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Il nuevo ministro degli esteri D’Alema, ha rilasciato la prima prima
importante intervista al quotidiano tedesco “Frankfurter Allgemeine
Sontagszeitung”.
Appare subito chiaro che ci sarà un colpo di timone per modificare la
rotta della politica estera italiana, dopo cinque anni di totale
allineamento agli Stati Uniti che hanno portato all’invischiamento nella
guerra iraqena. Il governo di centro-destra ha pigiato sull’acceleratore
dell’atlantismo, fino a mettere in secondo piano l’Europa.
L’ex ministro Fini agiva come se la storia si fosse fermata al 1945,
quando non esisteva l’integrazione europea, nè la moneta unica, nè un
blocco geopolitico che oggi ha una forza e interessi che non sempre
coincidono con quelli di Washington e la sua crociata. Sempre più spesso
sono divergente.
D’Alema è favorevole ad una accentuazione dell’integrazione europea: “Abbiamo
bisogno di una politica estera e di difesa comune”.
Ciò significa che il blocco
europeo dovrà avere oltre a un mercato comune e una moneta unica, anche un
proprio esercito, e interessi geopolitici definiti e perseguiti con più
coerenza, cioè una politica internazionale chiara.
« La
crisi dell'Europa consiste nel fatto che c'è troppo poca Europa, non che
ce ne è troppa -ha proseguito il capo della Farnesina- non è vero che
l'integrazione europea avviene troppo velocemente. Jacques Delors aveva
ragione: l'Europa deve stare sui pedali, altrimenti cade. Dunque: non
meno, ma più ritmo. E più coraggio”.
Il nuovo ministro ha chiaramente
fatto intendere che a Roma si comincia a guardare oltre il declinante
estremismo unipolare e l’imbarazzante unilateralismo di Washington.
L’Italia si riavvicinerà a Parigi e Berlino, che restano gli assi portanti
della struttura europea da rafforzare.
La visione del mondo multipolare, a
cui l’Unione Europea deve contribuire con più determinazione, è apparsa
con chiarezza quando D’Alema ha fatto all’intervistatore la seguente
confessione.
“Le voglio raccontare una storia.
Tempo fa ebbi un colloquio con il Presidente cinese Hu Jintao. Quando
toccammo il pericolo dell'unilateralismo della superpotenza americana, Hu
Jintao disse che non aveva questa preoccupazione. Presto la Cina sarebbe
diventata una potenza globale ed il mondo sarebbe diventato nuovamente
bipolare. Ma era invece preoccupato -il Presidente me lo disse con quel
modo garbato dei cinesi- dell'Europa. Ha assolutamente i mezzi per
diventare una potenza globale, ma lo deve anche volere!
Queste parole non me le scorderò mai.
Valori come la libertà e la democrazia, oggi universali, sono stati
sviluppati in Europa. Se
l'Europa conta di meno nel mondo, anche questi valori conteranno di meno”.
LPG, 13/06/2006 |