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Tesi sullo
sviluppo
imperialistico,
durata della fase
controrivoluzionaria
e sviluppo del
partito di classe (Tesi
del '57)
L'analisi di tutto
il periodo di
politica
internazionale che
attraversiamo e
l'analisi più
dettagliata degli
avvenimenti che si
sono succeduti sulla
scena mondiale in
questo ultimo anno
confermano i
caratteri classici
dell'imperialismo
descritti nella
teoria leninista.
Non solo la teoria
leninista ha
ricevuto una
convalida storica,
ma proprio i suoi
lati più peculiari
ci aiutano oggi
nell'esame della
situazione mondiale.
Ci riferiamo in
particolare al
fattore "mercato
economico mondiale"
posto da Lenin al
centro delle leggi
che determinano lo
sviluppo
imperialistico del
capitalismo. Quindi
l'imperialismo non
va visto soltanto
attraverso i suoi
aspetti politici-militari
alcuni dei quali,
anzi, in via di
trasformazione (vedi
il colonialismo) ma
soprattutto va
considerato come
fenomeno economico.
L'imperialismo è
essenzialmente
conquista o
ripartizione del
mercato e
conseguente lotta
con mezzi pacifici-diplomatici
o coercitivi-militari:
conquista e
ripartizione che
avviene tramite la
supremazia negli
scambi commerciali e
l'esportazione dei
capitali da parte
dei paesi più
industrializzati.
Solo tenendo
presente questo
aspetto della teoria
marxista e leninista
evitiamo di
considerare
imperialismo
soltanto quello che
si manifesta nelle
vecchie forme
colonialiste e siamo
invece in grado di
individuarlo in
tutte quelle forme
economiche dalle
quali,
sostanzialmente, è
costituito.
In altre parole, si
tratta di
ristabilire la
definizione di
"imperialismo"
risalendo alle fonti
stesse della teoria
marxista ed alle
leggi obiettive che
questa ha scoperto
nel processo di
produzione
capitalistico.
Nel quadro di questa
fedele definizione
dell'imperialismo si
colloca il doppio
problema dello
sviluppo
capitalistico e
delle sue
contraddizioni e
crisi; problema
fondamentale per la
strategia del
partito
rivoluzionario
poiché da esso
dipende il corso
generale ed i tempi
particolari della
sua azione politica.
Primo compito di una
seria analisi
politica della
minoranza
rivoluzionaria
diventa, quindi,
l'analisi dello
sviluppo
imperialistico;
analisi che va
centrata soprattutto
nella valutazione
del mercato mondiale.
Da tale analisi
escono tracciate le
linee della
strategia, cioè le
linee dell'azione a
lungo e vasto raggio.
Preliminare è,
tuttavia, la
verifica dei
caratteri classici
del capitalismo
nella fase
imperialista.
1) Lo sviluppo
tecnologico delle
nuove forme di
produzione nel
capitalismo
occidentale (automazione,
energia atomica, ecc.)
e particolarmente
negli Stati Uniti
non ha modificato od
alterato i classici
rapporti di
produzione
capitalistici.
Il fenomeno di
sviluppo tecnologico
riguarda
esclusivamente le
forme del processo
produttivo
indirettamente
riguarda non un
mutamento ma un
rafforzamento delle
forze produttive
tendenti alla
socializzazione dei
mezzi di produzione.
L'accentramento e la
concentrazione del
capitalismo
monopolistico e di
Stato - processo che
determina ed
accompagna lo
sviluppo tecnologico
- pone le condizioni
per la liquidazione
delle forme
arretrate della
piccola proprietà e
della piccola
produzione, per la
estensione della
proletarizzazione,
per la
socializzazione dei
mezzi di produzione
concentrati nelle
grosse
organizzazioni
capitalistiche e
nello Stato.
I paesi in cui
questo processo è
molto avanzato sono
maturi per una
economia socialista.
La mancata
trasformazione
rivoluzionaria degli
attuali rapporti di
produzione dipende
principalmente dalle
possibilità di
espansione
imperialistica che
offre un mercato
mondiale
sottosviluppato.
Sono percio da
rigettare tutte
quelle tesi
revisionistiche che
più o meno
velatamente - sulla
scia di tutta la
pubblicistica "neocapitalistica",
"capitalistico-popolare"
eccetera - tendono a
presentare la fase
attuale del
capitalismo in
termini che non sono
quelli
scientificamente
enunciati dal
marxismo.
2) Lo sviluppo di
determinate forme
giuridiche che
costituiscono la
sovrastruttura
sociale, quali il
diritto di proprietà
dei mezzi di
produzione, non ha
modificato od
alterato i classici
rapporti di
produzione
capitalistici.
Nell'attuale fase -
e particolarmente in
determinati paesi -
si sta sviluppando
la tendenza al
"capitalismo di
Stato", tendenza già
prevista da Engels
nell' "Anti-Dühring"
e studiata da Lenin
ne "L'imperialismo"
e in altre opere, e
che consiste nella
concentrazione delle
leve direttiva
dell'apparato
economico nelle
istituzioni statali.
Tale sviluppo
economico che lascia
inalterati i
rapporti di
produzione (capitale
e salario,
circolazione
mercantile sulla
base della legge del
valore, ecc.) è
accompagnato dal
passaggio giuridico
dalla proprietà
privata alla
proprietà statale.
