|
Il primo impatto con la città di Caracas non è stato decisamente positivo. Per
chi arriva dall'Europa, come le mie compagne o per chi, come me, è abituato a
vivere in una piccola e relativamente tranquilla capitale latinoamericana come
Quito, Caracas appare come un enorme agglomerato di edifici fatiscenti ed
incompiuti. Una forte nebbia pomeridiana ha avvolto il furgone (messo a
disposizione dell'organizzazione del Social Forum dal Governo) che ci ha
accompagnato nel lungo tragitto dall'aeroporto al centro della città. Nebbia
che si è dissolta per lasciare spazio, a poco a poco, ad un susseguirsi di case
ammucchiate l'una sull'altra, strade sterrate e tanto, tanto traffico.
Il
centro della città, ovvero la zona del Parque Central, sede principale del Foro
Sociale, ci si è presentata invece come un caotico miscuglio di grattacieli,
alcuni super lussuosi, altri decadenti, altri ancora in via di costruzione o
demolizione. Un senso di soffocamento ci ha colto all'improvviso e non ci ha
abbandonato durante i due giorni precedenti all'inizio dei lavori, giorni
durante i quali abbiamo avuto modo di visitare zone differenti della capitale:
dalla zona di Avenida Militar, confusa e piena di commerci più o meno leciti,
al barrio Manicomio, quartiere popolare di periferia, allegro e pieno di vita,
alla residenziale zona di Altamira, sede nel 2002 del Quartiere Generale dei
golpisti anti-Chavez.
Nonostante l'apertura ufficiale sia il martedì 24, il Forum Sociale Mondiale si
è già messo in moto da giorni: incontri ed assemblee improvvisati, file di
centinaia di persone in attesa di ricevere le 200 pagine di programma e di
sbrigare le pratiche per l'iscrizione, artigiani di tutto il mondo lungo le
strade principali che vendono i loro prodotti, i campeggi improvvisati nei
parchi della città (momentaneamente chiusi al pubblico) che a poco a poco si
riempiono di tende e materassi di ogni tipo e colore, striscioni e manifesti
che iniziano ad apparire ovunque. L'atmosfera improvvisamente cambia, tutto si
fa più familiare e amichevole, ci si inizia a riconoscere all'interno delle
diverse realtà.
Il programma del FSM prevede circa 200 incontri quotidiani
divisi in sei assi tematici (dall'antimperialismo alle differenze di genere,
dall'educazione alla natura) e a svolgersi in differenti zone della città. Dopo
la prima giornata "organizzata a tavolino", tutti capiscono che è impossibile
programmarsi un piano delle attività: molte saltano a causa della non sempre
efficiente organizzazione, alcuni incontri vengono spostati da una parte
all'altra, insomma. meglio scegliersi un punto di partenza (l'Università
Bolivariana, l'aeroporto militare, il liceo) e da lì vedere che succede.
Tutto sommato, a conti fatti, questo Foro Sociale lascia da una parte la
piacevole sensazione di "voglia di fare", ma dall'altra ripropone incontri i
cui temi il popolo dei Social Forum già conosce, molta teoria e poca pratica,
tanti proclami di partiti, associazioni e movimenti molte volte fin troppo
scontati. Questo a livello di incontri ed assi tematici. Il vero Foro Sociale
si svolge invece al di fuori degli incontri programmati: la voglia di
conoscersi, di raccontarsi e di scambiarsi esperienze è forte e fino a notte
fonda si discute per strada, nei parchi, nei bar, ovunque. Ognuno porta le
esperienze del proprio paese, della propria associazione e del proprio
movimento, ci si scambiano contatti ed opinioni e tutto si fa un pochino più
concreto.
Ma per molti il vero protagonista di questo forum latinoamericano, inutile
negarlo, è stato il Presidente venezuelano Hugo Chavez. Tanti partecipanti
hanno colto l'occasione del FSM per venire a dare un'occhiata, per toccare con
mano la tanto discussa Rivoluzione Bolivariana. E la maggioranza dei
venezuelani, partecipanti o meno alle attività del Forum, hanno vissuto
l'evento più come un momento di valutazione e critica sulla loro Rivoluzione da
parte degli "stranieri" che un Forum Sociale.
