prospettiva
comunista ad opera
di ristrette
minoranze di
ispirazione
internazionalista.
3º) La prospettiva e
il movimento,
comunisti, nella
crisi generale
del
sistema; nella
trasformazione del
modello industriale
in schiavismo
tecnologico e della
politica in affare;
e nel marcimento
della
società
(1980-in avanti)
Negli anni ottanta e
novanta, con lo
sviluppo della crisi
generale
dell'imperialismo e
dei suoi processi
disgreganti, cresce
l'influenza
dell'indirizzo
comunista tra le
avanguardie
proletarie e
l'interesse
della gioventù per
il
marxismo-leninismo
non adulterato.
Anche se il
20º secolo si è
chiuso senza vedere
in primo piano un
vero e proprio
movimento comunista
rivoluzionario, ci
sono tutte le
premesse per
costruirlo sia sul
piano interno che su
quello
internazionale. La
costruzione del
partito è da tempo
nel processo storico
come
necessità
politica per le
forze attive del
proletariato.
Piuttosto c'è da
dire
che gli intralci che
frenano la
costruzione del
partito non nascono,
come in passato,
dalla babele di
tendenze di pseudo-sinistra
aclassiste
e apartitiche, ma
dai fenomeni di
marcimento e di
disgregazione della
società. Ed è quindi
in questo versante
che bisogna
profondere acume
ed
energie per venire a
capo con la forza
della comprensione
delle
difficoltà reali.
Concludendo possiamo
dunque affermare che
la prospettiva
comunista è,
per la stragrande
maggioranza del
genere umano, più
totale e mondiale
più attuale e
necessaria di quanto
fosse a Livorno
1921.
La crisi e il
marcimento
irreversibili della
società
capitalistica
A chiusura di questo
87º anniversario del
P.C.d'It. e ai fini
della
costruzione del
partito riportiamo
tre argomenti
trattati
rispettivamente nel
Supplemento di
Riv.Com.16/3/01, nel
successivo
dell'1/12/03 e nel
seguente del
16/12/03.
1º) Ritmi della
crisi e ritmi
dell'organizzazione
- Una questione che
si fa sempre più
acuta, sul piano del
movimento pratico e
ancor di
più
su quello specifico
delle mobilitazioni,
è il divario tra i
ritmi di
sviluppo dei
processi materiali
di crisi e i ritmi
tenuti dal
processo
di organizzazione
politica delle forze
antagoniste e
rivoluzionarie
della gioventù.
Vediamo cosa
possiamo fare in
concreto per
contenere
questo divario e per
superarlo col tempo.
Intanto bisogna
prendere atto di un
fatto storico: la
radicalità dei
comportamenti
giovanili. La carica
operativa della
gioventù
contemporanea non ha
eguali nel passato.
I giovani dello
stadio dello
schiavismo
tecnologico non
hanno paura di nulla.
Hanno in sé la forza
di rottura
dell'accumulo
secolare di tutte le
contraddizioni
dell'epoca
imperialistica. Ma
questi giovani, a
prescindere dal
fatto che la
coscienza non segue
i ritmi degli eventi,
si trovano di fronte
a
enormi
difficoltà di
comprensione della
società in cui
vivono e di
orientamento. Essi
debbono ricostruire
quasi tutto di sana
pianta: la
teoria, il programma,
il partito della
rivoluzione.
Ricostruzione
questa che richiede
tempi lunghi senza
contare le cadute e
gli
insuccessi. Ragione
per cui perdura
tuttora in questa
fase la
sfasatura
tra i ritmi della
crisi del sistema e
i ritmi
dell'organizzazione
politica delle forze
attive della
gioventù e questa
sfasatura non
consente a
quest'ultima di
imprimere alla
situazione il segno
della
propria forza.
In secondo luogo da
questa
consapevolezza
bisogna trarre
l'insegnamento
pratico che la
tattica, il fare
concreto, l'azione,
deve
tendere a stimolare
l'organizzazione
politica delle forze
attive
giovanili e a
coinvolgere le punte
più mature nella
costruzione del
partito. Ciò
richiede che il
lavorio politico,
che noi svolgiamo
quotidianamente in
vari campi, dedichi
attenzione e sforzi,
operando
in
questi campi e/o in
qualsiasi altra
situazione di lotta,
all'avvicinamento e
al coinvolgimento
nell'attività
organizzativa dei
giovani più
sensibili e
combattivi. Quindi
ogni organizzazione
di
base,
ogni organismo di
lotta del partito,
ogni militante e
simpatizzante
attivo, traducendo
in pratica la parola
d'ordine del 30º
Congresso
"avvicinare i
giovani al partito",
deve operare col
precipuo intento:
a) di coagulare
mettere insieme e
ricomporre sul piano
politico le
forze attive
giovanili che
emergono nel dato
campo di lotta;
b)
di
promuovere il loro
raggruppamento
organizzativo
stabile al di là
della
specifica lotta
contingente in cui
esse si sono trovate;
c) di
avvicinarle
all'organizzazione
di partito
coinvolgendole nel
lavoro
politico permanente.