Economicamente non
si ha alcun
mutamento dei
caratteri
fondamentali del
capitalismo, tanto
che il "capitalismo
di Stato" non
rappresenta alcuna "novità"
qualitativa nei
confronti del
capitalismo classico.
Socialmente non si
ha alcuna modifica
essenziale nella
società divisa in
due classi
antagonistiche, le
quali conservano le
loro fondamentali
posizioni nel
processo produttivo.
Lo sviluppo
economico del
"capitalismo di
Stato" - diffusosi
in generale nel
mondo e parzialmente
in tutti i paesi
progrediti
industrialmente - ha
avuto una
particolare ampiezza
nell'Unione
Sovietica, in
seguito alla
straordinaria
formazione di
fattori favorevoli e
di necessità
storiche. Le
imprescindibili
esigenze economiche
che si presentarono
alla Russia, dopo
che la grandiosa
Rivoluzione
d'Ottobre tento di
aprire l'era della
rivoluzione
socialista
internazionale senza
riuscirvi e senza
avere le basi
materiali d'avvio
all'economia
socialista,
necessitarono lo
sviluppo del
capitalismo di Stato.
Fuori da ogni
giudizio moralistico,
i caratteri dello
sviluppo economico
sovietico confermano
la teoria marxista
sullo sviluppo
capitalistico. Sono,
percio, da scartare
i giudizi che,
attingendo a teorie
staliniane o
trotskiste,
definiscono la
società sovietica
"socialista" o
società
fondamentalmente
socialista.
Pensiamo di poter
tracciare così, a
grandi linee, la
situazione del
mercato mondiale.
a) Esistenza di
paesi a livello
economico avanzato,
a livello intermedio
e a livello
arretrato. Il
criterio di
valutazione di tale
livello è dato
dall'espansione del
sistema di
produzione
capitalistico
all'interno di ogni
paese. Il grado di
tale livello si
misura, percio,
nella produzione
totale nazionale,
nella produzione
industriale, nel
reddito nazionale e
nel reddito pro
capite.
b) Esistenza, quindi,
di tre grossi
settori quantitativi
nell'economia
mondiale. In queste
condizioni una
differenziazione
qualitativa si pone
solo nel senso della
maturità
capitalistica e
della arretratezza
precapitalistica o
feudale di ogni
singolo paese. È, da
escludere
assolutamente una
valutazione in senso
socialista delle
attuali strutture
economiche, dato
che, secondo la
concezione marxista,
per socialismo si
intende
qualitativamente
nuovi rapporti di
produzione. Nei tre
settori suddetti,
nessuno escluso, i
problemi economici
sono ancora di
aumento quantitativo
della produzione e
non possono essere
ancora di mutamento
qualitativo in senso
socialista.
In tutti i tre
settori, nessuno
escluso, lo sviluppo
quantitativo della
produzione concorre
a creare le basi
materiali del
socialismo con
l'aumento di forze
produttive che
entreranno
irrimediabilmente in
contrasto con i
rapporti
capitalistici di
produzione solo
quando il loro
confronto sarà
generalizzato su
scala internazionale.
c) Esistenza di un
settore costituito
da paesi
industrialmente
avanzati, dove il
contrasto è
storicamente posto.
Questo contrasto
trova, pero, ancora
una soluzione nel
mercato mondiale
composto dal settore
intermedio e dal
settore arretrato.
L'esportazione di
tale contrasto è la
dinamica del
capitalismo divenuto
imperialista.
Per i paesi avanzati
il problema della
sopravvivenza
economica di tipo
capitalistico
risiede ormai nella
espansione del
mercato esterno.
La produzione per la
sola area nazionale
provocherebbe
inevitabilmente la
crisi e quest'ultima
viene rimandata ed
arginata dalla
produzione destinata
alle aree depresse o
semi depresse.
La teoria marxista
della crisi trova
una più valida
conferma nella
pratica. Dove più
attenta dovrebbe
essere, invece, la
elaborazione del
marxismo
rivoluzionario è
sulla teoria e sui
problemi dello
sviluppo
capitalistico. Come
chiaramente è
dimostrato dalla
storia degli ultimi
decenni lo sviluppo
del capitalismo,
oltre che da fattori
tecnologici interni,
è determinato dal
mercato mondiale.
Finché in questo
mercato sussisterà
una vastissima zona,
che comprende i due
terzi della
popolazione mondiale,
in condizioni di
arretratezza
precapitalistica, la
produzione dei paesi
avanzati ivi troverà
uno sbocco ed una
soluzione alle
proprie
contraddizioni.
Tutta la lotta
politica-ideologica-militare
svolta dalle grandi
potenze nel passato
e nel presente, in
definitiva, è una
lotta per la
conquista e la
ripartizione del
gigantesco mercato
economico mondiale.
d) Esistenza di un
vastissimo settore
ad economia
arretrata che
condiziona non solo
l'ineguale sviluppo
del capitalismo ma,
nello stesso tempo,
condiziona pure
l'ineguale sviluppo
delle basi materiali
del socialismo. Data
l'interdipendenza su
scala internazionale
dei fattori
economici non vi puo
essere una soluzione
nazionale per
l'avvento
dell'economia
socialista, come non
vi puo essere una
soluzione nazionale
per lo sviluppo o la
crisi del
capitalismo.
