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- Elezione ONU/Gli italovenezuelani
scrivono a Prodi
- Interviste di salvatore Viglia sulla
questione
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- Gli italovenezuelani avevano scritto
al Governo prodi per chiedere di abbandonare la posizione astensionistica e
schierasri col venezuela. Sulla questione, Salvatore Viglia intervista per la
Patria Grande l'on. Martino, ex ministro della difesa del governo berlusconi e
l'on. Migliore
Salvatore Viglia, LPG, 31/10/2006 |
Elementi
di fatto
La competizione tra Guatemala e
Venezuela per il seggio non permanente in Consiglio di Sicurezza riservato al
Gruppo Latino Americano e Caraibico è molto accesa e sta provocando serie
divisioni in seno al gruppo regionale.
L’elezione ad un seggio non
permanente è certo un traguardo molto ambito per tutti i membri delle Nazioni
Unite ed è di conseguenza lecito attendersi che, in presenza di più candidature
per un solo seggio, si dia luogo ad intense campagne elettorali. E’ peraltro
evidente che, in questo caso, il tono della polemica ha raggiunto un livello con
pochi precedenti.
Dopo ben quattro tornate
elettorali (il 16,17,19 e 25 ottobre) per un totale di 41 votazioni, permane una
situazione di sostanziale stallo caratterizzata da una prevalenza di voti a
favore del Guatemala (che ha prevalso in 40 delle 41 votazioni, si veda allegato
prospetto), non sufficiente però a superare la soglia dei 2/3 dei membri
dell’Assemblea Generale presenti e votanti richiesta per l’elezione ai sensi
dell’art. 18 comma 2 dello Statuto dell’ONU. Il Venezuela appare quindi in grado
di far convergere sulla sua candidatura una solida “minoranza di blocco”. Da
notare che le tornate elettorali si alternano in gruppi di tre fra “ristrette”
ai soli candidati ufficialmente presentati e “non ristrette” aperte anche agli
altri membri del gruppo regionale.
L’attuale situazione di stallo ha
un precedente nelle elezioni del 1979, quando, sempre per il gruppo America
Latina e Carabi, si contendevano l’unico seggio disponibile Cuba e xml:namespace
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Colombia. Le elezioni si protrassero dal 26
ottobre 1979 al 7 gennaio 1980, con ben 154 scrutini. La situazione si sbloccò
solo quando, il 7 gennaio 1980, Cuba e
la Colombia
annunciarono il ritiro delle rispettive candidature, a favore di quella
messicana, sostenuta da tutto il gruppo regionale. Nelle more dell’elezione del
membro del Grulac, il Consiglio di Sicurezza iniziò i lavori con 14 membri. Il
ripetersi di tale situazione non potrebbe non causare un danno
all’organizzazione nel suo complesso.
Dopo la quarta giornata di
votazioni (25 ottobre),
la Presidente
dell’Assemblea Generale Al-Khalifa ha fissato il calendario delle prossime
tornate di voto, previste il 31 ottobre, il 1 novembre, l 7 novembre, il 14
novembre ed il 15 novembre. Le pause fra le tornate elettorali sono intese a
fornire al Gruppo America Latina e Carabi margini temporali adeguati affinché i
membri del Gruppo provino a superare le loro divisioni ed individuare una
candidatura di compromesso.
La mattina del 25 ottobre si è
svolta a New York una riunione del Gruppo America Latina e Carabi a seguito
della quale l’Equador, in quanto Presidenza di turno del Gruppo alle Nazioni
Unite, ha chiesto ad entrambi i contendenti di ritirare simultaneamente la loro
candidatura e di accordarsi su di un terzo candidato.
A seguito di tale sollecitazione,
il 26 ottobre ha avuto luogo un incontro tra Ministri degli Esteri di Guatemala,
Gert Rosenthal, e Venezuela, Nicolas Maduro, nel tentativo di giungere ad un
accordo. Purtroppo l’incontro non è riuscito a risolvere l’impasse ed entrambi i
Paesi hanno deciso -per il momento- di mantenere le rispettive candidature.
