La notizia secondo
la quale alle 4 di
mattina del 6 aprile
gli Stati Uniti
avrebbero intrapreso
un'operazione
militare nei
confronti dell'Iran,
era apparsa per la
prima volta sui mass-media
russi il 15 marzo,
quando il quotidiano
"Argumenty Nedeli",
citando fonti
anonime vicine
all'intelligence
russa, pubblico' un
articolo relativo ad
un massiccio
bombardamento aereo
che l'aviazione
statuntense avrebbe
dovuto effettuare
per una dozzina
d'ore nei confronti
dei siti nucleari
iraniani.
Successivamente la
notizia venne
ripresa dapprima
dalle principali
agenzie di stampa
russe per venire poi
a sua volta
divulgata anche da
parte di una serie
dai mass-media
occidentali, per
fare infine la
propria comparsa, il
27 marzo, sul sito "Debka",
ritenuto vicino ai
servizi segreti
israeliani. A
gettare benzina sul
fuoco nel frattempo
ci hanno pensato
alcuni alti
comandanti militari
russi confermando a
piu' riprese che
Mosca era in
possesso di
informazioni
relative ad un
imminente attacco
americano nei
confronti dell'Iran.
Inoltre, in Russia,
in questo periodo
tutti i canali
televisivi statali
davano ampia
risonanza alla
notizia, soprattutto
a partire dal 23
marzo scorso, giorno
della cattura dei 15
marinai britannici,
fatto che gia' di
per se'
rappresentava un piu'
che valido pretesto
per dare il via
all'operazione
militare
statunitense.
Ma alla vigilia
della preventivata
operazione, il 5
aprile, come anche
noi abbiamo
riportato, un alto
funzionario del
ministero degli
Esteri russo aveva
dichiarato che "i
nostri contatti con
la controparte
americana non
lasciano intendere
che domani gli Stati
Uniti attacchino
l'Iran". E cosi' e'
stato. Ciononostante
il giorno successivo,
quello
originariamente
prefissato per
l'attacco americano,
alcuni alti
comandanti militari
russi hanno gia'
provveduto a fissare
un nuovo termine per
l'operazione: la
seconda meta' di
maggio.
Da parte sua, il
sito web "Eurasia
Daily Monitor",
registrato a
Washington e che si
occupa di analisi
geopolitiche
riguardanti l'area
postsovietica in
lingua inglese,
sostiene che le voci
relative ad un
attacco americano
nei confornti
dell'Iran siano
state divulgate
appositamente dalla
Russia. Non
rappresenta di certo
un segreto,
sostengono i
giornalisti del sito
americano, il fatto
che a Mosca esista
una potente lobby
segreta composta da
alte personalita' ed
organizzazioni che
si occupano del
commercio di
armamenti e
materiali nucleari.
Ed il cambio di
umori al Cremlino
che ha portato al
rallentamento dei
tempi di costruzione
della centrale
nucleare di Bushehr,
cosiccome le
sanzioni adottate
dall'ONU atte a
proibire l'export in
Iran di una buona
parte di armamenti,
sostengono inoltre i
giornalisti del
sito, ha costretto
questa lobby ad
emergere seppur
parzialmente. E da
parte loro, gli alti
comandi militari
russi hanno dato una
mano a creare
l'immagine relativa
ad un imminente ed
inevitabile
aggressione militare
statunitense, cosa
che a sua volta
esigeva da parte
russa un immediato
intervento al fine
di evitarla e allo
stesso tempo
prestare aiuto alla
potenziale vittima.
Secondo il sito "Eurasia
Daily Monitor"
inoltre, la
fantomatica
operazione "Morso"
ha permesso di
modificare con
successo il corso
politico intrapreso
da Mosca nei
confronti di Teheran.
A questo proposito
il viceministro
degli Esteri russo
Denisov ha
recentemente
annunciato che le
divergenze sorte tra
i due Paesi in
merito alla centrale
di Bushehr potranno
presto venir
superate. Entrambe
le parti, secondo
quanto dichiarato
dall'alto
funzionario russo,
sono interessate
nella conclusione
dei lavori ed il
combustibile
nucleare verra'
fornito all'Iran
dopo che saranno
stati risolti tutti
i problemi, a sei
mesi dalla messa in
moto del reattore.
Come dichiarato
dagli stessi
analitici russi,
l'aumento dei prezzi
del greggio comporta
una notevole
influenza
sull'economia russa
e, considerando le
particolarita' delle
imposizioni fiscali,
la maggior parte
degli introiti
ricavati dagli alti
prezzi del greggio
non va a finire
nelle tasche dei
produttori, bensi'
del governo russo.
Infatti, per cio'
che riguarda
l'esportazione di
petrolio il cui
prezzo superi i 25
dollari al barile,
le aziende
petrolifere russe
pagano ben il 90% di
tasse. "Per ogni
aumento del prezzo
del greggio pari ad
un solo dollaro, lo
stato guadagana 1,8
miliardi di dollari",
ha dichiarato a
proposito
l'economista della
compagnia "Troika
Dialog" Anton
Strucenevskij.
E nel caso in cui i
prezzi del greggio
si manterranno
sull'attuale livello,
nel corso del 2007
essi potranno venire
ulteriormente
ritoccati. "Nel caso
in cui i prezzi del
greggio si
manterranno come
minimo per i
prossimi due mesi in
un diapason tra i 65
ed i 70 dollari a
barile, per il
restante periodo del
2007 aumenteremo di
un cinque per cento
il prezzo medio del
greggio. Inoltre
verranno altresi'
aumentati del 2-3% i
valori delle azioni
delle compagnie
russe nel settore
petrolifero", ha
affermato
l'analitico della
compagnia
petrolifera "Uralsib"
Aleksej Kormshikov.
Questo si' che e' un
"morso"!