Il problema dello
sviluppo
capitalistico, della
crisi e della
rivoluzione
socialista è
divenuto
effettivamente un
problema
internazionale e
solo in questa sede
puo trovare una
soluzione storica.
Dato l'attuale
livello del mercato
mondiale, per cui
vastissime zone sono
ancora nella prima
fase di costruzione
del capitalismo, non
si pone ancora
concretamente il
problema
rivoluzionario
dell'avvento
dell'economia
socialista su scala
internazionale.
Questo problema si
pone particolarmente
in singoli paesi ma,
data la possibilità
concreta per il
capitalismo di
trovare una
vastissima area
economica in cui
esportare la propria
produzione, i propri
capitali, la propria
crisi, non puo
essere affrontato
positivamente se non
in singoli episodi
destinati ad
esaurirsi in breve
tempo. Cio non vuol
dire che le
contraddizioni
imperialistiche non
possano provocare
crisi parziali e
rivoluzioni
proletarie isolate.
Anzi, il futuro
corso
dell'imperialismo
sarà costellato di
simili episodi che
rimarranno, pero,
singoli episodi ben
presto ricomposti
nella rete mondiale
degli interessi
imperialístici. In
questo corso si
potranno verificare,
come fu nel 1956 per
l'Ungheria, gloriose
e generose
sollevazioni
proletarie che, data
la situazione
internazionale
controrivoluzionaría
in cui verrebbero a
porsi, avranno
l'immenso valore di
" Comuni "
rivoluzionarie,
luminose e
sfortunate tappe
della rivoluzione
socialista
internazionale, ma
non saranno ancora
il vittorioso
traguardo di questa.
e) Inesistenza,
percio, delle
condizioni generali
della rivoluzione
socialista. Affinché
tali condizioni si
presentino
concretamente
occorre che il
settore ad economia
arretrata superi
tutto il primo
stadio
dell'industrializzazione.
Solo allora e, in
ordine di tempo, nel
corso di un ciclo
economico, il
problema della
rivoluzione
socialista si
presenterà con una
tale carica di
contrasti di classe
da poter essere
affrontato
politicamente ed
economicamente nel
quadro della tattica
internazionale.
Praticamente il
problema della
rivoluzione
socialista su scala
internazionale si
presenterà
all'ordine del
giorno solo quando
lo sviluppo
economico delle zone
arretrate sarà
giunto al punto da
raggiungere una
certa
autosufficienza e da
non poter più
assorbire
l'importazione di
merci e di capitali
provenienti dalle
potenze
imperialistiche.
Senza una
comprensione esatta
della situazione del
mercato mondiale e
delle sue
prospettive di
sviluppo non si
riescono a cogliere
le caratteristiche
dell'attuale periodo
controrivoluzionario
e ad impostare la
linea ed il ruolo
della minoranza
rivoluzionaria.
f) Duplice aspetto
del movimento
coloniale espresso
dai paesi
appartenenti al
settore arretrato.
Tutta una serie di
questi paesi esprime
attualmente un forte
movimento di
indipendenza
politica, movimento
destinato a
generalizzarsi, a
rinvigorirsi, ad
accentuarsi.
Inevitabilmente
tutti i paesi ieri
ed oggi ancora in
condizione coloniale
e semi coloniale
acquisteranno, nel
corso di lotte più o
meno cruente, la
loro indipendenza
politica. Questo
importante fatto, se
indebolisce certe
sovrastrutture
politiche
dell'imperialismo
non ne indebolisce,
pero, la dinamica
economica.
L'indipendenza
politica dei paesi
coloniali e semi
coloniali non
rappresenta in alcun
modo indipendenza
economica, anzi più
l'indipendenza
politica si attua,
più crescono le
esigenze di
carattere economico
e più cresce, di
conseguenza, la
dipendenza economica
da quei paesi che,
per la loro capacità
produttiva, soli
sono in grado di
intervenire con
aiuti, prestiti,
esportazione di
capitali, scambi
commerciali nel
promuovere lo
sviluppo industriale
ed agricolo delle
zone arretrate.
Senza tale
intervento da parte
dei paesi
imperialisti non vi
è possibilità, per
il paese arretrato,
di progresso
economico. L'esempio
della Cina e
dell'India puo
bastare ad indicare
la validità di
questa affermazione.
Si puo dire, anzi,
che entrando in una
nuova fase economica
e rompendo la
vecchia stasi di
immobilismo
coloniale i paesi
del settore
arretrato allargano
la capacità del
mercato mondiale ed
offrono
all'imperialismo la
possibilità di
espansione economica.