La
posizione dell’Italia
La posizione
dell’Italia ha tenuto conto fin dall’inizio della profonda ed accesa divisione
manifestatasi chiaramente nel gruppo Latino Americano e Caraibico. Non abbiamo
ritenuto di dover contribuire ad accentuare ulteriormente tale divisione.
D’altra parte il fatto che a tutt’oggi questa divisione persista dimostra la
sostanziale correttezza delle nostra valutazione e delle decisione di astenerci
in questa aspra contese elettorale e per riservare all’Italia un possibile ruolo
di sintesi.
Abbiamo tradizionalmente buone relazioni
con il Guatemala, sia con il Venezuela. In particolare non vi erano le
condizioni politiche per votare a favore del Venezuela, né quelle per votare
contro, soprattutto in considerazione della presenza in quest’ultimo Paese di
circa un milione di cittadini di origine italiana e oltre 100mila italiani che
sono elettori nel nostro Parlamento.
La nostra decisione è
stata presa in maniera assolutamente trasparente ed è stata spiegata a tutti i
nostri principali partners, oltre che ai diretti interessati.
Il segnale politico
che abbiamo voluto inviare è che spetta al raggruppamento regionale cui i due
Paesi appartengono, oltre che a loro stessi, trovare un compromesso. Siamo
infatti convinti che l’efficacia del Consiglio di Sicurezza non potrà che
giovarsi di membri eletti con un largo consenso nell’ambito, non solo della
membership, ma in particolare del gruppo regionale di appartenenza.
Rilevo che nello
stesso gruppo regionale centro-latino-americano Paesi come il Cile, il Perù e,
secondo ogni indicazione, l’Equador hanno fatto una medesima scelta
astensionista.
Pur consapevoli di una
responsabilità primaria del gruppo regionale per la soluzione dell’attuale
situazione di stallo, ci siamo attivati in più direzioni per favorire un
compromesso. Per parte mia ne ho parlato con il Segretario di Stato Rice ed il
Ministro degli Esteri brasiliano Amorim. Il Sottosegretario di Stato,
nell’ambito dei suoi contatti in quanto responsabile alla Farnesina per la
regione, ha avuto in particolare colloqui con il Ministro degli Esteri del
Guatemala Rosenthal e con il Vice Ministro degli Esteri del Venezuela, Maduro.
Anche a livello diplomatico ci siamo impegnati nella stessa linea d’azione. Sono
persuaso che all’indomani delle elezioni brasiliane il governo brasiliano possa
svolgere un ruolo di mediazione.
In ultima analisi, da
parte italiana resta fermo l’auspicio che il Gruppo America Latina e carabi
all’ONU trovi al suo interno una soluzione consensuale che permetta di superare
l’attuale stallo, in particolare individuando una terza candidatura su cui tutti
membri del Gruppo possano convergere, e che possa quindi ottenere l’avallo
dell’Assemblea Generale. Continueremo ad adoperarci in questo senso nei nostri
contatti a New York e nelle capitali. Uruguay, Costa Rica, Repubblica Dominicana
sono emersi come possibili candidati.
Nel merito, interviste agli onorevoli
Gennaro Migliore capogruppo alla Camera di Rifondazione Comunista e dell’on.
Antonio Martino ex Ministro della Difesa di Forza Italia.
On.
Gennaro Migliore
Gli italiani in
Venezuela hanno chiesto a Prodi di perorare la candidatura del Venezuela. Cosa
ne pensa?
Penso che
sarebbe stato giusto che questo seggio fosse andato al Venezuela perché è un
Paese sicuramente strategico nel quale si stanno facendo delle esperienze
importanti e, per quanto riguarda l’Italia, anche un paese dove la presenza
della comunità italiana è molto significativa ed ha contribuito in maniera
determinane allo sviluppo del Paese.
