Giancarlo Di Martino,
sindaco di
Maracaibo, è stato
accusato dalle
autorità colombiane
di aver aiutato la
guerriglia della
FARC. A tal fine,
mostrano una
fotografia in cui il
sindaco italo-venezuelano
della capitale della
regione del Zulia -frontiera
occidentale con la
Colombia-
distribuisce aiuti
di prima necessità
alla popolazione che
aveva subito una
calamità.
Secondo Bogotà,
l'uomo che riceve la
solidarietà sarebbe
un "capo della
FARC"; l'interessato
-invece- asserisce
di essere un
contadino della
regione fronterizia.
Insomma, non ha
nessuna credibilità
che una autorità
distribuisca "aiuti
alla guerriglia"
davanti a fotografi
e telecamera. Non
possono pretendere
che Di Martino sia
tanto sprovveduto e
che gli altri
possano credere a
una simile
provocazione.
Evidentemente,
queste menzogne
funzionano in
Colombia, ma sono
per nulla
convincenti
oltrefrontiera:
sottovalutano
l'intelligenza e la
perspicacia altrui!
Si tratta di una
grossolana montatura,
che sta ad indicare
il grado di
surriscaldamento in
cui versano le
relazioni bilaterali.
A rincarare la dose,
ha provveduto il
ministro della
difesa colombiano F.
Santos, che ha osato
dire "Dobbiamo
andare a catturare
di Martino e
portarlo in un
carcere colombiano"
(sic)
Nell'ultima
settimana, a Bogotà
erano in visita lo
zar federale della
droga, Condoleeza
Rice e la massima
autorità gerarchica
delle forze armate
USA.
Queste sono le
reazioni posteriori
alla liberazione
delle due
prigioniere
rilasciate dalla
FARC, e indicano che
non c'è più spazio
per nessuna
trattativa, perchè
Uribe e Bush cercano
di provocare un
conflitto alla
frontiera e bloccare
tutto..
Di Martino è
bersaglio di una
minaccia
intollerabile contro
una legittima
autorità venezuelana,
e questo è la logica
mafiosa che impera
in Colombia, e che
ora pretendono di
esportare anche
oltrefrontiera.
Finora nè l'Ambasciata italiana di Caracas, nè il ministero degli Esteri si è pronunciato in difesa del cittadino italo-venezuelo Giancarlo Di Martino, nè ha condannato le inqualificabili intimidazioni del governo di Uribe.
Fonte: Selvas



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