Non voglio qui addentrarmi in giudizi circa il potere carismatico e la forza
mediatica del Signor Presidente, bensì dare una breve panoramica di quanto ho
potuto osservare durante questa intensa settimana a Caracas.
Due giovani della Juventud Revolucionaria Bolivariana ci hanno accompagnato
alla scoperta delle conquiste del Governo Chavez, partendo dal quartiere in cui
vivono, lo storico Barrio 23 de Enero. Questo quartiere popolare è conosciuto
in tutta Caracas come uno dei quartieri più impegnati nella lotta contro la
dittatura degli anni cinquanta. Inutile negarlo, l'aria che si respira appena
messo piede nel barrio è aria cubana, aria di socialismo: grandi murales, gente
umile dallo sguardo fiero, solidarietà.
E Cuba ha dato molto alla Rivoluzione Bolivariana, soprattutto nel campo della
salute. Il programma "Mision Barrio adentro" (missione nel quartiere) ha
portato migliaia di medici cubani in tutto il Venezuela. Questi medici si sono
installati in piccole costruzioni di due piani all'interno dei quartieri più
poveri delle città: in pochi metri quadrati al piano terra sono stati allestiti
dei consultori mentre il primo piano è riservato all'abitazione del medico. Le
visite ed i medicinali sono, per gli abitanti del quartiere, totalmente
gratuiti. Unico dovere dei cittadini è provvedere alle esigenze del medico: il
gas per la cucina, l'elettricità, la pulizia dello studio.
Per quanto riguarda l'educazione, altro punto forte del Governo, il programma
si divide in "missioni" differenti: dalla Mision Robinson, rivolta ai bambini
dell'asilo e delle elementari, a missioni specifiche per i ragazzi delle
superiori, alla missione contro l'analfabetismo e contro l'analfabetismo di
ritorno. Molti sono gli adulti o gli anziani che, grazie a questo programma,
stanno frequentando gratuitamente, in orari post-lavoro, le scuole elementari,
medie o superiori. Con i giovani della JRV abbiamo visitato una scuola
elementare del barrio.
L'accoglienza è stata calorosa e sia i bambini che il personale docente si
sono mostrati molto disponibili e, soprattutto, orgogliosi di poter mostrare il
proprio lavoro e le proprie conquiste. Anche loro vedevano il Social Forum come
un'occasione per mostrare al mondo la propria Rivoluzione. Come maestra di una
scuola elementare, posso dire che il lavoro che sta portando avanti il governo
in campo educativo è encomiabile: l'educazione non ha più come punto centrale
il maestro bensì il bambino, che viene messo nella condizione di poter
apprendere e allo stesso modo valutare criticamente il proprio apprendimento.
Il metodo cooperativo è all'ordine del giorno, il tutto accompagnato da un
rigoroso piano di salute alimentare e di igiene personale. Le scuole statali,
dall'asilo all'università, sono gratuite, libri e tre pasti al giorno compresi.
All'interno del barrio è presente anche uno dei tanti Mercal, una catena di
mercati alimentari sempre di proprietà dello stato. Qui si vendono prodotti che
vanno dal riso ai fagioli, salsa di pomodoro, prodotti per l'igiene personale,
pane. insomma, tutti i prodotti basici a prezzi veramente popolari. E tutto in
simpatiche confezioni colorate che riportano, a grandi lettere, articoli della
costituzione bolivariana!
Il "tour" si è concluso a pomeriggio inoltrato sotto uno dei tanti temporali
che ci hanno accompagnato durante tutta la settimana.
Per chiudere la giornata, ed in un certo senso anche il Forum, il discorso di
due ore del Comandante, tenutosi al Centro Poliedro, periferia di Caracas, alla
presenza di più di 50.000 persone. Discorso in cui Chavez, dopo un'entrata
trionfale che annulla la presenza allo stesso tavolo di una decina di
rappresentanti dei vari movimenti (che letteralmente non apriranno bocca
durante tutta la serata), definisce il foro "un evento bonito, antimperialista,
che però non si deve trasformare in un evento folklorico".
|