L’Italia ha scelto la via dell’astensionismo, come mai, per
rispetto agli USA?
Devo dire che è già un passo avanti anche se, personalmente,
non lo considero ancora soddisfacente rispetto a quelle che sono le pressioni
esercitate dagli USA, indebite e, fra l’altro, a favore di un Paese come il
Guatemala che, in tema di diritti umani, non si è distinto nel corso degli anni.
L’Italia dovrebbe, di concerto con la comunità internazionale, ma anche con gli
interessi che noi abbiamo in America Latina a partire dal Venezuela, a sostenere
una candidatura adeguata. Certo, se si potesse recuperare la candidatura del
Venezuela, sarei molto d’accordo.
E’ possibile che, a 60 anni dalla fine della 2° guerra
mondiale, i Paesi vincitori debbano ancora avere il diritto di veto?
C’è da parte di Rifondazione Comunista, una riflessione sulle
Nazioni Unite di lungo periodo in relazione alla sua democratizzazione. E’
chiaro che il seggio permanente con diritto di veto, è un anacronismo storico
rispetto alla modalità di funzionamento che dovrebbe essere diversa veramente.
Maggiore corresponsabilità da parte di tutta una serie di Paesi che in questo
momento sono estranei alle decisioni. Basti pensare alla esclusione de facto
dell’Europa come soggetto politico. In Consiglio di sicurezza ci sono 2 Paesi
europei con diritto di veto Gran Bretagna e Francia, ma l’Europa, in quanto
tale, non esiste e da questo punto di vista, è chiaro che le potenze emergenti
come quella latino Americana, dovrebbero essere rappresentate con una maggiore
efficacia su quel tavolo. Purtroppo, il veto è una eredità di una guerra fredda
che è stata superata. Penso che tutta l’ONU vada riformata a partire da questo,
ma non solo, bisogna restituire per forza più dignità alle agenzie per la
cooperazione allo sviluppo. Bisogna veramente che l’ONU diventi lo strumento di
governo del sistema di relazioni internazionali tra i Paesi.
On. Antonio Martino
L’Italia ha dichiarato l’astensionismo
Dichiarando l’astensionismo, intanto non ha scelto, e questo
già è grave perché su una questione di grande rilevanza come questa il governo
aveva il dovere di scegliere. In secondo luogo, scegliendo di non scegliere, si
è isolato dall’Europa perché tutti, assolutamente tutti i Paesi membri
dell’Unione Europea appoggiavano la candidatura del Guatemala. Lo ha fatto non
perché si preoccupasse, come ha cercato di farci credere d’Alema, di tutelare
gli interessi degli italiani in Venezuela quasi che votando per il Guatemalteco
Chàvez, si sarebbe vendicato nei confronti…lo ha fatto per compiacere quella
parte della sua maggioranza che, essendo antiamericana, vede in Chàvez una sorta
di idolo.
Una parte della comunità italiana in Venezuela sostiene
Chàvez, lo ha anche scritto al vice ministro Danieli
Ma lo capisco perfettamente. Ci saranno sempre, a proposito
di qualsiasi candidatura, italiani a favorevoli ad una piuttosto che ad un’altra,
ma quando si fa una scelta di questo genere, non è una scelta che può essere
motivata dalle pressioni di gruppi di italiani presenti in altri paesi. La
valutazione deve essere fatta sulla base delle linee della politica estera
italiana. La politica estera italiana è basata, da che mondo è mondo, sulla
solidarietà europea e sulla alleanza con gli USA. Per entrambe le ragioni non
potevamo votare Chàvez.
Siamo troppo subalterni agli USA?
Che vuol dire subalterni! L’alleato o è credibile o non è un
alleato. Qui dobbiamo scegliere, non è che possiamo fare di testa nostra e poi
dire che siamo alleati.
Salvatore Viglia
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