Indirettamente, il
risveglio dei paesi
arretrati da un lato
mina le posizioni
politiche
dell'imperialismo e
ne provoca alcune
delle più tipiche
contraddizioni,
mentre dall'altro ne
favorisce
economicamente la
sopravvivenza. Un
chiaro esempio ci è
dato dal movimento
d'indipendenza
politica afro-asiatico
che indebolendo le
posizioni coloniali
anglo-francesi ha
permesso pero, nello
stesso tempo, una
vertiginosa
espansione e
penetrazione dei
capitali americani e
tedeschi. Alla luce
di queste tendenze
economiche di fondo
vanno visti tutti
gli avvenimenti che
si susseguono, pur
in una contorta
cornice di
iniziative
diplomatiche e
propagandistiche,
nei continenti
africano e asiatico
e, in questo
momento,
particolarmente nel
Medio Oriente.
g) Premesse
indispensabili dello
sviluppo
imperialistico
risiedono, percio,
nella lotta di
indipendenza dei
paesi coloniali. Gli
aspetti esteriori di
questa lotta non
possono essere
considerati
obiettivamente
antimperialisti, ma
vanno considerati,
piuttosto, come
manifestazioni di un
forte contrasto
interno delle
correnti
dell'imperialismo;
contrasto in cui si
affrontano una
stratificazione "vecchia"
ed un dinamismo "nuovo",
con una netta
prevalenza del
secondo sulla prima
e con contingenti
compromessi di
equilibrio.
In nessun modo, come
vorrebbero invece le
tesi di Kruscev, la
lotta di
indipendenza dei
paesi arretrati puo
essere considerata
come una tappa di
restrizione del
mercato mondiale ai
danni
dell'imperialismo.
Anzi, accade proprio
l'opposto, dato che
il mercato è
destinato ad
allargarsi sempre
più mano a mano che
le esigenze di
sviluppo
capitalistico si
impongono
all'interno di ogni
paese arretrato. Il
mercato si
restringerà per
l'imperialismo solo
quando lo sviluppo
di questi nuovi
paesi avrà raggiunto
un minimo di
autosufficienza. In
nessuno modo,
inoltre, lo sviluppo
economico di questi
paesi puo avvenire
in una forma che
escluda il
capitalismo e che
possa essere
definita
"socialismo".
Questa tesi assurda
è sostenuta da
Kruscev e dalla
classe dirigente
sovietica e svela
facilmente le
recondite intenzioni.
A somiglianza dello
sviluppo economico
sovietico, si
vorrebbe definire
quello storicamente
necessario processo
di evoluzione
economica del
capitalismo di Stato
come "edificazione
del socialismo".
Ancora una volta va
affermato che, per
la concezione
marxista della
società socialista,
il socialismo è il
massimo prodotto del
livello delle forze
produttive raggiunto
nell'economia
capitalista,
prodotto che la
rivoluzione
socialista libera
dai legami
costituiti dai
vecchi rapporti di
produzione, ma che
non puo
assolutamente
edificare. Se il
livello delle forze
produttive non è
ancora giunto a
produrre
economicamente il
socialismo,
necessariamente il
processo di
edificazione di tale
livello non puo
essere compiuto che
dal capitalismo,
privato o statale
che sia.
L'azione politica
della Sinistra
Comunista deriva
direttamente
dall'analisi, dalla
valutazione, dalle
prospettive della
situazione
internazionale. Non
esistono
particolarità
nazionali che
giustifichino una
autonomia italiana
nei problemi della
strategia e della
tattica
rivoluzionaria. Le
particolarità
nazionali riguardano
solo il processo di
formazione del
nostro movimento sia
per il passato che
per il futuro.
È quindi nel quadro
di una valutazione
d'ordine
internazionale che
la Sinistra
Comunista deve
delineare una
propria azione
politica.
Nella fissazione di
questa linea si
presentano due serie
di problemi, una di
carattere generale,
l'altra di carattere
particolare. La
soluzione di questi
problemi non puo
avvenire
singolarmente poiché,
data la loro natura,
essi possono essere
impostati e risolti
solo nel complesso
in cui sono
tenacemente inseriti.
La prima serie di
problemi riguarda
l'analisi della
situazione italiana
e dell'egemonia
capitalistica,
l'analisi del
cosiddetto "neocapitalismo"
e del "capitalismo
di Stato", il corso
della lotta di
classe in Italia, la
natura ed i
caratteri della
democrazia
parlamentare
borghese, la natura,
il ruolo, le
funzioni dei partiti
che hanno una base
operaia come il PSI
ed il PCI.
La seconda serie di
problemi riguarda,
invece, gli aspetti
più contingenti
della nostra tattica
e cioè il programma
di azione della
Sinistra Comunista,
la tattica verso il
PCI e verso la sua
Direzione, la
tattica verso il PSI
ed il giudizio
sull'unificazione
socialista, i
rapporti con gli
altri gruppi di
vecchia e nuova
opposizione,
l'impostazione
teorica e pratica
della questione
elettorale, l'azione
all'interno dei
sindacati e la
piattaforma per una
opposizione di
classe.
E evidente che per
una seria
impostazione di
tutti questi
problemi tattici
occorre una chiara
definizione dei
problemi generali di
cui, in definitiva,
non sono che
emanazioni.
Nata dalla crisi del
PCI e del movimento
operaio italiano, la
Sinistra Comunista
non puo porsi al di
sopra della crisi,
non puo tendere alla
ricostruzione del
partito
rivoluzionario, non
puo costituire un
elemento positivo
scaturito dalla
crisi che alla
condizione di porsi
come movimento
teorico e come primo
nucleo organizzato
di un vasto e
profondo esame
teorico della
esperienza e dei
problemi che
riguardano il
movimento operaio
internazionale.