2º) I nuclei del "programma
rivoluzionario" - Il
programma
rivoluzionario è il
corredo fondamentale
che serve a dotare
le
avanguardie
proletarie le forze
attive giovanili e
tutti i
combattenti
per il potere
proletario delle
cognizioni storico-sociali-politiche
della lotta, della
sua metodologia di
azione e di indagine,
della sua
prospettiva di
potere, dei suoi
scopi finali. Esso
non si identifica,
né si esaurisce, col
Manifesto Comunista
di Marx-Engels il
Che fare e
Stato e Rivoluzione
di Lenin, o con la
letteratura
marxista-leninista.
E' un compendio di
marxismo, di analisi
storico-scientifica
aggiornata
dello sviluppo
dell'economia e
della società,
dell'adeguamento
dell'armamentario
tattico-strategico.
Esso riassume e
chiarifica, in
particolar modo, le
condizioni di
conquista del potere
e i compiti
della fase di
transizione.
Riferito al periodo
attuale il programma
rivoluzionario deve
avere
come riferimento
teorico essenziale,
il
marxismo-leninismo
genuino,
non
inquinato dal
nazionalismo
staliniano dal
maoismo e dal
castrismo;
come
obbiettivi
discriminanti,
l'abbattimento dello
Stato -
imperialistico
o
nazionale - con
l'instaurazione
della dittatura del
proletariato e
l'unione
internazionale dei
proletari; come
metodologia di lotta,
l'impiego di tutti i
mezzi adatti e
necessari compresa
la lotta
armata;
come prime misure
post-rivoluzionarie,
la socializzazione
dei mezzi
di
produzione e la
deaccumulazione.
Esso deve avere
inoltre come nuclei
specifici le
seguenti
acquisizioni.
Prima.
La consapevolezza
che la
società
capitalistica è in
fase avanzata di
marcimento; e che la
forma
specifica di
capitale
predominante, il
capitale finanziario
parassitario, non
solo dilapida le
forze produttive del
lavoro
sociale,
ma produce la
distruzione umana e
ambientale come sua
logica vitale.
Seconda. La
consapevolezza che
le bande finanziarie-parassitarie
dominanti impiegano
il potere statale
come macchina di
terrore per
garantirsi la
sottomissione e il
controllo dei
lavoratori,
immigrati
e
locali.
Terza. La
consapevolezza che
il militarismo
bellico è una
metodologia
imperialistica per
razziare lavoro e
risorse; e che
questa
metodologia non si
esaurisce
nell'aggressivismo
delle super potenze
nei
confronti dei paesi
oppressi (deboli o
arretrati) ma
investe i paesi
imperialistici nei
loro rapporti
reciproci. Quarta.
La consapevolezza
che occorre dedicare
un capillare lavorio
tra i giovani per
trasformare
il loro sentimento
di rifiuto del
marcio e di slancio
per il pulito
in
molla di azione
rivoluzionaria.
3º) L'identità
comunista - Infine
occorre fare qualche
precisazione
sull'identità
comunista dato che
sono vari i
raggruppamenti
politici che fanno
appello al comunismo
e che è salutare
avere un
contrassegno
distintivo. Con
questo intento
precisiamo.
L'identità comunista
si radica consolida
e manifesta, in
questa fase, nei
seguenti tre
ancoraggi pratico-teorici:
1) nella lotta
incessante contro il
padronato le bande
finanziario-parassitarie
gli apparati di
violenza
dello Stato a difesa
degli interessi
proletari e nella
trasformazione
di questa lotta,
sotto la direzione
del partito
rivoluzionario, in
assalto armato al
potere capitalista
per l'instaurazione
della
dittatura del
proletariato;
2) nella promozione
dell'unione
internazionale dei
lavoratori per la
soppressione del
potere capitalista
in tutto il mondo e
la costruzione di
una società senza
classi;
3) nella
corretta coscienza
storica e teorico-politica
delle vicende cha
hanno contrassegnato
il movimento
comunista mondiale
dalla Rivoluzione
d'Ottobre (25
ottobre 1917) in
avanti (degenerazione
della 3ª
Internazionale;
sterminio stalinista
delle forze
rivoluzionarie russe
e degli altri paesi
per mascherare lo
sviluppo del
capitalismo con
l'impossibile
edificazione isolata
del socialismo;
asservimento dei
sedicenti partiti
comunisti a Mosca o
a Washington nonché
agli imperialisti
del proprio paese) e
dei caratteri
putrefattivi della
società dei nostri
giorni. È un
contrassegno
descrittivo, non
simbolico come
dovrebbe essere, ma
forse per questo più
adatto alle forze
attive giovanili nel
loro processo di
delimitazione-identificazione.
21/1/2008: I
COMPAGNI DEL GRUPPO
RIVOLUZIONE
COMUNISTA
Vedi anche:
Busto Ars. e
Milano
P.za Morselli
3 - 20154 Milano
http://digilander.libero.it/rivoluzionecom/
e-mail:
rivoluzionec@libero.it |