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Al quotidiano "La
Repubblica" -
Redazione di Napoli
28/11/2007
Relativamente alla
lettera di Aurelio
Musi pubblicata su
"La Repubblica" del
27 novembre, abbiamo
notato che nella
stessa ci sono
diverse ambiguità se
non vere e proprie
superficiali
osservazioni. Il
tessuto di piccole
e medie imprese in
Venezuela è
tutt'altro che in
ginocchio,
contrariamente a
quanto afferma lo
stesso sig. Musi. Il
PIL Venezuelano è in
forte crescita, uno
dei pochi al mondo,
paragonabile,
probabilmente, solo
alla crescita della
Cina, come
nell'edilizia,
diverse nuove
fabbriche sono in
costruzione o in
progettazione, il
piano del governo si
basa infatti sul
cosiddetto sviluppo
endogeno, per
evitare che il paese
sia dipendente
unicamente
dall'economia legata
al petrolio, come è
sempre stato.
Nel Venezuela di
questi anni si è
sviluppato e si va
sviluppando un
processo di
partecipazione
politica che non ha
precedenti nella
storia. Nessun
governo prima
dell'attuale era
riuscito a sradicare
la malapianta
dell'analfabetismo,
probabilmente perché
a nessun governo
prima interessava;
l'opposizione
golpista sta facendo
di tutto per evitare
il cambiamento reale
della società e non
fa altro che
infangare il primo
governo popolare che
la Storia abbia mai
visto in Venezuela.
E' evidente che gli
interessi ed i
privilegi da
difendere sono
fortissimi,
all'interno ed
all'esterno del
paese.
Assistiamo ad un
processo inclusivo
grazie ad una
politica di
partecipazione e
solidarietà sociale
e di autonomia dagli
interessi di
Washington che non
hanno mai permesso
autenticamente uno
sviluppo autonomo
del paese. La
Politica - quella
con la P maiuscola -
oggi in Venezuela è
ben lungi
dall'essere
paragonabile alla
miseria del teatrino
politico italiano.
Che ci siano poi
opportunisti, loschi
personaggi che
saltano sul carro
del vincitore appena
fiutano l'aria,
questo è un evento
inevitabile, come
noi italiani ben
sappiamo, e
probabilmente
bisognerebbe
stupirsi se
accadesse il
contrario. Quelli
che temono la
rivoluzione
bolivariana,
seriamente, sono i
soggetti più
corrotti che il
Venezuela moderno
abbia mai conosciuto.
Con l'attuale
riforma
costituzionale la
giornata lavorativa
sarà ridotta a sei
ore diarie a parità
di salario, dando la
possibilità, in
questo modo, di
aumentare
l'occupazione e
garantire più tempo
a tutti per curare
la propria persona,
liberando tempo alla
vita. Forse è questo
l'esempio che
preoccupa taluni,
così come preoccupa
la messa in
discussione
dell'autonomia della
Banca Centrale e la
reale politica di
inclusione sociale e
di attenzione verso
i più deboli. Tanto
e tantissimo altro
ci sarebbe da dire
sul Venezulea
bolivariano, cosa
che i media
occidentali
sfortunatamente non
fanno, o lo fanno
male, una realtà che
si può conoscere
solo vivendoci, non
bastano solo due
settimane.
La distanza tra
Napoli e Caracas,
sfortunatamente, non
è solo un fatto
geografico.
Mario Neri (imprenditore
italo-venezuelano)
Attilio Folliero (politologo
italiano residente a
Caracas)
Ciro Brescia (Volontario
Opera Nomadi, Napoli) |