Senza questo
profondo ed
appassionato lavoro
teorico la Sinistra
Comunista non potrà
mai costituire la
premessa del futuro
partito di classe e
rimarrà nel limbo
dell'agitazione, del
travaglio senza
prospettive,
dell'attività
episodica travolta
da fenomeni generali
che, nel tempo,
oltrepassano le
cause contingenti
per le quali la
Sinistra Comunista è
sorta.
In concreto: o la
Sinistra Comunista
si pone seriamente
la prospettiva di
costituire il nucleo
avanzato del futuro
partito
rivoluzionario e,
pur con limiti,
lavora e si sente
parte integrante di
questo partito,
oppure la sua
presenza, la sua
attività, i suoi
sforzi non saranno
che singoli ed
effimeri episodi,
sfruttati, col
tempo, da quella
tendenza alla
socialdemocratizzazione
delle masse in corso
ad opera del
capitalismo più
avanzato tramite i
suoi partiti
socialisti.
E una scelta a cui
non si sfugge: o si
lavora per costruire
il partito
rivoluzionario o si
lavora per Nenni
senza saperlo. A
questa scelta non si
puo dare che una
risposta
inequivocabile.
Bisogna porsi
concretamente il
problema della
formazione del
partito; bisogna
porselo con il
materiale che c'è,
nelle condizioni che
ci sono, nei limiti
che purtroppo
esistono. Porsi
questo problema non
significa costituire,
con un atto
puramente formale,
il partito
rivoluzionario ma
significa porre al
centro del nostro
lavoro, subordinando
ogni altro singolo
problema ed ogni
altra singola
considerazione
tattica, la
prospettiva della
formazione del
partito. Significa
dedicare tutte le
energie a questa
prospettiva.
Per fare cio occorre
elaborare e
discutere
teoricamente e non
aver paura della
discussione per
quanto possa
apparire accesa,
perché è solo
attraverso la
discussione, la
ricerca e la
definizione teorica
che si forma, si
seleziona, si
collauda e si salda
il Partito
rivoluzionario. Il
partito
rivoluzionario,
essendo un partito
di quadri, non puo
vivere senza un alto
livello teorico:
anzi per esso ogni
problema di azione
politica è un
problema teorico e
viceversa. Solo una
dialettica interna
ad alto livello
teorico permette al
partito
rivoluzionario la
elaborazione, la
impostazione, la
traduzione politica
della sua base
teorica.
Una concezione
chiara di cio che
deve essere nel
futuro la Sinistra
Comunista è la
premessa necessaria
per fissare cio che
oggi deve fare la
Sinistra Comunista
in Italia.
Semplicemente: non
si puo sapere cio
che si deve "fare"
senza sapere cio che
si "vuole".
Fissata questa
premessa pensiamo
che i problemi
generali che
attualmente si
presentano possano
essere così
riassunti.
a) La situazione
italiana è una
situazione
tipicamente
controrivoluzionaria,
contrassegnata
dall'esercizio di
una vasta e
capillare egemonia
del capitalismo.
Questa egemonia
investe, con una
pressione imponente,
ogni settore della
vita economica,
sociale, politica e
culturale in forma
palese ed occulta,
in modo diretto ed
indiretto.
b) Una delle forme
originali di questa
egemonia è
rappresentata dal
cosiddetto "neocapitalismo"
il quale è la
manifestazione,
economicamente,
politicamente e
ideologicamente più
moderna dello
sviluppo
capitalistica.
c) Collaterale al
neocapitalismo e,
spesse volte,
sostanza integrale
di questo è il
"capitalismo di
Stato" che
rappresenta la
tendenza generale di
sviluppo del
capitalismo. Tale
sviluppo è favorito,
tra l'altro, dalla
posizione politica
ed ideologica del
PSI e del PCI la
quale presenta come
una società
socialista una
società a struttura
economica
capitalistico-statale.
Per tale posizione,
che ha ingenerato il
più grosso equivoco
ideologico della
storia del movimento
operaio, tali
partiti acquistano
il ruolo di agenti
promotori e
diffusori del
capitalismo di Stato
in seno alle masse
lavoratrici. La loro
differenziazione non
è ideologica ma
puramente tattica e
determinata da
vicende puramente
politiche che li
pongono ora in
contrasto ora i n
accordo con
determinate tendenze
del capitalismo
statale italiano e
sovietico.
d) La funzione ed il
ruolo che hanno PSI
e PCI - per non
parlare ovviamente
degli altri partiti
che dalla DC al PSDI
si pongono
apertamente al
servizio del
capitalismo - in
seno alle masse
lavoratrici non puo
essere classificato
che come
riformistico ed
opportunistico. A
prescindere dalla
loro base
organizzativa di
classe e dalle
istanze classiste
che occasionalmente
determinano qualche
loro posizione, PSI
e PCI assolvono, in
seno al movimento
operaio, il ruolo di
sostenitori del
capitalismo statale.
Percio si pongono al
di fuori del
proletariato, come
agenti del suo
nemico di classe.
e) La natura
politica del PS1 e
del PCI pone fuori
discussione il
proposito di
trasformare, a fini
rivoluzionari,
questi partiti
dall'interno. Pone
fuori discussione,
nello stesso tempo,
ogni eventuale
proposito di
costituire frazioni
rivoluzionarie
all'interno di essi.
Ogni tentativo di
agire nella prima e
nella seconda
direzione si risolve
praticamente nel
rafforzamento di
tali partiti e, di
conseguenza, nel
rafforzamento
dell'egemonia
capitalistica sul
movimento operaio.
Cio non esclude,
tuttavia, che nel
processo di
formazione del
partito
rivoluzionario
possano sorgere
all'interno dei
partiti a base
operaia gruppi ed
istanze vicine alle
nostre posizioni.
Per favorire il
corso delle loro
esperienze politiche
ed ideologiche ed ai
fini di un loro
graduale
attestamento sulle
posizioni
organizzativi della
minoranza
rivoluzionaria, la
Sinistra Comunista
opererà verso questi
gruppi e istanze un
fraterno ma
chiarissimo ed
intransigente
dialogo ideologico e
politico, scevro da
ogni forma di
compromesso e di
mediazione. È da
escludere
assolutamente ogni
forma di
unificazione o
fusione con
eventuali gruppi
dissidenti,
provenienti dai
partiti di massa,
che non abbiano
rotto
organizzativamente
con i loro partiti.
f) Il carattere di "macchine
politiche"
estremamente
burocratizzate
assunto storicamente
dal PSI e dal PCI
esclude, nel modo
più categorico, una
tattica di
competizione con
tali partiti. La
burocratizzazione di
questi partiti non è
un fenomeno
degenerativo del
movimento operaio ma
è una necessità del
capitalismo rivolto
a stabilire, tramite
i suoi agenti
politici, la propria
egemonia sul
movimento operaio.
t, assurdo pensare
di competere con
questa forma
particolare
dell'organizzazione
dell'egemonia
capitalistica.
g) La lotta della
Sinistra Comunista
non puo essere che
una lotta frontale
contro tutte le
istituzioni
dell'egemonia
capitalistica. Non
puo essere, neppure
per considerazioni
volgarmente "tatticistiche",
una lotta graduale
per settori. Senza
una conquista
teorica di quadri
rivoluzionari al
processo di
formazione del
partito, ogni lotta
graduale finirebbe
col favorire l'uno o
l'altro settore in
cui si articola
l'egemonia
capitalistica. Ogni
azione condotta
contro la direzione
togliattiana del PCI
che non avesse come
esclusivo compito
quello di
contribuire a
formare quadri
rivoluzionari per la
nostra
organizzazione, non
sposterebbe di un
millimetro le
posizioni di forza
dell'egemonia
capitalistica, in
quanto ogni
indebolimento della
direzione
togliattiana non
significherebbe
altro che un
rafforzamento, che
nel caso specifico
potrebbe essere la
socialdemocrazia di
Saragat o di Nenni,
di un'altra agenzia
politica del
capitalismo.
In queste condizioni
l'azione politica
della Sinistra
Comunista non puo
avere che un
obiettivo immediato:
quello di rafforzare
la propria
organizzazione. Ogni
altro obiettivo,
attualmente, non ha
alcuna possibilità
di realizzazione ai
fini rivoluzionari.
Irrealizzabile è
ogni vasta azione di
rottura all'interno
del PCI,
irrealizzabile è
ogni proposito di
promuovere e tanto
meno dirigere un
vasto movimento di
lotta di classe,
irrealizzabile è
ogni tentativo di
formare una
organizzazione
politica a carattere
di massa,
irrealizzabile è
ogni velleità di
rappresentare un
peso politico
nell'attuale
situazione. La
Sinistra Comunista
rappresenta una
istanza
rivoluzionaria
immanente, dati i
contrasti di classe,
nel movimento
operaio; una istanza
che per immaturità e
per le sfavorevoli
condizioni
controrivoluzionarie
non è ancora in
grado di
organizzarsi
autonomamente e
rimane imbrigliata
nelle istituzioni
che gravitano
nell'orbita
dell'egemonia
capitalistica. La
Sinistra Comunista
ha pero il dovere
storico di
organizzarsi come
avanguardia di
questa istanza
rivoluzionaria.
h) Malgrado
l'egemonia
capitalistica, la
situazione sociale
italiana contiene
possibilità e
manifestazioni di
lotta di classe,
possibilità e
manifestazioni che
esisteranno sempre
in una società
divisa in classi.
Esistono nella
struttura italiana
fenomeni nuovi che
riguardano il
proletariato
industriale e che
vanno attentamente
studiati, ma
esistono pure in
queste zone di
capitalismo avanzato
condizioni sociali
della lotta di
classe. In queste
condizioni, e in
altre che si
producono in zone
più arretrate, i
nuclei della
Sinistra Comunista
debbono inserirsi
per promuovere,
secondo le loro
forze, e per
contribuire allo
sviluppo della lotta
di classe. La forma
d'intervento è un
atto puramente
organizzativo: puo
avvenire in sede di
gruppi
specificatamente
politici o in sede
di corrente
sindacale
organizzata
all'interno della
CGIL.
Nell'una o
nell'altra soluzione
l'obiettivo
dell'intervento non
puo essere che uno:
utilizzazione
strumentale delle
manifestazioni della
lotta di classe ai
fini della
divulgazione della
coscienza teorica
nelle masse operaie
e della selezione
organizzativa per la
formazione, nel vivo
della lotta, dei
militanti e dei
quadri rivoluzionari.
Questa forma
d'intervento tattico,
che non puo
pretendere nelle
attuali condizioni
obiettive di
capovolgere il corso
della lotta di
classe nemmeno in
senso parziale,
costituisce il
motore propulsore
della formazione del
partito
rivoluzionario,
poiché i quadri che
lo compongono non
possono formarsi che
nella lotta ed
attraverso la lotta
e non possono
selezionarsi e
collaudarsi che in
essa.
Pertanto, è da
scartare decisamente
ogni tendenza
opportunistica che,
col pretesto della
non realizzazione di
risultati immediati
o con la scusa di
voler preservare i
militanti per le più
impegnative
battaglie del domani,
volesse mantenere
l'organizzazione
rivoluzionaria al di
sopra e al di fuori
di ogni
manifestazione di
lotta di classe.
Precisati i problemi
d'ordine generale e
dopo che attorno ad
essi si sia
raggiunta una
necessaria
chiarificazione,
pensiamo che più
facile diventi la
soluzione dei
problemi tattici.
In definitiva
l'impostazione
dell'azione politica
della Sinistra
Comunista è il
risultato pratico
della concezione
risultante
dall'analisi, dalla
valutazione e dalla
definizione dei
problemi strategici
generali. La
definizione più
articolata della
tattica potrà
incontrare
divergenze di
dettaglio ma non di
assieme. Per questo
motivo pensiamo che,
mentre
l'elaborazione più
completa della
tattica potrà essere
espressa solo dalla
discussione
collettiva, i
capisaldi della
tattica possono
essere già fissati.
Tattica verso il PCI.
La lotta contro la
direzione del PCI,
lotta che ovviamente
esclude ogni forma
di appoggio, deve
essere condotta con
la più estrema
coerenza ideologica
sintetizzata nella
parola d'ordine "i
rivoluzionari con i
rivoluzionari e i
riformisti con i
riformisti".
Escludendo ogni
tentazione di facile
successo
propagandistico, la
lotta deve avere,
oltre che un chiaro
carattere di
differenziazione
ideologica, un
preciso obiettivo di
natura teorica e
politica:
conquistare alle
nostre idee e alla
nostra
organizzazione quei
militanti
rivoluzionari che
ancora permangono
nel PCI. Ogni altro
obiettivo o fenomeno
prodottosi
indipendentemente
dalla nostra azione
è estraneo alla
Sinistra Comunista.
Per questa è
indifferente che 200
mila persone
abbandonino in un
anno il PCI per
andare a raggiungere
le folte schiere
degli sfiduciato.
Giudizio
sull'unificazione
socialista. Più che
un giudizio
specifico su di una
operazione politica,
attualmente ancora
in alto mare, si
deve dare un
giudizio su tutto un
fenomeno che
riguarda il
movimento operaio e
che abbiamo, altre
volte, definito "socialdemocratizzazione".
Questo fenomeno è
per noi una fase
d'integrazione del
movimento operaio
nell'apparato
politico della
egemonia
capitalistica. Come
tale va decisamente
condannato, pur
mettendo in rilievo
il contributo che
obiettivamente porta
alla chiarificazione
dell'equivoco
pseudorivoluzionario
rappresentato dalla
demagogia del PCI.
In questo fenomeno
affiorano talvolta
aspetti, destinati
ad essere annullati
dalle tendenze di
fondo che li
condizionano, che
possono influire
positivamente nel
processo di
formazione
ideologica
rivoluzionaria.
Questione elettorale.
Data l'analisi delle
condizioni materiali
esistenti e data
l'inadeguatezza
organizzativa del
nostro movimento, è
da escludersi un
nostro intervento
diretto nelle
prossime elezioni
politiche. Scartata
la possibilità di
presentazione di
liste che possano
ottenere un minimo
successo politico,
scartata la tattica
di appoggio ad altre
liste, scartata la
tattica di appoggio
a determinati
elementi di altre
liste, scartata la
eventualità di
presentazione di
nostre liste in
singole
circoscrizioni non
rimane alla Sinistra
Comunista che la
tattica di
astensione
elettorale. Più che
un obiettivo
immediato, la
tattica di
astensione
elettorale dovrà
porsi l'obiettivo di
intervenire
propagandisticamente
nella campagna
elettorale, per
diffondere nostre
parole d'ordine e
nostre posizioni
ideologiche e
politiche. La nostra
propaganda dovrà
tendere non tanto a
provocare astensioni
quanto a far
conoscere la nostra
organizzazione, la
sua fisionomia
teorica e politica e
a provocare attorno
ad essa il massimo
delle attenzioni e
delle discussioni.
Questione sindacale.
Fermo restando il
principio che la
nostra azione deve
tendere a fare una "attività
rivoluzionaria nei
sindacati" e non del
"sindacalismo", la
Sinistra Comunista
deve organizzare una
propria corrente
sindacale nella
CGIL, promuovendo
tutte le iniziative
e tutti gli
strumenti atti a
favorire questa
organizzazione
censimento e
convegno sindacale,
nomina di
responsabili del
lavoro sindacale,
bollettino sindacale,
ecc.). Data la
natura dell'unica
corrente sindacale a
carattere
rivoluzionario
esistente nella
CGIL, i Comitati di
Difesa Sindacale, la
Sinistra Comunista
dovrà condurre
trattative con i
compagni anarchici
che la compongono,
al fine di
costituire, con una
eventuale alleanza,
una corrente
sindacale unica di
minoranza
rivoluzionaria in
seno alla CGIL.
Per una opposizione
di classe. La
Sinistra Comunista
dovrà compendiare in
un documento
programmatico di
propaganda i
principi di
strategia e di
tattica quali
emergeranno da una
approfondita
discussione.
Particolarmente
negli atti della
nostra propaganda i
principi che
informano la nostra
stessa esistenza
politica debbono
essere posti in
risalto e non si
deve lasciare
margine ad aspetti
generici e spontanei.
Dalla precedente
analisi della
situazione
internazionale ed
italiana e dalla
definizione dei
problemi strategici
e tattici che si
pongono sorgono
chiare e limpide le
prospettive per la
formazione del
partito
rivoluzionario.
Nelle durissime
condizioni in cui ci
troviamo, condizioni
che non offrono in
alcun modo le
possibilità
dell'inizio di una
crisi capitalistica
generale, uno è il
compito storico che
ci viene assegnato:
quello di lavorare
per formare il
partito
rivoluzionario.
Ogni altro compito
diventa secondario
rispetto a questo.
In questa direzione
dobbiamo, percio,
concentrare tutte le
nostre energie.
Dobbiamo iniziare un
duro, lungo,
estenuante lavoro di
costruzione del
partito, senza
impazienze, senza
facili entusiasmi,
senza velleità di
facili successi,
pensando, anzi, che
ogni eventuale
insuccesso non
cancellerà mai il
successo
rappresentato dal
fatto stesso che
gruppi di
rivoluzionari
coscienti lavorano
per il partito di
classe, lavorano per
il futuro. Solo se
sapremo lavorare
tenacemente a creare
una, seppur ridotta,
rete organizzativa e
a formare gruppi,
seppur ridotti, di
quadri rivoluzionari,
avremo posto le
premesse necessarie
per la iniziativa
rivoluzionaria
qualora le
condizioni materiali
divengano favorevoli.
La Sinistra
Comunista non
avrebbe scopo di
esistere se non si
ponesse come scopo
di vita questa
missione storica.
In concreto si
tratta di
organizzare su scala
nazionale tutta una
serie di gruppi che
dalla base locale si
coordinino
provincialmente e
regionalmente sino,
a formare comitati
provinciali e
regionali collegati
strettamente con il
Centro. Per ogni
gruppo e per ogni
comitato dovranno
essere formati dei
responsabili per le
singole branche di
lavoro. Per ogni
gruppo e per ogni
comitato dovranno
essere formate delle
segreterie
responsabili verso
il Centro e verso
tutta
l'organizzazione.
Strumenti per la
creazione di un tale
tipo di
organizzazione sono
le pubblicazioni
della Sinistra
Comunista, gli
organismi dirigenti
nazionali ed una
rete permanente di
militanti
rivoluzionari
dedicati a svolgere
un continuo lavoro
di coordinamento
nelle singole
regioni. L'impianto
di una tale rete
organizzativa,
basata su dei quadri
rivoluzionari
responsabili e
selezionati, non
solo è
indispensabile per
lo sviluppo
quantitativo e
qualitativo ma è
pure una ferma
garanzia di
formazione di nuovi
quadri, di
continuità organica
e di saldo
proseguimento della
linea teorica e
politica
rivoluzionaria,
senza deviazioni od
infiltrazioni,
sempre possibili, di
elementi e di teorie
avversarie. Un tale
tipo di
organizzazione, che
si ispira, senza
imitarlo
pedissequamente, al
grande modello
storico del partito
di Lenin, è l'unica
garanzia per il
futuro che il
presente lavoro
della Sinistra
Comunista e dei suoi
attuali esponenti
possa non andare
disperso e comunque
deformato.
Certamente un tale
tipo di
organizzazione non
risolve tutti i
problemi interni del
partito
rivoluzionario;
problemi che
l'esperienza storica
ha recentemente
posti sul tappeto e
attorno ai quali si
è aperta una
importante
discussione in certi
settori del
movimento operaio.
Ci riferiamo a
problemi quali il
centralismo
democratico, le
correnti interne, il
rapporto partito-classe,
il rapporto partito-organizzazioni
di massa, cioè a
problemi già
sollevati
nell'interessantissima
polemica intercorsa
tra Lenin e la
Luxemburg a
proposito della
concezione del
partito.
Questi problemi
andranno studiati
attentamente e
seriamente risolti,
ma saranno studiati
e risolti non in "astratto",
sul terreno teorico,
ma in "concreto",
con la pratica della
esperienza
organizzativa, dopo
che avremo creato
una organizzazione,
dopo che ci saremo
impegnati a fondo
sul terreno
dell'organizzazione.
Attualmente, nella
fase
controrivoluzionaria
in cui operiamo,
pensiamo che
l'iniziale lavoro
organizzativo debba
necessariamente dare
all'organizzazione
quei caratteri sopra
sintetizzati.
Costruiamo intanto
le basi per il
partito
rivoluzionario; la
struttura e la forma
sarà esso stesso a
definirsele nel
corso della lotta,
della esperienza,
della realtà che
dovrà affrontare.
Pubblicato per la
prima volta in "Bollettino
interno della
Sinistra Comunista",
novembre 1957
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